L’Italia è il paese più “qualsiasi cosa” (basta che sia negativa) del mondo

prosciutto e manette

Brevi note su classifiche pre-confezionate ad arte, manipolazione psicologica e autorazzismo.

Vengo subito al dunque.
Ordunque, vorrei che fosse chiaro a tutti che le classifiche di Transparency International, secondo cui l’Italia sarebbe tra i paesi più corrotti del mondo, sono basate sulla corruzione PERCEPITA. Quindi non misurano assolutamente la corruzione reale, ma semmai misurano quanto è efficace il lavaggio del cervello operato quotidianamente dai media di regime (posseduti economicamente e carnalmente da potentati finanziari), impegnatissimi a convincerci di essere il popolo più indegno e corrotto del mondo. Faccio notare, infatti, che una tra le più banali strategie di manipolazione psicologica di massa (utilizzate con successo da oltre mezzo secolo) è quella di alimentare nella popolazione convincimenti autorazzisti e colpevolizzanti per controllarla più agevolmente (chi si sente gravemente colpevole tenderà in genere a ribellarsi di meno) http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2017/07/28/i-cialtroni-delle-classifiche/.
Ma torniamo a Transparency International e facciamo mente locale per cercare di capire come sono state condotte le loro approfondite ricerche sul tema della corruzione. In pratica, i marpioni di Transparency International hanno chiesto a un campione di Italiani: “secondo voi quanto è alta la corruzione nel tuo paese?” e noi rincoglioniti da trent’anni di campagna di stampa abbiamo risposto: “altissima!” e subito via di grancassa i giornaloni e i tiggì a rendicontare e amplificare che “l’Italia è il paese più corrotto del mondo come dimostra uno studio di Transparency International”. Ci sarebbe da ridere non fosse tutto drammaticamente funzionale all’attacco dei grandi capitali internazionali verso il Belpaese. Non bastasse, Transparency International si è addirittura presa la libertà di dare i numeri, desumendo che ogni anno in Italia passerebbero di mano almeno 60 miliardi di euro di tangenti. Tale numero non solo è privo di qualsiasi riscontro concreto, ma è stato ampiamente ridicolizzato anche nell’ottimo saggio “Il pregiudizio universale” di Luca Ricolfi e Caterina Guidoni http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/unlibroalgiorno/2017/02/01/pregiudizio-universale-e-post-verita_f5129b2c-e488-4b0c-bf20-ecd7966f8edc.html.

Tanto è vero che, cari amici di Neobar, quando si passa dalle stime immaginifiche in stile Transparency ai dati concreti la musica diventa MOLTO ma MOLTO diversa: ad esempio i dati reali rilevati dall’Unione Europea e pubblicati da Eurobarometro ci dicono che la corruzione in Italia è ben al di sotto la media europea https://data.europa.eu/euodp/data/dataset/S2176_88_2_470_ENG.

Qualora servisse, a conferma di quanto sopra, le indagini dell’Istat del 2017 sono perfettamente in linea con quelle di Eurobarometro e dell’UE, ovvero indicano che l’Italia è un paese nel quale la corruzione è medio-bassa https://www.istat.it/it/files//2017/10/La-corruzione-in-Italia.pdf. Ripeto, cari grillini e lettori del contrafFatto Quotidiano: MEDIO-BASSA. Inoltre, ampliando il novero delle attività criminali, le statistiche del Ministero dell’Interno in Italia nel 2017 ci dicono non solo che il numero totale di delitti in Italia è in calo costante da oltre vent’anni, ma che nel 2017 è stato il più basso di sempre: l’ltalia è il più sicuro tra i grandi paesi del mondo https://www.istat.it/it/files/2017/10/Delitti-imputati-e-vittime-dei-reati.pdf.

Tutto ciò ci dice quanto sia importante e totale il controllo dell’informazione nel Belpaese. Ecco, questo sì, questo è davvero un problema FONDAMENTALE, che dovrebbe inquietarci e ballonzolare ininterrottamente nella nostra testa. In Italia regna un giornalismo *costruito* ad usum delphini dal capitale finanziario che ne detiene la proprietà, dove le professionalità migliori languono emarginate mentre i tromboni a libro paga ingrassano

mappacontrollostampahttp://www.rivistapaginauno.it/Legami-stampa-industria-finanza.php.

