
è evidente che l’attuale guerra in Iran non può ancora finire.
è evidente che l’attuale guerra in Ucraina non può ancora finire.
parimenti, è evidente che l’attuale guerra di conquista nei territori confinanti con lo stato di Israele non può ancora finire.
e questo perché, in tutti e tre i casi citati, i traguardi del complesso industriale-militare che fortemente le ha volute non sono stati ancora raggiunti.
in effetti, l’altra faccia di quanto affermò lucidamente Gino Strada ovvero che “le guerre appaiono inevitabili quando per anni non si è fatto nulla per evitarle”, è che le guerre appaiono inevitabili per l’effetto combinato di:
(1) poteri economico-militari che dalla guerra prevedono di trarre grandi profitti e che per anni ha fatto di tutto per innescarle
(2) narrazioni orchestrate dai media la cui proprietà, in modo diretto o indiretto, è in capo a tale potere economico-militare

in proposito, Alan John Percivale Taylor, uno dei più importanti storici britannici del XX secolo scrisse “non importa quali siano le ragioni politiche addotte per la guerra, la ragione di fondo è sempre economica”. in sostanza, nei suoi studi il professor Taylor documenta che le questioni diplomatiche, religiose o morali (“i diritti”, “la libertà” e “la democrazia”) sono meri paraventi ideologici che le potenze economiche-militari utilizzano per mascherare il reale obiettivo: un maggiore controllo di rotte commerciali, mercati e materie prime (carbone e acciaio in passato, petrolio e terre rare oggigiorno) in modo da poter accrescere la propria supremazia finanziaria.
in particolare le guerre *moderne*, generano guadagni che non si limitano più al semplice bottino di terre o di ori, ma sono legati a una complessa rete industriale e finanziaria globale (il già citato complesso militare-industriale), che si compone di:
(1) produttori di armi e sistemi di difesa (i cosiddetti “contractors”) i cui titoli azionari e i cui profitti s’impennano non appena aumentano le tensioni geopolitiche internazionali. facciamo qualche nome: Lockheed Martin, Raytheon Technologies, Boeing e Northrop Grumman (in USA); Elbit Systems, IAI, Rafael Advanced Defense Systems e Israel Weapon Industries (in Israele); BAE Systems (nel Regno Unito) e Leonardo (in Italia). tanto per farsi un’idea, il settore difesa e armamenti è il principale pilastro economico in Israele con un volume di affari di circa 15 miliardi di dollari
(2) compagnie energetiche (petrolio, gas e rinnovabili) che controllano le risorse energetiche al di fuori della zona del conflitto. il profitto immediato è l’aumento su scala globale dei prezzi delle fonti energetiche, il vantaggio nel tempo è la “conquista” di nuovi territori da cui estrarre materie prime (Venezuela docet).
(3) il settore delle Private Military Companies (i moderni mercenari). come in altri settori strategici (sanità, previdenza, infrastrutture essenziali), la “privatizzazione della guerra” è gestita da vere e proprie multinazionali della sicurezza privata (Constellis Group, Vinnel Corporation, KBR, Allied Universal, Redut e Africa Corps) che forniscono personale militare e servizi di protezione per personalità di spicco e per risorse strategiche, ma anche addestramento tattico e supporto logistico in prima linea. gli Stati in guerra, peraltro, fanno ricorso ai mercenari anche per svolgere “operazioni ombra” non tracciabili dal diritto internazionale.
(4) multinazionali della ricostruzione (infrastrutture e logistica) che, cinicamente, in caso di estese distruzioni aumentano i loro guadagni quando i governi degli Stati danneggiati/devastati dai conflitti stanziano enormi fondi pubblici per rimettere in piedi reti elettriche, strade, ospedali e impianti idrici. peraltro, tali corporation ottengono contratti multimilionari già durante i conflitti per gestire la logistica degli eserciti (cibo, carburante, basi militari). ovviamente, colossi come Halliburton, KBR e Bechtel sono statunitensi.
(5) il settore bancario e i fondi d’investimento che traggono vantaggio dai fiumi di denaro messi in moto della guerra: gli Stati coinvolti nel conflitto devono indebitarsi emettendo titoli di stato ad alti tassi d’interesse che vengono razziati dalle grandi istituzioni finanziarie. non bastasse, i grandi fondi d’investimento (Blackrock, Vanguard Group, Fidelity Investments, State Street Global Advisor, J.P.Morgan e Goldman Sachs) gestiscono enormi portafogli azionari dove le industrie di armamenti, le aziende energetiche e le multinazionali della ricostruzione sono titoli di punta. quando il valore dei patrimoni gestiti, ad esempio, da BlackRock, sale, aumentano di conseguenza anche le commissioni che la società incassa, accumulando ricchezze enormi grazie all’effetto scala. di più, i grandi fondi d’investimento gestiscono quote azionarie così rilevanti nelle industrie della difesa da poter influenzare la governance delle aziende stesse, i piani industriali e i consigli di amministrazione. i giganti della finanza e il loro profitti miliardari si traducono, pertanto, in un forte potere di controllo politico.
e veniamo allo specifico di questa quinta puntata che è un esempio emblematico di quanto scritto finora.

