Fernando Della Posta: Piccola poesia contro la guerra


Stupido genio della storia,
con te si deve lavorare
caparbiamente di maieutica
per farti ragionare.

Perché anche nelle guerre più atroci
i sopravvissuti di tutti i colori
in barba ai generali
si scambiano medicamenti e ricette.

Nei libri di storia
basterebbe iniziare i paragrafi
sui conflitti più aspri
dalla loro fine,
dalla quiete dopo lo sfacelo
dal silenzio dopo il frastuono
dalle convalescenze passate sotto lo stesso tetto
di uomini che sono stati nemici
per uno due tre mesi
ora ansiosi solamente
di rimettersi in forze
e di tornare a casa.

Per mettere a mollo
sotto una grande doccia fredda
tutte quelle teste di miccetta
che stringono i gioghi preparando il massacro.


4 risposte a "Fernando Della Posta: Piccola poesia contro la guerra"

  1. bellissima immagine quella della “quiete dopo lo sfacelo”. un tanto rumore/dolore per nulla che dovrebbe insegnarci molto… ma ahimè, chi li legge più i libri di storia? è molto più comodo e utile – al potere e alle varie teste di miccetta – “riscriverli” a proprio piacimento (come accaduto di recente con la fola che Hitler diventò fuhrer perché eletto dal popolo e che ciò dovrebbe spingerci a diffidare della democrazia e della volontà popolare). tornando ai versi (eh, non divaghiamo…), mi ha colpito in modo molto positivo la versificazione piana/discorsiva, intensa e “rispettosa”, eppure capace nel contempo di sbeffeggiare i puerili infantilismi dei signori della guerra (scoppiettante quel “miccette”, a dar colore al tutto, che mi ha ricordato papà Gianni). resta di sottofondo la mesta consapevolezza del “paradosso 22”, ovvero che, come ben spiegato da G.B. Vico (un altro dei miei padri spirituali), abbiamo solo l’illusione che la storia cambi e che le nostre scelte dischiudano nuove possibilità, mentre in realtà se osserviamo la spirale della storia dall’alto (id est, con un approccio appena più distaccato/oggettivo), scopriamo di girare in tondo. e qui s’apre un’ulteriore pagina controversa: tale visione delle cose è assai spesso strumentalizzata dai sistemi di potere costituiti, per i quali è fondamentale convincere le popolazioni sottomesse che “there is no alternative”, da cui l’acronimo TINA. ecco, nello specifico Levi non credo sarebbe d’accordo con questo approccio all’ordine delle cose. e non lo sono neanch’io. tu Ferna’ comelavedi?
    : ))

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