Franca Alaimo_Le cercatrici d’acqua. Nota di lettura Maria Allo

 

Le cercatrici d’acqua  

FRANCA ALAIMO

prefazione di Andrea Accardi

quarta di copertina Luca Pizzolitto

ed. ilglomerulodisale, 2026

 

 

Concretezza visionaria nell’universo creativo di Franca Alaimo

 

Già sale la luce dell’aurora.

Non ho che me sola.

La memoria non duole.

Sono nata e morta ora. (p.19)

Franca Alaimo

La poesia autentica non si perde mai nell’astrazione, ma vibra di vita concreta e pulsante. La recente opera “Le cercatrici d’acqua” di Franca Alaimo sgorga come una sorgente limpida, alimentata da un desiderio profondo di chiarezza e da un vigoroso potere evocativo. Con maestria intreccia la precisione di una lama, l’essenzialità di una goccia e la potenza vibrante di un’onda capace di dischiudere gli orizzonti più reconditi dell’anima. Attraverso la magia della parola, l’autrice esplora le profondità più intime del sentire umano, cesellando immagini che vibrano di una luce primordiale. In questo spazio pulsante di vita e di silenzio luminoso, si riversa l’essenza della sua ricerca: “Le cercatrici d’acqua” è un viaggio poetico che scava nell’intimo della bellezza, riscoprendo nel suo flusso continuo il sacro abbraccio tra parola e anima. La sua voce poetica supera i confini dell’immanente, intrecciando il respiro dello spirito con il tessuto del linguaggio, per tratteggiare visioni eteree, cristallizzate nel profondo della coscienza. La poesia di Alaimo non si limita a esistere: fluisce come rugiada, silenziosa ma incisiva, lasciando sul cuore tracce di una grazia disarmante e di verità crude, capaci di sfidare il senso stesso del vivere e mutarsi in carne pulsante. Le parole vibrano nell’anima, e al centro di questo universo lirico si staglia la figura femminile, una presenza avvolta nella luce di un’eleganza tacita. Nasce qui un intreccio di voci, un dialogo sospeso nell’etereo, come un filo tenace che unisce Alaimo e Daita Martinez. Il poeta si spinge oltre i confini del visibile, raccogliendo enigmi nascosti e riportando in vita profondità rimaste in silenzio. In questa danza poetica si intrecciano altre essenze femminili, omaggiando Gianna e Isabella Bignozzi, creando un canto corale che vibra nell’aria e si radica nel tempo. Con determinazione l’autrice afferma la sua delicata unicità: un’eterna sete alimentata da desideri impossibili, che ci riporta sempre a noi stesse, più consapevoli, più vive: Non riuscirò mai a eguagliare/ l’andatura del vento tra le foglie, /la sua voce che sa ciò che tocca” (p.121). Nell’universo poetico e intimo di Franca, infatti, l’amore per la vita non è un amore senza contrasti, esso, come ogni amore ha le sue pene profonde e segrete, conosce l’angoscia e il tormento dell’incomprensione e della  sofferenza, come pioggia incessante che scava la roccia, è un elemento essenziale: “Tu, figlio, quasi irreale/ dentro il reale devastato…” (p.24); “ e pensando a mio figlio / che da troppe stagioni/ non mi ha più donato/ una sola gemma di gioia“( p.43); La solitudine ha inizio/ dalla stella più remota”(p.29); “ Non so quale madre mi manca/mentre, tra lunghi singhiozzi,/ si dondolano sulla bocca/ i più teneri vezzeggiativi //se quella dell’amore immacolato/ o l’altra con le mani vuote”(p.40).  Tuttavia, da questo dolore che solca l’anima, sboccia una tenacia straordinaria. Franca si rivela come una figura solida, consapevole della complessità del proprio mondo interiore, ardente e vibrante di vita, sostenuta da una visione poetica autentica: “Adesso devo convincere/ il mio corpo a vivere” (p.41); “Se ci amiamo/ tutte le cose si amano” (p.49). In Franca Alaimo si manifesta la forza di una donna e di un’artista in grado di trasformare il tormento in energia vitale. Con incrollabile determinazione affronta le stagioni più difficili, trovando uno spazio di libertà e autonoma espressione. È un’intellettuale con una missione precisa e una visione lucida sulla funzione della lingua poetica, pienamente consapevole del proprio ruolo e delle proprie capacità.  Quando si parla di dichiarazioni di poetica, è impossibile non citare Metafore poetiche: “Per aggiustare i dolori/ho imparato a spargere/ nei miei versi l’aroma delle metafore… (p.86). Fondamento di questa poesia è l’uso sorprendente della metafora con la tensione massima dei confini del traslato che spinge al limite le barriere del significato, creando un ponte audace tra il mondo animato e quello inanimato. Il risultato è una composizione densa di immagini potenti, capaci di segnare con la loro straordinaria chiarezza e forza: la poeta appare sospesa, come un funambolo sopra l’abisso del dolore, ma si aggrappa a una speranza intangibile. Prima di precipitare nel vuoto, percepisce l’attesa di un abbraccio salvifico, fatto di suoni avvolgenti e misericordiosi. La raccolta si chiude con un’immagine emblematica, tracciando l’affascinante geografia di un corpo-giardino primordiale: “Non sono più la piccola fuggiasca/che provava a volare tra i rami/saziandomi di luce e calore/ come una cartellina. Adesso// mi esercito ad uscire dormendo, / cancellandomi, numeri indirizzi, scrivendo, leggendo per ore.” La scrittura di Franca Alaimo si fa prisma luminoso, capace di condensare infiniti orizzonti in minimi dettagli. Nei suoi versi, l’eco dell’insegnamento oraziano dissolve schemi e legami, creando una densità pulsante, intrisa di sintagmi nominali che si intrecciano come radici profonde. Da questa compattezza emergono  molteplici significati, lasciando il lettore ad esplorare territori enigmatici, sospeso tra ciò che non si può nominare e ciò che semplicemente è.