sabato 28 febbraio 2026 è una bella giornata di sole, ma è anche il primo giorno dell’attacco USA-Israeliano all’IRAN, che avviene, doveroso ricordarlo, mentre tra alti e bassi sono in corso trattative diplomatiche (si rimanda alla prima puntata di “Guerrare humanum est?” per meglio comprendere come l’attacco congiunto USA-Israeliano inizi senza preavviso nei giorni in cui, per contro, i negoziati sembrano sbloccarsi).
quel sabato 28 febbraio la popolazione civile di Lamerd, piccola cittadina piuttosto isolata di poco più di 20.000 abitanti nel sud dell’IRAN (provincia di Fars), vive la sua normale quotidianità: sono le 17:10 e ci sono persone nelle strade, nei cortili delle case, bambini che giocano, ragazzi e ragazze impegnati in attività sportive…
all’improvviso un missile esplode circa 20 metri *sopra* il centro sportivo Shahid Naimi dove si stanno allenando le ragazze di una squadra di pallavolo femminile, tra cui anche Helma (10 anni).

si tratta di un Precision Strike Missile (PrSM), un nuovo missile balistico a medio raggio di fabbricazione statunitense al suo primo utilizzo in un contesto di guerra, dotato di una testata a “frammentazione preformata ottimizzata” (olè!). è progettato per esplodere in aria (airburst) di modo che la detonazione proietti un numero enorme di frammenti/cubetti di tungsteno (più di 150.000 schegge) su un’area molto vasta (circa 500 metri). si tratta di un’arma che produce danni strutturali limitati, studiata per colpire quante più persone possibile su un’area ben più ampia di un semplice punto di impatto.
seguono scene di panico e d’orrore puro: le ferite sono piccolissime, quasi invisibili, ma i danni biologici causati dalla forza di penetrazione del tungsteno sono devastanti. c’è chi schianta a terra, come Helma, chi urla, chi si trascina, chi corre… ma in generale le persone fanno quello che istintivamente si fa quando qualcosa esplode nelle vicinanze: corrono fuori, verso zone aperte, credendo che lì possano essere più al sicuro.

è allora che esplodono altri due (o tre, secondo molte ricostruzioni) missili PrSM nel cielo sopra una scuola e sopra quartieri residenziali della piccola città di Lamerd.
il bollettino di guerra è tragico: nessun militare colpito, nessun obiettivo militare colpito o danneggiato, almeno 21 civili uccisi (tra cui almeno sette tra bambini e ragazzi) e quasi 200 civili feriti, molti in modo grave (amputazioni, danni spinali e neurologici, fratture, cecità…). Avina Barzegar, due anni di vita, viene crivellata mentre gioca nel giardino di casa sua e morirà poco dopo.

le strade e gli edifici mostrano ancora oggi piccole e numerosissime ferite causate dall’impatto del tungsteno. una commissione d’inchiesta internazionale ha contato più di 2.000 segni di impatto solo in un piccolo tratto di 150 metri di una strada residenziale. l’asfalto del cortile della scuola è puntellato di molte centinaia di cicatrici grigie.

