I Poeti del Lunedì: Carta d’identità di Mahmoud Darwish

Mahmoud Darwish (1941 – 2008) è stato un poeta, scrittore e giornalista palestinese. “Carta d’identità” (Bitaqat huwiyya) è una delle poesie più celebri di Mahmoud Darwish, scritta nel 1964. È un testo simbolo della resistenza palestinese, scritto con voce ferma e dignitosa, rivolto a un ufficiale israeliano.

Scrivi!
Sono un Arabo
E il numero della mia carta d’identità è cinquanta mila
Ho otto figli
E il nono verrà dopo l’estate.
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Lavoro con i miei compagni in una cava
Ho otto figli
Li nutro con pane, vestiti e quaderni
E non chiedo l’elemosina alla tua porta
E non mi umilio davanti alle soglie delle tue scale
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Hai rubato i vigneti di mio padre
E la terra che io coltivavo
Insieme ai miei figli
E non ci hai lasciato nulla…
Solo queste rocce.
Allora, mi prenderai anche
Il diritto alla fame?

Scrivi!
Sono un Arabo
Senza un nome paziente
Le mie radici
Affondano nella terra… prima della nascita del tempo
Prima dell’apertura delle ere
Prima dei cipressi e degli ulivi
Prima della nascita dell’erba
Mio padre… è di una famiglia di contadini
Non discende dai signori
E mio nonno… era un contadino
Né nobile, né proprietario terriero!
Il mio nome? È Arabo!

Scrivi!
Sono un Arabo
Colorito scuro
Capelli neri
Occhi castani
Segni identificativi:
Porto la kefiah in testa
E la mano tesa
Graffia le unghie di chi ruba il mio pane
E i miei libri
E la mia casa
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Tu mi hai spogliato delle vigne di mio padre
E della terra che coltivavo con i miei figli
E tu ci hai lasciato e lasci a noi solo queste rocce
Perché il tuo governo lo prenderà anche
Il diritto a vivere?

Scrivi!
Sono un Arabo
Il nome senza segni
Senza numeri
Senza date
Il mio nome è rabbia
E la mia dignità è una pietra
Affamato e stanco
Ma non chiederò la pietà
E non mi piegherò davanti a nessuno
Tienilo a mente!

*


Una risposta a "I Poeti del Lunedì: Carta d’identità di Mahmoud Darwish"

  1. messaggio rabbioso, rimarcato da reiterati imperativi (“Scrivi!“), nonché dall’andamento anaforoide (“Sono un Arabo” “Ti secca?“).

    che aggiungere? da un lato è indubbio che la testimonianza di Darwish sia preziosa e straziante, dando voce agli almeno 800.000 palestinesi che dal secondo dopoguerra in poi sono stati costretti a riparare all’estero abbandonando “i vigneti dei padri” “rubati” dagli insediamenti sionisti. dall’altro resta il fatto che i versi rivoluzionari e patriottici di “Carta d’Identità” difettino d’elaborazione *poetica*, essendo animati da un lirismo epico che a mio sentire suona troppo rivendicativo, affine al “giornalismo” di denuncia.

    più significativa la produzione poetica successiva di Darwish, quella dagli anni novanta in poi, in cui l’assalto lirico-epico *matura* sviluppando una visione più universale/intimista, così che la retorica dell’eroe combattente finisce per “cedere il passo” alla riscoperta dell’umano.

    degna di nota, peraltro, anche l’ininterrota e instancabile ricerca da parte di Darwish del *mitologico* punto di flesso in cui prosa e poesia trapassano l’una nell’altra, fino a confondersi (cosa che, per ovvie ragioni, me lo rende ancora più simpatico, eh).

    un grosso ringraziamento a Flavio, dunque, che ha voluto ridare voce alla causa palestinese in un giorno in cui il governo israeliano ha da poco annunciato nuova massiccia azione militare a Gaza (vedasi videomessaggio di Netanyahu su X) con annessa *deportazione* dei palestinesi ivi residenti: “la popolazione sarà trasferita per proteggerla” (!!!) e infatti, perfetta logica hegheliana “qualsiasi territorio conquistato dalle forze israeliane non verrà restituito in seguito“.

    nel contempo, il parlamento UE ha *bocciato* l’apertura di un tavolo di discussione sui fatti di Gaza (semplicemente non se parlerà) mentre ha votato in favore dell’iter accelerato (“procedure d’urgenza”) per dirottare i “fondi di coesione” verso il riarmo in UE. non ci resta che sperare nella LIPU o nel WWF…

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