“Guerrare humanum est?” – II

.

Guerrare humanum est? II

(il primo articolo di “guerrare humanum est?” si trova *qui*.)

Ripartiamo dall’orrenda strage di bambine della scuola elementare di Minab.

Gli ultimi comunicati parlano di oltre 160 bambine uccise sui banchi di scuola. L’agenzia Anadolu (principale agenzia di stampa statale della Turchia), che ha pubblicato i nomi delle vittime, conferma 168 bambine uccise e almeno 95 ferite.

Si tratta dunque, fino a prova contraria, del più sanguinoso massacro *istantaneo* di bambini con armi convenzionali dell’intera storia dell’umanità.

Ovvio che le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki uccisero un numero ben maggiore di persone, trattandosi di armi atomiche: morirono all’istante 15-20.000 bambini (e per effetto delle radiazioni, nel giro di qualche mese, i decessi tra i bambini salirono a oltre 35.000 su un totale di oltre 200.000 morti)

Palese anche che la ferocia nazista (campi di stermino e lager) arrivò addirittura ad uccidere oltre un milione di bambini (principalmente ebrei, ma anche rom, slavi e disabili), dunque un orrore fuori scala e non istantaneo, visto che andò avanti per anni e anni.

Ma resta il fatto che, dal 1945 ad oggi, l’orrore materializzatosi a Minab la mattina del 28 febbraio 2026, incarna un barbaro e disumano “salto di qualità” che non può e non deve essere minimizzato.

In particolare, trovo straziante il contesto *tecnologico* e *asettico* in cui è stata compiuta la strage, grazie all’ingegno umano che ha partorito sistemi di controllo/puntamento “a distanza” e “a guida di precisione”: non baionette, non fucili o mitragliatrici, non bombe a mano…

Ne “La guerra di Piero”, i soldati si trovavano faccia a faccia con altri uomini che avevano la “divisa di un altro colore”: r’esisteva il contatto umano e la *percezione specchiata* dell’altro da sé come un altro sé. Era dunque inevitabile una presa di coscienza del tipo “sto sparando contro un essere umano”), e De André sottolinea in modo emblematico *l’inconveniente* causato dall’empatia: “Ma il tempo a me resterà per vedere / Vedere gli occhi di un uomo che muore”.

Invece qui, ora, adesso, tutto è astratto.

La guerra è derubricata a *videogame*: satellite/drone, missile/bomba, computer/AI, joystick, “pulsante rosso”…

Il distacco emotivo reso possibile dalla tecnologia trasforma l’uccisione di 168 bambine in un giochino a monitor dotato di “precisione chirurgica” AI-assisted molto approssimativa.

No, *non* si tratta di un semplice errore.

Se non il dolo, c’è sicuramente la colpa:  la scuola elementare femminile “Shajareh Tayyiba” di Minab era lì dal 2016, con il suo parchetto giochi all’aperto.

I servizi segreti americani e israeliani sanno tutto. CIA e Mossad sono in grado di individuare con precisione chirurgica millimetrica Khamenei (bersaglio mobile con superficie di mezzo metro quadro) e non sono in grado di individuare un edificio scolastico (bersaglio fisso da 10 anni con superficie di 400 metri quadri)?

L’onesta verità è che, *banalmente*, come già a Gaza, non ci si cura più di tanto di evitare di uccidere civili e bambini: e dunque la colpa si tinge *comunque* di dolo, dissimulato nel balletto burocratico delle responsabilità.

E non ci si cura più di tanto di evitare di uccidere 168 bambine per tre motivi:

(1) le 168 bambine iraniane non esistono nel *nostro* mondo fatto di Sanremi e di Onlyfans;

(2) a riprova, le bambine non esistono sullo schermo (del monitor di puntamento);

(3) gli esseri umani sono tutti uguali, ma gli esseri umani occidentali sono più uguali degli altri.

Merita attenta riflessione il punto (3), su cui mi soffermo.

