Veggenti, complottisti e machisti al bar del porto

 

Veggenti, complottisti e machisti al bar del porto

Mass media e social network forniscono una quotidiana grancassa di risonanza al qualunquismo scientologico e alle strumentalizzazioni politico-economiche della più importante emergenza sanitaria degli ultimi cento anni. Da un lato i complottisti (destri e sinistri) somatizzano cospirazioni internazionali rosse o nere (“Covid-19 has always been about power and control, not medicine: are you ready for the panopticon?”) nonché pandemie artatamente simulate (“Not only many people do not believe in the severity of Covid-19, they don’t believe it exists at all”). Dall’altro i centri di potere internazionale (grande finanza, green economy, big tech, big pharma, “core” dell’euro-zona), cavalcano l’emergenza sanitaria come imperdibile occasione per stringere il cappio e massimizzare i profitti (nel magico mondo del capitalismo turbo-liberista, le crisi accentuano la redistribuzione delle ricchezze verso l’alto). Il tutto condito da plotoni di machisti (principalmente destri) che sfoggiano nasi nerboruti (“niente mascherina: io non porto la museruola”) convinti di poter spezzare le reni al coronavirus con la forza dei muscoli mimici, oltre ad essere pronti, scimmiottando l’eugenetica nazista, a buttare giù dalla rupe i più deboli (“rischiano solo gli anziani e quelli che hanno già una malattia”). Non bastasse, ciliegina sulla torta, a rendere ancora più incerte le sorti della mistificazione, un esercito di virologi-soubrette è ospite fisso di molteplici trasmissioni televisive e svilisce quotidianamente la ricerca scientifica avvalorando questa o quell’altra opinione a seconda delle simpatie politiche.

Eppure, dopo aver visto quanto è accaduto in Lombardia tra febbraio e aprile 2020, viene da domandarsi come sia possibile che qualcuno ancora sostenga che la cosa migliore sia evitare qualsiasi misura di contenimento della pandemia, puntando sull’immunità di gregge e sul “mi sento fortunato”. En passant, ricordo che in Italia a Luglio era positivo il 2,5% della popolazione (studio sierologico della Croce Rossa) e che da luglio ad ottobre tale percentuale (alla luce di un +60% di contagi documentati) può essere aumentata al massimo di un 2%. Visto che la soglia dell’immunità di gregge, in base ai dati ottenuti nelle province più colpite del mondo, si colloca tra il 65 e il 70% (Prowse et al., medRxiv, 2020 Oct 15;  Jeremijenko et al., medRxiv, 2020 Sep 28), ciò implica che il numero finale di contagiati in Italia sarà 15 volte maggiore di quello attuale. Nessun medico si prende davvero cura della salute dei suoi pazienti quando parte dal presupposto che “certamente andrà comunque tutto bene”, ovvero che può poltrire e non fare nulla (niente prevenzione, niente sorveglianza attiva, niente cure). Analogamente, seppure per motivi diversi (elettorali e di ordine pubblico), nessun governo può esporsi “impunemente” al rischio di un collasso del sistema sanitario con annessa impennata dei ricoveri, dei decessi e del sistema paese.

Per contro, a differenza degli stati nazionali, i centri di potere internazionale, figli prediletti del capitalismo ordo-liberista, vivono la pandemia soprattutto come un’occasione per velocizzare una trasformazione sociale che sta cancellando il “vecchio capitalismo” in favore della rivoluzione digitale, dello smart working, della new economy, del green deal etc. E’ un bene? E’ un male?

Non è né bene, né male: siamo alle solite, la musica e la morale non cambiano. Nonostante si ripresenti di volta in volta sotto diverse spoglie, la partita che si sta giocando è sempre quella: primato del lavoro contro primato del mercato, ovvero, in altre parole, primato del valore sociale contro primato del valore di scambio, lavoratore che prevale sulla merce o merce che prevale sul lavoratore (inglobando e assimilando il lavoratore stesso, umiliato e ridotto a merce da “prezzare” sul mercato). La medesima contrapposizione, poi, coinvolge pure la funzione pubblica, che invece di prevalere sul mercato viene subordinata ad esso.

