UNIVERSO MINIMO di Gianluca Conte

In Universo minimo, la forma/sostanza che sottende l’immaginifico e la molteplicità dell’esistente non possono manifestarsi se non attraverso una lettura intima e profonda del testo, da cui deriva un atto di chiara emancipazione da quella concezione unicamente meccanica e razionale dell’esistenza umana a cui riferiamo e verso cui sovente tendiamo.

Nella presente silloge, ogni cartografia dialettica precostituita viene stravolta, in quanto la dimensione in cui vivono i versi non è convenzionale. Attraverso immagini/figurazioni obliquamente seducenti, scelte con cura, l’autore ci offre una visione poetica/poietica dell’umano e dell’altro dall’umano in cui il confine tra ciò che appartiene al mondo del Reale e ciò che vive esclusivamente nell’immaginato/immaginario non è quasi mai immediato. La visione interna dell’oggetto e l’operato dei soggetti in questione si alterano, soprattutto laddove ogni contenuto è, a sua volta, contenuto dell’altro.

L’universo poetico di Gianluca Conte è inquieto, tagliente; in alcuni frangenti sembra sospendersi in memoriam, eppure scorre incessantemente verso la vita e la molteplicità della sua sostanza e dei suoi attributi. Metafisico e finemente acuminato, il pensiero più intimo dell’autore si accompagna a un tratto ritmico sistemico e simbolico, in cui le visioni appaiono sottili e nude, sospese come dipinti squarci di esistenza, e danzano, incisive e delicate, in un’alternanza “quasi umana” di circostanze massimamente minime e di estatiche visioni spontanee.

Dalla nota introduttiva di Antonella Boccadamo

 

 

L’INCLINAZIONE

Un mondo abissale si apre ogni giorno
tra gli alberi inclinati, nei pressi delle case.
Siamo gli ultimi esseri in un lago di fiamme,
puoi sentirlo dalle onde di brace
che a stenti cavalchiamo, con gli occhi puntati
in avanti, afflitti da muti fantasmi.

Madre, qui cantiamo col sale piantato
nella pelle, non ci riesce di ridere del male.
La nostra obsolescenza, così la chiamano
torme di ombre in malafede, ci fa temere
un tempo frantumato, uno spazio tangente,
è il pegno dell’essere vivi in un luogo sepolto.

 

RAGNI

Nelle cave devastate, dove ragni primitivi,
zannuti e occhiuti, si nascondono
tra le tenere cromie dei soffioni,
una bestia inesorabile bruca la dolcezza,
bruca e pizzica la pelle e scruta tra le pieghe
della carne, strappando a poco a poco le lusinghe,
affondando i lucidi dentini in quel che resta
delle fiabe. Allora non rimane che incendiare la parola,
bruciarla e farne cenere, e cospargere di gioia
quel corpo di dolore, emendarsi al suono
degli opposti, al luogo dell’essere scissione.

 

IL VINCOLO DI INGEBORG

La terra, quando manca sotto i piedi,
costringe il sangue nelle vene cave
di un eterno ieri, nel liso vuoto d’ali bianche
e cigni neri, dove s’ode il verso muto del buffone,
mentre l’insidia, il sacro vincolo di Ingeborg,
viola le orbite remote, gli amori persi negli eoni
della Terra, in quel Cosmo che fu eletto fuoco
delle membra, nella Stella che stanziava sulle rocce,
nello scintillio della graticola dove San Lorenzo ardeva
contento del martirio, o così si diceva.

 

IL MALE INNOMINABILE

Non nominare il male, la sua semantica,
gli assiomi su cui poggia il segno di Caino
la mitica scissione del neutrino
l’oscuro frazionamento dell’aria.

Il cane di Rosenberg morde ancora, poco lontano,
mentre albe d’oro spiritato nascono
in questa nuova età di mezzo.

Invano abbiamo lottato, spaiato, urlato alla luna
se il cane ancora ringhia, legato alla catena,
a soli due passi da noi.

Cosa racconteremo ai nostri morti?
Che diremo a chi ha nascosto sotto terra
desideri, fuoco e tenere carezze?

L’innominabile è una mela avvelenata
che il furbo verme morsica in superficie,
sapendo che il suo interno è letale.

 

*

 

GIANLUCA CONTE (1972) è nato a Galugnano, nel Salento. Laureato in filosofia, è poeta e scrittore. Cura e dirige le collane di Poesia e Filosofia del progetto Alimede. È ideatore e curatore del progetto “Itinerari metacreativi” e del blog di letteratura, poesia e saggistica Linea Carsica. È tra i collaboratori del blog Cammini Filosofici. Tiene seminari, conferenze e laboratori di filosofia, psicologia del profondo, simbologia, mitologia, poesia. Da alcuni anni lavora a Madri a Est e Il segno di Caino, studi sulla situazione postbellica in Croazia e in diverse aree balcaniche, nati dai soggiorni e dagli incontri dell’autore in quelle terre.

PUBBLICAZIONI: Universo minimo, Alimede, 2016, raccolta poetica; Il pensiero metacreativo. Nuovi percorsi della mente, Musicaos Editore, 2015, saggio; 28 strade ancora, Magazzino di Poesia di Spagine (a cura di Mauro Marino), 2014, raccolta poetica; La boutique della carne/Teste d’osso, Musicaos Editore, 2014, racconti; Carmelo Bene inorganico, Musicaos Editore, 2014, saggio; Cani acerbi, Musicaos Editore, 2014, romanzo, tradotto in inglese con il titolo di Unripe dogs; Danza di nervi, Lupo Editore, 2012, raccolta poetica, vincitrice del Premio PugliaLibre, 2012 nella sezione “raccolta lirica”; Il riflesso dei numeri, Centro Studi Tindari Patti, 2010, raccolta poetica, finalista al concorso nazionale “Andrea Vajola”; Insidie, Il Filo Editore, 2008, raccolta poetica.

Altri scritti dell’autore sono presenti in diverse antologie e sul Web.

Link:

Alimede – Poesia, Filosofia, Arte, Spiritualità

Itinerari Metacreativi

Linea Carsica

 


6 risposte a "UNIVERSO MINIMO di Gianluca Conte"

  1. Il benvenuto di Neobar a Gianluca Conte. Ci tenevo fosse tra le nostre pagine, defilato e discreto per tutte le caratteristiche descritte nell’ottima prefazione di Antonella Boccadamo, è un piacere per me presentarlo…

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  2. “è il pegno dell’essere vivi in un luogo sepolto.”

    “Cosa racconteremo ai nostri morti?
    Che diremo a chi ha nascosto sotto terra
    desideri, fuoco e tenere carezze?”

    Grazie a Doris per aver proposto Gianluca Conte, a cui, da buon salentino, do il benvenuto anc’io. Nei suoi versi ritrovo lo spirito di Bodini che aleggia su di noi e mi colpisce la tensione, la forza del verso tesa a smascherare la “superficie”, le “false” verità di un’epoca cinica e spietata.

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