Quando Carmelo Bene perse il lobo per un morso – Intervista di Francesco Forlani ad Anna Maria Papi

“Né generale, né caporale. Ma neanche un cataclisma di eccentricità. Aveva la calma anche un po’ odiosa di un primo della classe, un pignolo, un Franti-Ghedini che non sbagliava mai la mira. Molto meticoloso, dirigeva il set con voce da prete, un che di mezzo tra la verbosità un po’ odiosa di Sordi e le … More Quando Carmelo Bene perse il lobo per un morso – Intervista di Francesco Forlani ad Anna Maria Papi

Pasolini: Nulla è più anarchico del potere.

Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere … More Pasolini: Nulla è più anarchico del potere.

Gabriella Garofalo: Diastema

  18/10/’10                                                                              a E. Terribile, non hai brughiere a portata di mano, non hai erba selvatica, fiori randagi, foglie- dovrà bastare la tua pietra assorta, verde tradito se l’acqua ferma-

Visioni: Giorgio Brunelli

In che modo ti sei avvicinato all’arte figurativa? Nel ’72, all’età di dieci anni, mio padre mi portò a visitare l’antologica di Henry Moore al Forte Belvedere di Firenze. Per me fu una folgorazione. Il giorno dopo abbandonai il meccano per coniugarmi al pongo.

Simonetta Bumbi, Carlo Mieli: Perché la memoria non ha parole

Io non so di cosa fosse fatta la terra prima del nostro arrivo lì, non so se davvero ci fossero dei fili d’erba a sorvegliare il sole o soltanto il niente ad aggrapparsi al tempo facendo scivolare le ore. Non ho mai chiesto risposte, ma di domande ne ho fatte molte. Il freddo, quando apre … More Simonetta Bumbi, Carlo Mieli: Perché la memoria non ha parole

Visioni: Cristina Bove

In che modo ti sei avvicinata alla pittura? In collegio, a undici anni, l’insegnante di disegno mi vide copiare con precisione il viso di Giuseppe Verdi, a matita. E decise di insegnarmi a dipingere, ad olio, fiori e foglie su portavasi, e poi i primi rudimenti di prospettiva.