Nelle foto soprastanti è ritratto Matt Aaron Schlapp, famoso politico e lobbista statunitense. Dal 2014 è presidente dell’American Conservative Union (eletto all’unanimità). E’ stato vice assistente e direttore politico del presidente George W. Bush durante il primo mandato di Bush. Ha lavorato alla Casa Bianca anche durante il primo mandato di Donald Trump, è a capo della società di lobbying Cove Strategies (che ha stretti legami con l’amministrazione Trump), ed è stato collaboratore politico di Fox News.

Questo per focalizzare che non si tratta del primo che passa.

Ordunque, il giorno 4 marzo, durante il Piers Morgan Uncensored, un talk show televisivo nonché format digitale condotto dal giornalista britannico Piers Morgan, intervengono tra gli altri Peter Beinart (Editor-at-Large di Jewish Currents, collaboratore del New York Times, commentatore per MSNBC e professore alla CUNY Graduate School of Journalism) e il suddetto Schlapp. Nel corso della discussione, Beinart afferma: “Se gli Stati Uniti e Israele non avessero lanciato un attacco contro un paese che non rappresenta una seria minaccia per loro, quelle 180 bambine sarebbero vive oggi e…” Schlapp lo interrompe bruscamente: “Sarebbero vive in un *burqa*… Quello è un paese barbarico!

Zero empatia, zero partecipazione emotiva per il massacro di oltre 160 bambine.

E, vi fosse sfuggito, se tornate all’immagine precedente, nelle righe autobiografiche del suo account su X, Schlapp scrive: “Dad to 5 angels” (“padre di 5 angeli”).

Dunque, Schlapp è padre di 5 figli che definisce “angeli”, ma non fa una piega (anzi!) all’idea che l’esercito del suo paese (ah, a proposito, è ormai assodato che sia stato un missile USA) uccida più di 160 bambine mentre sono a scuola. Com’è possibile? In cosa siamo così diversi, mi domando, visto che anch’io sono padre (di 4 figli)…

I bambini sono ciò che di più sacro esiste al mondo e l’idea che un adulto “prema un bottone” col risultato di assassinare in un sol colpo 168 bambine è *mostruosità assoluta*.

Com’è possibile? Possibilissimo: basta convincersi di essere il “popolo eletto” (Dio è con noi), ovvero di essere “più uguali degli altri” (i miei figli sono “angeli” mentre le bambine iraniane sono “barbari”) .

Istruttivo, in proposito, il successivo contributo dalla regia, fornito direttamente dalla casa bianca.

Nella foto soprastante, Trump in preghiera nello studio ovale con i pastori evangelici riuniti attorno a lui che gli impongono le mani per benedirlo. Qualsiasi commento è superfluo.

Stesso livello di investitura divina per Netanyahu, che l’8 dicembre 2025 ribadiva in conferenza stampa: “fin dallo scoppio della guerra (a Gaza, n.d.r.), abbiamo sottolineato che questa è una lotta tra il bene e il male, tra la luce e l’oscurità. (…) Lo Stato di Israele è una grande luce. I nostri soldati, gli uomini e le donne delle Forze di Difesa Israeliane e le nostre forze di sicurezza, sono figli e figlie della luce. Tutti loro stanno realizzando la visione di Herzl della generazione dei Maccabei che risorgerà e sarà riportata in vita. (…) Continueremo ad agire e, con l’aiuto di Dio, continueremo ad avere successo.

Degno di nota, tale delirio para-mistico funziona al meglio se il tutto è condito da una giusta dose di crassa ignoranza (evidente, nel caso di Schlapp, che infatti ignora la differenza tra burqa e hijab). La stessa ignoranza secondo cui “le donne iraniane devono essere liberate”, quando i dati rendicontano che in Iran il 60% degli studenti universitari e del personale accademico è costituito da donne e che il 65% dei laureai in materie scientifiche e ingegneria sono donne (dati UNESCO 2023-2025), dati pertanto simili a quelli europei.

