Raffaele Floris: “Senza margini d’azzurro” Puntoacapo ed.

Raffaele Floris: “Senza margini d’azzurro”- Puntoacapo Ed. 2019

Che per avere un “margine” si debba smarginare il cielo angusto contro i vetri, che l’atto poetico, il farsi la vita verso implichi il fulgore che solo può nascere dalla scompagine, dal buttare in aria le parole, riprenderle al volo tre le mani come voci che più non si odono, è operazione “leggiadra” come lo spasimo di un respiro mancato quando nel buio dei solai non resta che l’aria soffocata e densa delle cose che hanno il destino di non tornare.
Questo sentire lo sa bene Raffaele Floris nel filtro della memoria espressa sotto forma di impressione pittorica, lieti amari “rumori”, macchie di colore che si stemperano nel bianco delle lenzuola, nel grigiore dell’asfalto, nel peccato di ubris della stagione estiva che si rimette al proprio posto e si invera tra le pagine e i roghi di novembre.
Le Myricae di Raffaele si rivelano nei caratteri originali della sua sensibilità e della sua tecnica espressiva dove non si va per lacrimare istanti e istantanee, ma per fare i conti con il senso misterioso della vita (vuoi dire che ho aspettato/una vita per regalarti fiori?) della gioia, del dolore, della morte in cui tutto scompare senza suono che non sia quello del ritmo del verso talora ricorrendo ad isolate quanto mai efficaci voci dialettali.
La facilità apparente della musicalità di Senza margini d’azzurro non tragga in inganno perché l’insieme della metrica, dell’uso della lingua espande verso evocazioni di emozioni e sensazioni indefinite e complesse. E’ forse, l’uomo creatura semplice?
Il mondo di Floris resta in qualche modo protetto da se stesso, un piccolo immenso mondo sotto le pensiline.
Nelle immagini il poeta si aggira quasi smarrito e sempre interrogativo anche quando le domande non sono dirette, ma si snodano lungo la direttrice del vento, del volo, della rugiada, Parole fuori moda forse destinate a imprimere giocoforza una tendenza. Quella forte del poetare oggi calibrata tra la contingenza e l’assoluto… come non ravvisare in Floris quelle pascoliane voci di tenebra azzurra voci di passato eco e lume di ricordo.

________________________________________________________________________________Cristina Raddavero

 

NON CI È RIMASTO NIENTE

Lenzuola che profumano i cortili
gonfie di primavera. A mani piene
lavanda per il lino dei bauli,
e la cenere spenta è come neve
nel palmo di mia nonna. Fanno festa
gli armadi spalancati sull’aprile.
Che ne sarà di noi, del nostro cielo?
Non ci è rimasto niente fra le dita.

.

UN ARCOLAIO CHE CIGOLA

Quanta pena nel buio dei solai!
Dal lucernario aperto dove un tempo
entravano primavere danzanti
vanno e vengono i piccioni, custodi
delle cose che non hanno più vita.
Ragnatele alle travi, un arcolaio
che cigola, oggetti sventrati. È assurdo
questo silenzio, queste voci morte
nella sera incurante del deserto
che dilaga fra noi privo di senso.

.

L’AUTUNNO SOSPESO

C’è gente qui, c’è un sole quasi ingiusto
che ha sospeso l’autunno. Si trascina
l’attesa della pioggia, non c’è vita
nei giorni. Oggi non riesco a dirti niente
di me, di lei, del tempo che non torna,
di quel silenzio assurdo nelle sere
d’inverno. Ho camminato dentro il buio.
Accendo un lume. Tornerò domani.

.

CINTA D’ASSEDIO

Hai visto quanta pioggia? Vorrei dirti
che non è il cielo, adesso, che mi manca,
non è l’azzurro di un trascorso aprile,
ma i pochi gesti e le parole amare
dell’ultimo sentiero. Hai devastato
le ombre della notte, e la paura
è come evaporata nella sera.
Cinta d’assedio è quel silenzio ostile
nel buio delle stanze, nelle veglie
notturne: sguardo obliquo sulle cose
di questa vita e sulla porta chiusa.

.

SCHEGGE

Oggi settembre è azzurro nonostante
l’angoscia ci sconfigga, a volte, e lasci
labbra di fiele e sacchi di fatica.
C’è così tanta vita nell’autunno
imminente: basta il coraggio antico
di fermarsi, ogni tanto, per guardare
il cielo e non pensare che le lacrime
scendano invano. In fondo siamo fatti
di polvere, schegge di un’altra luce.

 

.

Raffaele Floris è nato a Pontecurone nel 1962, dove vive tuttora. Sue poesie sono apparse nella rivista La clessidra e nell’antologia Poesia Alessandrina (Novi Ligure 1999). È incluso nell’Antologia della poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (puntoacapo Editrice, Pasturana, 2012) e nell’Antologia della poesia in provincia di Alessandria (ivi, 2014); in vari  blog e riviste letterarie, tra cui: www.larecherche.it e www.ladimoradellosguardo.it. Pubblicazioni: Il tempo è slavina, ed. Lo Faro (Roma) 1991 – silloge poetica; L’ultima chiusa, ed. Joker (Novi Ligure) 2007 – silloge poetica; La croce di Malta, puntoacapo ed. (Pasturana – AL) 2013 – romanzo breve; L’òm, l’aşi e ‘r pulóu, PiM ediz. 2016 – detti, proverbi e filastrocche in dialetto pontecuronese; Mattoni a vista, puntoacapo ed. (Pasturana – AL) 2017 – silloge poetica; Senza margini d’azzurro, puntoacapo ed. (Pasturana – AL) 2019

 


2 risposte a "Raffaele Floris: “Senza margini d’azzurro” Puntoacapo ed."

  1. Siamo entrambi felici ospiti di Neobar. Io poco prima di lei. Volevo dirle che le sue poesie mi sono piaciute. In fondo siamo degli “attardati” tutti e due, parola fortunata…
    Miro Gabriele

    "Mi piace"

  2. SCHEGGE

    Oggi settembre è azzurro nonostante
    l’angoscia ci sconfigga, a volte, e lasci
    labbra di fiele e sacchi di fatica.
    C’è così tanta vita nell’autunno
    imminente: basta il coraggio antico
    di fermarsi, ogni tanto, per guardare
    il cielo e non pensare che le lacrime
    scendano invano. In fondo siamo fatti
    di polvere, schegge di un’altra luce.

     Quanta vita nel suo ricercarla tra i ricordi, tra le immagini, tra il contingente e l’assoluto come ha scritto Cristina Raddavero, uno snodarsi tra concreto ed evocato, agognato immaginato.
    Una musicalità e dipinto che affascina e avvolge e pone in riflessione lasciando una linea di filo sottile sulla pelle e sulla mente. Bella! Grazie coinvolgente

    Piace a 1 persona

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