“Guerrare humanum est?” – IV

Non so dire se la massima di Eschilo (525-456 a.C.), padre della tragedia greca, possa essere intesa *anche* come ulteriore esempio del fatto che la storia spesso si ripete. Certo si è che, incidentalmente, proprio tramite Eschilo ci sono giunte importanti testimonianze sulle guerre *persiane*.

In ogni caso, l’ennesimo assassinio della verità in periodo di guerra, ci viene illustrato dal missile che tra l’8 e il 9 marzo colpisce l’abitato dell’area di Sitra, in Bahrein.

Russia e Iran denunciano il fatto, affermando che si tratta del lancio difettoso di un missile patriot partito da una base limitrofa: invece di intercettare un drone iraniano, il missile finisce per colpire edifici civili. Lo U.S. Central Command replica con un “FACT CHECK”, che ricorda molto quello della propaganda in Unione Europea (non a caso, l’UE è ormai un sub-dipartimento della NATO).

Insomma, lo U.S. Central Command, depositario del “THE TRUTH”, indaga e ci sbatte in faccia la Vera Verità. Peccato che esista ancora un minimo di libertà nel web (che infatti *deve* essere silenziato o addomesticato) e che poco dopo venga pubblicato un video amatoriale (non solo autentico, ma anche geolocalizzato) che conferma esattamente quanto riportato da Russia e Iran.

Nel video, l’intercettore patriot lanciato dalla vicina base militare Riffa Air, precipita poco più avanti in un’area fuori campo (ma ben riconoscibile per l’esplosione alla fine del video), ferendo 32 civili, quattro dei quali in condizioni critiche secondo fonti locali.

Nelle immagini sottostanti, la geolocazzizane del video e la ricostruzione del punto di partenza del missile.

Ma andiamo oltre. Oggi è domenica, quindi concediamoci un attimo di riposo dalle breaking news per raccontare una storia.

C’era una volta, ma c’è ancora oggigiorno l’International Fleet Review (IFR), una pacifica esercitazione marittima internazionale e cooperativa, cui prendono parte un centinaio di navi provenienti da oltre 70 paesi. Degno di nota, l’IFR persegue l’obiettivo dichiarato di migliorare e consolidare le relazioni internazionali.

Nel 2026, l’IFR si svolge a Visakhapatnam, in India, alla presenza del Presidente dell’India Droupadi Murmu e dei capi delegazione di 74 paesi amici partecipanti. Segue una breve cronologia dell’evento.

Il 16 febbraio, si inaugura il Villaggio MILAN, allestito all’interno della base INS-Satavahana. Durante il discorso inaugurale, l’IFR viene descritta come la più grande assemblea marittima ospitata dall’India dal 1947.

Il 18 febbraio c’è la Rassegna Internazionale della Flotta, con 52 navi disposte su sei colonne. Dopo un sorvolo di aerei da parata, una colonna di navi da guerra e sottomarini sfila davanti allo yacht presidenziale. A seguire, una parata di vele, operazioni di ricerca e di salvataggio, e altre manovre aeree.

Il 19 febbraio è il giorno clou: sulla Beach Road, la strada principale di Visakhapatnam, si tiene la Parata Internazionale Cittadina alla presenza dei capi delegazione dei paesi stranieri, nonché degli ufficiali della Marina indiana. Sfilano 55 contingenti e otto bande navali, provenienti da 65 marine straniere. L’evento si conclude con fuochi d’artificio e uno spettacolo di luci laser. Nella foto sottostante, il passaggio del contingente iraniano.

Sempre il 19 febbraio, nelle acque antistanti Visakhapatnam, inizia l’esercitazione esercitazione marittima internazionale e cooperativa MILAN.

Degno di nota, ovviamente, trattandosi di pacifica esercitazione marittima internazionale e cooperativa, tutte le imbarcazioni partecipanti al MILAN hanno l’obbligo di non tenere a bordo scorte di munizioni.

Il 20 febbraio c’è il Conclave dei Capi di Stato Maggiore del Simposio Navale dell’Oceano Indiano (IONS), cui partecipano i Capi di Stato Maggiore delle Marine e i Capi delle Agenzie di Sicurezza Marittima di 33 Stati membri e osservatori dell’IONS.

Il 25 febbraio, l’esercitazione MILAN si conclude con una cerimonia di chiusura a bordo della INS Vikrant al largo della costa di Visakhapatnam.

Nei giorni seguenti, un po’ alla volta, le navi dei paesi amici che hanno partecipato all’IFR, si apprestano a fare ritorno verso i paesi di provenienza. Tra tali navi, c’è la fregata IRIS Dena iraniana.

