Rodrigo Lira tradotto da Emilio Capaccio

Che il verso sia plettro

Rodrigo Lira 

Rodrigo Lira
COMUNICATO


Alla Gente Povera si comunica
Che ci sono cipolle nel Municipio di Santiago.
Le cipolle sono sporte alle finestre
Dal patio del I° Municipio di Santiago.
Dietro le finestre del terzo piano si scorgono
Dei bebè nelle loro culle e da quelle più in basso
Si vedono delle cipolle per la Gente Povera.
Per vederle bisogna arrivare a un patio
Il patio con due alberi assai verdi
Dopo essere passati a lato di una gabbia 
Con una scatola che va su e giù
Dopo aver attraversato una grande stanza con un pavimento di piastrelle
E con un tetto di vetro
Con delle signorine dietro alcuni banconi 
Dopo aver salito delle scale molto ampie
Dopo aver superato delle porte grandi
All’angolo di una piazza che si chiama
“D’Armi”, all’angolo a sinistra
Di una statua di un tizio a cavallo, di metallo,
Con la spada incollata al cavallo
Perché non la rubino e facciano un danno.
Qui, sotto le finestre con i bebè
Ci sono le cipolle.
        Non so se si potrà
Raggiungerne qualcheduna.
        Il signore che manovra
L’ascensore, quello con le grate
Mi ha detto che erano
        per la gente povera
Poi ha detto qualcosa sul Salario Minimo.
Sono dovuto andare a comprare alla svelta una piantina di Santiago
e una macchina per scrivere.


Testo scritto nel 1979, pubblicato postumo in Proyecto de Obras Completas (1984) 
 

COMUNICADO


A la Gente Pobre se le comunica
Que hay Cebollas para Ella en la Municipalidad de Santiago.
Las Cebollas se ven asomadas a unas ventanas
Desde el patio de la I. Municipalidad de Santiago.
Tras las ventanas del tercer piso se divisan
Unas guaguas en sus cunas y por las que están un poco más abajo
Se ve algo de las Cebollas para la Gente Pobre.
Para verlas hay que llegar a un patio
Al patio con dos Árboles bien verdes
Después de pasar por el lado de una como jaula
Con una caja que sube y baja
Después de atravesar una sala grande con piso de baldosas
Y con tejado de vidrio
Con unas señoritas detrás de unos como mostradores
Después de subir unas escaleras bien anchas
Después de pasar unas puertas grandes
En la esquina de una plaza que se llama
“de Armas”, en la esquina del lado izquierdo
De una estatua de un señor a caballo, de metal,
Con la espada apernada a1 caballo
Para que no se la roben y hagan daño.
Ahí, debajo de las ventanas con las guaguas,
Están las Cebollas.
        No sé si se podrá conseguir
Unas poquitas.
       El caballero que maneja
El ascensor ese, con paredes de reja
Me dijo que eran
       para la gente pobre.
Después, dijo algo del Empleo Mínimo.
Yo tenía que irme luego a comprar un plano de Santiago
y una máquina de escribir.
 


CANE


Perdonate il pelo liso
questa lucentezza è per il tanto strofinarmi
dalla bava la rabbia la pedata
Perdonate il morso alle spalle
è la mia tenerezza grezza subdola
ma tenerezza in fondo (l’unica mia)
In verità sono uscito cucciolo
                                             per strada mi son fatto cane.

Dal libro Perro de Circo di Juan Cameron.
Edizione privata fuori commercio.

Sono nato cucciolo e morirò cantando (udite)
le tristezze che mi hanno fatto essere un cane morto.
Scioglietemi perché mi son fatto informe,
mi sono fatto morto.
Per J. C. Z. 


Perdonate la pelata e le costole in fuori, 
(questa calvizie ancor più mi turba).
Perdonate lo sgambetto.
Son dispettoso, lo confesso: perdonatemi
Lo sputo nella scodella — il vomito —,
L’unghiata negli occhi: i rutti e
I gas; l’assalto allo spolpato, 
L’avarizia e l’avanzo all’aperto,
Perdonatemi
Il balzo alle spalle — il morso —
E gli insulti, le ingiurie, le calunnie
Velenose, questi scherzi così pesanti e
Queste battute così malefiche, gli stupri
Insidiosi, il rinculo tra i denti,
La stoccata al moribondo e — per di più — le sghignazzate.
Sono innocente di tutto, ma pure sono bugiardo;
Però, ad ogni modo, vi imploro:
Perdonatemi!


