Intervista Senza Domande a Luca Gamberini (Enciclopedia del far niente), di Flavio Almerighi

Enciclopedia del far niente 96, rue de-La- Fontaine Edizioni (2018)

*

Il cielo si è fatto nero

c’è profumo di malva

nell’aria  e il sambuco

è fiorito, un gatto rosso

sul ciglio della veranda

attende il ritorno della

lucertola e penso che

questo sia il mondo 

che mi sia rimasto dentro.

*

A proposito della scrittura di Luca Gamberini faccio mie queste parole di Carmine Mangone:

Le parole di Luca sono un acquerello che tende a sbavare continuamente il suo bisogno di tenerezza. Non dicono la protervia del desiderio, né il nichilismo degli imbecilli istruiti, bensì la bellezza di un respiro comune delle cose. Aprono timidamente la porta all’affetto che ci tende la mano ad ogni sorriso, ad ogni disdetta della superbia. (…)

segnalo il profilo fb di Luca, molto ricco, e il suo nuovo libro di recentissima uscita “Lo sguardo deluso degli specchi

QUI:  https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

*

1) La mia stanchezza è abusiva (pag. 30)

Sono stato raccolto da Sonny Boi e la sua donna Fortuna, a cavallo, di legno, fra i 70 e gli 80, anch’io sono pieno di peli ma l’anticamera dei miei muscoli è deserta, o forse solo disertata. Spossato dall’indebito mi sarei meritato qualche scarpetta in più e, presuntuosamente, anche un’intervista di Mollica comune, ma sono stanco, sempre troppo stanco per questo cuore inutile.

2) Pratichiamo la buona educazione partorita da un guinzaglio (pag. 45)

Moriremo male, ma l’abbiamo scampata bella, oggi si cresce per dare continuità alla malattia, proteggersi dai sani è un sacrificio che va dosato ad ogni rendiconto, si mira a una giovinezza estrema, a soporifere catastrofi, si esercita il dormiveglia in contumacia.

3) Si muore così, sul letto di un embargo, senza ragione. (pag. 54)

Ci stanno sostituendo, uno per volta, lo scarso rendimento ha valore soltanto tra le mura di casa, se non è vuota. Tutte queste dosi e tu, dove ti sei nascosto? Castañeda, col senno di poi che mai avrai, come punto di unione, chi, ha capito, ha capito, chi non ha capito, non capirà mai.

4) Ma fra tutti i destini il più crudele è quello dell’amante (pag. 76)

Rispondere a una non domanda è un autoperquisire, poter scegliere il proprio destino è roba da guariti, se ami un’anima la troverai sempre accanto, se ami un corpo smetterai col trascorrere del tempo di riconoscerlo. Il suo amore per me si sente nella sua voce quando non parla di me, so che mi guarderà morire senza domandarsi chi sono stato, l’albero dell’inverno darà i suoi frutti, che nessuno coglierà. 

5) La storia non insegna, se non il taciuto (pag. 84)

Carmine sta tra l’eroico e l’egoico, scrive la storia recuperando brandelli di insignificante vita, quando lo leggo mi commuovo sempre, ma non tutte le volte. Certe sere, con un suo libro chiuso tra le mani, provo ad ascoltare il suo silenzio, è un nuovo mantra, me lo sono inventato da gran che mi facevo schifo in quel volere sempre avere l’ultima parola. Sto imparando tante cose che la storia non ha mai divulgato, ho vissuto in un’altra dimensione per qualche millennio di secondi ma niente è cambiato, fuori dalle chiese le stesse facce, dentro le galere gli stessi occhi, al confine con la realtà i medesimi pensieri. l’ipocrisia del mondo si svela a se stessa negandosi. Carmine, sì, sarebbe un buon amico anche se ci conoscessimo.

6) Non sono una buona compagnia (pag. 136)

Mi piace una ragazza bionda con la mascherina turchese e gli occhi forse gialli, forse nocciola, la dietista mi ha chiamato al telefono per sapere come stavo, non ho saputo risponderle con dovizia di particolari, sono stato vago, come Pavese passo serate davanti allo specchio per farmi compagnia ma vince sempre l’insulina. Sogno di potere, un giorno, recitare in un film, anche solo un paio di pose, o una posa per dose e diventare così protagonista assoluto del dissesto.

7) Infagottate parole di poeti scaduti (pag. 139)

Mi chiamano poeta gli amici del bar, ma questo per chiunque non è il momento di sapere, è il momento dell’ascolto. Hai mai provato a chiedere ad un poeta se in un giorno di nebbia uscirà il sole? Ammetto di essere deluso, di avere intasato il macero, l’aria che respiriamo non è pulita, il taffio è divenuto uno strumento di seduzione poco originale, mi perdoneranno i poeti per aver abusato della loro ipocondriaca ipocrisia, riescono sempre a venirne fuori grazie ad una giornata in memoria, li trovi sempre dislocati tra la fame e la sete, spargono inchiostro usato spacciandolo per intonso.

8) Se sei stato solo profumo hai barato (pag. 142)

L’elicriso mi ha fatto molta compagnia, lo essiccavo alla luce di un passato grecale. So destreggiarmi bene tra televisori spenti,  il mio scompenso si mostra meno turbolento, come fosse un cinese in coda presso lo sportello di una banca. I letterati avranno certamente da ridire a riguardo di tutto questo sperpero, non ho più notizie di Franco da tanto tempo, lui non ha un omonimo, come ho io, per cui non comprendo l’accanimento nei confronti di chi si spaccia per lui, come se ne fosse al corrente, come se la poesia fosse un affare solo cinese, la metamimica, crescendo, si allontana dalla metafora, se ne fottono tutti quanti delle elezioni anche se poi ti chiedono chi sia stato eletto e la risposta può essere solamente: fatevi fottere tutti quanti.

9) Poi mi ricapito a sera (pag. 143)

Come un necrologio, annoto. Non ti sei mai chiesto a che ora cenano i defunti, io lo imparai per caso, avevo fretta di andare ma non avevo prenotato, mi fecero attendere il mio turno circondato da persone perbene, munite di green pass, riconobbi tra essi un poeta che non mi conosceva, non aveva mai sentito parlare di me e delle mosche contate sui vetri, ancora vive, pigre ma vive. Ritornai a casa che non c’era nessuno ad aspettarmi, nemmeno i miei libri anche solamente pensati. Non ho mai visto un codice Iban così solo, abbandonato al mio destino.

10) E subito ricomincia la fuga (pag. 159)

Immaginavo mi avresti chiesto lumi sul mio genio immaturo, su questo amarmi e odiarmi come se tutto questo fossi io, nascosto tra i versi mentre il detenuto trasloca, è stato un piacere ricevere attenzione. Renderanno la vita difficile ai poeti, e che problema c’è per chi ha vissuto una vita impossibile? I poeti li troveremo nelle piazze a prendersi del folle, gli altri ai concorsi letterari di bellezza, il più lontano possibile dalla realtà, come fosse un’elezione, o una erezione, verrà eletto il migliore.

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2 risposte a "Intervista Senza Domande a Luca Gamberini (Enciclopedia del far niente), di Flavio Almerighi"

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