Negare l’emergenza sanitaria e scagliarsi contro l’immaginifica “dittatura delle mascherine” (“il COVID-19 è come un’influenza, non c’è nessuna pandemia”) indebolisce o rafforza la posizione di chi intende difendere il lavoro e la funzione pubblica? A conti fatti direi che la indebolisce, costringendo chi vorrebbe portare avanti una doverosa critica all’attuale sistema economico ad accodarsi alle grida scomposte degli immancabili complottisti e degli “utili idioti”.

In un momento in cui l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus mostra le magagne del capitalismo ordo-liberista e del fogno europeo, l’oggetto del contendere NON è certo la maggiore o minore gravità della pandemia in sé, ma la messa a nudo proprio a causa della pandemia delle drammatiche condizioni in cui versano il sistema sanitario pubblico, la scuola pubblica, i mezzi di trasporto pubblico, gli ammortizzatori sociali e la tutela del lavoro a causa di decenni di austerità e di privatizzazioni. Chiunque voglia opporsi all’attuale sistema economico-finanziario, deve tornare a denunciare con forza la violazione del diritto alla salute, del diritto all’istruzione, del diritto ad un lavoro correttamente retribuito, tutti diritti fondanti della nostra costituzione, che risultano essere intrinsecamente incompatibili con i desiderata del capitalismo ordo-liberista.

Parlare di “dittatura sanitaria” e simili, considerando l’uso della mascherina alla stregua di un cappio al collo per asservire il popolo non solo è ridicolo, ma dimostra anche scarse conoscenze in ambito scientifico. In proposito continuo a leggere e a sentir dire le assurdità più strampalate, cose del tipo:

– “con la mascherina respiriamo la nostra CO2 e il cervello con meno ossigeno è meno sveglio, così ci controllano meglio”… peccato che il volume d’aria tra la mascherina e la pelle del volto sia circa 10 ml, mentre per ogni atto respiratorio entri ed esca dal polmone un volume d’aria di circa 500 ml (50 volte di più… insomma, di ossigeno ce ne sarebbe abbastanza, ma per chi già in partenza non è “sveglio”, a poco serve).

“con la mascherina mi sento soffocare, mi manca l’aria”… vedi sopra, si tratta solo di una sensazione soggettiva tutta psicologica: la mascherina non riduce l’ossigenazione nemmeno in pazienti con bronchite cronica ostruttiva costretti a fare attività fisica per 30 minuti (Samannan et al., Ann Am Thorac Soc, 2020 Oct 2)

“la mascherina è inutile perché i virus sono piccolissimi e passano lo stesso”… peccato che i virus non volino liberi come i fringuelli, ma siano veicolati da goccioline di saliva (grandi da 0,7 a 1 µm nell’aria di un normale respiro e fino 60 µm nei colpi di tosse, Fennelly, Lancet Respir Med, 2020 Sep) che vengono bloccate dalla mascherina con un’efficienza diversa a seconda della tipologia di mascherina (dal 55-60% della chirurgica al 99% della FFP3).