Forse, per evitare di farci prendere continuamente per il culo basterebbe che ci chiedessimo chi agisca dietro il paravento di Transparency International, ovvero chi la finanzi (come la maggior parte delle ONG) e dunque per chi essa lavori. Beh, Transparency International non solo è un’organizzazione facente capo a quell’immonda cricca di lobbisti ed usurai che è il Fondo Monetario Internazionale (FMI o IMF che abbreviar si voglia) https://www.transparency.org/news/feature/new_imf_anti_corruption_framework_3_things_well_be_looking_for, ma è anche ampiamente finanziata dall’Open Society di Soros e dai potentati di Endowment for Democracy http://vocidallestero.it/2017/02/05/chi-lavrebbe-mai-detto-transparency-international-finanziato-da-soros-accusa-i-populisti-di-corruzione/. Ohi, c’è proprio da fidarsi…

E anche qualora volessimo cambiare l’oggetto di “studio”, il gioco resta sempre quello: propagandare come DATI OGGETTIVI, ciò che è invece PERCEZIONE SOGGETTIVA, ovvero “opinione pubblica” specificamente formata mediante i mass media http://www.rivistapaginauno.it/opinione-pubblica-area-antagonista.php. Dunque, avanti col Global Competitiveness Idex del World Economic Forum secondo cui l’Italia langue al 77° posto nel mondo per qualità di istruzione (dopo Zimbawe, Zambia, Kenia, Nigeria ecc.), e invece – stranezza incredibile – è al 3° posto nel mondo per numero di pubblicazioni scientifiche nell’ultimo decennio https://www.ambrosetti.eu/global-attractiveness-index/.

O, ancora, con il Global Gender Gap Index secondo cui l’Italia precipita addirittura all’84° posto (dopo il Mozambico dove le donne sposate non possono allontanarsi da casa senza il consenso del marito e dopo Namibia, Tanzania, Ghana, dove ancora si pratica la mutilazione genitale femminile) https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:4199.

Peraltro, in chiusa, terrei a precisare che contrariamente a quanto ci raccontano i Travagli e gli economisti da baraccone al servizio dei potenti, la corruzione e l’evasione hanno una rilevanza macroeconomica pressoché nulla (non sono ricchezze *sottratte* al circuito economico, bensì *restano* in tasca a qualcuno: quindi sono spesa per consumi, ovvero PIL). Con ciò non voglio certo dire che la corruzione e l’evasione non siano moralmente disdicevoli, nonché da perseguire in tutti i modi e con gli adeguati strumenti di legge (il “qualcuno” che intasca tali ricchezze ha commesso un reato), ma che sono specchietti per le allodole e NON influenzano in modo significativo l’economia di un paese, come ben sa chi studia o, ancor meglio, insegna macroeconomia (pregasi chiunque voglia replicare con controfattuali “secondo me-eee” almeno di provare ad attingere al solido conforto dei dati numerici riportati nel link qui di seguito http://goofynomics.blogspot.com/2014/06/debito-e-corruzione-nel-mondo.html).

in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it


11 risposte a "L’Italia è il paese più “qualsiasi cosa” (basta che sia negativa) del mondo"

  1. Grazie malos, molto utile per togliersi il prosciutto dagli occhi. Transparency International e’ stata più volte oggetto di critiche. Ricordo alcuni articoli del Guardian che sottolineavano come, di fatto, i risultati non si basino su dati empirici e sono molto spesso elaborati da un numero “ristretto” di esperti. Naturalmente, questo non vuol dire, come sottolinei, che le cose in Italia vanno bene. Se in definitiva le percentuali allarmanti fornite da T I vengono ritenute affidabili è perché, al di là del lavaggio di cervello di molta stampa nostrana, da sempre di parte e schierata, la “percezione” generale è che siamo in un paese profondamente corrotto, e di vicende personali che ce lo confermano, ne abbiamo tante e tutti da raccontare. Siamo quindi un terreno fertile per gli allarmismi.

