la beffana

Se infine si volessero mostrare gli orrendi dolori e gli strazi a cui la nostra vita è perennemente esposta, saremmo colti da raccapriccio: se si conducesse il più ostinato ottimista attraverso gli ospedali, i lazzaretti, le camere di martirio chirurgiche, attraverso le prigioni, le stanze di tortura, i recinti degli schiavi, pei campi di battaglia e i tribunali, aprendogli poi tutti i sinistri covi della miseria, ove ci si rannicchia in un anfratto per nascondersi agli sguardi della fredda curiosità, e da ultimo facendogli ficcar l’occhio nella torre della fame del conte Ugolino, finalmente finirebbe anch’egli con l’intendere di qual sorte sia questo meilleur des mondes possibles. Donde ha preso Dante la materia del suo Inferno, se non da questo nostro mondo reale? E nondimeno n’è venuto un inferno bell’e buono”.

(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione; 1818-1819)

per ovvie ragioni cronologiche, il bisnonno Arturo non poteva citare, tra gli esempi a favore delle sue coerenti argomentazioni, due guerre mondiali, i lager nazisti, vent’anni di guerra del Vietnam, infiniti attentati terroristici, nonché il genocidio in corso nella Striscia di Gaza.

il progresso della civiltà umana, coronato dall’avvento di bombe sempre più intelligenti e di arsenali nucleari in grado di cancellare ogni forma di vita intelligente, offre dunque nuove importanti pezze d’appoggio a favore della chiosa del noto filosofo.

raccomando, pertanto, di approfittare del prezioso lavoro di insider trading di Schopenhauer e di sfruttare in modo conveniente tali informazioni privilegiate: com’è evidente, gli investimenti che offrono maggiori profitti, sia nel breve che nel lungo periodo, fanno capo al settore strategico degli armamenti

l’industria bellica ha registrato guadagni eccezionali negli ultimi anni (il fatturato per le prime 100 aziende del settore ha sfiorato i 700 miliardi di dollari nel 2024, con un trend capace di segnare un aumento del 26% dal 2015 al 2024). in particolare, impressionanti i picchi registrati dall’industria bellica americana (Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman e General Dynamics) e israeliana (Elbit Systems, Israel Aerospace Industries, Rafael), ma anche da quella italiana (Leonardo) e tedesca (Rheinmetall). in parallelo, le quotazioni in borsa delle suddette aziende di armamenti hanno generato rendimenti azionari record per le società di investimento più spregiudicate (Blackrock in primis).

nello specifico, visto che la storia *deve* ripetersi, al momento la Germania è il paese più impegnato in un gigantesco piano di riarmo decennale: 1000 miliardi di euro per la difesa e le infrastrutture strategiche. si tratta di cifre record rispetto a tutto il dopoguerra e l’obiettivo dichiarato è quello di tornare l’esercito convenzionale di gran lunga più forte d’Europa.

la Francia parte avvantaggiata: possiede già un arsenale nucleare di circa 300 testate (quarto posto mondiale, dopo Stati Uniti, Russia e Cina) imbarcate su sottomarini lanciamissili o pronte per essere trasportate da cacciabombardieri strategici.

l’Italia, vera pecora nera del lotto, si sta dando un gran da fare per *recuperare* terreno (in barba al fatto che – dopo averne toccato con mano l’orrore – nell’articolo 11 della sua Costituzione aveva scritto nero su bianco che “ripudia la guerra”), spronata in coro a gran voce sia dai media di regime posseduti carnalmente dai grandi capitali finanziari, sia dal presidente dell’UE Von der Leyen, sia dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in persona.

un vero e proprio trionfo del bislinguismo orwelliano, che permea anche il discorso di fine anno del presidente Mattarella, dove la parola “pace” ricorre ben 8 volte e dove vengono citate le parole di Papa Leone XIV “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. pertanto, riattando un vecchio proverbio, potremmo dire “non sappia la mano destra ciò che fa la lingua sinistra”. tale situazione, genera altri paradossi a cascata, del tipo che mentre per decenni ci siamo sentiti ripetere che per ospedali, pensioni, scuola, infrastrutture, purtroppissimo **non ci sono i soldi**, ora invece per finanziare il riarmo i soldi ovviamente ci sono e possiamo spendere e spandere (sangue) senza troppi pensieri.

