Nello stesso anno in cui Louise Glück pubblicò la poesia “Circe’s Power/Il potere di Circe” (vedi qui), cioè nel 1966, pubblicò anche un’altra poesia di tema mitologico “Circe’s Grief/ Il dolore di Circe”, facendo ancora riferimento alla figura classica di Circe dall’Odissea di Omero.
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Circe’s Grief
In the end, I made myself
Known to your wife as
A god would, in her own house, in
Ithaca, a voice
Without a body: she
Paused in her weaving, her head turning
First to the right, then left
Though it was hopeless of course
To trace that sound to any
Objective source: I doubt
She will return to her loom
With what she knows now. When
You see her again, tell her
This is how a god says goodbye:
If I am in her head forever
I am in your life forever.
*
Il dolore di Circe
Alla fine, mi sono fatta
conoscere da tua moglie come
farebbe un dio, nella sua casa, a
Itaca, una voce
senza un corpo: lei
si fermò nella sua tessitura, con la testa voltata
prima a destra, poi a sinistra
sebbene fosse ovviamente incapace
far risalire quel suono in una qualche
fonte oggettiva: dubito
che tornerà al suo telaio
con ciò che ora sa. Quando
la rivedrai, dille
che questo è il modo in cui un dio dice addio:
se sarò nella sua testa per sempre
sarò nella tua vita per sempre.
*
(trad L.Z.)
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Anche in questo monologo drammatico la poetessa fa parlare Circe, che racconta gli eventi accaduti dopo la partenza di Ulisse/Odisseo dall’isola di Eea, e ne cattura magistralmente l’impotenza, il dolore e la rabbia per non aver saputo lei, dea, trattenere il mortale che ama.
Non essendo più Ulisse il narratore, cambia anche la prospettiva della storia. Nell’Odissea era stato lui a raccontare la storia ai suoi ospiti, i Feaci, che erano rimasti e impressionati da questa e dalle molte altre sue avventure. Nel racconto dell’astuto eroe Circe veniva ritratta come la tipica creatura malvagia: bella e sensuale. ma feroce e ingannevole, colpevole di aver somministrato agli uomini di Odisseo del vino contenente droghe insidiose che li aveva trasformati in maiali.
Ulisse, con l’aiuto di Hermes che gli aveva offerto una pozione immunizzante, si era recato da lei per sventare il suo piano e aveva minacciato di ucciderla, per poi finire a letto con lei. L’eroe infallibile e benedetto dagli dei aveva fatto l’amore con la donna ingannatrice, non solo tradendo la moglie fedele ma quasi vantandosi con i Feaci per aver dormito con una bellissima dea. Però, una volta a casa, non ne aveva fatto cenno alla moglie Penelope.
Ebbene, “Circe’s Grief” non solo cambia la prospettiva di questa storia, ma aggiunge un colpo di scena: la maga va da Penelope e, come sola voce sfuggente, le rivela che suo marito ha dormito con lei. E’ la vendetta di una Circe addolorata per essere stata abbandonata: raccontare alla moglie la vera storia di ciò che è accaduto sulla sua isola.
La reazione di Penelope verso quel suono senza corpo è di completo disorientamento: volta la testa “prima a destra, poi a sinistra”, e poi smette di tessere.
E ora, sebbene Ulisse sia riuscito a lasciare l’isola, non potrà mai dimenticare la maga, perché sua moglie avrà sempre quel “suono senza corpo” in testa e non dimenticherà mai che l’uomo l’ha tradita.
Per sempre.
Con questo atto, Circe afferma la sua immortalità non solo come dea ma come una presenza significativa che trascende sia il tempo che il luogo.
“… questo è il modo in cui un dio dice addio: /se sarò nella sua testa per sempre/sarò nella tua vita per sempre”: questi versi finali descrivono meravigliosamente gli effetti persistenti di relazioni ed esperienze. Indicano che la sua presenza nella consapevolezza di Penelope la renderà eternamente parte anche della vita di Odisseo.
Questa “eternità” però non è solo una prerogativa degli dei; le relazioni o le esperienze possono avere un enorme impatto nella memoria delle persone, diventando quasi divine nella loro persistenza.
Quindi il messaggio di Circe non è solo una testimonianza del suo potere duraturo, ma anche della capacità umana di lasciare segni indelebili nelle vite degli altri.
Questa Circe ha una profondità emotiva e una complessità infinitamente superiori al personaggio mitologico. La Glück l’ha elevata da semplice figura mitica a emblema di temi universali quali l’amore, la perdita, l’addio, e l’inquietante permanenza della memoria.
Immagine: Susan Seddon Boulet, Untitled (Circe), 1975
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💙💙💙
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Again, very interesting and well told, Louisa
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Thanks a lot for your kind words, dear Don!
Much appreciated 💓🌺
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Beautiful!
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Thanks a lot 🙏🌺🙏
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