
Rosa Balistreri nasce a Licata nel 1927 e muore a Palermo nel 1990. È una delle voci più potenti del folk siciliano del Novecento, una cantante che ha saputo portare nei teatri e nelle piazze la memoria delle ingiustizie, della povertà e delle sofferenze degli ultimi. La sua voce non è quella di una semplice interprete, ma di una narratrice del dolore e della dignità popolare, di chi conosce la fatica e sa trasmettere il peso delle storie che canta, dalla guerra alla fame, dalla violenza sulle donne alla solitudine dei lavoratori. La sua produzione si muove attraverso testi popolari, antichi e moderni, racconti e canti che rivelano un profondo impegno civile e umano. In questo percorso culturale si inserisce in modo centrale la relazione con Ignazio Buttitta. Il loro rapporto nasce negli anni Sessanta, quando Balistreri comincia a inserire nei suoi concerti anche liriche di poetica impegnata e di resistenza culturale, interpretate con la sua voce graffiante e profonda. Buttitta vide in Rosa non solo una voce, ma un “personaggio favoloso”, una presenza che incarnava la Sicilia nella sua interezza, con la forza della sua storia umana e con la capacità di dare voce ai silenzi di una terra che ha conosciuto schiavitù, sfruttamento, guerra e sopraffazione. In questo senso la loro collaborazione non fu solo artistica, ma un patto culturale di testimonianza e di denuncia. La pace, nella produzione di Balistreri, non è un concetto astratto ma emerge dal racconto delle ferite, dalla memoria dei lutti e dall’invito implicito a non ripetere la follia della guerra. Un esempio potente è il testo Ninna nanna di la guerra, una ninna nanna che capovolge la sua funzione tradizionale, e diventa un canto contro la violenza dei conflitti che porta lontano o toglie per sempre chi si ama. Nel testo, canto popolare di anonimo, la madre culla il figlio mentre ricorda che il padre, morto in guerra, non potrà mai conoscerlo. Questo contrasto tra tenerezza e dolore rende la canzone un atto di testimonianza contro ogni conflitto.
Ninna nanna di la guerra
Ed alavò, sunnuzzu viniti
Ca ju l’annacu e vui l’addummisciti
Ed alavò, figliuzzu ammannatu
Suliddi semu, to’ patri è surdato
Ed alavò, figliuzzu di Diu
Ca tu nascisti e to’ patri muriu
Muriu a la guerra un ti potti vidiri
Suliddi semu, suliddi a patiri
Bò, bò, bò, dormi, figliu e fai la vò
Bò, bò, bò, dormi, figliu e fai la vò
E fai la vò
Fai la ninna, sonno, vieni
Che io lo cullo e tu l’addormenti
Fai la ninna, figlio bello
Siamo soli, tuo padre è soldato
Fai la ninna, figlio di Dio
Che tu sei nato e tuo padre è morto
È morto in guerra, senza poterti vedere
Siamo soli, soli a soffrire
Fai la ninna, dormi, figlio, fai la nanna
Fai la ninna, dormi, figlio, fai la nanna
Fai la ninna
CG
Una risposta a "Rosa Balistreri, la pace nella canzone popolare siciliana (Cipriano Gentilino)"