Maurizio Manzo: L’eccedenza appesa

L’ECCEDENZA APPESA

 

 *

Taglio quello che resta dei sogni

li appendo dove chi passa li vede

a colori sono anche le interruzioni

dei suoni del rumore bianco

poi arriva il vento che asciuga

il sudore e ogni dinamica si inceppa

e siamo fermi come nelle stampe

sappiate e sfinite.

 

 **

Quando ti scuotevano

i rumori nella testa

ti brillavano gli zigomi

come un muro invaso da un’ombra

una carezza eccessiva

prima della sospensione

da e tra il respiro

un fiato che sfiora e scompare.

 

 ***

Le troppe annacquate emozioni

destinate negli angoli delle stanze

si ravvivano sospinte dal brusio

da un’apparente stimolo

un riflesso condizionato

che muove in tondo

ogni pensiero insistito.

 

 ****

Non sempre il gomito

si accarezza quando si spella

lo zigomo come finisce

un ciclo e ciò che rinizia

rimbalza non riesci a trattenerlo.

 

*****

L’annuncio è di quelli che fa

paura e lascia inermi

non riesci a distogliere la mente

non ne parlano ma ti passano

accanto ti sfiorano 

e rivelano che l’apparenza

non sempre inganna.


8 risposte a "Maurizio Manzo: L’eccedenza appesa"

  1. le cose più segrete di noi rese materiche si appendono come panni
    (o come il libro di geometria appeso in “2666” di Bolano)
    o come I tagli delle carni macellerie,
    da essere così esposte così alle crudeli leggi del mondo fisico.
    Il riflesso (in)condizionato dell’interazione col mondo
    ci mostra come, a differenza di noi, lui non ha segreti ed è quello che appare.
    Buona poesia, che svela qualcosa.

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  2. terribile l’immobilità impotente delle stampe seppiate (sappiate che lo siamo), che entra in risonanza (rumore bianco, rumori nella testa) col fiato che sfiora, sfiorisce e scompare. lasciandoci appesi al peso di un’eccedenza di pensiero che è tanto più evidente quanto più entro le quattro mura, ormai disabitate di coscienza, (ri)emerge da un angolo “invaso da un’ombra” un riflesso condizionato. un’apparenza che non sempre inganna. un sogno che non sempre sfinisce. un gomito che non sempre si spella con una carezza. mi son venuti inermi a fior di pelle: davvero liriche di grande forza maieutica. se l’atto fosse un gesto atletico, direi quei fotogrammi al ràlenti del salto con l’asta quando l’atleta quasi “muove in tondo” sopra l’asticella.

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