Il 28 febbraio, come sappiamo, inizia l’attacco di USA e Israele contro l’Iran.

La IRIS Dena viene dunque a trovarsi in seria difficoltà: lontana dall’Iran, senza munizioni cerca una via di scampo. A circa 40 miglia nautiche dal porto di Galle (Sri Lanka), attende per 11 ore che il governo srilankese gli conceda il permesso di attraccare in porto.

La questione politica è intricata: Sri Lanka è un territorio di influenza conteso tra India, Cina e USA. Il governo srilankese prende tempo, in massima probabilità cerca dritte internazionali sulla scelta da adottare.

C’è anche una seconda nave iraniana di ritorno dall’IFR svoltasi in India, la fregata IRIS Bushehr: l’equipaggio è composto quasi per metà da giovani cadetti e anche questa imbarcazione chiede un porto sicuro dove riparare. “Through calm dipolmacy and decisive action, the Sri Lankan government, brought the second ship under their protection, ensuring the safety of all 208 Iranians on board”, ci fa sapere un comunicato ufficiale.

Alla IRIS Dena, va decisamente peggio: non fa in tempo a mettersi in salvo a causa dell’attacco di un sottomarino USA. Nel riquadro, un fotogramma del filmato sul siluramento rilasciato dell’esercito americano.

Mentre sta colando a picco nel buio, alle ore alle 5:08 locali del 4 marzo, la IRIS Dena lancia un S.O.S. Risponde solo lo Sri Lanka: è vero che il paese più vicino, ma l’affondamento è avvenuto in acque internazionali, al largo delle sue acque territoriali.

Le navi della marina srilankese giunte sul luogo, recuperano 32 superstiti, alcuni dei quali in gravi condizioni, e 87 corpi dei circa 150 dispersi.

L’8 marzo lo Sri Lanka fa sapere di aver concesso 230 visti d’urgenza ai marinai iraniani tratti in salvo da navi in ​​affondamento.

In merito all’affondamento della fregata IRIS Dena iraniana, Peter Hegseth (Segretario alla Difesa USA dell’amministrazione Trump) afferma: “America is winning, decisively, devastatingly and without mercy”. Hegseth sottolinea anche, tradendo l’eccitazione, che e si tratta del “primo affondamento di una nave nemica da parte di un siluro dalla Seconda Guerra Mondiale in qua”. Sarà vero? Mah… direi di no, ma concentriamoci su un aspetto della questione che mi appare più importante: dopo il siluramento della nave iraniana, il sottomarino USA non si cura minimamente di trarre in salvo i sopravvissuti finiti in mare, come invece previsto da diverse convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS/Montego Bay 1982).

E a proposito della succitata Seconda Guerra Mondiale, ho voluto verificare come ci si comportasse allora in caso di superstiti dopo un affondamento. Sorpresa: durante la Seconda Guerra Mondiale, anche i cattivissimi nazisti prestavano soccorso ai superstiti di un affondamento, ogniqualvolta i loro temibili U-Boot colavano a picco una nave nemica. Almeno fino all’incidente della Laconia, nel 1942.

La Laconia era una nave passeggeri inglese trasformata in incrociatore (attrezzato con cannoni e armamenti), che venne affondata dall’U-Boot 156 al largo delle coste dell’Africa occidentale il 12 settembre del 1942. Le operazioni di salvataggio degli oltre 400 superstiti iniziarono subito: i tedeschi trasmisero in chiaro la loro posizione sui canali radio aperti a tutte le potenze alleate nelle vicinanze e in breve si aggiunse alle operazioni di salvataggio anche l’U-Boot 507 presente nella zona.

Un bombardiere statunitense B-24 attaccò comunque il sommergibile, mentre i superstiti si trovavano sul ponte di prua (in gran parte prigionieri di guerra italiani), uccidendoli con bombe e raffiche di mitragliatrice. Gli U-Boot furono costretti ad immergersi bruscamente per scampare all’attacco aereo, abortendo il salvataggio. I piloti americani del B-24 riferirono erroneamente di aver affondato l’U-Boot 156 e furono insigniti di medaglie al valore.

Wikipedia ci informa che “né i piloti statunitensi né il loro comandante furono puniti o indagati, e la questione fu tranquillamente dimenticata dalle forze armate statunitensi.

L’incidente della Laconia cambiò completamente la politica nazista in materia di salvataggi: Karl Dönitz, comandante della flotta di U-Boot, emanò infatti l’ordine “Laconiarefehl” in cui si vietava agli U-Boot di continuare a soccorrere i superstiti.

