Monica Baldini: Maria Luisa Spaziani e la sua penna

Maria Luisa Spaziani e la sua penna

Scrivo su Maria Luisa Spaziani, escluse motivazioni ovvie quanto imprescindibili sul suo percorso, quali la produzione poetica di circa trentacinque opere senza contare la traduzione e cariche varie in giurie di premi, trent’anni anni di insegnamento universitario e tre nomine al Premio Nobel per la letteratura, perché per qualche recondito motivo ne sono stata attratta come una calamita con desiderio di conoscere meglio la sua personalità e poetica. 

Lei in un’intervista del marzo 2010 dice: “La poesia è la più alta forma di espressione umana, che è pensiero in gran parte però è soprattutto anche toccare delle zone che il pensiero non ha ancora scoperto un po’ con il sesto senso o gli ultrasuoni.

Ci sono cose che non vediamo perché appartengono ad un’altra categoria e il poeta è quello che gli ultrasuoni”. al link https://www.youtube.com/watch?v=-3Iq3IOFVVs

E ancora nel febbraio 2011 racconta: “il poeta è un’antenna ricevente da parte di qualcuno che io chiamo l’angelo. L’arrivo dell’angelo è alle 10.30 quando io scrivo solitamente e detta.” 

“La poesia potrebbe essere di pura contemplazione”-

al link https://www.youtube.com/watch?v=kkTH0_5sXqc

Donna che si dedica alla letteratura senza remore, immergendoci completamente la sua esistenza, dal tono cadenzato e fermo, ricca di ironia e incontri importanti nei pranzi al “Bolognese” come Pasolini o Fellini e nei suoi viaggi come Picasso. Donna che prende la sua carriera in mano e la fa fiorire. Donna che emana fermezza come rivelano i suoi versi, attenzione e coraggio. Una penna che scava, che rivendica libertà e non ha paura. Maria Luisa Spaziani ne “La tundra dell’età” edito da LietoColle nel 2010 parla dei suoi fantasmi, non lotte di corpi ma forme invisibili incubi delle sue notti. Parla della Roma che l’ha accolta passando in rassegna il Colosseo e chiede: “risboccia/il Colosseo a ogni primavera?”

“Il Colosseo è soltanto lo specchio/di ogni volto umano che ha vissuto./E ora è anche il mio: quante rughe/ – presto macerie – brillano nel sole”.

Scaglie “Ah la gioia si sfalda, anche la vita,/in coriandoli neri”. La tundra dell’età “il tulipano nero e il giglio in lotta/ lungo l’argine, in bilico”. 

La Storia È un lastricato di petali morti. …si accatastano pagine di storia: l’antico sangue è carta.”

A Roma uno sguardo dai ponti Intanto brilla il Tevere: lui solo,/sempre fuggendo, non si lascia mordere.”

“Prima carnalmente ignoravo la morte./Lei non si lascia alle spalle le voci./Le assorbe in nulla senza vortici.”

Maria Luisa Spaziani affronta faccia a faccia i suoi scheletri e persino la morte, in modo netto, tagliente senza redarguire con fasti ma sintetizzato e profondo espone. Non schiva ma entra dentro nel profondo dei temi che tratta e annuncia il suo pensiero con insieme la vastità di sensorialità che la poesia le permette di toccare.

La poesia la avvolge e le dedica tantissimo spazio nella sua produzione, la abbraccia, la fa volare oltre ciò che la mente le presenta e come il mare, dice in una intervista, (al link https://www.youtube.com/watch?v=-3Iq3IOFVVs ) ha una sua forza interiore che continua senza arresto.

Il 30 giugno 2014 ci ha lasciato, spegnendosi nella Capitale all’età di 91 anni. Una vita lunga, devota e feconda. Una penna che ha tanto rigato il foglio e dato a noi, posteri. Una vita che ha assaporato lo scambio culturale, l’ottimismo di fare una arte in perpetuo fluire come l’acqua che sovente ricorre in lei come il mare della Sicilia.

Maria Luisa Spaziani a pochi anni dalla morte, è tornata nuovamente a scuola ma come autrice ora.

Professoressa Angela Carnevali, mia amica e docente di lettere all’IIS Cassata Gattapone di Gubbio, mi rivolgo a te in dialogo.

Qual è l’insegnamento più importante, a tuo avviso, che Maria Luisa Spaziani ci ha lasciato in consegna e che tu comunichi ai ragazzi?

Tu prima, Monica, hai ricordato appunto che la poesia per Maria Luisa Spaziani era contemplazione. Ecco, attraverso le sue parole, cerco di trasmettere ai miei studenti la bellezza e il mistero di raccogliersi di fronte alla vita per trovare dentro se stessi le emozioni che “aggrediscano il mondo”. Mi piace, di solito, iniziare l’approccio alla “Volpe” con questi due versi scritti alla lavagna “ Non voglio prevedere il mio futuro. Voglio solo inventarlo”. I ragazzi oggi hanno bisogno soprattutto di ritrovare anima e spessore.

Lei è stata una professoressa e tu lo sei. Noti nei suoi versi, accenti tipici del mondo scolastico o uno sguardo feroce puntato sull’esterno e un suo essere insegnante ma al contempo anche donna/artista da combattimento valoriale?

Credo che di lei si possa dire di tutto. Mi piace immaginarmela, novella Giovanna D’Arco, a cavallo della sua penna, lambire i cuori, richiamare le coscienze, accarezzare le menti e soffermarsi proprio là, nella nicchia della memoria e nell’abbraccio della natura, per salvarsi e per salvarci aprendo una finestra sui campi delle nostre battaglie quotidiane. 

Che splendore Angela, queste tue parole per lei che davvero la dipingono come se la vedessimo e la sentissimo, come se entrassimo nella sua interiorità e permettessimo a lei di entrare nella nostra.

Ti ringrazio per l’approfondimento che hai dato con l’esperienza diretta dell’aula, al racconto di una grande poetessa. Ti ringrazio per la ricca profondità.

Monica Baldini


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