“non ci sono studi che dimostrino che l’uso di massa delle mascherine serva a qualcosa”… peccato che negli ultimi sei mesi siano usciti decine di studi che ne dimostrano l’utilità e l’efficacia; elencherò di seguito i più rilevanti: “l’uso di massa delle mascherine ha ridotto in modo significativo i casi di COVID-19 a Hong Kong” (Cheng et al., J Infect, 2020 Apr 23), “epidemie con R0 di 2,5, 3 o 4 possono essere contenute con un uso di massa delle mascherine, rispettivamente, nel 73%, l’80% e il 90% della popolazione” (Kot, medRxiv, 2020 May 15), “la mascherina in cotone a più strati protegge come una chirurgica anche in piccoli ambienti come una macchina” (Ho et al., Sci Total Environ, 2020 May 18), “l’uso di massa delle mascherine per mandato governativo riduce l’aumento di mortalità settimanale da +48% a +5,4%” (Leffler et al., medRxiv, 2020 May 25), “l’uso della mascherina riduce le infezioni virali sia in operatori sanitari – 80% che nella popolazione generale – 47%” (Liang et al., Travel Med Infect Dis, 2020 May 27), “per SARS-CoV-2 la trasmissione per via aerea è la più importante e la mascherina è la protezione più efficace” (Zhang et al., Proc Natl Acad Sci U S A, 2020 Jun 11), “oltre al lockdown, punto di svolta nodale per il contenimento dell’epidemia in Italia è stato l’uso di massa delle mascherine” (Pedersen and Meneghini, medRxiv, 2020 Jun 29), “l’uso delle mascherine in USA ha ridotto la mortalità del 17-55%” (Chernozhukov et al., medRxiv, 2020 Jul 13), “una revisione dei dati in letteratura medica mostra una protezione altamente significativa dell’uso di massa di mascherine contro le infezioni respiratorie senza mostrare nessun effetto collaterale” (Ollila et al., medRxiv, 2020 Aug 04), “le diverse politiche nei diversi stati in merito all’uso di massa delle mascherine spiegano fino al 57% delle differenze di mortalità tra stati” (Miyazawa and Kaneko, medRxiv, 2020 Jun 23), “negli USA i due momenti decisivi per il controllo della pandemia sono stati il lockdown e l’uso di massa delle mascherine“ (Xu et al., Explor Res Hypothesis Med, 2020 Jul 8), “l’uso di massa delle mascherine specie in aree densamente abitate è protettivo ed auspicabile” (Schünemann et al., Lancet Respir Med, 2020 Aug 3), “l’uso massiccio di mascherine è efficace, specie a partire dai pazienti più fragili” (Worby and Chang, Nat Commun, 2020 Aug 13), “l’uso di massa delle mascherine è più efficace delle misure di distanziamento sociale” (Catching et al, medRxiv, 2020 Aug 14), “negli ospedali cinesi l’uso delle mascherine nel personale sanitario e nei pazienti ha azzerato la diffusione delle infezioni virali respiratorie” (Wong et al., Infect Control Hosp Epidemiol, 2020 Aug 17), “l’uso di massa della mascherina, anche se la compliance è solo parziale, contiene l’epidemia” (Ngonghala et al., Math Biosci, 2020 Aug 17), “in USA l’aumento del 10% dell’uso di mascherine ha ridotto il contagio di 3,5 volte” (Rader et al., medRxiv, 2020 Aug 25), “l’uso di massa delle mascherine si è dimostrato molto efficace a Jena, in Germania” (Pletz et al., medRxiv, 2020 Sep 03), “l’uso di mascherine in contesti pubblici è una misura sanitaria fondamentale” (Rab et al., Diabetes Metab Syndr, 2020 Aug 27), “l’uso di massa delle mascherine si è rivelato efficace, specie perché i pazienti COVID sono molto contagiosi già due giorni prima dei sintomi” (Burnett and Sergi, Disaster Med Public Health Prep, 2020 Sep 9), “la barriera fornita dalle mascherine riduce la carica infettante causando infezioni più lievi come nella variolizzazione” (Gandhi and Rutherford, N Engl J Med, 2020 Sep 8), “in USA l’uso delle mascherine correla con una riduzione dell’aumento settimanale di casi di oltre il 10% e riduce la mortalità del 19-47%” (Chernozhukov et al., medRxiv, 2020 Sep 12), “oltre a ridurre i contagi, le mascherine chirurgiche riducono di 10 volte la carica infettante limitando la severità delle infezioni” (Goyal et al., medRxiv, 2020 Sep 14), “in Francia, l’obbligo di usare mascherine ne ha aumentato l’utilizzo dal 49% al 92% della popolazione e la mascherina è usata/posizionata in modo corretto da circa il 75% della popolazione” (Deschanvres et al., medRxiv, 2020 Sep 18), “i dati raccolti nei diversi paesi dimostrano che l’uso di mascherine non solo durante ma anche dopo il lockdown è efficace” (Landi et al., . Trans R Soc Trop Med Hyg, 2020 Sep 19), “le mascherine di cotone con una tasca centrale dove sia possibile inserire una salviettina del tipo usato per la pulizia dei neonato, hanno una efficienza del 98,5%” (Whiley et al., Pathogens, 2020 Sep 17), “quando il 60% della popolazione indossa mascherine chirurgiche, la prevalenza dell’infezione è dimezzata e la mortalità si riduce del 25%” (Rosenstrom et al., medRxiv, 2020 Oct 10), “l’uso delle mascherine in ambienti chiusi in Canada ha ridotto del 25% i casi settimanali” (Karaivanov et al., medRxiv, 2020 Oct 16)… direi che può essere abbastanza.