Ignoranza e disprezzo verso altri popoli e culture, considerati alla stregua di animali da bastonare, come ci spiega ancora Netanyahu in un incontro privato registrato di nascosto nel 2001, circa il modo giusto per far rigare dritto i palestinesi.

Per contro, nessuno si straccia le vesti se le donne afghane non sono state liberate dalla società patriarcale talebana. O se il simpatico figuro sottostante, Ahmed al-Sharaa, ex-leader di Isis e di Al-Qaeda, governa la Syria e ha così a cuore la condizione delle donne da rifiutarsi di stringere la mano a politici di sesso femminile in visita a Damasco (oltre a restare fedele alla rigida legge islamica della Sharia) nonché da ignorare gravi violazioni dei diritti umani.

Per contro, nessuno si straccia le vesti se nel paese dei Buoni, nel solo 2023 si sono verificate almeno 654 sparatorie di massa e circa 43.000 persone sono state uccise da armi da fuoco (una media di 117 decessi al giorno), mentre una minoranza dominante mantiene il predominio politico, economico e sociale e la maggior parte della popolazione è sempre più povera, emarginata e limitata nei suoi diritti e libertà fondamentali.

In ogni caso, mentre i Buoni (o il Bene) continuano a lottare contro i Cattivi (o il Male), estendendo ora il campo di battaglia all’Iran, dopo la scuola femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, nei giorni successivi al 28 febbraio, sono state danneggiate dal lancio di missili altre quattro scuole: tra il 4 e il 5 marzo due scuole a Parand, a sud-ovest di Teheran, il 5 marzo la scuola Shahid Hamedani  di Teheran e il 6 marzo, di nuovo a Teheran, una scuola elementare (immagine seguente). Non si hanno notizie di vittime, ma solo di feriti.

A tutto il 6 marzo, dopo 7 giorni di bombardamenti, la Iranian Red Crescent (ONG che è parte integrante del Movimento Internazionale della Croce Rossa) ci informa che i bombardamenti messi in atto da USA e Israele hanno colpito o severamente danneggiato 3.090 unità residenziali civili, 528 siti commerciali, 24 centri medici, 9 ospedali della Iranian Red Crescent e 5 scuole.

Chiudo con una figura istruttiva, guardatela con attenzione. A parte il dato sull’Iran, dove fino a ieri sera gli attacchi congiunti di USA e Israele avevano causato almeno 1332 morti tra i civili (dei quali i bambini rappresentano circa il 30%… una percentuale pressoché uguale a quella rendicontata a Gaza, giusto per capirci), c’è un altro numero inquietante.

123 morti e 683 feriti in Libano. Che cosa sta accadendo in Libano???

Approfondiremo la questione, a breve.

*


2 risposte a "“Guerrare humanum est?” – II"

  1. il termine “guerrare” è orribile, e orribile deve essere la persona che l’ha scritto.

    Esiste il termine “guerregggiare”, che non è orribile… e supplico che futuri commenti usino

    questo termine. Grazie. Antonio Sagredo

    "Mi piace"

  2. @Antonio Sagredo: ti ringrazio per aver notato che il termine “guerrare” nel titolo è orribile (e quindi assolve ottimamente la sua funzione di ricapitolare il contenuto dell’articolo qui pubblicato).

    circa “guerreggiare“, seguirei volentieri il tuo consiglio, ma temo che si perda l’immediata assonanza del gioco di parole tra errare e guerra, che rimanda alla locuzione latina attribuita a sant’Agostino – “errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (locuzione che, a mio modesto avviso, è comunque già presente in nuce nel passo ciceroniano “cuiusvis hominis est errare: nullius nisi insipientis, in errore perseverare“).

    con l’occasione, aggiungo solo che il punto di domanda alla fine del titolo non è casuale: intende fungere da stimolo all’andare oltre per domandarsi “se errare è umano, anche guerrare è umano… o è disumano”.

    un abbraccio (tutt’altro che orribile).

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a malos mannaja Cancella risposta