

La guerra impone di aggiorare il nostro glossario.
In primis, un triste neologismo: “gazificare”: v. tr. [der. di Gaza] (io gazìfico, tu gazìfichi, ecc.); ridurre un territorio densamente popolato allo stato di un cumulo di macerie facendo strage di civili; crimine contro l’umanità ammissibile e giustificato qualora sia compiuto a fin di bene (ovvero dai Buoni a danno dei Cattivi).
Poi, la locuzione inglese “double tap” (doppio colpo), utilizzata per indicare una strategia di bombardamento in due fasi: dopo un primo attacco, a distanza di tempo, lo stesso obiettivo viene colpito nuovamente con l’intento di uccidere chiunque sia accorso (altri civili, parenti, o operatori sanitari) per prestare aiuto ai feriti. La Convenzione di Ginevra vieta tale tipologia di attacco, considerandola un crimine di guerra.
Durante la gazificazione della Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha utilizzato la tecnica del double tap *almeno* 31 volte. Nel box seguente riporto come esempio solo gli episodi più tragici, sperando di non annoiarvi.

In questi giorni, l’esercito israeliano non solo è impegnato nel gazificare il Libano, ma continua ad usare la tecnica criminale del double tap.
Ne è un tragico esempio la storia di padre Pierre Al-Rahi, un sacerdote cattolico maronita nonché parroco di Al-Qliyaa, nel sud del Libano.
Il 9 marzo, dopo un primo bombardamento dell’esercito israeliano contro una casa del piccolo paese, il sacerdote accorre sul posto insieme a decine altri di giovani della comunità per prestare aiuto ai feriti. Durante i soccorsi l’esercito israeliano bombarda nuovamente usando la strategia del double tap, uccidendo il religioso insieme ad altri civili.

Tre giorni prima, padre Pierre Al-Rahi aveva tenuto un discorso davanti alla sua chiesa, ripreso in un video da cui è tratta l’immagine soprastante. Nel filmato, il sacerdote dice: “Abbiamo preso questa decisione, di non abbandonare Al-Qliyaa. Vi assicuriamo che qui ci sono solo persone pacifiche. Non ci sono attività o installazioni militari. Nessuno di noi porta armi. Le uniche armi che portiamo sono la pace, l’amore e la preghiera”. Ancora, qui sopra, il funerale del religioso.

Sempre perché è giusto restituire ai numeri un volto, ecco qui sopra la foto che ritrae un’altra vittima della strategia criminale del double tap. Si tratta di Youssef Assaf, un paramedico della Croce Rossa libanese. E’ stato ferito mortalmente da un double tap dell’esercito israeliano il 9 marzo, mentre stava soccorrendo i feriti di un primo attacco. Ancora, qui sopra, il funerale dell’operatore sanitario.
In totale, sono 15 gli operatori sanitari uccisi in Libano dagli attacchi israeliani in questi ultimi 7 giorni, mentre i feriti sono 45.

Giusto questa notte, un altro double tap presso la spiaggia di Ramlet al Baida (Beirut) dove si sono raccolte un gran numero di persone che, abbandonate le loro abitazioni, non hanno altro posto dove andare. Il bombardamento ha colpito tra tende di famiglie con bambini, automobili o semplici materassi su cui i civili stavano passando la notte. Dopo il primo attacco, mentre i presenti erano impegnati a soccorrere i feriti, è stato lanciano un secondo bombardamento. Il Ministero della Salute Libanese ha per ora confermato 12 persone uccise e 28 ferite.
E prima di passare oltre, consentitemi di ricordare e guardare in volto anche un collega, il dr Mustafa Al-Zain, con sua moglie Fatima Ghosn e i suoi quattro figli (nell’immagine seguente). Tutti uccisi dai bombardamenti israeliani nella valle della Beqaa il 6 marzo.

In queste ultime ore, poi Israele ha bombardato l’Università Pubblica Nazionale Libanese a Beirut, assassinando il Direttore della Facoltà di Scienze, il dr. Hussein Bazzi (nella foto sottostante), e il dr. Murtada Srour.