sottotraccia, va sottolineato che oggi come non mai i media di regime occidentali sono impegnatissimi nella propaganda di narrazioni belliciste terrorizzanti e demonizzanti, secondo le quali le truppe del dittatore Putin intendono conquistare l’intera Europa e cingere d’assedio Roma: la mission è quella di dipingere la Russia come il più pericoloso e sanguinario dei nemici. e anche qui schizofrenia “a palate” dai media di regime: per convincere l’opinione pubblica che in Ucraina la Russia è prossima alla disfatta, articoli su articoli che descrivono militari russi allo stremo e privi di armi, tanto da essere costretti a combattere con delle pale, e nel contempo per convincere l’opinione pubblica che la svolta bellicista UE è inevitabile, la Russia viene dipinta come una superpotenza che si appresta a conquistare l’intera Europa (e forse il mondo).

non a caso, di recente, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare NATO dal 17 gennaio 2025, ha spiegato, con chiara logica aristotelica, che un attacco preventivo contro la Russia nel contesto della guerra ibrida “potrebbe essere considerato un’azione difensiva”. un vero e proprio salto di qualità visto che, nonostante le attuali frenesie belliciste, la NATO *dovrebbe* essere un’alleanza esclusivamente *difensiva*. si tratta, tuttavia, d’incongruenze di poca importanza: grazie alla bislingua orwelliana è facile contrabbandare un’azione aggressiva/proattiva che rischia (auspica?) di innescare un’escalation militare con una strategia difensiva… la famosa “difesa anticipata”.

peraltro, le chiavi della NATO sono in mano agli USA che *da sempre* non si fanno problemi a scatenare guerre sia ibride (grazie ai servizi segreti) che tradizionali (grazie a mass media in grado di narcotizzare l’opinione pubblica e “fabbricare” false prove/giustificazioni) contro i paesi che ne ostacolano l’egemonia globale e/o gli interessi economici. gli esempi sono innumerevoli: la guerra nell’ex-Jugoslavia (NATO senza avallo ONU), la guerra in Iraq (NATO senza avallo ONU), colpi di stato (rivoluzioni più o meno colorate in Sud America, in America centrale, nell’Europa dell’Est e in medio oriente) e infiniti omicidi di persone in giro per il mondo (da Mattei a Sankara, da Kennedy a Papa Luciani o a Gheddafi), guerre ibride sfociate – come auspicato – in guerre tradizionali (Ucraina), bombardamenti in giro per il mondo o blitz militari (proprio in questi giorni è stato il turno di Maduro, in Venezuela).

per comprendere meglio quanto sia strumentale l’operato della NATO, soffermiamoci su un documento recentemente desecretato, riguardante un incontro riservato tra Bush e Putin che era avvenuto nel 2001. durante l’incontro Putin lamentava la “ghettizzazione” subita dalla Russia sullo scacchiere internazionale e per questo chiedeva agli USA di consentire alla Russia di entrare a far parte nella NATO. sì, esattamente, proprio così: vi prego di rileggere con calma e di interiorizzare il significato di quanto sopra. non bastasse, altro fatto importante e misconosciuto quasi da tutti, la stessa Unione Sovietica aveva presentato formale domanda di adesione alla NATO nel 1954. in tale occasione, l’adesione dell’URSS era stata rifiutata adducendo una serie di ragioni che in seguito, all’inizio degli anni novanta (dopo la caduta del muro di Berlino e dell’URSS), apparivano essere completamente superate, onde per cui Putin formulava una nuova richiesta di adesione. è dunque evidente come la Russia abbia cercato in passato e continui a cercare anche oggi una via d’uscita, un percorso condiviso con il blocco occidentale verso uno scenario geopolitico in cui la Russia possa essere per l’Europa un alleato “multietnico”, paragonabile per caratteristiche agli USA. vale la pena di leggere il passaggio incriminato del dialogo desecretato.