Parimenti, sono disponibili studi altrettanto numerosi sull’efficacia del lockdown nel ridurre in modo drastico nel breve periodo i contagi, i ricoveri e la mortalità. Sia chiaro: è evidente che un lockdown nazionale produce un danno economico enorme e che come tale deve essere evitato, per quanto possibile. Ma proprio per evitarlo, sarebbe necessaria una massiccia opera di prevenzione con tamponi a tappeto (almeno trecentomila al giorno invece di centomila), con tracciamento capillare dei contagi e con uso di massa delle mascherine. La Corea del Sud ha ampiamente dimostrato, alla prova dei fatti, che tale strategia funziona senza che ciò implichi l’automatica trasformazione di una “una repubblica semi-presidenziale caratterizzata da un sistema democratico rappresentatativo e multipartitico” in un regime dittatoriale nazista. Parimenti, è altrettanto chiaro che quando la salute pubblica è in pericolo per precedenti errori nella gestione dell’epidemia (come accaduto in Italia a febbraio e un po’ ovunque nel resto del mondo), un lockdown generale nazionale è una scelta doverosa e inevitabile.

Punto cruciale, è che il lockdown generale è deleterio *soprattutto* per l’Italia, paese privo di sovranità monetaria nazionale (euro) e di una banca centrale nazionale. Dunque non è il lockdown in sé il problema (cosa che la maggior parte degli economisti e dei politici sembra/finge di ignorare), ma il fatto che un paese senza sovranità monetaria e senza banca centrale ovviamente NON è grado di gestire in modo rapido ed efficace nessun tipo di crisi/shock economico. E’ chiaro, quindi, che il pensiero non allineato che abbocca alle lusinghe del “complottismo” sanitario stile “COVID-1984” perde l’occasione di contestare il modello economico liberista, avvalora la sensazione che non esistano alternative a tale modello (TINA, there is no alternative al capitalismo finanziario, quasi fosse una “condizione naturale”) e rinuncia a ragionare sulla realtà di una gabbia economico-monetaria costruita *per* costringere il belpaese ad operare scelte opposte ai dettami della Costituzione italiana.

Da notare che la “libertà” invocata dai complottisti sanitari è un’astrazione ingenua che scimmiotta l’ideologia liberista tanto cara al capitalismo finanziario: il nemico di tutti è lo stato “parassita” (casta cricca corruzione) che impone l’uso delle mascherine e che *estorce* denaro con le tasse, il nemico è l’intervento pubblico che impedisce il libero sfogo dell’iniziativa privata (i.e. della mano invisibile che alloca e redistribuisce le risorse in modo sempre ottimale di smithiana memoria). E torna alla mente la bieca filosofia reaganiana: “non aspettatevi che lo Stato risolva i vostri problemi, perché proprio lo Stato è il vero problema”.

Una visione non solo anticostituzionale, ma anche banalizzante nel suo comodo sovra-semplificare la complessità del reale, riducendola a un dualismo antitetico tra statalismo e individualismo (ovvero tra, ragione pubblica e interesse privato).

E lo stesso dicasi per l’approccio semplicistico alla complessità di una pandemia, dove novelli premi nobel per la medicina, laureatisi su Twitter, dissertano di epidemiologia, CFR e IFR senza la benché minima competenza in materia. Come pretendere che comprendano che nella pericolosità di un evento pandemico sono ugualmente importanti (ovvero pericolosi per la tenuta di un sistema sanitario) sia l’Rt (in pratica, quanto velocemente il virus contagia la popolazione), sia la letalità (in pratica, quanti pazienti infettati dal virus muoiono), sia il decorso clinico della malattia (in pratica, quanto tempo rimane ricoverato mediamente un paziente infetto che cerco di salvare, occupando un letto in terapia intensiva), sia le caratteristiche anagrafiche della popolazione contagiata (l’età media italiana è tra le più alte al mondo), sia la prevalenza nella popolazione di fattori di rischio (comorbidità e fattori genetici di popolazione predisponenti a forme severe), sia le condizioni climatiche (la mortalità invernale per patogeni respiratori è ben maggiore della mortalità estiva), sia altre eventuali epidemie cronologicamente coincidenti (non solo la co-infezione, ma anche una pregressa infezione influenzale aumenta la mortalità da COVID-19), sia la disponibilità di terapie farmacologiche efficaci contro l’infezione (davvero molto scarse nei pazienti affetti da  COVID-19), sia la disponibilità di un vaccino che protegga in modo efficace e sicuro la popolazione più fragile (al momento non disponibile per COVID-19). Complicato? Assolutamente no per migliaia di espertoni gran veggenti.