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    1. beh, non so. sarà che sono fortunato io, eppure queste “tante vicende personali” che “tutti abbiamo” e che “ci confermano che siamo in un paese profondamente corrotto” non le ho riscontrate nel mio circa mezzo secolo di vita. casi isolati di disonestà ovviamente ne ho incontrati, ma sono di gran lunga l’eccezione. che la mia esperienza sia troppo limitata? eppure ho in carico circa 1600 pazienti di tutte le estrazioni sociali e interagisco mediamente con parecchie centinaia di persone in ambito extra-lavorativo: non è un campione piccolo. che sia un intrinseco rigore morale tipico delle provincie di Ferrara e Rovigo? mah… è indubbio che tra nord e sud esistano delle differenze (non certo per ragioni etniche o culturali, ma per una serie di motivi, tra i quali citerei la latitanza dello stato e l’unione monetaria d’Italia sotto la Lira oltre un secolo fa); eppure, per quanto la situazione al sud possa essere peggiore, ciò non toglie che i dati numerici ci dicono che sommando tutto, l’Italia resta comunque sotto la media europea in quanto a corruzione e malaffare. pertanto, ribadisco, togliamoci dalla testa il comando post-ipnotico che la corruzione e il malaffare siano un problema tutto Italiano. gli esseri umani sono soprattutto *esseri umani*, dunque si comportano come tali in qualunque regione del mondo, con differenze davvero limitate tra un paese e l’altro quando le condizioni socioeconomiche di partenza sono simili.

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  2. manco a farlo apposta, freschi di oggi, su Zerohedge, sotto l’emblematico titolo “Global Happiness: Which Countries Are The Most (And Least) Miserable?” troviamo i risultati dell’ultimo World Happiness Report 2018 https://www.zerohedge.com/news/2018-12-22/global-happiness-which-countries-are-most-and-least-miserable. analizziamo insieme anche questo simpatico guazzabuglio di “opinionerie” mescolate a indicatori di benessere quantificabili sfornato dallo United Nations Sustainable Development Solutions Network (UNSDSN). innanzitutto, una veloce ricerca consente di scoprire che il direttore dello UNSDSN è il professor Jeffrey D. Sachs, scienziato prestato alla politica, che nel settembre 2006 ha ricevuto da Soros 50 milioni di dollari per la sua ONG “Millenium Promise” https://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros. direi che, evidentemente, oltre al fatto di essere entrambi ebrei originari dell’Europa dell’est, tra i due esiste un buon feeling “ideologico” visto che: in seguito pure l’UNSDSN ha ricevuto svariati milioni di dollari in donazioni riconducibili a fondazioni di Soros, che Soros ha scritto la prefazione di un libro in cui Sachs è coautore https://cup.columbia.edu/book/escaping-the-resource-curse/978023114196, che Sachs è impegnato da diversi decenni nella diffusione di teorie economiche a sostegno dell’Open Society promossa da Soros e che entrambi hanno ripetutamente attaccato il comune nemico Donald Trump negli ultimi tempi http://jeffsachs.org/2018/07/trump-is-taking-us-down-the-path-to-tyranny/.
    ok, dopo che ci siamo fatti una qualche idea su chi commissiona e chi scrive il World Happiness report, andiamo a leggere la classifica. mmm… interessante. innanzitutto, come sempre l’Italia langue nelle retrovie, in posizione 47 (non a caso “morto che parla” secondo la smorfia napoletana, eh). ma se osserviamo la composizione dei bargraph alle pagine 23 e 24 del report, notiamo che essi sono composti essenzialmente da due serie diverse di dati: fatti reali oggettivi (viola, fucsia e arancione, rispettivamente PIL pro capite, rete di supporto sociale e aspettativa di vita media) e fatti soggettivi, la famosa realtà “PERCEPITA” di cui sopra, estesamente manipolabile come lo è in genere l’opinione pubblica sotto l’azione martellante dei media (giallo, azzurro e indaco, rispettivamente la sensazione di essere liberi di scegliere la propria vita, la generosità percepita e la solita corruzione percepita – “a volte ritornano”, direbbe Stephen King). e siccome tale mole di percezioni immaginifiche non era ancora abbastanza, gli “studiosi” hanno aggiunto un settimo elemento di valutazione, la Dystopia, calcolata in modo tra il cervellotico e l’opinabile in modo da poter meglio abbozzare i dati a proprio piacimento (una sorta di “amplificatore” di errore).
    ordunque, se consideriamo i primi 3 indicatori oggettivi, l’Italia è tra i primi della classe, ovvero tra i paesi dove si vive più felici al mondo (il punteggio ottenuto è poco meno di 4, pressoché uguale a quello di Finlandia, Norvegia e Danimarca che svettano sul podio). quando invece aggiungiamo gli altri 4 indicatori riconducibili a percezioni soggettive, il totale sale soltanto fino a 6 e l’Italia precipita molto più in basso nel ranking.
    insomma, niente di nuovo sotto il sole: disinformazione al servizio della manipolazione psicologica, come al solito. resta soltanto da spiegare perché la Finlandia e la Norvegia, primo e secondo paese al mondo per felicità di vita secondo UNSDSN, abbiano un tasso di suicidi di 13,8 e 10,1 su 100000 abitanti, ovvero circa il doppio di quello registrato in Italia (5,5 su 100000 abitanti) https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_suicide_rate. mah, misteri della felicità…