storicamente, dal 1954 all’era Putin, quella di entrare nella NATO è dunque una proposta ricorrente, che mostra come, a differenza della NATO, la Russia non abbia nulla da guadagnare da un conflitto permanente.

in effetti, il problema principale resta quello cha la NATO è *parte integrante* del disegno imperialista americano, è un racket di protezione che obbliga i paesi membri ad allinearsi agli obiettivi economico-finanziari statunitensi. obiettivi, che, inutile negarlo, sono dettati dal cosiddetto “Deep State”, entità ibrida tra pubblico e privato dove i capitali privati dettano l’interesse pubblico: una rete inestricabile che comprende uomini chiave delle istituzioni, della finanza e dell’industria, un impero transnazionale spalleggiato da un’orda cavalier serventi (agenzie di rating, mercati finanziari, banche centrali indipendenti, banche d’affari, organismi sovranazionali tipo UE, IMF, OCSE, WTO e media di regime).

negli ultimi anni, poi, si è andata affermando la strategia di attaccare qualunque voce contraria tagliandole ogni risorsa economica: una vera e propria fatwa finanziaria contro figure professionali appartenenti ad enti internazionali di garanzia o contro singole persone… tu mi contesti? e io ti blocco carte di credito e conti in banca. della vergognosa ritorsione USA nei confronti di personale della Corte Penale Internazionale (tra cui Francesca Albanese) ho già scritto in passato. ora, per non essere da meno, l’UE s’avvia sugli stessi passi: Jacques Baud, ex-colonnello svizzero (che ha lavorato per la NATO e per l’ONU), residente in Belgio, si ritrova i conti bloccati senza *neanche* lo straccio di un processo farsa o sommario. è sufficiente un telegrafico comunicato dell’UE che lo definisce “pericoloso” perché… fa propaganda per Putin!

per dovere di cronaca, vale la pena di ascoltare la voce del diretto interessato: “Non posso accedere ai miei conti bancari in Belgio, non posso comprare nulla né prelevare denaro. Non posso lasciare il paese, a meno che non torni in Svizzera… ma io ho qui la mia famiglia e la mia casa! E’ un paradosso: in Svizzera potrei aver accesso ai miei soldi, ma poi dovrei stare lì, non posso viaggiare al di fuori della Svizzera… invece qui (in Belgio) ho la mia famiglia, ma non possiamo sopravvivere. Spero di ricevere aiuto da un sussidio umanitario che consente almeno di avere accesso ai soldi per la sopravvivenza quotidiana. Dovrò fare richiesta ad un registro specifico, qui in Belgio”. E alla fatidica domanda “ma lei sostiene Putin?” Baud risponde: “Io non difendo nessuna causa, si tratta di avere una opinione su questo conflitto (la guerra in Ucraina) che sia la più onesta e la più obiettiva possibile. Non ho mai ricevuto un rublo dai Russi e sono stato in Ucrania dopo il 2014 perché ero l’unico svizzero ad avere un incarico nella NATO per cui ho partecipato a diverse missioni. L’altro giorno un giornalista tedesco mi ha detto che poteva comprendere il mio stato d’animo perché lui è originario della Germania Est. Ma forse qui è peggio perché di solito nella Germani Est ti davano qualche giorno di preavviso prima di toglierti tutto. Io sono stato sanzionato senza preavviso con dieci righe di spiegazione e con effetto immediato per una cosa che non fatto!

ma è da poco passato il Natale! perché parlare di fatti così tristi quando possiamo rinfrancarci con qualche buona notizia?

parliamo allora dei regali ricevuti a Natale: alcuni bambini a Gaza sono stati così buoni da aver ricevuto il proprio regalo addirittura in anticipo, qualche giorno prima del Natale.

la slitta di Babbo Natale è apparsa in cielo e ha portato in dono a quattro fratellini la solita bomba intelligente. la notizia su X è corredata da un’immagine etichettata “graphic content”… ma siccome voglio farmi del male, non mi fermo. e dopo aver cliccato, appare questo.