Quindi, alla luce di quanto sopra, se da un lato il riscontro di un calo della mortalità nei pazienti COVID-19 di circa 10 volte nel periodo estivo in Francia (Gautret et al., Int J Infect Dis, 2020 Oct 7) e di oltre 6 volte in Italia (mortalità-CFR ante 1/6/20: 14,3%; mortalità-CFR post 01/06: 2,3%) è comunque una bellissima notizia, dall’altro non è certo sufficiente per prevedere una stagione invernale tranquilla. Da notare, infatti, che al calo della mortalità estiva, come sottolineato dallo studio francese, ha contribuito soprattutto un calo di 5 volte della mortalità in terapia intensiva, dovuto ad una migliore gestione del paziente COVID per il basso numero di ricoveri. Il rischio concreto è che quando l’aumento invernale dei contagi, e conseguentemente dei ricoveri in terapia intensiva, saturerà di nuovo le capacità ricettive dei reparti, non sarà possibile gestire ogni singolo paziente con una totale disponibilità di risorse e la mortalità tornerà a salire.

Comunque, vale la pena di rifare il punto, per completezza di ragionamento, su quanto sia effettivamente grave l’epidemia di SARS-CoV-2. Le misure di contenimento dell’infezione adottate nella maggior parte dei paesi (lockdown nazionale, distanziamento sociale, mascherine) hanno frenato la diffusione del virus allungando i tempi dell’epidemia e riducendo la mortalità (almeno nel medio-breve periodo). Tuttavia alcune regioni sono state colpite estesamente prima che le misure di contenimento diventassero operative. Ad esempio, New York è stata duramente colpita e attualmente si registrano siero-prevalenze nella popolazione attorno al 30-40%. Come possiamo osservare, l’entità dei decessi causati dalla famosa Spagnola e dal COVID è stata simile (3 volte e 4 volte vs baseline, rispettivamente), al netto di una mortalità di base per tutte le cause ovviamente diversa visto il secolo di distanza e i progressi della medicina (circa dimezzata; Faust et al., JAMA Netw Open, 2020 Aug 3).

 

Degno di nota è il fatto che molte infezioni da SARS-Cov-2, specie nella popolazione più giovane, sono asintomatiche o paucisintomatiche e quindi restano misconosciute.

Quindi, la mortalità-CFR (Case Fatality Ratio) che computa solo i pazienti positivi correttamente diagnosticati e non il numero totale dei contagiati nella popolazione, fornirà valori sensibilmente più alti rispetto alla mortalità-IFR (Infection Fatality Ratio). Per calcolare la mortalità-IFR dobbiamo ricorrere allo studio sierologico nazionale della Croce Rossa Italiana di luglio, in base al quale sappiamo che il 2,5% del campione di italiani testati (oltre 60000 persone) è risultato positivo. Per contro, al 15 luglio, la prevalenza dei positivi in Italia calcolata mediante i tamponi era di 243.506 positivi su 60.317.000 abitanti, ovvero lo 0,40% della popolazione. Ciò implica che in tale data la reale prevalenza dell’infezione era circa 6 volte maggiore. Visto che la mortalità-CFR al 15 Luglio era 14,4% (34.997 decessi su 243.506), la mortalità-IFR può essere calcolata al 2,3% (14,4 / 6,2).

