
In un piccolo caffè ungherese
uomini e donne bevono
vino dorato in lunghi calici.
Attraverso la foschia lattiginosa del fumo,
il violinista, minuto e biondo,
si appoggia al suo violino
come sul seno di una donna.
I capelli rossi si accendono in fiamme
sulla manica nera del suo cappotto,
dove la mano bianca e sottile
trema e si tuffa,
come una scheggia di luce lunare,
quando il vento frantuma l’acqua.
*
Bella, un’atmosfera che mi riporta ai miei anni 70 con i compagni al “circolone” , e la chitarra invece del violino.
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