Quando l’esercito israeliano si stanca di bombardare Hezbollah facendo strage di civili, inventa altre creative missioni per conto di *Dio*. Degno di nota, è il massacro avvenuto Nabi Chit, nella valle orientale della Beqaa in un attacco israeliano il cui obiettivo principale era il recupero delle ossa di un aviatore militare israeliano scomparso in Libano 40 anni fa.

“Pensavano che fosse lì, ma non c’era niente” racconta un uomo del posto, indicando una tomba vuota. “Hanno bombardato tutto. È una follia” dice un sopravvissuto. Gli edifici sono stati ridotti a cumuli di macerie, enormi crateri nel terreno, tra i detriti un libro da colorare per bambini, quadri e utensili da cucina. Un altro sopravvissuto, che ha perso tre familiari nel bombardamento, si aggira incredulo tra le macerie: lui e la sua famiglia, racconta, si sentivano relativamente al sicuro perché non hanno mai avuto a che fare con Hezbollah.
La conta finale dei morti è di 41 morti per una tomba vuota, tra cui alcuni bambini, e di 40 feriti.
Alla data del’11 marzo, i morti civili in Libano a causa dei bombardamenti israeliani sono oltre 630 e i feriti oltre 1500. Più di 800.000 civili sono in fuga verso nord.
Gli attacchi hanno colpito duramente tutto il Libano meridionale, compresa Beirut, con interi edifici distrutti a Dahiyeh. Il numero di civili in fuga è destinato ad aumentare e potrebbe arrivare in breve a un milione di persone dal Libano meridionale e a circa 700.000 persone da Dahiyeh e dai sobborghi vicini. Diverse fonti giornalistiche documentano l’angosica dei civili in fuga, che si domandano se davvero andarsene sia la scelta più sicura, visto che Israele potrebbe colpire ovunque.
Di seguito le immagini dei danni dovuti ai bombardamenti a Nabi Chit, nella zona residenziale alla periferia di Beirut e a Maarakeh.