Utilizzando i dati del solo Veneto al 15/07/2020, la musica non cambia: la mortalità-CFR alla data del 15 luglio era 10,5%; la prevalenza di positivi sulla popolazione totale era 0,40%, uguale alla media italiana (19.441 tamponi positivi su 4.905.854 abitanti). Nello studio sierologico nazionale della CRI di luglio l’1,9% dei veneti era risultato positivo: ciò implica che la reale prevalenza dell’infezione (1,9/0,4) era 4,8 volte maggiore e che la letalità può essere calcolata al 2,2% (10,5 / 4,8), ovvero in linea coi dati dell’intero paese.

Tuttavia, poiché l’eccesso di mortalità osservato durante l’epidemia (in Italia come nel resto del mondo), suggerisce che almeno il 30-35% dei decessi COVID non sia stato riconosciuto come tale (Michelozzi et al., BMC Public Health, 2020 Aug 14, si veda il grafico più sotto), possiamo stimare che la mortalità-IFR della prima ondata di SARS-CoV-2 in Italia sia stata di circa il 3%.

 

Nonostante i dati dello studio sierologico della Croce Rossa Italiana (arrivato a metà luglio), non fossero disponibili, già ad inizio maggio era possibile prevedere quanto sopra, come dimostra lo studio “Cosa ci aspetta dopo il lockdown?”. Nello specifico, avevamo calcolato una mortalità-IFR “attorno al 4%” e una prevalenza dei contagiati nella popolazione italiana “in media del 2-2,5%, andando da un massimo dell’8-9% in Lombardia a un minimo di meno dell’1% in regioni poco colpite”. Inoltre, lo studio si concludeva affermando: “E’ pertanto verosimile che l’epidemia prosegua nei prossimi mesi, anche se nell’immediato è probabile un calo di nuovi contagi per l’effetto combinato della stagione estiva, delle misure di distanziamento sociale e dell’uso massiccio di mascherine. Tuttavia, dall’autunno in poi, è plausibile che l’epidemia possa riprendere forza” (altra previsione corretta, visto ciò che è accaduto negli ultimi 5 mesi).

Al di là della bontà delle nostre previsioni, è bene tenere presente, tanto per avere un termine di paragone, che, su scala mondiale, i CFR “pesati” stimabili per l’infezione da SARS-CoV-2 e per l’influenza stagionale sono, rispettivamente 3,3% e 0,1% (Almasi-Hashiani et al., Arch Iran Med, 2020 Sep 1). In altre parole la prima ondata di COVID-19 è stata 33 volte più letale dell’influenza stagionale. Non bastasse, ricordiamo che contro l’influenza stagionale disponiamo di un efficace vaccino per proteggere la popolazione a maggior rischio e che il calcolo dell’IFR dell’influenza stagionale su scala globale è particolarmente sovrastimato per l’Italia, dove, dati alla mano, a fronte di 5-7 milioni di infezioni all’anno si contano 200-400 decessi (dunque un IFR di 0,005%).

In ogni caso, è intollerabile da un punto di vista umano, oltre che sanitario, affermare che l’infezione da SARS-CoV-2 non è preoccupante perché tanto rischiano di morire *solo* pazienti anziani o con altre patologie. Chiunque faccia tale affermazione o è stupido o ignora che gli ultra65enni in Italia sono il 35% della popolazione e che sommando ad essi gli italiani più giovani ma con almeno una patologia (diabete, BPCO, ipertensione, cardiopatia, obesità, asma, neoplasie etc) abbiamo che è a rischio *solo* il 45% della popolazione. Mi sento proprio rassicurato… Non bastasse, sarà che sono medico, ma l’idea che poco importa se muore un paziente settantaquattrenne (tanto è vecchio) o un paziente diabetico (tanto è già malato) è davvero moralmente ributtante.

Insomma, chiunque affermi che in questo momento la pandemia da SARS-CoV-2 è un finto problema o un problema superato, non ha idea di ciò che sta dicendo.

L’unica linea di ragionamento coerente e razionale, aderente ai numeri della pandemia è quella che segue: siamo di fronte ad un evento di gravità eccezionale (i.e. fuori dal normale) -> servono interventi pronti e massicci a sostegno del sistema sanitario e del sistema paese -> la gabbia dell’euro e l’euro-tecnocrazia controllata dai paesi “core” rendono impossibile un rapido intervento e aggravano la situazione in modo esponenziale -> il problema non è il lockdown (o le mascherine) ma l’impossibilità di gestire una crisi (qualsiasi crisi!) senza sovranità monetaria. E più tempo passa senza che venga posto in essere un immediato e importante intervento a sostegno dell’economia italiana, più il tessuto produttivo già in pre-agonia verrà irrimediabilmente desertificato.

