
Rupi Kaur è una poetessa, scrittrice e illustratrice canadese di origine indiana. È famosa per le sue raccolte di poesie e prosa che trattano temi come l’amore, la perdita, il trauma, la guarigione, la femminilità e la migrazione. Ha pubblicato tre libri: Milk and Honey, The Sun and Her Flowers e Home Body. È considerata una delle più influenti instapoeti, figura nata grazie alla diffusione dei social media, in particolare Instagram, che hanno permesso a giovani poeti di condividere i loro versi con un pubblico più ampio e diversificato. Il termine “instapoeti” è stato creato da altri scrittori per definire e comprendere questa nuova forma di poesia istantanea e digitale. L’instapoesia si caratterizza per essere breve, diretta, visuale e spesso incentrata su temi sociali e personali. Alcuni critici letterari hanno messo in discussione la qualità e la profondità dell’instapoesia messa in confronto con la poesia tradizionale. Altri hanno apprezzato la sua capacità di raggiungere e coinvolgere nuovi lettori grazie ad un linguaggio comprensibile, diretto e in immediata relazione con il reale.
Rupi Kaur di solito scrive utilizzando il minuscolo versi e prosa senza titoli e spesso accompagnati da disegni semplici a corredo esemplificativo.
Un modello comunicativo che si adatta, ad avviso di molti, più allo sguardo del lettore social che all’approfondimento tipico e tradizionale di un lettore di un libro di poesia.
da milk and honey - tre60 editore
quel che mi irrita di ciò che reputano bello
è che il loro concetto di bellezza
ha per fulcro l'esclusione di persone
io trovo belli i capelli
quando una donna li porta
come un giardino sulla pelle
ecco la definizione di bellezza
un gran naso adunco
puntato verso il cielo
come per esserne
all'altezza
una pelle del colore della terra
che i miei antenati coltivavano
per nutrire una progenie di donne dalle
cosce grosse come tronchi
occhi come mandorle
socchiusi con sicurezza
scorrono i fiumi del punjab
nel mio flusso sanguigno e allora
non dirmi che le mie donne
non sono belle quanto quelle dei
paesi tuoi
quel che più mi manca è il tuo modo d’amarmi. ma quel che non sapevo era che il tuo modo d’amarmi dipendeva largamente dalla persona che ero. era un riflesso di tutto ciò che ti davo. adesso ricordo. come ho fatto a non accorgermene, come. forse mi crogiolavo nell’idea che nessun altro mi avrebbe amata in quel modo. laddove ero io a insegnare a te. laddove ero io a mostrarti come riempirmi. nel modo in cui avevo bisogno di essere riempita. quanto mi sono trattata male. a dare a te il merito del mio affetto solo perché l’avevi sentito tu. a pensare che fossi tu a darmi forza. intelletto. bellezza. solo perché tu notavi queste cose. come se non fossero già state in me prima che ti conoscessi. come se non le avessi conservate dopo che te ne sei andato.
mi dici
che non sono come le altre
e impari a baciarmi a occhi chiusi
c'è qualcosa in quella locuzione - nell'idea
che per essere desiderata io debba essere
diversa dalle donne che considero sorelle
che mi fa venir voglia di sputare fuori la tua
come se dovessi esser fiera di essere scelta
come se dovesse essere un sollievo pensare
di essere meglio di loro