Ma andiamo con ordine e proviamo a contestualizzare la situazione con un breve excursus storico.
Innazitutto, che cos’è Hezbollah?
Hezbollah (letteralmente “Partito di Dio”) è un partito politico islamista sciita libanese (“Lealtà e Resistenza”), con un’ala paramilitare (“Consiglio della Jihad”). E’ stato fondato nel 1982 da religiosi libanesi in risposta all’invasione israeliana del Libano e si ispira alla Rivoluzione iraniana del 1979 e al governo islamico dell’ayatollah Khomeini. La potente ala paramilitare di Hezbollah conta almeno 25-50mila affiliati e dispone di un arsenale di oltre 100.000 razzi (in genere a breve gittata e bassa potenza). La maggior parte delle munizioni arriva dall’Iran, come pure il sostegno economico. Dagli anni novanta, quando ha partecipato per la prima volta alle elezioni nazionali, Hezbollah è un partito influente nella politica libanese e i suoi esponenti hanno fatto parte di vari governi. In politica estera, Hezbollah è visceralmente anti-isrealiano e allineato alle posizioni Iraniane. In politica interna, è molto impegnato nel fornire servizi sociali ed economici alla popolazione (gestisce scuole, ospedali e attività agricole). L’ala paramilitare di Hezbollah si è resa responsabile di molteplici attacchi ed attentati terroristici. Dal 1997 Hezbollah è stata bollata in toto come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da Israele. Dal 2013 l’Unione Europea definisce terroristica l’ala militare del gruppo, ma non quella politica. Israele ha ucciso sia Hassan Nasrallah (segretario generale di Hezbollah dal 1992 al 2024), sia il suo predecessore, Abbas al-Musawi. Il 5 settembre 2025, a seguito di pressioni da parte degli USA, il governo libanese ha votato a maggioranza un piano (di difficile applicazione) per il disarmo di tutte le milizie in Libano e in particolare di Hezbollah.
Torniamo ora al 2 marzo 2027, quando in Libano si apre un nuovo fronte di guerra “parallelo” a quello tra USA-Israele ed Iran
Israele, USA e mass media hanno rimarcato il fatto che il lancio di missili su Israele ad opera di Hezbollah il 2 marzo sia avvenuto “di punto in bianco”, giustificando pertanto la reazione degli israeliani, attaccati senza motivo.
Tale narrazione è quantomento forzata. Vediamo di smontarla pezzo per pezzo.
i) il 2 marzo, fino a prova contraria, è successivo al 28 febbraio, data in cui USA e Israele – loro sì, “di punto in bianco” – attaccano l’Iran.
ii) Iran e Hezbollah sono alleati e legati a doppio filo da sempre: se è ammissibile l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (secondo il quale l’attacco contro un singolo paese NATO è considerato come un attacco diretto contro tutti), allora l’attacco sferrarto da Hezbollah il 2 marzo non solo è legittimo, ma è provocato dall’attacco di USA e Israele contro l’Iran
iii) il 28 febbraio, nelle fasi iniziali dell’attacco, USA e Israele uccidono l’ayatollah Khamenei, massimo esponente del clero sciita (nonché ex Capo di Stato dell’Iran dal 1981 al 1989 e in seguito Guida Suprema dal 1989 fino alla sua uccisione); anche l’organizzazione politico-militare Hezbollah è di fede sciita; in effetti, Hezbollah dichiarerà che il lancio di missili del 2 marzo è una rappresaglia per il “sangue puro” di Khmanei versato da USA e Israele.
iv) non bastasse, Hezbollah dichiarerà che il lancio di missili del 2 marzo è anche da intendersi come rappresaglia per le innumerevoli violazioni israeliane della tregua in Libano dopo il “cessate il fuoco” del 27 novembre 2024.
v) dato di fatto a margine, ma importante nel ragionamento, la rappresaglia del 2 marzo di Hezbollah contro Israele non causa vittime, quindi non si tratta di un attacco rilevante.
E’ doveroso e interessante, a questo punto, procedere con un altro breve excursus storico per contestualizzare le “innumerevoli violazioni” di Israele e la “non rilevanza” dell’attacco di Hezbollah.
Il penultimo conflitto tra Israele e Hezbollah inizia l’8 ottobre 2023. Il giorno prima, il 7 ottobre, è appenna avvenuto il noto e sanguinoso attacco capeggiato dai terroristi delle Brigate Qassam, l’ala armata di Hamas, nel sud di Israele. Hezbollah dichiara il proprio sostegno ad Hamas e al popolo palestinese, e lancia razzi contro postazioni israeliane nel territorio libanese occupato delle fattorie di Sheb’a. Gli israeliani rispondono subito con estesi bombardamenti contro Hezbollah. Le ostilità proseguono per molti mesi, con centinaia di morti in Libano e decine di morti israeliani, intensificandosi il 25 agosto 2024 quando Israele lancia un attacco preventivo verso il Libano. il 17 e il 18 settembre 2024, i dispositivi cercapersone e i walkie-talkie esplosivi manomessi dal Mossad causano 39 morti e quasi tremila feriti in Libano. Il 23 settembre la giornata più sanguinosa: i bombardamenti israeliani causano 558 morti e più di 1.800 feriti. Il 1º ottobre l’esercito israeliano invade il Libano meridionale. Nel grafico sottostante, gli attacchi compiuti da Israele e da Hezbollah tra l’ottobre 2023 e il settembre 2024: una media di 4 attacchi al giorno ad opera di Hezbollah e una media di 20 attacchi al giorno ad opera di Israele.