Il vero strumento di controllo sociale e politico (quindi il grimaldello in mano ai poteri forti trans-nazionali) NON è la mascherina, il lockdown o la pandemia stessa (sovra/sottostimata), ma la cessione della sovranità monetaria nazionale ad organismi internazionali. E l’ovvia controprova ne è il fatto che se il problema fosse effettivamente l’ipotetica “dittatura sanitaria in atto”, come suggeriscono le narrazioni complottiste, allora dovremmo postulare che PRIMA della pandemia tutto andasse bene. Andava bene?

Direi di no, e quindi d’ora in avanti non “andrà tutto bene” proprio perché la situazione è la stessa di prima della pandemia (e prima *non andava* tutto bene). E finché il pensiero antagonista si lascerà ricondurre nell’alveo della narrativa complottista, scagliandosi contro falsi problemi e specchietti per le allodole, non farà altro che infoltire le fila degli utili idioti che si muovono lungo un percorso *parallelo* a quello imposto dai padroni del discorso (media e poteri forti), ovvero *pilotato*, innocuo e subalterno.

La “crisi” è per definizione un momento di rottura che può essere un’occasione per aumentare il controllo economico dei gruppi di potere internazionali (tecnocrazia, MES e affini) su stati nazionali impotenti e costretti a subire (ultimo precario caposaldo di democrazia), ma anche un’occasione per risvegliare la coscienza politica e socioeconomica della popolazione (costretta a toccare con mano il continuo peggioramento delle condizioni di vita nonché la “durezza del vivere” di padoaschioppana memoria).

La pandemia è un’occasione importante per rivalutare la presenza dello stato, l’importanza del bene comune e dell’intervento pubblico nell’economia, ridimensionando la dittatura (quella sì, tangibile) del “mercato” e del turbo-liberismo tanto caro al capitalismo finanziario.

 

 

Stienta 18/10/2020

                                                                                                      dr Simone Sbrenna (MD, PhD) e malos mannaja

 

 


4 risposte a "Veggenti, complottisti e machisti al bar del porto"

  1. Bentornato Malos, si sentiva la tua mancanza delle tue considerazioni sul virus e dintorni.
    Faccio qualche osservazione.
    1) Per quanto riguarda il tracciamento penso che già a settembre non si facesse più, o si facesse in modo blando (almeno qui in lombardia), sono stato « tangente » a tre casi, un mio nipote ha ricevuto la telefonata di una collega che lo avvisava di avere il virus e di essere anche sintomatica. Ha detto di aver avvisato l’ asl, e di aver fatto il nome dei colleghi con i quali aveva lavorato il giorno prima. Moi nipote ha avvisato il suo medico, che a sua volta avvisava l’asl, e i suoi contatti. Per farla breve non è più stato ricontattato da nessuno, ha fatto i tamponi privatamente e si è isolato, fortunatamente è sempre stato negativo. Gli altri due casi sono analoghi, anche nel fatto di aver avvisto le asl, e di non essere mai stati richiamati. Per tracciare i contatti ci vuole un call center, per tracciare quelli di 15000 persone come minimo ci vorrebbe il call center della telecom.
    2) Non riesco a capire se questi mesi hanno insegnato qualcosa su come trattare i pazienti, con delle cure se non definitive, almeno coadiuvanti, se si è trovato qualche farmaco o qualche tecnica efficaci. Oppure se siamo rimasti come ad aprile. Hai citato tante pubblicazioni sulle mascherine, sulle terapie non c’è niente ?
    3) Ci sono centri di ricerca che sviluppano modelli matematici sull’evoluzione delle epidemie, ne hanno intervistato qualcuno in televisione, stranamente nessuno gli ha chiesto cosa prevedeva il modello fra un anno o due, dii questi modelli (sia pure ipotetici) non si è più parlato, peccato perchè potrebbero portare a considrazioni interessanti. Anche della campagna sui test a campione randomico, non ho saputo il risultato, ti risulta sia stato pubblicato?.
    4) Credo che il sistema sanitario pubblico sia peggiorato negli ultimi anni, forse a causa di una spending review di montiana memoria ancora attiva . Da noi hanno unito due asl, qualche mese dopo hanno ristrutturato i due ospedali chiudendo i reparti duplicati. Adesso vorrebbero fare un ospedale unico (se trovano i soldi). Il risultato è che è raddoppiata la platea dei pazienti dell’asl, ma si riducono progressivamente le possibilità di visite specialistiche in tempi ragionevoli. Parlo di prima del virus, oggi è tutto bloccato, arrivano ad invitare esplicitamente dai privati.
    5) Si è scoperto che mancano medici ed infermieri, ma questo è voluto, c’è un blocco irragionevole che impedisce a chi vuole di studiare, ovviamente non c’è il diritto di diventare medici, ma secondo me ci deve essere il diritto di provarci. Questo vale anche per gli infermieri laureati. Questo test è irrazionale e sempre in odore di corruzione.
    6) Quando è nata l’unione europea non solo ero contento, ma perfino entusiasta, però avevo una concezione politica dell’Europa, nella mia fantasia vedevo unificati i sistemi di governo, la sparizione delle monarchie, e un governo centrale di decisioni politiche, la Catalogna per me dovrebbe essere un problema dell’Europa, non della Spagna, così come la Turchia che contende del territorio greco, contende territorio Europeo. Invece è vero che l’Europa ha una collocazione nebulosa, io la vedevo come una grande alternativa all’ America e alla Cina, vent’anni dopo è diventata una congrega di strozzini. Speriamo, come dici tu, che che la lotta alla pandemia possa essere l’occasione per « rivalutare il bene comune » e per ridimensionare l’importanza del mercato.