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  3. Si tratta naturalmente di percezioni personali, come dicevamo. Il fatto che in Italia abbia vissuto al sud, al nord, a Roma (la mia esperienza, in assoluto più negativa) e in diversi ambiti lavorativi, oltre che l’inevitabile confronto con il Paese in cui vivo, l’Inghilterra (che non vedo certo come modello positivo), mi porti a pensare che l’Italia sia un Paese profondamente corrotto, rimane. Gli esseri umani, come dici, si comportano come tali ovunque. E non avendo affatto un’opinione positiva del genere umano, concludo che, forse sì, riprendendo l’etimologia di “corrompere”, è comunque e ovunque prono a “ rompere e rompersi in tante parti”. Ciò nonostante mi sento anche in sintonia con le definizioni , provocatorie probabilmente, di “Italia” che dà Flavio nel post di Paolo https://neobar.org/2018/12/21/paolo-vincenti-nel-fotti-fotti/. Non tolgo assolutamente validità al tuo punto di vista – d’accordo con la tendenziosità di TI – ma questa è, purtroppo, la mia percezione degli Italiani.

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    1. ripeto, Abele, non so. i punti di vista si esprimono circa valutazioni filosofiche, religiose, etico-morali, poetiche et similia. ad esempio, la tua opinione “nient’affatto positiva del genere umano” e la mia opinione molto positiva del genere umano rientrano entrambe tra le opinioni soggettive, inconfutabili e rispettose della libertà di pensiero. eppure tale soggettivismo assoluto è la morte di qualsiasi ragionamento logico e scientifico se si pretende di applicarlo ad ogni aspetto della realtà tangibile e misurabile. sarà che sono soprattutto un medico, ovvero la mia visione delle cose è spesso fattuale per deformazione professionale, ma mi piace pensare che esista uno scarto piuttosto rilevante tra un “punto di vista” e un dato numerico o una significatività statistica. il “punto di vista” di decine di migliaia di persone che affermano che i vaccini causano l’autismo, ad esempio, non ha lo stesso valore fattuale degli studi scientifici che dimostrano l’insussistenza di una relazione significativa tra i due eventi. vieppiù, anche quando per esperienza diretta abbiamo toccato con mano che un nostro conoscente “ha fatto il vaccino” ed “è diventato autistico”, la prima cosa da fare è ricordare che la nostra esperienza diretta è quella raccolta da un singolo individuo, ovvero un n=1 che non ha nessun significato causale statistico. se sostituisci “italiani” a “vaccino” e “corruzione” ad “autismo” il ragionamento non cambia. perdonami, ma insisto su questo aspetto perché le opinioni tue, di Paolo o di Flavio tendono a mescolare convinzioni etico-morali (“l’Italia è profondamente corrotta”) con i dati oggettivi numerici sulla corruzione che non sono opinioni, ma dati di fatto. e, riperdonami, a costo di risultare paternalista e antipatico, credo sia opportuno che quando sbattiamo il naso su dati numerici che confutano le nostre opinioni (è capitato ovviamente anche a me tantissime volte), la nostra risposta non sia “beh, io purtroppo la vedo così, libertà di opinione e amen”, ma “occazzo, ho una visione leggermente distorta della realtà. come mai?”.
      e proprio le spiegazioni che riusciamo troviamo per quel “come mai” sono preziosissime perché ci consentono di scardinare la trappola della narrazione autorazzista (che ha il doppio temibile risultato di colpevolizzare la vittima e di deviare l’attenzione dalle reali cause della crisi).

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  4. Nel mio caso, malos, non scatta nessuna trappola. Nel senso che non tendo a colpevolizzare, a ergerrmi a moralizzatore. Semmai provo a vedermi anche io in questa categoria _ si fa inevitabilmente parte di una cultura_ guardo quindi al “corrotto” che è in me. Per mia fortuna non invoco forche né cerco di prendere le distanze. Con questi “corrotti” ci vivo e provo a spiegare cosa secondo me non va a costo di inimicarmi i più. É un discorso forse troppo lungo magari sarebbe bello parlarne quando avremo modo di sentirci.