E si arriva al 27 novembre 2024, quando scatta una tregua in cui Hezbollah si impegna a spostare i suoi combattenti a nord del fiume Litani e Israele si impegna a ritirare le sue forze dal Libano meridionale. Situazione dunque tranquilla? Tutt’altro.
Dal novembre 2024 ad oggi, l’IDF compie azioni militari in Libano (attacchi aerei/missilistici, droni e occasionali raid via terra) che l’ONU descrive come “frequent ceasefire violations” (l’Alma Research and Education Center, rendiconta una media 2 bombardamenti al giorno contro obiettivi Hezbollah).
UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) documenta tutte le violazioni Israeliane dal novembre 2024 al novembre 2025: sono più di 7.500 violazioni dello spazio aereo libanese e almeno 2.500 violazioni via terra. L’IDF non conferma tali numeri, ma ammette comunque di aver compiuto più di 500 raid aerei. Secondo Israele, gli attacchi sono serviti ad uccidere oltre 200 Hezbollah. Il Ministry of Public Health libanese e l’ONU denunciano l’uccisione “collaterale” di oltre 300 civili.
Parimenti, anche Israele lamenta frequenti violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, per un totale di circa 2000 volte.
Tutto questo per *corroborare* quanto già detto: indubbiamente il 2 marzo, Hezbollah lancia dei razzi contro Israele, ma tale attacco non causa vittime, né rappresenta un particolare elemento di novità alla luce di quanto detto fin qui.
Invece, in base a tale pretesto, Israele scatena una nuova e violentissima offensiva militare – fin da subito molto somigliante a un’invasione – in tutto il sud del Libano
Infatti, a partire dal giorno 3 marzo, l’IDF prende il controllo di ulteriori posizioni nel Libano meridionale, assumendo una “posizione difensiva avanzata” (quant’è bella la bislingua orwelliana). Vengono diramati numerosi avvisi di evacuazione in cui l’IDF intima ai civili libanesi di abbandonare le loro abitazioni per scampare a imminenti bombardamenti. Nel frattempo, alcuni soldati israeliani si inoltrano in Libano travestiti, usando uniformi militari libanesi e ambulanze con insegne dell’Organizzazione Sanitaria Islamica di Hezbollah. Il capo di stato maggiore dell’esercito libanese e testimonianze raccolte dalla BBC confermano tale circostanza. L’IDF non ha risposto alle richieste di commento della BBC in merito a tale accusa.
Prima decine di migliaia, poi centinaia di migliaia di civili iniziano a fuggire verso nord.
Passano pochi giorni e inizia l’invasione via terra: colonne di carri armati israeliani avanzano lungo più assi verso Taybeh e Aitaroun, coperti dall’aviazione e dagli elicotteri. Al tempo stesso, Hezbollah contrasta l’avanzata con lancio di razzi. Un fronte di guerra totale, a tutti gli effetti, e quasi un milione di civili in fuga senza vie di scampo.
Nella giornata di oggi, l’IDF ha diramato un nuovo avvertimento: non è più sufficiente che i civili cerchino scampo spostandosi a nord del fiume Litani, ora devono fuggire a nord del fiume Zahrani.

Nell’immagine seguente, una strada di Aramoun, circa 10 chilometri a sud di Beirut.

Il generale israeliano Eyal Zamir ha rivelato ai sottoposti: “ci vorrà molto tempo, dovete essere preparati e, qualunque sia il tempo che ci vorrà, ci vorrà”. Ergo, è probabile che Israele non solo abbia dato il via a una lunga (definitiva?) occupazione nel Libano meridionale mentre il mondo è distratto dalla guerra con l’Iran, ma anche che intenda gazificarlo.
En passant, anche Gaza è caduta nel dimenticatoio, diventando addirittura più *invisibile* di prima, nonostante ogni giorno si contino nuovi morti tra i civili. Ad esempio, l’IDF ha festeggiato l’8 marzo uccidendo due donne, due bambini e un giornalista (8 palestinesi uccisi in totale in un giorno).
Nel frattempo, a Teheran c’è l’inferno sulla terra: l’8 marzo, dopo il bombardamento di un impianto petrolifero alla periferia della metropoli (10 milioni di abitanti), una immensa nube tossica ha avvolto tutta la regione, piove petrolio e al minimo innesco il fuoco esce dai tombini ai lati delle strade.

