NEOBAR scritture _ PROTEGGI_ 18 marzo 2025

NEOBAR scritture di Abele Longo

PROTEGGI

Immagini e utopie per le anime pezzentelle. Suggestioni dal Cimitero delle Fontanelle di Napoli

a cura di Angelo Curcio e Silvana Pasanisi con foto di Gelinda Vitale. Un’antologia per raccontare anfratti e fatti di credenze, miti, storie legate al culto delle Anime Pezzentelle, a Napoli. Comunità poetica Versipelle, con un contributo di Gianni Lamagna, Delta 3 Edizioni, 2024

Martedì 18 marzo 2025, ore 21:30, sul canale Youtube di Neobar: https://www.youtube.com/@Neobar-channel

con la partecipazione di Antonio Califano, Maria Gabriella Cianciulli, Anna Rita Merico, Silvana Pasanisi, Emanuela Sica.

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Per grazia ricevuta

Memorie dal sottosuolo. Chiunque posi lo sguardo, attento e scrupoloso, sul Cimitero delle Fontanelle, su quello che rappresenta, lo associa immediatamente a due opere letterarie: l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters per i personaggi e Fëdor Dostoevskij per l’ambientazione.
Lo ammetto, partendo da lì, mi sono innamorata. Di un cimitero che è parte visibile di Purgatorio.
La storia fa parte del tessuto ancestrale della città di Napoli dove le anime hanno lo stesso diritto di
cittadinanza dei vivi.
Da sempre a Napoli i cittadini di buona condizione sociale all’atto della morte volevano essere seppelliti in chiesa. Per una questione di vicinanza con i propri cari e col culto.
I “salmàri”, deputati dalle Chiese a sotterrare i defunti, in molti casi facevano finta di tumulare i corpi
in chiesa, ma, appena possibile, li posizionavano in uno dei tanti sotterranei di cui il sottosuolo di
Napoli è ricca.
Questa situazione causò un sovraffollamento che diventò ovviamente intollerabile con l’arrivo di
un’epidemia cruenta e terribile come quella della peste del 1636 che causò qualcosa come 250.000
vittime e per il colera del 1836.
Proprio durante la peste iniziò a svilupparsi un culto particolarmente forte e sentito nei confronti
delle Anime del Purgatorio: anime senza nome, senza parenti disposti a chiudersi in preghiera per
loro, bisognose quindi di attenzioni e cure. Di certo queste anime sole e anonime (pezzentelle) per
ottenere la salvezza, il Paradiso, sarebbero state disposte in cambio di una adozione sentimentale a
fare piccoli favori, come esaudire desideri, dispensare guarigioni, elargire ricchezze tramite vincite
al gioco.
Così negli ipogei pieni di ossa abbandonate e senza nome della chiesa di Santa Maria delle anime
del Purgatorio in via dei Tribunali e del Cimitero delle Fontanelle nelle donne partenopee nacque
l’usanza di adottare un’anima “pezzentella”, scegliendone con cura la “capuzzèlla” (il teschio), spolverandola, mettendola al riparo, adorandola col “refrìsco”. Il “Refrisco”, è una preghiera dell’adottante
dell’anonimo morto, i cui effetti dovranno poi ridiscendere sulla terra, una sorta di “do ut des”:
preghiere e cura in cambio di una risposta tangibile da parte dell’anima adottata, che si sarebbe
preoccupata di assicurare al suo putativo parente favori e benefici.
La pezzentella diventava parte della famiglia; visitata almeno una volta la settimana, a lei ci si confidava e si chiedevano grazie tramite bigliettini lasciati nella capuzzella.
Ad esempio, eccone uno che sperava in una vincita al Lotto: Anima bella venitemi in sogno e fatemi sapere come vi chiamate. Fatemi la grazia di farmi uscire la mia serie della cartella Nazionale. Anima bella fatemi questa grazia, a buon rendere…
Se però le grazie non arrivavano, l’adottante le teneva il muso iniziando a maneggiarla bruscamente,
evitando di spolverarla, ignorandola ostentatamente sino ad arrivare, in casi estremi, a ripudiarla
con ignominia, sostituendola con un’altra.
Le foto di Gelinda Vitale suscitano un coro armonico di emozioni, sono come una musica che sfiora
con delicatezza e rispetto le forme di questi resti che sembrano appartenerci.
Intorno a questa musica bisognava trovare le parole, circondarle di significati, urlare il bisogno che
ancora abbiamo noi di un aiuto per attraversare il mistero della vita e della morte. Così siamo stati
sfrontati e abbiamo chiamato poeti da tutta Italia, percorsa interamente da Nord a Sud, per dare
sigillo e fervore all’essenza di queste anime.
Tutto questo nasce dall’incontro di Gelinda Vitale, Angelo Curcio e di chi vi parla. Molti anni fa ebbe inizio questo percorso fatto di passione, studio e ricerca. La comunità poetica Versipelle ha abbracciato il progetto con entusiasmo e questo ci ha consentito di dare respiro e spazio alla voce e alle immagini, aprendo le braccia anche a preziosi contributi esterni a Versipelle, in un flusso di incontro e conoscenza che muta il corpo poetico e lo migliora. Che muta noi e sempre ci migliora.
Silvana Pasanisi


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