Schiavo vostro
La goccia che cade.
La foglia che rimbalza in alto.
Il ramo che sussulta.
Le stalattiti sono grani di zucchero
– a volte acre, a volte dolce …
Un millimetro? Il peso di un sacco di sale
sulla schiena bruna e secca
dei vecchi di salina. Ci fu una linea
che disegnò per prima il fiato
e la civetta che calcò la prima sillaba
era scritta sulla sabbia, fu tracciata
da due dita.
Ci fu un uomo, si chiamava Tal
– ‘o siòr Tal –
che dicendosi per primo schiavo,
per cortesia dovuta ad un amico
ad un parente, inventò la nostra
parola del saluto. Rimase intesa
tal dichiarazione di servizio anche
fra chi era padrone. Sparì col tempo
la lor maniera a malaffare:
i vossignoria, i lorsignori,
i baciamo le mani. “Gradisce
la signoria vostra una partita di … ?”
Prima ancora quello sciavo
– da calle e ponte veneziano –
conteneva una civetta un gufo,
forse un daino, e tanti rii
di sabbia smossa e semovente
filtrata in tante bocche,
in tante fibre di tessuto prima grezzo,
poi più fine, a maglie sempre più tornite
per grumi granuli e farine,
ancor di più, raffinate e rifinite.
Ora è più semplice – meno una vù
e senza esse … – ciao. 🙂
Fernando Della Posta – 20/07/2011
Ballata per Carlo Levi
Secche e vaste e sparse
piantagioni malariche.
Poveri e vani filari
di fichi pruni e vespai
di cespi e piante arse
come polveri e scarse.
(Perso nel giorno è lo sguardo
sui colli.)
Se la pittura amplia e riduce
la fotografia cattura.
Lo scrivere pone
argomenti elenchi storie.
Ma chi guarda o legge ascolta,
apre mondi, di fuga …
Intravisto dagli usci di greto
il guardo dai gelsi di vetro
è argilla che digrada
oltre e dopo il salto.
Qui una Madre, miracolosa,
ha il viso e gli occhi di legno
scolpiti di eco e di segno
di una Cerere scura; vi si chiede
in grazia un’abbondanza
di braccia di uomo e di garza,
di America e fatica – chinino!
(E gli spiritelli Suoi sodali hanno
l’assemblaggio dello specchio quando,
tale umanità difforme
– sua natura di malanno –
si ritrae a far di conto,
negli antri bui del sonno
coi brutti sogni suoi …
dando vita ai Pan ed ai Satìri
con le vesti bianche dei bambini
mai nati o che cresciuti malandatati,
cacciati a via raminga,
a passi solitari)
Così scrisse l’uomo
– almeno per me –
ch’ebbe di sventura un dono
di streghe un cane un libro
– unico coro.
Fernando Della Posta – 15/06/2011
Sul Cane
Mi fido più del cane perché usa la bocca,
sia per aggredire che per accarezzare.
Non ha armi segrete.
Il muso da lontano è il più carino e dolce
ma le fauci da vicino, son le più feroci,
son presagi di razzia.
Perché portano condensa di opposti
in contrarsi e distendersi
di membrane sottili e nere e dentellate
sul palato a coste susseguenti
e dure sulla volta, e rosse vermiglie
sotto i denti bianchi. Lunghi e storti
i canini, se giovani, e la lingua è lunga
a cucchiaio nell’acqua, a carezza molle
sulla faccia degli amici.
Gli occhi sono sempre rivelatori
sorridenti affranti o tristi
più del contrarsi delle palpebre
e delle sopracciglia umane.
Perché il cane più dell’uomo vive l’attimo.
Se soddisfatto e ricambiato poi dimentica.
Per sempre. Non trama.
Se avrà qualche rimostranza da farti
non la rivolgerà mai da solo al mondo
e non a te.
Fernando Della Posta – 07/07/2011


Poesia che sa farsi sintesi, quadro, esposizione, oppure tradurre, con freschezza e puntualità, il proprio vissuto, gli affetti e le vicende del quotidiano. La ballata per Carlo Levi mi riporta tutto un mondo (la pittura e i monachicchi di Cristo si è fermato a Eboli) che per molti di noi è come un’infanzia. E poi la deliziosa poesia sul cane, che molto dice degli umani; la capacità di Fernando di misurarsi con soggetti insidiosi.
abele
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Grazie Abele! Sono contento che la Ballata per Carlo Levi ti ha trasmesso le stesse emozioni che provavo mentre leggevo “Cristo si è fermato a Eboli”. I Monachicchi appunto, hai detto bene! Ci sarebbe da scrivere di tutto e di più sulla immensità di immagini e storie che quel libro evoca e contiene. Un vero capolavoro.
Ciao 🙂
Fernando
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Mi piace di Fernando la capacità di rinnovata e spontanea espressività (ma non inconsapevole, piuttosto, fiduciosa delle proprie parole da non temersi), tale da apparirmi nuovo ogni volta che lo leggo; invidio la sua capacità curiosa di scoperta, qualunque sia il tema lui lo avvicina tendendogli la mano per poi raccontarlo da vicino senza timori, dandosi.
Doris
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Grazie mille Doris! 🙂
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la poesia di Fernando è come sostare davanti al mare-mondo e lui che ti si siede accanto: vedi, dice, questo è il panorama della mia anima.
cb
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Grazie anche a te Cristina. Sono molto contento della tua attenzione verso la mia poesia. Il mare-mondo, bellissima espressione… Grazie! 🙂
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Queste tue ultime poesie mi richiamano le odi elementari di Neruda, che estraggono una narrazione da qualcosa di molto semplice, qui un cane, il ciao, là una cipolla. In particolare ho apprezzato la ballata per Carlo Levi, anche perchè qualche settimana fa ho visitato il pioccolo museo di Alassio (era la sua residenza estiva) con le foto cimeli e i dipinti del paesaggio boschivo e collinare alassino, al quale si addice bene la tua prima stofa.
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Grazie mille Giancarlo. Non le ho lette le odi elementari di Neruda, presto lo farò. 🙂
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