Anche questo però, è *giustificato* dai nobili intenti degli ex-esportatori di democrazia. Ex-esportatori perché in parallelo al cambio di narrazione secondo cui l’intento dei Buoni non è più quello di salvare il popolo o le donne iraniane (bensì di punire i *barbari*, colpendoli “TWENTY TIMES HARDER than they have been hit thus far”, se necessario), anche l’idea di portare in dono la democrazia ai Cattivi è ormai una pantomima/favoletta superata.
Quindi benvengano oltre 20.000 siti non militari bombardati in Iran, di cui 17.353 siti civili residenziali, con tre milioni e mezzo di sfollati e più di 1300 morti tra i civili.

Non a caso, tra il 5 e il 6 marzo su CNN e NBC, il presidente Trump risponde così alla domanda se reputi indispensabile che l’Iran *diventi* uno stato democratico: “No. Sto dicendo che ci deve essere un leader che sia giusto ed equo.”
E a ruota chiarisce quale sia il suo concetto di leader giusto ed equo: “Deve fare un ottimo lavoro, trattare bene gli Stati Uniti e Israele… e trattate bene gli altri paesi del Medio Oriente: sono tutti nostri partner” (…) “Funzionerà in modo molto semplice. Funzionerà come in Venezuela. Abbiamo una leader meravigliosa lì: sta facendo un lavoro fantastico.”
Infatti, fosse necessario specificarlo, il giorno prima Trump aveva già messo in chiaro che, per quanto riguarda la scelta del futuro leader iraniano, “devo essere coinvolto nella nomina, come è successo con Delcy (Rodriguez, n.d.r.) in Venezuela”.
Nello specifico, il modus operandi USA viene chiarito proprio dall’ex vice-presidente Delcy Rodriguez (ora presidente venezuelano ad interim) in uno spezzone video preso segretamente. Che spiega che “le minacce sono arrivate dal primo minuto in cui hanno rapito il presidente (Maduro, n.d.r.)“. I ricatti, ha insistito, sono “costanti. E dobbiamo procedere con pazienza e prudenza strategica, con obiettivi molto chiari. Il primo”, ha detto, “è preservare la pace della Repubblica. Il secondo è liberare i nostri ostaggi”.
In sostanza, siamo rimasti fermi al 1953, quando (copio incollo da Wikipedia, prima che “emendino” anche questa pagina) “il primo esperimento democratico dell’Iran fu spento da un colpo di Stato orchestrato da Regno Unito e Stati Uniti, che riportò al potere i Pahlavi.”
Tuttavia, non dobbiamo commettere l’errore di considerare l’attuale (e la precedente) politica estera degli USA come “dettata da Trump”. Se guardiamo indietro, non c’è nessuna discontinuità rispetto al militarismo dei precedenti presidenti USA, siano essi repubblicani o democratici (ad esempio, durante la presidenza di Barack Obama, premio Nobel per la pace, gli USA aumentarono l’impegno militare in Afghanistan e in Iraq, orchestrarono la guerra in Libia e in Siria e bombardarono selettivamente Yemen, Somalia e Pakistan).
Il Deep State americano è più che mai in sella. Di più, sul fatto che Trump sia culturalmente e cognitivamente limitato, ergo facilmente *pilotabile* dal Deep State e da Netanyahu, troviamo un recente articolo che rivela come gli sia stata “venduta” la necessità di muovere guerra all’Iran.
E chiudo con un video del 2025 che ci cala nella presunta “barbarie” della capitale iraniana. Il video è stato postato da Glenn Diesen, professore norvegese presso il Dipartimento di Economia, Storia e Scienze Sociali dell’Università della Norvegia sudorientale. Nel condividere il filmato precisa che “ero a Teheran nel maggio 2025 e sono rimasto sorpreso dall’aspetto dell’Iran, dopo essere stato indottrinato con la propaganda anti-iraniana per decenni.”
grazie. sapere è indispensabile e doveroso per – possibilmente – sopravvivere e dire.
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p.s. un refuso su una data “Torniamo ora al 2 marzo 2027”
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