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  5. scrivi: “Con questi “corrotti” ci vivo”. beh, intanto noto uno scarto subliminale di soggetto tra il precedente “anche io sono corrotto” e il successivo “questi corrotti”. e ciò probabilmente perché, come da umanissimo bias cognitivo, il metro di giudizio che applichiamo rigidamente ai corrotti (bollandoli come esseri immorali coi quali cristianamente conviviamo nel tentativo di educarli) diventa molto più elastico – come è giusto che sia – quando misuriamo noi stessi.
    quindi occhio: la maggior parte delle trappole non hanno il formaggio e la molla bene in evidenza a segnalarle.
    : )))
    scrivi: “e provo a spiegare cosa secondo me non va a costo di inimicarmi i più”. beh, come vedi – anche Neobar non fa eccezione – sono soprattutto io a dover argomentare e spiegare, perché la maggioranza degli italiani (in barba ai dati oggettivi rilevati e in linea coi dati soggettivi rilevati), la pensa esattamente come te, Paolo e Almerighi. quindi…
    : )

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  6. Premesso che, come ogni miniera d’oro, parimenti il nostro Malos è prezioso, perché fonte inesauribile di dati e cifre che egli, come un cercantino 3.0, riesce a scovare nei più reconditi meandri della rete e sui più prestigiosi e inarrivabili testi, a suo e nostro beneficio, ciò premesso, resta ineludibile che il valore della percezione delle cose sia a volte più forte delle cose stesse e, per esteso, che il potere della mente riesca a soverchiare qualsiasi dato oggettivo, e così anche della suggestione (come si spiega sennò che, nonostante io conosca le statistiche e sappia che l’aereo è il mezzo più sicuro del mondo, ogni volta che salgo su un velivolo mi caghi sotto?). Ed è proprio quel “bias di conferma”, come dicono gli psicologi, cioè quell’errore sistematico, che ci porta a scegliere le informazioni che confermino le nostre idee di base, nonostante noi, che non siamo proprio sprovveduti, non siamo certo tipi che si facciano imbecherare dalla propaganda politica o dall’informazione programmaticamente manipolata. Eppure, eppure, c’è sempre quell’elemento instabile, inesplicabile, quella scheggia fuori controllo che è la nostra percezione soggettiva e che ci porta ad una visione distopica della realtà. E così, mentre Malos, che è medico e positivista, rimane attaccato al dato reale, come storno alla pania, io e Abele, per esempio, che siamo spiriti più contemplativi, leopardiani, tafazziani forse, continuiamo ad autoflagellarci come i Galli nelle processioni della dea Cibele, come i penitenti della Passiune tu Cristu, come gli affiliati dell’Opus Dei, forse perché lo troviamo più drammaticamente creativo…

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  7. Condivido Paolo 🙂 vorrei solo aggiungere, malos, che usando il virgolettato volevo un po’ ridurre le distanze; non rendere poi così nette le categorie dell’”Io” e degli “Altri”. Ammetto, comunque, e non la vedo per forza come una contraddizione, che per quanto guardi al corrotto che è in me, e pur armato di “compassione”, ho in mente tanti che, consapevoli o no, definirei “corrotti” . E’ questione di cultura, naturalmente (dio ce ne scampi dal discorso sulle razze, ce n’è solo una, il genere umano, e tanto ci basta). Riporto un aneddoto che, ancora a distanza di tempo, trovo molto divertente. Da giovinetto, ai primi anni di università, mi innamorai di una ragazza bella, in gamba, colta e di buona famiglia; quando un giorno le dissi che stavo scrivendo una sceneggiatura sulla mafia per il premio Solinas, mi rispose se avevo qualcuno a cui raccomandarmi, che forse suo padre avrebbe potuto aiutarmi… ah, eccone un altro, ricordo ancora il giorno che andai a vedere il mio voto dell’esame di maturità e lo paragonai con quello di alcune cernie megagalattiche, come direbbe un mio amico, tutte di buona famiglia e con le conoscenze giuste, che ottennero valutazioni fin troppo alte. Tra queste cernie, alcune a me ancora care, ci fu chi candidamente mi confessò che si sa che agli esami di maturità ci si raccomanda e i suoi avevano giustamente provveduto, pur non essendo persone per natura e cultura corrotte. Ce ne sono anche di esempi molto più tragici che ti potrei portare, ma l’aneddotica non serve a niente.