e dov’è il “graphic content”? sono le foto di quattro bambini scattate in momenti della loro quotidianità. sono quattro bambini assassinati in un colpo solo, che evidentemente qualcuno non vuol farmi guardare in volto: devono restare solo un numero qualsiasi, un rumore di fondo privo di qualunque fisionomia umana tra gli oltre 20.000 minori assassinati a Gaza…

non li vedo… non esistono… non sono mai esistiti…

e avanti…

oggi voglio esercitarmi nelle addizioni: sono oltre 500 i palestinesi uccisi dalle milizie israeliane dal  “cessate il fuoco” del 10 ottobre 2025 ad oggi. e sono quasi 1.500 i palestinesi gravemente feriti nello stesso periodo. i militari sparano su entrambi i lati della “linea gialla” (che peraltro in ampi tratti non è neanche segnalata in modo chiaro), in base alla quale quasi il 50% del territorio è sotto il diretto controllo dall’esercito israeliano. circa un milione di persone che vivevano ad ovest della “linea gialla” prima dell’invasione israeliana vengono ora spinte ad est in condizioni al limite della sopravvivenza.

ebbene sì… il piano di “pace” per Gaza, ha chiaramente l’obiettivo di trasformare parte del territorio palestinese in un ghetto militarizzato in cui è confinata tutta la popolazione civile: quanto di più simile a un lager. ma andiamo con ordine: come saprete, la striscia di Gaza è stata divisa in una “zona verde” (il 53% del territorio, la parte più a est) e in una “zona rossa” (il 47% del territorio, la parte più a ovest, comprendente la quasi totalità della fascia costiera). la “zona rossa” comprendeva (e comprende) la parte più densamente popolata della Striscia. la “zona verde” è, per contro, sotto il completo controllo militare dell’esercito israeliano e di gruppi armati formati e addestrati dal governo israeliano. le due zone sono separate dalla già citata “zona gialla” , una frontiera-tampone, completamente militarizzata, dove vale la shoot-to-kill policy per chiunque si avvicini. dunque, l’obiettivo è quello di trasferire l’intera popolazione della Striscia dalla zona rossa alla zona verde e per riuscirci il governo israeliano ha raso al suolo gran parte degli edifici della zona rossa e sta limitando almeno parzialmente le risorse disponibili (acqua, farmaci, cibo, tende/ripari, ect). nelle intenzioni del governo israeliano, ciò dovrebbe mettere in modo una “migrazione forzata” dei palestinesi attraverso la frontiera militare della zona gialla dove saranno “passati al vaglio” uno per uno dai militari israeliani. a seguire, i palestinesi andranno ricollocati in aree predefinite della zona verde dove sono in realizzazione moduli abitativi in stile area terremotata, ognuno di circa un chilometro quadrato per 25000 sfollati. ovviamente, ogni modulo è racchiuso da reticolati e sarà sorvegliato da checkpoint militari con entrata/uscita consentita solo previ controlli di sicurezza. insomma, cose che abbiamo già visto poco prima e durante la seconda guerra mondiale. degno di nota, la zona rossa “off-limits”, preclude ai palestinesi della Striscia la principale fonte di sostentamento, ovvero la pesca, e li taglia fuori per sempre dall’accesso alle risorse naturali come giacimenti di gas e infrastrutture presenti e future (?) per l’estrazione. ricchezze, che passano sotto il diretto controllo israeliano e americano.

nel frattempo, l’esercito israeliano continua a sparare e, talvolta, anche a bombardare aree dove si trovano le tendopoli di chi è rimasto senza casa, su entrambi i lati della “linea gialla“. quasi un milione di palestinesi che viveva a ovest della linea gialla si trova ora ammassato in condizioni di grave difficoltà. il governo israeliano continua a limitare l’accesso dei convogli di aiuti umanitari, a ostacolare le organizzazioni umanitarie mediante complessi percorsi burocratici e a demolire qualsiasi edificio/infrastruttura si trovi a ovest della linea gialla. e anche per le 566 missioni di aiuto autorizzate, solo poco più di metà era stata completata alla data del 16 dicembre 2025 (i transiti di frontiera percorribili sono soltanto due).

complessivamente sono quasi 1 milione e mezzo di sfollati ammassati in tendopoli disastrate dal maltempo cui trovare una sistemazione.

