4 risposte a "malos mannaja – ten/denze autunno-inverno"

  1. La vita in tendenza, nullificata da condivisioni e like, ovvero una morte a fuoco lento scaldata da versi in cui l’odore del letame si fa struggente e servita in tv dal sorriso su tre file di denti del capo del governo. malos at his best. Grazie :)))

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  2. Si, un Malos in forma con i suoi brillanti giochi di parole. Continua la guerra persa contro i mulini a vento dei poeti con la p maiuscola, (allora la faccia posteriore è il verso e forse anche il recto) e finisce con la fumata di erba foglio, che ormai è liberalizzata.

    Per la parte politica si prevede per l’autunno–inverno di assegnare la colpa ai governi e ai tecnici precedenti, quelli futuri andranno bene. Forse non serve nominare un altro popolo, visto che cambia direzione da sé, come uno stormo di storni. Ricordo quando seguiva il milione di posti di lavoro, poi ha dirottato sui 5s e adesso sull’elmo di Scipio, al prossimo richiamo si potrà seguire la strada inversa.
    Molto bella anche follow la folla, “la vita virtuale che ci vive”.

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  3. GRANDE MALOS! sappi che avrei voluto mipiacizzarmi giá ieri sul link riportato da Ab sulla sua pagina Facebook, ma purtroppo non mi é stato possibile causa ennesima bannatura. Sei stupefacente anche indossando l´inedito abito del poeta. Che dirte de piu? Lunghissimo applauso e melodiche trombettate di vuvuzela! Ciao malos!

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  4. Malos! Mon semblable, mon frère.
    Se si parla di moda, ci sono sempre. Io sono la Westwood, un po’ ferma agli anni ’70, periodo in cui ci si scandalizzava per l’uso creativo della grammatica (qualche nostalgico lo fa ancora, quanto li amo! – È come abbinare più di tre colori nell’outfit).
    Dovessi scegliere lo stilista da accostarti sarebbe sicuramente Moschino (certo), simpatico e irriverente, ma ci metterei anche un po’ di romanticismo Dolce e Gabbana (“io lo so bene/ stiamo morendo a fuoco lento/ ma smettiamola di piangere/ in silenzio/ per non svegliare i figli/ vedo la luce in fondo al tunnel”)
    È in atto una grande campagna diffamatoria contro i poeti, soprattutto sul web. Contro le cordate che manco per il papato, contro l’inutilità di quello che fanno. Poeti che si interrogano: “Dovrei scrivere poesia o andare a tagliare le gomme dell’auto al mio vicino?”, “Andare dallo psicologo o andare in pasticceria, o scrivere – che non fa ingrassare e non svuota il conto ?”. Vabbè domande esistenziali che tutti si pongono, del resto. Guardarsi l’ombelico non è prerogativa solo dei poeti, purtroppo. E poi, secondo me, dissacrare è il modo più semplice per uscirne puliti e è stata una bella lettura, gradevole, intelligente, a tratti anche emozionante.

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