Testo inserito in Proyecto de Obras Completas (1984)
 


CACHORRO 


Perdonad el pelaje descastado 
este brillo es de tanto restregarme 
de la baba la rabia la patada 
Perdonad el mordisco por la espalda 
es mi ternura agreste solapada 
pero ternura al fin (la única mía) 
En verdad salí cachorro 
                                       en la calle me hice perro. 

Del libro Perro de Circo, de Juan Cameron. 
Edición privada fuera de comercio. 

Nací cachorro y moriré cantando (escuchen) 
las tristezas donde me hice perro muerto. 
Deshacedme porque me hice -el cucho, 
me hice el muerto. 
Para J. C. Z.


Perdonad la pelada y las chuletas
(esta calva es de tanto mas turbarme).
Perdonad la patada en las canillas.
Soy travieso, lo confieso: perdonadme
El escupo en la escudilla — el vomito —,
El arañazo en los ojos: los eructos y
Los gases; el asalto al despoblado, la
Avaricia y el despojo al descubierto,
Perdonadme
El balazo por la espalda — el mordisco —
Y os insultos, las injurias y calumnias
Venenosas, estas bromas tan pesadas y
Estos chistes tan re’ fomes, los estupros
Traicioneros, el culatazo en los dientes,
La estocada al moribundo y — además — las carcajadas.
Soy inocente de todo, mas tambien soy mentiroso;
Pero, en cualquier caso, os imploro:
Perdonadme!
 


CAMMINO DEI FIORI


Su un’altura tra le colline per la ripida scarpata, 
c’erano fiori di campo che offrivano spudorati
i loro colori; spiegavano placidamente i loro tropismi,
vivendo nell’usanza del monte su cui s’arrampica
un uomo che al vederli, decide di falciare
i gambi di qualcheduno, per fare un bouquet 
dell’agreste monte disseminato di fiori.

Passo e strappo, stoltamente taglio, defenestro, 
mutili restano quei cespi dietro i miei passi;
e discendendo il pendio del versante scivolo 
e ruzzolo violentemente, tenendo in mano 
il mazzo di fiori che senza pesticidi né concime, 
senza potature né sostanze, crebbero 
ai bordi d’un canale d’acqua d’irrigazione, 
nella fitta terra di quell’altura.

Immergo in uno stagno quella spoliazione:
dell’aspro monte trame di fiori 
dai colori contrastanti giallo e violaceo  
bagnano i loro steli nell’acqua fresca. Ed è estate.

     Ed ecco che questi fiori naturali 
     passano, nell’esser tagliati, dal loro puro essere ad oggetto 
     mutando in entità culturali
     fanno sorgere parole, pensieri e sguardi

Una ragazza, lontano, da qualche parte, giustifica questo disastro?
In ogni caso, alla fine, è alla sorella 
minore che andrà il bouquet 
     e questi fiori svaniranno 
     e ritireranno il loro sfarzo, 
     e si seccheranno tristemente
     nell’acqua di rubinetto, in una fioriera.


Testo inserito in Proyecto de Obras Completas (1984)
 


PASEO DE LAS FLORES


De un cerro entre los cerros en la escarpada ladera,
estaban las flores silvestres, ofreciendo sin pudores 
sus colores; desplegando tranquilas sus tropismos,
viviendo su vida a la usanza del monte al que sube
un hombre que sólo las ve, al escoger unas cuantas
cortar sus tallos, para componer un ramo
del agreste monte salpicadas flores.

Paso yo y arranco, corto tontamente, defenestro,
mutiladas van quedando aquellas matas tras mis pasos; 
y en bajando el declive de la falda me resbalo
y deslizo con violencia, sujetando en una mano
el ramillete de flores que sin pesticidas ni abono,
sin podas ni vitaminas, bien crecieran
a los bordes de un canal de agua de riego,
en la tierra angosta de ese cerro.

Remojo en un estanque ese despojo:
del agreste monte recogidas flores
de colores amarillos y violados contrastantes
bañan sus tallos en el agua fresca. Y es verano.

     Y hete aquí que esas flores naturales
     pasan de su puro ser a ser objeto al ser cortadas
     mudando en entidades culturales
     hacen surgir palabras, pensamientos y miradas

Cierta muchacha lejana ¿justifica ese destrozo?
En todo caso es su hermana
     menor quien al fin recibe el ramo
     y esas flores van destiñendo
     y recogiendo sus galas,
     y se van secando tristes
     en el agua de la llave, en un florero.
 