QUI si può visionare un breve filmato che mostra una tendopoli sferzata dalla tempesta Byron.

sono più di 150.000 i complessi abitativi rasi al suolo dall’esercito israeliano e quasi 400.000 i complessi abitativi gravemente danneggiati. non bastasse, sono circa 13.000 le tende distrutte o danneggiate dalle recenti intemperie. si stima che siano urgentemente necessarie almeno 300,000 tende/unità abitative, ma il governo israeliano ne ha autorizzate solo 20,000. secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 18.500 malati, di cui almeno 4.000 bambini, sono ancora in attesa di evacuazione medica da Gaza. dal cessate il fuoco in poi, il governo israeliano continua a limitare l’accesso di team medici e ha consentito di uscire da Gaza solo a meno di 300 pazienti che necessitano di cure che il sistema sanitario locale, quasi completamente distrutto, non è in grado di fornire.

il black out mediatico è praticamente totale, anche perché, oltre ad essere stati uccisi nella Striscia di Gaza poco meno di 300 giornalisti, i governi occidentali (UK e Germania in primis) stanno silenziando in modo aggressivo (arresti, espulsioni, sanzioni) qualsiasi forma di critica dell’operato del governo israeliano, nonché impedendo qualsiasi manifestazione contro il genocidio in corso. ovviamente, i governi occidentali si guardano bene dal parlare di censura e repressione, accampando, di volta in volta, giustificazioni di comodo: pubblica sicurezza, rischio terrorismo, ordine pubblico, antisemitismo e così via. eppure la lista di associazioni indipendenti che definiscono l’operato del governo israeliano come genocidio è ormai lunga: ONU, International Association of Genocide Scholars, B’Tselem (Israeliana), Physicians for Human Rights-Israel (Israeliana), Amnesty International, Medici Senza Frontiere, European Center for Constitutional and Human Rights, Human Rights Watch, International Federation for Human Rights, Lemkin Institute for Genocide Prevention e anche accademici israeliani stidiosi dell’olocausto come Omer Bartow.

dal canto suo, il governo israeliano tira dritto senza particolari esitazioni: è di qualche giorno fa la notizia della messa al bando di 37 ONG internazionali che non saranno più autorizzate neanche di *cercare* di portare aiuto alla popolazione della striscia di Gaza. ecco l’elenco: Action Against Hunger, ActionAid, Alianza por la Solidaridad, Campaign for the Children of Palestine, CARE, DanChurchAid, Danish Refugee Council, Handicap International: Humanity & Inclusion, Japan International Volunteer Center, Medecins du Monde France, Medecins du Monde Switzerland, Medecins Sans Frontieres Belgium, Medecins Sans Frontieres France, Medecins Sans Frontieres Nederland, Medecins Sans Frontieres Spain, Medicos del Mundo, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam Novib, Premiere Urgence Internationale, Terre des hommes Lausanne, International Rescue Committee, WeWorld-GVC, World Vision International, Relief International, Fondazione AVSI, Movement for Peace-MPDL, American Friends Service Committee, Medico International, Palestine Solidarity Association in Sweden, Defense for Children International, Medical Aid for Palestinians UK, Caritas Internationalis, Caritas Jerusalem, Near East Council of Churches, Oxfam Quebec, War Child Holland.

dal canto loro, i grandi centri del potere economico-finanziario “globalizzatore” non traggono certo benefici dalle missioni umanitarie in soccorso della popolazione palestinese, né dalla creazione di uno stato palestinese. per contro, il mercato della guerra e la prospettiva di una zona rossa trasformata in struttura ricettiva piena di resort di lusso (si veda il piano “Gaza Riviera” che circola alla Casa Bianca, con la Striscia di Gaza trasformata in una nuova Dubai) sono realtà in grado di generare grandi profitti.

ed ecco il logico corollario alla *globalizzazione finanziaria* (Furceri et al., IMF working paper; 2018): la gerarchia del potere ha ormai subito una inversione epocale, con lo Stato, e di conseguenza pure la democrazia, ridotti a servizievole appendice del capitalismo globale.

e ora, mestamente, possiamo smontare le luci e riporre l’albero di Natale.


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