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  8. Per quanto riguarda la corruzione e la sua percezione, ho guardato il link all’indagine dell’istat.
    Hanno intervistato un campione di 43000 persone, le domande secondo la mia interpretazione, rigardano il rapporto personale con la corruzione, quindi in generale la “microcorruzione” che una persona incontra nella vita quotidiana. Secondo me in questo modo non viene intercettata la “macrocorruzione” quella che viene pilotata a livelli alti, per intenderci quella che coinvolse il ministro De Lorenzo. E nemmeno quella diciamo intermedia, che coinvolge I rapporti tra le aziende, ad esempio I falsi bandi di gara assegnati già in partenza (nella mia carriera ne ho percepiti tanti). Questo studio riporta anche I dati delle condanne e delle archiviazioni dei vari reati collegati alla corruzione, questi dati alla fine costituiscono una misura della corruzione posta in luce. Ma come si può stimare quella rimasta in ombra?, ad esempio con un’analisi di correlazione tra il numero di condanne e il numero di reti “percepiti”, se i dati ovvero le domande fossero normalizzati, potrebbero essere indicative, se ho bassissimi reati effettivi nel campo sanitario, e un’altissima percezione di questi reati, potrebbe voler dire che non si è in grado di evidenziarli (oppure che la gente pensa di vedere la corruzione dove non c’è), comunque rimane per me la non stimabilità della corruzione quando diventa un sistema, ad esempio ci sono paesi dell’Africa e dell’Asia dove per passare il confine, c’è un sistema di intermediari che chiedono mettiamo 10 euro per sè e 10 euro per la guardia di confine per abbreviare I tempi di attesa in dogana, chi non accetta rischia di passare lì una giornata intera, la cosa funziona, pagando ho il servizio in mezz’ora. Questo lo facevano trent’anni fa e lo fanno ancora, vuol dire che è una corruzione così diffusa che non viene nemmeno rilevata. E questi paesi secondo Transparency International hanno una corruzione più bassa che da noi. In Italia queste cose non succedono, ma se ci spostiamo sui bandi di gara per appalti, non dico le bustarelle, ma le cortesie e le raccomandazioni sono un modus operandi normale che le statistiche non percepiscono forse perchè il buyer o il seller non rispondono al questionario correttamente.

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    1. caro Giancarlo, mi ero perso questo commento, chiedo venia.
      : )
      encomiabile come sempre la tua attenta lettura dei dati. tuttavia mi rendo conto dalla tua risposta (e da altre risposte) che non sono riuscito a comunicare il nucleo polposo del messaggio. il problema non è tanto la corruzione “macro” o “micro”, come misurare la corruzione “in ombra”, o se le ore annuali lavorative medie per lavoratore in Inghilterra siano 1671 o 1803, ma che: (1) la corruzione/illegalità è presente (e ha “zone d’ombra”) in misura più o meno uguale in tutti i paesi che condividono uno stesso modello socioeconomico (per gli stati europei quello capitalista finanziario); (2) gli italiani sono addestrati dai media a “immaginare” una corruzione/illegalità *ben maggiore* dei casi di cui hanno esperienza diretta (dispercezione indotta).
      la stragrande maggioranza delle raccolte di dati degli ultimi decenni ottenute secondo metodologie che abbiano un minimo di affidabilità confermano i punti (1) e (2).
      quello che in teoria avrei dovuto aiutarvi a comprendere – e in larga parte non sono riuscito a fare – è che la narrazione emotiva socioeconomica offerta dai media di proprietà (diretta o indiretta) del potere finanziario è *strumentale* al colonialismo finanziario di stampo mercantilista. le immaginifiche grandi differenze in termini di corruzione/illegalità/fancazzismo tra gli italiani (o i greci, gli argentini etc) e i virtuosi tedeschi (o i francesi, gli olandesi, gli svedesi, gli svizzeri etc) servono da GIUSTIFICAZIONE MORALE che: (i) scagiona le storture del modello economico e dell’aggancio valutario (la crisi è dovuta alla corruzione – idiozia macroeconomica – e non al capitalismo finanziario); (ii) scagiona i virtuosi predoni finanziari internazionali (autorizzandoli ad infierire e a espropriare la democrazia dagli stati visto che, come recita un ficcante nanoforisma “la retorica dell’onestismo è il piede di porco della tecnocrazia”); e (iii) colpevolizza gli immorali depredati (costringendoli a subire per espiare i loro peccati).
      eh, se ci soffermiamo un attimo a riflettere, è in larga parte stesso logoro copione utilizzato dai colonialisti “civilizzatori” nei secoli passati per legittimare la loro dominazione sulle razze “inferiori” di sudamerica, africa ed asia.

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