
PORTE
Appena aperta la porta finestra
imponevi all'aria l'inchino
lo sguardo così felice copriva il mondo
poi ti giravi e non avevi paura
di mostrarmi il giorno diverso
che fuoriusciva dalla pelle
intasando i pori il nervo vago
ho disperso l'umore tra il vuoto
penso a quando guardi le insegne
a intermittenza mentre cammini
tra le strade illuminate dai fari
ma non sei con me non sorridi
con me e lavo via il senso
come se fosse una macchia.
(Maurizio Manzo)
Una voce alta e significativa quella di Maurizio Manzo per la quale vale la pena di scomodare l’appellativo Poeta
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Wow Flavio, troppo, ma grazie.
Un caro saluto.
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no, il giusto, un saluto
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è indubbio che l’afflato umano del discorrere poetico, fluisca (in ogni senso) avanti e indietro lungo il tempo. un porgersi del tipo “mi trascorri addosso ma non sei con me”.
ed ecco quello spazio intermittente e quasi vuoto (tra una parola e l’altra).
peraltro, nonostante quanto sopra, le forti con/sequenze evocative delle tue aperture illuminate, mi appare che dipendano in ugual misura da come sono *porte*…
: ))
non so se mi spiego: è che – personalmente – capita assai spesso che mi perda nei pensieri mentre gua(r)do il flusso delle luminarie… che dici? mi aspetta una vecchiaia uguale a quella di mia madre a spasso con l’Alzheimer?
: ((
un abbraccio
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ai flussi non si comanda…:(
un abbraccio alla tua mamma e a te!
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