COSE CHE SOGLIONO ACCADERE IN ISTANTI ETERNI


in memoriam A. R.


Roberto cade si schianta sul pavimento piasterellato
e muore.
Roberto cade per otto piani dalla tromba delle scale
precipita nell’aria per otto piani nella distanza
v
e
r
t
i
c
a
l
e
discende nell’aria la gravità lo invoca
giù veloce eternamente per otto piani
d’altezza nella spirale della scala
mentre l’ascensore dorme nella veglia illuminata
da tubi al neon bianchi nella scatola del palazzo che dà sul viale
che porta il nome di chi ha fondato secoli fa la città in cui si trova
l’edificio che s’innalza di otto piani mentre dorme la gente 
dell’edificio in quella notte di domenica
la notte più annottata e stanca
della settimana
o è la notte del sabato?
                                                                       Non so, in ogni caso è
un fine settimana, e la primavera si profila in questo momento
in cui Roberto si lascia cadere
e sembra che non gridi
O è perché nessuno lo sente?
O è perché tutti lo sentono ma tutti preferiscono dimenticare quel grido
che si mescola ai sogni
di chi sta dormendo?
Giù viene Roberto down he came, he comes
nella notte illuminata dalla luna
piena di fine agosto,
                                                in lontananza gemono
                             miagolano, si sente
                                il rumore dell’aria
                       dalla tromba delle scale al rasentare dei vestiti
                            e tra le mani di Roberto ci sono diverse
                                                              sostanze chimiche
                                                                 chemicals
nel suo sangue e nel suo sudore


Testo scritto nel 1979, pubblicato postumo in Proyecto de Obras Completas (1984) 



 
COSAS QUE SUELEN OCURRIR EN ETERNOS INSTANTES


in memoriam A. R.


Roberto cae se estrella en el suelo de baldosas
y muere.
Roberto resbala por ocho pisos de caja-escala
se desliza por el aire de ocho pisos de distancia 
                                                                       v
.......................................................................e
.......................................................................r
.......................................................................t
.......................................................................i
.......................................................................c
.......................................................................a
.......................................................................l
desciende en el aire la gravedad lo llama
abajo se va raudo eternamente por ocho pisos
de distancia entre la espiral de la escalera
mientras duerme el ascensor en la vigilia iluminada
por tubos de neón blanco la caja del edificio en la avenida
que lleva el nombre del que fundara siglos ha la ciudad dondese
edificio levanta sus ocho pisos de altura mientras duerme la gente
del edificio en esa noche de domingo
.............................`la noche más nocturna y cansada
dé la semana
.....................¿o es la noche del sábado?
...............................................................No sé, es en todo caso
un fin de semana, y la primavera se asoma en este tiempo
en que Roberto se deja caer
..........................................y parece que no grita
..........................................¿O es que nadie le oye?
¿O es que todos lo oyen y prefieren colectivamente olvidar ese grito
que se mezcla con los sueños
..........de los dormidos?
Abajo viene Roberto down he came, he comes
..........en la noche iluminada por la Luna
.............llena de fin de agosto,
........................................a lo lejos plañen
................maullidos, se escucha
......................el ruido del aire
...................por la caja escala al rozar la ropa
.....................y en las manos de roberto hay diversas
.........................................................sustancias químicas
..............................................................chemicals
en su sangre y su sudor




2 risposte a "Rodrigo Lira tradotto da Emilio Capaccio"

  1. ecco un autore coraggiosamente antagonista fin dal nome: eh, si fosse chiamato Rodrigo Euro sarebbe diventato il poeta più famoso del nuovo millennio…

    facezie a parte, resta impressa l’immagine delle cipolle “per la gente povera” alle finestre del municipio (tanto beffarda – “non so se si potrà raggiungerne qualcuna” – quando disperata, ché in effetti le cipolle a tagliarle fanno piangere…). notevole, poi, la fisicità scomoda delle parole in “cane” (“lo sputo nella scodella – il vomito – l’unghiata negli occhi: i rutti e i gas”) e nella chiusa dei fiori (“acqua di rubinetto” nella fioriera in cui “si seccheranno”), nonché nel “sangue” e nel “sudore”.

    (ps: segnalo alcuni refusi. “dalla trombe delle scale”, “calvizia”, “seccherenno”)

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