e perché è stato usato il tungsteno? per ragioni fisiche e balistiche legate all’efficacia letale dell’arma. il tungsteno ha una densità elevatissima (circa 19,3 g/cm³, quasi tre volte quella dell’acciaio), quindi a parità di volume, pesa di più rispetto al ferro o all’acciaio (solo l’uranio può “competere” con lui). conseguentemente i cubetti/frammenti di tungsteno quando colpiscono hanno un’energia cinetica maggiore riuscendo a perforare veicoli blindati leggeri, fortificazioni e truppe protette da giubbotti antiproiettile. non bastasse, il tungsteno vanta il punto di fusione più alto tra tutti i metalli conosciuti (circa 3.422 °C), di modo che, quando il missile detona, temperature e pressioni estreme non ne deformano la struttura geometrica.
tirando le somme, i bianchissimi frammenti di tungsteno scagliati intorno in tutte le direzioni da un missile PrSM risentono molto meno dell’attrito dell’aria, mantengono un’altissima velocità e ampliano notevolmente il raggio di danno effettivo attorno al punto di detonazione.
ma che bellezza!
ascoltiamo quanto ha da dire l’avvocato internazionale e analista di politica estera Reza Nasri, in un tweet scritto in occasione di una sua visita a Lamerd il 12 settembre 2026:
“Lamerd è una piccola città (…), il tipo di posto in cui a uno straniero viene offerto del cibo prima ancora che qualcuno gli chieda il nome. Raramente ho incontrato una comunità così istintivamente e apertamente ospitale. Persone che avevano seppellito i propri figli da poco insistevano ancora per offrirci del tè. Quel calore, di fronte a ciò che era stato fatto loro, è la prima cosa che il mondo dovrebbe sapere di Lamerd. (…) Abbiamo incontrato la famiglia di una ragazza di diciassette anni che ha perso entrambi gli occhi. Abbiamo incontrato la famiglia di un’altra ragazzina che trascorrerà il resto della sua vita su una sedia a rotelle, con la colonna vertebrale recisa da frammenti caduti dal cielo limpido di quel pomeriggio. E c’è anche una bambina che non parla più a causa di un’emorragia cerebrale (…). Nessuna di queste ragazze portava un fucile. Nessuna indossava un’uniforme. Tra gli uccisi e i mutilati a Lamerd, non c’era un solo membro di una forza armata, iraniana o di altra nazionalità.”
ovviamente, gli USA declinano subito qualsiasi responsabilità. in un comunicato del Comando Centrale (CENTCOM) negano categoricamente di aver colpito Lamerd e che quindi le accuse sono completamente false. il missile visibile nel video amatoriale diffuso in rete sarebbe un missile da crociera iraniano Hoveyzeh sfuggito al controllo, e non un PrSM.

tuttavia, le indagini di parti terze indipenti come gli esperti di Janes and McKenzie Intelligence, Airwars, BBC Verify e Associated Press hanno ricostruito la scena con un livello di dettaglio che non lascia margini di ambiguità. più di tutto, come già si osserva nelle foto qui riproposte, l’elemento più incontestabile è la firma del danno: migliaia di piccoli fori su edifici, strade, pali della luce e veicoli, distribuiti su un’area vastissima, e l’assenza di crateri da impatto.
peraltro, il clamoroso autogol di CENTCOM arriva il I° marzo 2026, il giorno dopo l’attacco, quando proprio CENTCOM pubblica un video in cui mostra il lancio di un PrSM Increment One montato su un High Mobility Artillery Rocket System HIMARS (un sistema lanciarazzi multiplo leggero che viaggia su un autocarro militare sviluppato negli anni ’90 dalla Lockheed Martin per l’esercito USA). infatti, in base alle ricostruzione forensi degli enti terzi, i missili PrSM sarebbero stati lanciati proprio da batterie mobili presenti nelle basi americane ospitate dai paesi alleati del golfo persico. non bastasse, alcuni giorni dopo, l’ammiraglio comandante USA Brad Coope, ha magnificato il debutto sul campo dei nuovi missili PrSM parlando di una “unrivaled deep strike capability.”.
il fatto che, nel metro di giudizio del Pentagono, il test si sia tradotto in un grande *successo*, fa sì che poche settimane dopo già si parla di accordo informale tra Lockheed Martin e Dipartimento della Guerra statunitense per quadruplicare la produzione di missili PrSM.
di recente, il 21 settembre 2026, arriva anche il comunicato stampa ufficiale: Lockheed Martin annuncia di aver ottenuto dall’Esercito degli Stati Uniti un contratto IDIQ (Indefinite Delivery, Indefinite Quantity) del valore di svariati miliardi di dollari (da 1,4 a 8,4 miliardi di dollari, secondo diverse fonti) per la produzione del PrSM Increment 2. nel trionfale comunicato si rimarca come il contratto “sposta il PrSM Increment 2 dallo sviluppo e dai test di volo alla produzione in serie”.
orrore allo stato puro.
e quello che più sconcerta è che ormai sono pochissimi i cittadini che conservano un minimo di coscienza civile, se è vero (com’è vero) che a San Francisco, nel dicembre 2023, questa è stata la partecipazione *oceanica* di fronte alla sede della Lockheed Martin in occasione dell’“International Shutdown for Palestine”.

