Thomas Bernhard, HELDENPLATZ (Piazza degli eroi)
![Heldenplatz[1]](https://neobar.org/wp-content/uploads/2010/02/heldenplatz1.jpg?w=218&h=300)
L’ultimo testo teatrale di Bernhard è un atto d’accusa nei confronti del suo Paese. Il dramma è ambientato a Vienna nel marzo del 1988, cinquantesimo anniversario dell’annessione dell’Austria da parte di Hitler, in un appartamento affacciato su Heldenplatz, la Piazza degli Eroi del titolo. Lì abitava Josef Schuster, eminente intellettuale ebreo spinto al suicidio dalla constatazione che niente sembra essere cambiato rispetto a cinquant’anni prima.
ANNA
Sposarsi è uccidersi a vicenda
Essere sterminato per primo
è alla base del matrimonio
Gli attacchi di nostra madre sono il modo con cui sottolinea la sua forza
Il modo con cui ha manipolato nostro padre negli ultimi venti anni
forse all’inizio non era un recitare
forse non lo è neanche ora
e comunque non fa che recitare
malattie come le sue
sono malattie reali ma anche una recita infinita
[…]
(verso Olga, la sorella)
È la fine anche per lo zio
ma lo zio non è il tipo che si suicida
Persone come lo zio
non si lanciano dalla finestra
non vengono perseguitate dai nazisti
ignorano per la maggior parte del tempo cosa succede intorno
Sono le persone come nostro padre ad essere pericolose
che costantemente vedono e sentono qualsiasi cosa
e perciò hanno sempre paura
Zio Robert non ha sempre paura
Zio Robert sa come godersi la vita
Nostro padre non ha mai saputo godersi la vita
Zio Robert è un edonista nato
Lo zio non crede che tutti a Vienna
siano nazisti
Accetta un certo stato di cose perché non ci crede
per questo sopporta Neuhaus
e alla Musikverein non lo disturbava
che fossero tutti nazisti quelli che andavano ai concerti
Zio Robert riesce ad ascolare Beethoven
senza pensare al Reichsparteitag di Norimberga
nostro padre non ci riusciva
Noi abbiamo sempre preferito essere con lo zio
che con nostro padre
anche da bambini preferivamo correre dallo zio
nostro padre era troppo pericoloso per noi
Quelli che pensano sono sempre pericolosi
gli insospettabili che riescono ad ascoltare Beethoven indisturbati
vanno d’accordo con la gente
Grazie allo zio Robert
abbiamo avuto un’infanzia meravigliosa
Traduzione Abele Longo
Grazie per avermi fatto conoscere questo autore, ho letto la tua traduzione con grande interesse.
Mi ha molto colpita il dialogo, che mi è apparso nella sua crudezza emblematico: la gente non vuol sentir parlare di sofferenze, pregresse o attuali che siano.
Un uomo che non riesce a relazionarsi con gli aspetti gradevoli della vita, che non riesce a dimenticare le atrocità del proprio passato e del suo popolo, è un uomo tagliato fuori anche dagli affetti. Sarà doppiamente condannato.
Credo che la devastazione psicologica anche di un solo sopravvissuto a una tragedia immane quale uno sterminio, in qualsiasi parte della terra sia avvenuto o avvenga, sia una ragione sufficiente per combattere ogni logica razzista, ogni motivazione bellica.
Le conseguenze incideranno a lungo anche sulle generazioni future, ma saranno vissute soltanto come ingiusti coinvolgimenti, impedimenti a una sana esistenza.
Ci vuole coraggio a dirne e a porne in scena. Anche a scriverne.
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testo avvincente e che resta nella memoria, ma è pubblicato in volume in traduzione italiana? per il resto mi èiace come ne ha scritto la nostra comune amica cristina…
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Grazie Cristina e Roberto. Esiste una traduzione in italiano, e se ne parla nel video che ho qui proposto. Non so se e’ ancora disponibile. Io ho visto il dramma qui a Londra e ne sono rimasto molto colpito. Un autore molto interessante, penso di tornare a parlarne…
un caro saluto, Abele
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quando si dice che il caso ha trame più lunghe dei nostri occhi…si dice ciò che accade spesso.
Accanto alla casa in cui abitavo da ragazza, viveva una famiglia composta da tre figli, una femmina e due maschi, il padre e la madre. Dimenticavo di dire che erano ebrei, non perchè per me facesse allora o faccia oggi differenza, erano delle persone con un grande senso dell’ospitalità, molto gentili, molto rispettose e amabili. La madre,non usciva spesso di casa e, d’estate, quando ci si doveva vestire leggeri, raramente esponeva le braccia nude.C’era ancora il segno del lager e lei non voleva esporlo, non voleva mai parlarne,mai. A volte, quando qualcuno dei ragazzi esagerava, nel lanciare il pallone dentro il giardino di casa loro, lei diventava irascibile, sembrava cambiare radicalmente. Fu il marito a raccontare che quel gioco le ricordava il campo di concentramento dove aveva perso altri due figli. La ricordo sempre con affetto, ricordo la sua gentilezza nel dirmi di entrare in casa, ogni tanto sua figlia mi invitava e c’era, in quelle stanze, qualcosa che sembrava portarsi dietro e dentro, un tempo fatto di tantissimo silenzio.
Grazie, per questa presentazione, cercherò questo libro e anche un’altro che, a tua insabuta, è venuto a mostarsi alla fine del video e mi ha attratto. Treno di notte per Lisbona.ferni
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Grazie Ferni. Vissuti del genere, della cosiddetta microstoria, hanno la capacità di ricostruire parte della tragedia; mettere insieme tasselli indispensabili per comprendere quella che Cristina chiama “devastazione psicologica”, l’incapacità di relazionarsi alla vita e agli altri.
un caro saluto
Abele
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grazie Abele! proprio stupendo (molto vivo e da pelle d’oca).
La seconda parte soprattutto, la figura dello zio credo che mi rimarrà indelebile.
Ciao!
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mi dà da pensare soprattutto il fatto che tutto il mondo è paese.
ergo, fossi in Bernhard non mi lamenterei troppo
della triste realtà austriaca: per il peggio c’è sempre posto.
prendi l’italia, ad esempio.
: ((
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Ridurre Bernhard ad uno scrittore di protesta è “grottesco”, tanto per usare un aggettivo caro a TB. Il teatro, e su tutte le opere, Heldenplatz, non si avvicina nemmeno un pò all’immenso scrittore di Antichi Maestri, Cemento, Estinzione, etc. etc. Uno dei più grandi scrittori del secolo e del millennio scorso, uno dei più grandi di sempre. Tirato per la giacca a destra e a sinistra dall’intellettuale di turno, scontentando ovviamente tutti, è quasi caduto nel dimenticatoio. Spero, per quanto lo amo, che possa avere la stessa riscossa di Mahler. E ci vorranno gli stessi anni, temo.
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