Antonio Sagredo: Soltanto versi e saluti al visionario

Leopold_Burthe
Soltanto versi e saluti al visionario

Soltanto versi e saluti al visionario
che i circoli evita per compassione
e alle rette vie che non sanno il centro
resta una pietas sfiorita sulla Terra.

E non c’è modo di affittare una stamberga
dove solo versi e canti alloggiano gratis.
E non si vogliono snaturare le tragedie
per un finale trionfale e una fittizia nemesi.

E ascoltiamo i suoni dei sogni scartati, accucciati
in un angolo ignoto di una oscura materia della conoscenza.
Da una radice sonora ad una sorgente viva un inizio per fissare
una meta che non sa cos’è una partenza e una domanda.

La luce dell’indicibile che ci sorvola e ci trascura
non sa che la creatura è l’unico punto inosservabile.
Come un vino schietto che non produce aceto
il giudizio finale scansa con un brindisi sereno.


Roma, 10 giugno 2025
(tardo pomeriggio)


Quando il conteggio delle ossa ritornò dall’Anagrafe dei Morti
le mie ceneri truccarono il volto spalmato su uno specchio.
Un grugnito di campane si levò come un corale fra canne d’organo.
Dai merletti si rovesciò il liquido spettro di una resurrezione disattesa.

I tuoi occhi di potassio sono armille oscurate da rancidi tramonti,
come la Pietà Rondanini brillano da un’umida cantina romana.
La sua luce è un amaro trionfo per celebrare gli avanzi feriali,
da secoli le stazioni sono miracoli per una storia evanescente.

Abbandonato dalle lacrime sulla soglia rugosa
non vedo più i canti oltre i confini ignoti, e il pianto
non è più per me, e fra le mie dita si sciolgono gli occhi
come ghiacciai… le orbite si sono disseccate nel pozzo.

Non mi resta che ignorare il tragitto e con la lingua
marchiare bestemmie come monatti in lacrime e invocare
una voce senza pietà per un’alcova dove svernare la mia vita
appestata dalla Poesia, e poi il Nulla in ogni preghiera…

e l’inizio di una condanna.

Roma, 24-26\06\2025


Antipoesia?

Il clamore di una fattucchiera sugli altari
rese la parola incombente per i suoni
e i significati… una mazzata sul capo
di un poeta ingenuo e tranquillo come un muto

ossario in una teca antica e in un’epoca
trascorsa fra labirinti di grida, formule strane
che la retta via della fisica deformano in assiomi
innaturali… quanti numeri ancora da scoprire!

E se ne veniva il poeta per il sentiero contorto
dai suoi occhi - una campagna obliqua davanti
e il passo tardo e lento di un Francesco rassegnato
alle cadenza dei suoi versi inattuali - oggi, e per sempre?

La visione di un capestro lo tallonava sino alle viscere,
il suo piede non creava orme e né tracce per una fittizia
testimonianza - la sua storia nel corpo vano
e soltanto le sue dita ancora sui leggii segnavano i pensieri.

Le tue conoscenze latine non bastano più,
soltanto per un traduttore straniero ha senso
la memoria, e la terra che ti reggeva i sogni
era desolata, marcia davanti a un rinascimento.

Roma, 29 giugno 2025
(ora terza)



Non posso, non voglio stare dietro ai tuoi fantasmi spenti!
La Clinica della Felicità ha serrato i ranghi depressi.
E non ho voglia di altri succursali – alcove di libeccio antico
dove brillano per la gioia dei pensieri foschi labirinti.

E dai saloni alle stanze gli sguardi in fiamme degli specchi
respiravo indenne con tutti i mali della fattucchiera siciliana.
E qui, vuote, si mutarono in cripta salentina le orbite orfane,
e gli applausi dei marosi in sibillini variopinti caroselli.

Roma, 7\8\9 luglio 2025


Abbiate pietà almeno del poeta e dei suoi sogni, Poesia,
che non ti nascondi per errore, per calcolo o finta invenzione.
Il tragitto non prevede ponti, ma ricavi di errori e di parole
per non abbandonarti alla gloria priva di visioni.

Attendere da Canossa un perdono e col capo chino una preghiera
è consegnare al potere la disfatta di un nuovo immaginare.
Ma il verso è come una vendetta che conduce al capestro il corpo
di chi senza il pensiero celebra una vittoria presunta senza appello.
E non rinnegare al suo futuro il mistero della parola
- questo sale che regna da secoli è una medicina incrollabile,
e più di una fede conosce gli inferni salutari e i malsani paradisi
che dell’ombra mutano la natura in numinosa ascensione.

La partenza in terza classe fu amata da Boris e Antonio,
che sull’umile legno, fra gli scarti dei vagoni, sognarono
le leggende di due giovani poeti... amici - e l’immortalità vinse
la violenta morte come la legge dei martiri conferma e sigilla.

Roma, 13 luglio 2025
(dall’ora terza alla quarta di leuca)


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