Antonio Spagnuolo_ Dissolvenze e sussurri

C’è nell’incontro con il poeta e l’uomo la sorpresa dell’imprevisto, quella capacità infaticabile di ascoltare e esplorare il linguaggio simbolico della vita attraverso l’immersione significativa in se stesso e nell’altro, un ascolto intimo e accorato, fatto di dettagli quotidiani che vengono illuminati e disegnati con una sobria eleganza formale. Quella di Antonio Spagnuolo è una scrittura dell’anima. (Floriana Coppola)

Antonio Spagnuolo, Dissolvenze e sussurri, La Valle del Tempo, Napoli, 2025


Qualche pozza


Oltre che provvisorio ormai sospeso
il tratto che riunisce i tentativi
delle nuvole sparse tra fiammate.
Lotta di straniamento in qualche pozza
improvvisamente aperta all’arcano
che rassomiglia a fratture della mente,
sempre incantata.
Parole allora di colore rosso
proietteranno gli ultimi sguardi invidiosi
tra i brividi che suggellano il congedo.
Ecco i frammenti ricomporre memorie
per la mano che scava rovistando.


Gerusalemme

Il vento sibila tra le antiche mura
di Gerusalemme e le pietre tremano stanche
sotto quel cielo che chiedeva pace
ed ora è squarciato dal fuoco.
Dove pregavano mani intrecciate
ora s’alzano pugni e fucili,
tra passi confusi che grondano sangue.
Chi ha spento le luci dell’alba
e muore tra i vicoli che furono sacri?
Eppure c’è un seme tra polveri e macerie
che è il sogno di un bimbo che ammira le stelle
e chiede smarrito il silenzio.
Ferita e divina ritorni la tua preghiera
fra le carni strappate e i ricordi di amore.


Vecchiaia

Vecchiaia
non più l’urgenza della passione ardita
ma dolce come nettare
ormai non brucia, intiepidisce il petto.
Presenza al tocco dei silenzi
senza parole sussurrando appena
è brina al vetro quando fuori è sera
e il focolare ha ceneri pressanti
dei fragili ricordi.
Non grida più ma scalpita
tra spine che non sono acute.
Etereo ma più vero
perché cammina lentamente
con pelli avviluppate ogni mattina.
Le semplici carezze più volte
sanno fondo di bosco.




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