____________________Maria Allo

 

***

 

Selezione testi da Le cercatrici d’acqua, collana di poesia – icaro – diretta da Gaetano Giuseppe Magro

 

 

da inverno:

Una foto

Il viso quasi svanito
di me bambina in una foto
datata sette luglio del cinquantatré,
ma gli occhi ‒ due pozzi neri
spalancati nel giallore ‒
guardano qualcosa ancora
di cui non ho più memoria.
Adesso, però, ho paura:
non voglio più sapere
cosa vedevano e perché.

*

da primavera:

Mentre il sole
racconta il suo morire,
s’aggruma nel giardino
il nero della sera
sbriciolando i fiori
nati soltanto l’altroieri.
Ma già riluce la luna
bianca come la perla,
che adorna il mio anulare.
Tale è l’anima mia
che ora s’imbruna,
ora si schiara.

*

da estate:

Oltre

Questo cielo slargato, blu
come una tunica angelica,
e questa luce onirica laggiù
dove sfreccia come un dardo
d’oro uno stormo di passeri,
se mai oltre l’orizzonte ci sia
quel luogo senza tenebre,
che vibra nelle gole piumate
screziate come calici di fiori.

*

da autunno:

Metafore poetiche

Per aggiustare i dolori
ho imparato a spargere
nei miei versi l’aroma delle metafore.
Guardando il biancore
della luna che penetra nella stanza,
disegno nella memoria
il volto di mia madre
china sul mio respiro di bambina;
e poi, quando fa vento,
scrivo fruscìo
ed è quello dei noccioli
davanti all’uscio di casa:
imparai a contare contandoli:
uno  due  tre  quattro,
quanti furono i nostri anni insieme.
L’estate è una manciata di more
buone e dolci come la sua voce
che annuso, che mangio,
che mi colora la bocca e dico: viola,
come vedessi la sua veste di cotone
che s’impiglia tra rovi e ramaglie.
E prima di ogni parola, il fiume,
la più antica figura dell’acqua uterina,
che in lei navigai, quel mormorio
sempre trascorrente nei pensieri,
rete d’incanti l’acqua blu e oro
dove i suoi capelli s’allargavano
come petali di girasole.
Sulle rive il verde cupo degli aquifogli
e i fiori bianchi delle petagne,
i colori benedetti dell’infanzia.

*

Ancora l’ismene

Fedele alla dolcezza settembrina,
il fiore dell’ismene torna ad aprire
la luce degli stami e la sua forma figurale
di sei nastri bianchi come spuma marina.
China sullo stupore dell’aroma
che si diffonde lento, zampillando
dal centro della sua coppa trasparente,
so com’è giusto essere viva qui
insieme alle altre cose vive.
E ora che la sera scende
e si colmano gli astri di luce e di silenzio,
respira il noi che siamo io e l’ismene,
voluto da chissà quale dio
per questa gioiosa simmetria
fra le fioriture del cielo e della terra.

