Riceviamo i seguenti commenti alla poesia di Antonio Sagredo:
Abele, cos’ mi ha scritto lostorico salentino F. P. Raimondi, a prposito dei versi miei su Jan Palach.
Spero che pubblicherai ai commenti.
antonio
—————————————————————————————
Caro Antonio,
trovo molto triste e sconsolante questa tua riflessione sul sacrificio di Jan Palak, nobilitato per un verso dal confronto con i grandi eretici che non ebbero, come lui, l’opportunità di determinare il proprio gesto, e per un altro verso vanificato dalla impossibilità di scuotere e risvegliare la pubblica coscienza con un gesto estetico che tradiva le illusorie visioni del futuro o forse era tradito dal crollo di un mondo di valori che pure mantenne nella reciproca deterrenza e nell’equilibrio del reciproco terrore, una lunga prospettiva di pace. A volte mi domando seriamente se il crollo del muro di Berlino abbia effettivamente corrisposto agli ideali del giovane Palach; se il mondo monopolare e il pensiero unico, con gli esiti bellicistici a cui stiamo assistendo, non abbia smorzato o non stia continuando a smorzare ogni aspirazione dei popoli a società più giuste e più sanamente democratiche.
Un caro saluto
Francesco Paolo Raimondi
——————————————————-
Il fatto è che tu fai una costatazione amarissima, e ancora piú amara dell’amaro, del mondo di allora e come si è evoluto nel nostro. E questo non piace a tutti, perché i ‘tutti’ di solito vogliono salvare il salvabile, ma di salvabile nel seguito al gesto di Palach, e nel mondo che è venuto dopo, non c’è proprio niente da salvare.
Quindi della bellezza di quel gesto, come dici tu, rimarrà per sempre la invulnerabilità.
Non potrei essere più d’accordo.
Grazie della bellissima poesia.
Степан
Steven Grieco-Rachtheb
E ‘ un ricordo vivido ancora quel giorno di gennaio 1969 quando passeggiando per le viuzze leccesi con la radiolina nel palmo di un mano ascoltai la tragica notizia… mi fermai di botto e mi appoggiai al muro per non cadere rovinosamente sul selciato… come se avessi ricevuto un pugno da KO, non mi ripresi subito e giunsi a casa lacrimoso. Io che già studiavo da un po’ di tempo come finirono gli eretici sui roghi (in primis il salentino Giulio Cesare Vanini) restai attonito, pensavo che quei tempi dei roghi – per qualsiasi motivo – fossero finalmente finiti, e invece no! –
Mi ci volle del tempo per riavermi (così come con l’evento dello scorso agosto 1968, dell’invasione sovietica)…
Mai avrei pensato che tre anni dopo sarei stato a Praga come studente borsista a studiare la filologia slava, la letteratura e la poesia ceca, la sua storia ecc. … l’impulso determiannte me lo aveva dato lo straordinario slavista A. M. Ripellino.
—
Questa mattina, 19 gennio 2024, con un gruppo di persone ho commemorato a Piazza Jan Palach in Roma – come ogni anno – la sventurata figura di questo studente praghese.
Consigli amari ma fraterni quelli di Sagredo a Jan Palach, perché a chi si ama non si può consigliare una morte così. Come se avesse voluto caricarsi sulle spalle tutte le colpe del mondo per purificarlo col fuoco del suo sacrificio, rinnovando quello che fece il monaco buddista a Saigon un pugno d’anni prima.
Le coscienze comunque sono state scosse, qualche mese fa ero a Praga e ho sentito ancora il bisogno di andare a vedere il monumento in piazza Wenceslas.
Riceviamo i seguenti commenti alla poesia di Antonio Sagredo:
Abele, cos’ mi ha scritto lostorico salentino F. P. Raimondi, a prposito dei versi miei su Jan Palach.
Spero che pubblicherai ai commenti.
antonio
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Caro Antonio,
trovo molto triste e sconsolante questa tua riflessione sul sacrificio di Jan Palak, nobilitato per un verso dal confronto con i grandi eretici che non ebbero, come lui, l’opportunità di determinare il proprio gesto, e per un altro verso vanificato dalla impossibilità di scuotere e risvegliare la pubblica coscienza con un gesto estetico che tradiva le illusorie visioni del futuro o forse era tradito dal crollo di un mondo di valori che pure mantenne nella reciproca deterrenza e nell’equilibrio del reciproco terrore, una lunga prospettiva di pace. A volte mi domando seriamente se il crollo del muro di Berlino abbia effettivamente corrisposto agli ideali del giovane Palach; se il mondo monopolare e il pensiero unico, con gli esiti bellicistici a cui stiamo assistendo, non abbia smorzato o non stia continuando a smorzare ogni aspirazione dei popoli a società più giuste e più sanamente democratiche.
Un caro saluto
Francesco Paolo Raimondi
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Il fatto è che tu fai una costatazione amarissima, e ancora piú amara dell’amaro, del mondo di allora e come si è evoluto nel nostro. E questo non piace a tutti, perché i ‘tutti’ di solito vogliono salvare il salvabile, ma di salvabile nel seguito al gesto di Palach, e nel mondo che è venuto dopo, non c’è proprio niente da salvare.
Quindi della bellezza di quel gesto, come dici tu, rimarrà per sempre la invulnerabilità.
Non potrei essere più d’accordo.
Grazie della bellissima poesia.
Степан
Steven Grieco-Rachtheb
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E ‘ un ricordo vivido ancora quel giorno di gennaio 1969 quando passeggiando per le viuzze leccesi con la radiolina nel palmo di un mano ascoltai la tragica notizia… mi fermai di botto e mi appoggiai al muro per non cadere rovinosamente sul selciato… come se avessi ricevuto un pugno da KO, non mi ripresi subito e giunsi a casa lacrimoso. Io che già studiavo da un po’ di tempo come finirono gli eretici sui roghi (in primis il salentino Giulio Cesare Vanini) restai attonito, pensavo che quei tempi dei roghi – per qualsiasi motivo – fossero finalmente finiti, e invece no! –
Mi ci volle del tempo per riavermi (così come con l’evento dello scorso agosto 1968, dell’invasione sovietica)…
Mai avrei pensato che tre anni dopo sarei stato a Praga come studente borsista a studiare la filologia slava, la letteratura e la poesia ceca, la sua storia ecc. … l’impulso determiannte me lo aveva dato lo straordinario slavista A. M. Ripellino.
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Questa mattina, 19 gennio 2024, con un gruppo di persone ho commemorato a Piazza Jan Palach in Roma – come ogni anno – la sventurata figura di questo studente praghese.
antonio sagredo
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Consigli amari ma fraterni quelli di Sagredo a Jan Palach, perché a chi si ama non si può consigliare una morte così. Come se avesse voluto caricarsi sulle spalle tutte le colpe del mondo per purificarlo col fuoco del suo sacrificio, rinnovando quello che fece il monaco buddista a Saigon un pugno d’anni prima.
Le coscienze comunque sono state scosse, qualche mese fa ero a Praga e ho sentito ancora il bisogno di andare a vedere il monumento in piazza Wenceslas.
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