Di nuovo, come sempre accade in guerra, diventa assai difficile *distinguere* i Buoni dai Cattivi. Epperò, credo sia doveroso sottolineare, in base a quanto documentato, che i marinai nazisti si comportavano in modo “più umano” sia dei militari americani del tempo che di quelli attuali.

In evidente imbarazzo politico riconducibile alla “ragion di stato” (la firma di un accordo storico per un nuovo quadro d’intesa circa scambi commerciali bilaterali tra USA e India risale a meno di un mese prima), il governo indiano ospitante l’IFR non ha rilasciato un comunicato ufficiale di condanna dell’accaduto (oppure io non l’ho trovato). Nell’immagine a seguire, le felicitazioni di benvenuto dell’Eastern Naval Command indiano all’arrivo della IRIS Dena, poco più di due settimane prima.

E’ dunque toccato all’*ex*-segretario agli Affari Esteri indiano Kanwal Sibal, dare voce al rammarico e al “senso di colpa” del paese ospitante. Vale la pena di leggere il messaggio per intero, che ho tradotto per voi:

La nave iraniana non si sarebbe trovata dove si trovava se non l’avessimo invitata a partecipare alla nostra esercitazione MILAN. Eravamo *noi* gli organizzatori. Sappiamo che, secondo il protocollo per questa esercitazione, le navi non possono trasportare munizioni. Era indifesa. Il personale della marina iraniana si era presentato in parata davanti al nostro presidente. L’attacco del sottomarino statunitense è stato premeditato, poiché gli Stati Uniti erano a conoscenza della presenza della nave iraniana all’esercitazione, alla quale la Marina statunitense era stata invitata, ma si è ritirata all’ultimo minuto, presumibilmente con quest’operazione in mente. Siamo ben lungi dall’essere politicamente o militarmente responsabili dell’attacco statunitense. La nostra “responsabilità” è di natura morale e umana. Sarebbe opportuno un messaggio di cordoglio da parte della Marina Indiana (dopo l’approvazione politica) per la perdita di vite umane tra coloro che erano stati invitati e che hanno reso omaggio al nostro presidente.”

Preciso però, cosa che a mio avviso è ancora più grave, che dai dati raccolti in rete, la US Navy ha in realtà partecipato all’esercitazione navale multilaterale MILAN dell’IRF con un aereo da pattugliamento marittimo P-8A Poseidon (dato confermato da più fonti, in primis dalla US Navy stessa). Non bastasse, l’ammiraglio Steve Koehler (comandante della flotta US del Pacifico) era presente all’IFR, come risulta dai suoi incontri con leader indiani.

Ergo, come già per la scuola di Minab, la colpa finisce per tingersi di dolo (e il cerchio si chiude).

*

In calce, un breve triste aggiornamento dal Libano. Negli ultimi giorni, il numero dei morti per l’attacco israeliano è salito a 826 (tra cui 106 bambini e 65 donne), mentre i feriti sono ormai più di 2000.

E ancora, il 13 marzo, un bombardamento aereo a Burj Qalaouiyah, poco a sud di Beirut, ha colpito un centro di cure primarie della Islamic Health Authority uccidendo 12 (o 17 secondo altre fonti) operatori sanitari. L’OMS ha verificato e condannato l’uccisione di almeno 30 sanitari (e il ferimento di 35) in Libano dal 2 marzo ad  oggi. Per tutta risposta, il portavoce militare israeliano Col. Avichay Adraee ha affermato che l’IDF continuerà a colpire strutture sanitarie e personale sanitario perché le ambulanze sarebbero usate “for military purposes” da Hezbollah (di tale fatto, però non ha fornito alcuna prova). La sensazione di “già visto” è dunque fortissima, essendo lo stesso pretesto che il governo israeliano ha usato per distruggere tutti gli ospedali di Gaza e uccidere molte centinaia di operatori sanitari.

Nel frattempo, la situazione sull’isola di Kharg (l’hub più importante per l’Iran, da cui passa quasi il 90% delle sue esportazioni di greggio) si è fatta critica.

Dopo un bombardamento “mirato”, Trump ha dichiarato che “all military targets were obliterated.” La distruzione dell’aeroporto impedisce di fatto anche l’evacuazione dei circa 8000 abitanti dell’isola.

E’ prevedibile che gli USA abbiano in progetto di invadere militarmente l’isola.

*

Questo quarto capitolo, segna la conclusione di “guerrare humanum est?” (per il momento, ciò che sentivo il dovere di scrivere l’ho scritto)

Riporto qui di seguito i link dei primi tre “capitoli”

“Guerrare humanum est?”- I

“Guerrare humanum est?”- II

“Guerrare humanum est?”- III


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