*

da  inverno (II):

La mosca

Starmene muta a guardare
dietro i vetri di una finestra
i passi lenti della sera
che sempre più oscura
le immagini del mondo.
Di fronte un giardino di alberi spogli,
di vento che trascina le foglie,
che sfiata sospiri dalle fessure.
Il passato è un fantasma.
Non so come chiamare altrimenti
la disperazione dell’assenza
l’andare soltanto a memoria
per rifare presenti
sorrisi gesti intonazioni intanto
che ronza una mosca nera
come ‘quella’ parola triste nella testa.
E per scacciarla non ho che una mano
che vagola invano nell’aria.

*

da ora zero:

Incenerimenti

Questo tempo dolente, annoiato,
che fa scempio nella memoria
come fiato di vento gelato.
Non sono più la piccola fuggiasca
che provava a volare tra i rami
saziandomi di luce e calore
come una cardellina. Adesso
mi esercito ad uscire dormendo,
cancellando nomi numeri indirizzi,
scrivendo, leggendo per ore.
L’angelo stanco della vecchiezza
non capisce tutta questa ubriachezza
di versi recitati come rosari.
Ed io non gli ho ancora detto
che è un modo gentile di sparire
incenerita dalla bellezza.

 

***

 

Franca Alaimo – Nata a Palermo nel 1947, esordisce come poeta nel 1991 con Impossibile luna (Antigruppo Siciliano), a cui seguiranno altre venti sillogi, le più recenti delle quali sono: Elogi, (Ladolfi 2018); sacro cuore, (Ladolfi 2020), Oltre il bordo, (Macabor 2020), 7 poemetti, (InternoLibri 2022), Pentru Altundeva, (Cosmopoli 2022), Le cercatrici d’acqua (ilglomerulodisale 2026). Sul sito La Recherche ha pubblicato quattro e-book (tre sillogi poetiche ed un epistolario). Ha collaborato con P. Terminelli nella redazione della rivista L’involucro, con T. Romano in quella di Spiritualità & Letteratura, e con Maggiani e Brenna, direttori della rivista online La Recherche. Attualmente dirige la collana poetica per le edizioni Spazio-Cultura, Palermo. Ha tradotto dall’inglese due brevi sillogi di Peter Russell. Ha pubblicato saggi sulla poesia di D. Cara, T. Romano, G. Rescigno, L. Luisi, F. Loi, l’Antigruppo siciliano, V. Fabra, e centinaia di recensioni sulla produzione dei poeti contemporanei. È presente in molte antologie (Newton Compton, LietoColle, Aragno, l’Arca Felice, etc..) e riviste (tra le quali, Poesia di Crocetti, Atelier, Italian Poetry Review, Il Portolano, Poeti e poesia) e storie della letteratura contemporanea, tra le quali Insulari. Romanzo della letteratura siciliana, a cura di Stefano Lanuzza (Stampa Alternativa, 2009). Nel 2018 ha curato per l’editore Ladolfi, insieme a Antonio Melillo, l’antologia L’eros e il corpo. Un’auto-antologia è uscita nel 2017 sul sito online Bomba Carta, gestito da Liliana Porro e Elio Andriuoli. È autrice di tre romanzi: L’uovo dell’incoronazione (Serarcangeli 2001); Vite Ordinarie, (Ladolfi 2018); La gondola dei folli (Spazio Cultura). Alcuni suoi testi sono stati tradotti in varie lingue (tedesco, spagnolo, inglese, cinese). Nel 2020 Bonifacio Vincenzi le dedica una monografia, che inaugura una collana sulla poesia insulare. È stata recentemente inserita in Dizionario critico della poesia italiana (1945-2020), a cura di Mario Fresa (Società Editrice Fiorentina 2021) e in Contemporary sicilian poetry, a cura di Ana Ilievska e Pietro Russo (Italica Press, New York, 2023). Gestisce la rubrica “Fulgore e poesia” per la rivista letteraria “l’EstroVerso”, diretta da Grazia Calanna.

 


Lascia un commento