
OMBELICHI
Faccio silenzio nel vuoto
non c'è più il tetto e non urlo
non c'è più mamma e papà
e non urlo perché ci sentono
il mondo intero può sentirci
sono stretto agli ombelichi
di tutti i tempi di tutti i tumulti
ho smesso di sognare ho smesso
di agitarmi di afferrare gli arcobaleni
c'è troppo buio che ci affoga
non dite a tutto il mondo
che dovrebbe essere uguale
lasciate qualcuno felice
per dare un senso al cielo
“Stretto agli ombelichi di tutti i tempi” è un’immagine straordinariamente originale, che lega l’esperienza individuale a quella collettiva e ancestrale. È un richiamo all’umanità condivisa, a un legame universale che attraversa i tumulti della vita.
“Ho smesso di sognare, ho smesso di agitarmi” segnala un passaggio verso una forma di rassegnazione o forse una consapevolezza più cruda. Gli “arcobaleni” diventano irraggiungibili, simbolo di speranze o illusioni lasciate indietro.
Il buio, quasi fisico, che “affoga”, rappresenta, secondo me, una disperazione opprimente. Tuttavia, introduci una svolta: il desiderio di preservare la felicità di qualcuno per dare un senso all’universo, quasi a dire che la gioia, anche se rara e individuale, è una luce che non può essere spenta.
Il tono mi sembra intimo e vulnerabile, ma mai sentimentale. C’è una forza nel rifiuto delle convenzioni (“non dite a tutto il mondo che dovrebbe essere uguale”) e un appello sottile alla diversità dei sentimenti, dove anche la felicità isolata ha valore.
Questo testo poetico, al mio sentire, è un grido sommesso, una riflessione universale sull’esistenza che si nutre di immagini profonde e di una malinconia che trova un fragile equilibrio nella speranza. È potente e commovente. Bravo! 🙏
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Grazie mille, Nadine, ottima lettura!
un abbraccio. 🙏
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