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    1. chiedo scusa a Giancarlo (e a tutti) per la latitanza, ma sono preso per il collo.
      in breve: (1) la Lombardia si è di nuovo distinta per una gestione approssimativa della crisi sanitaria (dai mancati tracciamenti alla carenza di vaccini antinfluenzali) e, com’è logico, più lasci correre i contagi più diventa numericamente impossibile tracciare i contatti…
      (2) come terapie abbiamo ancora poco… efficacia limitata di Remdesivir (entro 9 gg dai sintomi), delle eparine LMW (in pazienti con > rischio trombosi), dei cortisonici (nelle forme severe), dell’IFN-α2b (nelle fasi iniziali)… più una lunga serie di flop di fronte ai primi trial clinici seri (idrossiclorochina, plasma convalescenti, lopinavir/ritonavir, tocilizumab, ivermectina etc).
      (3) i modelli matematici sono giochini per negromanti astrattisti… meglio sarebbe imparare dalla storia (cosa che facciamo di rado). per questo nel lontano 13 Aprile 2020 scrivevo su copylefteratura quanto segue: “Studia il passato se vuoi prevedere il futuro, disse il saggio Confucio. Vediamo, allora, di studiare la storia e di seguirne l’insegnamento. Anche la pandemia influenzale H1N1 chiamata Spagnola del 1918-1919, iniziò nella primavera 1918 con un picco in Italia nel periodo aprile-maggio-giugno 1918, cui seguì un secondo picco che iniziò tra agosto-settembre 1918 e si protrasse fino a marzo-aprile dell’anno successivo, il 1919” https://copylefteratura.wordpress.com/2020/04/13/la-contagiosita-di-sars-cov-2/#more-1266. i risultati dello studio sierologico randomizzato di luglio della Croce Rossa li trovi qui http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_4998_0_file.pdf
      (4) – (5) vero. tragico. e la popolazione invecchia. mancano posti letto e manca personale sanitario… la corruzione non c’entra: è venuta meno qualsiasi programmazione economico-sanitaria di medio-lungo periodo. l’unico obiettivo è tagliare “i costi” di anno in anno. e in effetti, *malati* e *pensionati* che cosa sono se non l’incarnazione di un “costo”? cruda pulizia etnicapitasta.
      (6) speriamo, ma non è difficile prevedere un futuro ancora più nero, almeno nel medio-breve periodo. si sa che “el pueblo unido, jamás será vencido”, ma el pueblo non è mai stato così diviso e virtualizzato, ergo…

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