Il vaporetto di Alfonso Gatto | Poesia per l’infanzia

Nel 1945 Alfonso Gatto pubblica Il sigaro di fuoco, un libro di poesie per l’infanzia che segna una rottura netta con la tradizione sdolcinata tra Otto e Novecento. Al posto dei toni consolatori, Gatto propone versi che spingono all’indipendenza, alla disobbedienza, alla libertà di pensiero.

L’opera viene subito riconosciuta come innovativa: Gianfranco Contini la definisce “una delle migliori estensioni della poetica moderna alla letteratura per l’infanzia eseguita da un poeta vero”. Anche Gianni Rodari ne coglie la forza, sottolineandone la “vigorosa ispirazione civile e antifascista” e mettendo in luce un’idea di infanzia ribelle, capace di sottrarsi agli stereotipi dell’adulto e diffidare di ogni autoritarismo.

Nel 1963 il libro torna in una nuova edizione, ampliata con tredici poesie e accompagnata da un disco con la voce dell’autore: il titolo diventa Il Vaporetto, dichiaratamente rivolto “ai bambini d’ogni età”. Nella prefazione, Gatto lancia un vero manifesto educativo: invita i giovani lettori a essere “inquieti, impertinenti, irriverenti”, pur di non adagiarsi nei luoghi comuni, esortandoli a prendere parola e realtà “con le proprie mani”.

La raccolta viene riproposta nel 2001 da Mondadori, con CD audio e una postfazione di Antonella Anedda, che ne ribadisce l’attualità: un libro per bambini “degno della loro intelligenza”, ma non infantile. Gatto non si finge piccolo: si abbassa, si mette all’altezza del bambino. Un gesto fisico e simbolico insieme, che rompe la comodità dell’adulto e restituisce alla poesia la sua funzione più viva: parlare davvero, senza protezioni, a chi cresce.

UN CONSIGLIO 

Non date retta al re,
non date retta a me.
Chi v’inganna
si fa sempre più alto di una spanna,
mette sempre un berretto,
incede eretto
con tante medaglie sul petto.

Non date retta al saggio
al maestro del villaggio
al maestro della città,
a chi vi dice che sa.
Sbagliate soltanto da voi
come i cavalli, come i buoi,
come gli uccelli, i pesci, i serpenti
che non hanno monumenti
e non sanno mai la storia.
Chi vive è senza gloria.


GIROTONDO

Ho preso tutti i bambini per mano,
andiamo in corsa per la città.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!

Il cielo è netto col mare d’intorno,
il sole odora di pane croccante
e l’acqua è fresca, fragrante,
ride alla bocca del giorno.

Io sono pazzo di tutti i colori,
il rosso è forte come un cazzotto,
il verde spilla bibite e fiori,
il bianco a sacchi di neve e brina
ride al pagliaccio che s’infarina.

Ho preso tutti i bambini per mano,
ho preso tutti i colori e i pennelli.
Tingiamo a nuovo case e ruscelli,
le porte i chioschi, la barba al sultano.

Ho preso tutte le nuvole a mano
tutti i rumori, gli strilli, il baccano.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!


OGNI UOMO È STATO UN BAMBINO

Ogni uomo è stato un bambino
– pensate – un bel bambino.
Ora ha i baffi, la barba, il naso rosso,
si sgarba per nulla…

Ed era grazioso, ridente, arioso
come una nube nel cielo turchino.
Ogni uomo è stato un monello
– pensate – un libero uccello
tra alberi case colori.

Ora è solo un signore fra tanti signori,
e non vola, e non bigia la scuola.
Sa tutto e si consola
con una vecchia parola
“Io sono… Chi è?

Ditelo voi bambini ignari
che camminate con un sol piede sui binari,
e scrivete “abbasso tutti gli uomini brutti”
col gesso e col carbone
sul muro del cantone.

Ditelo voi, bambini. Egli è…
“… un gallo chioccio che fa coccodè!”


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