ma le due domande che a questo punto sorgono spontanee (o almeno sorgono spontanee a me) riguardano cosa abbia detto (se ha detto qualcosa) sui fatti di Lamerd la “comunità internazionale”:
(1) in merito al “collaudo” su popolazione civile inerme del sistema PrSM come spot pubblicitario propedeutico al successivo contratto miliardario per Lockheed Martin
(2) in merito al sistema PrSM come arma intrinsecamente indiscriminata (e dunque da bandire), mentre esso non solo è ritenuto ammissibile e legale, ma descritto come “alternativa ecologica” all’uranio impoverito
vado dunque a documentarmi e scopro che il concetto di arma *intrinsecamente indiscriminata* viene preso in esame nel Diritto Internazionale Umanitario (DIH) e che l’utilizzo di missili PrSM è dunque per definizione addirittura incompatibile coi suoi principi fondanti.
mi spiego.
da un lato, i trattati internazionali si preoccupano di vietare o limitare fortemente l’uso delle munizioni a grappolo (cluster munitions) per il rischio che restino totalmente o in parte inesplose sul terreno, minacciando i civili per anni. in tal senso – incredibilmente – il PrSM può essere decantato come ottima soluzione in quanto brilla a mezz’aria e non lascia residui inesplosi. dunque nel panorama degli armamenti pesanti, il tungsteno sarebbe (pepperepééé) *l’alternativa ecologica* (“green alternative”) sia alle munizioni deflagranti che all’uranio impoverito. in sostanza l’impatto ambientale a lungo termine e sulla salute pubblica nei territori post-conflitto sarebbe trascurabile.
ma attenzione: è proprio su quelle due paroline “post-conflitto” che viene perpetraro il raggiro giuridico!!! l’impatto su ambiente e salute è minore *dopo* il conflitto, che è l’unica cosa che importa a chi intende guadagnare… sfruttando le materie prime presenti nel territorio conquistato (o posto sotto protettorato dagli USA) e spartendosi il business della ricostruzione!
poco importa che la scienza medica ci insegni che i frammenti o le schegge delle leghe di tungsteno (nichel, cobalto o ferro), conficcati nei tessuti biologici delle popolazioni colpite vengano assimilati in quantità tali da risultare tossici e da favorire lo sviluppo di forme tumorali maligne.
poco importa che, in base a quanto afferma il Diritto Internazionale Umanitario, il PrSM sia un’arma indiscriminata per se, ovvero intrinsecamente illegale in qualsiasi circostanza. in tale senso basta un minimo di riflessione per capire che esiste una differenza sostanziale tra attacco indiscriminato e arma indiscriminata. infatti, un attacco indiscriminato avviene quando un’arma viene usata senza darsi pena di selezionare l’obiettivo, ovvero senza distinguere tra obiettivi militari e civili. ergo, per quanto sia brutto da dire, l’arma di per sé è “legale” (es: una bomba sganciata da un aereo militare).

per contro, il lancio di un missile PrSM, per le sue intrinseche caratteristiche d’azione, NON distingue tra obiettivi militari e civili. un’arma di questo tipo è illegale in ogni circostanza nonché espressamente proibita dalla Norma 71 del Diritto Internazionale Consuetudinario (DIC), codificato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CIRC), che nell’ambito del DIC riveste un ruolo di primo piano come artefice delle norme.
non a caso la Missione Internazionale Indipendente di Accertamento dei Fatti delle Nazioni Unite sull’Iran, nel suo rapporto del settembre 2026, ha concluso che l’attacco al complesso sportivo e residenziale di Lamerd con PrSM è stato *indiscriminato* e *sproporzionato* proprio a causa della scelta di un’arma a frammentazione usata per colpire un’area abitata.
dunque? cosa possiamo fare, nel concreto?
sicuramente *fare rumore*, parlarne, non accontentarci mai di frasette come “stiamo indagando”, denunciare con orrore l’uccisione metodica di bambini e di ragazzini, pretendere che sia rispettato il divieto assoluto di produrre e usare missili PrSM e rigettare qualunque narrazione che parli di “guerre giuste” o “inevitabili”.
chiunque di noi viva in un paese dove è riconosciuta la Giurisdizione Universale per le gravi violazioni della Convenzione di Ginevra dovrebbe protestare affinché gli strumenti giuridici disponibili vengano usati e i pubblici ministeri aprano fascicoli d’indagine. chiunque di noi viva in un paese dove è ancora consentito manifestare, dovrebbe scendere in strada e chiedere a gran voce la rescissione di qualunque contratto in essere con Lockheed Martin per palese violazione del Diritto Internazionale.
non bastasse ancora, in testa coda, ecco il cerchio si chiude: ho scritto in incipit che l’attuale guerra in Iran non può ancora finire. in effetti, ecco che l’altro ieri arriva la conferma: il Wall Street Journal ci informa che una terza portaerei americana sta navigando verso il golfo persico con altri diecimila soldati.
non è difficile prevedere che dopo la pausa strategica, funzionale alle elezioni di midterm del 3 novembre 2026, il governo USA (ovvero “i Buoni TM”) intenda tornare ad attaccare massicciamente l’Iran.

Riporto qui di seguito i link dei primi quattro “capitoli”
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