Doris Emilia Bragagnini: “Claustrofonia” – Nota di lettura di Franca Alaimo

Nota di lettura a – “Claustrofonia” Doris Emilia Bragagnini – Ladolfi editore 2018 – di Franca Alaimo

Qual è lo spazio chiuso in cui s’affollano i suoni se non il teatro dell’anima con le sue visioni indecifrabili, che non appartengono al visibile e tutt’al più sostano ai piedi di un muro, dietro una porta, dentro una fittissima oscurità?

            La poesia di Doris somiglia a un’indagine rabdomantica in cerca di “quel luogo” da cui possa scaturire come un limpido fiotto d’acqua ciò che s’interra, s’affonda (o, pur mostrandosi, mente), spinta da un’ansia ostinata, da una volontà apocalittica di gettare via ciò che copre, inseguendo il sogno di una totalità conoscitiva.

            Ne deriva quella percezione di non-appartenenza più volte dichiarata come personale postura di fronte alla vita, quel modo di viverla come “una di quelle che ci passano accanto/ vedono ascoltano mangiano ma non per davvero…”, così come l’autrice scrive nel testo a pagina 41, Blitz, che peraltro mi sembra contenere anche gli  altri nuclei tematici di questa complessa grafia poetica, come, ad esempio, l’illusione sensoriale della vista che alimenta la fuga, attraverso cartografie immaginarie di parole, in altre dimensioni, e la funzione esistenziale ed estetica del dolore, (“Torsolo il dolore”) i cui frutti sono i numerosi addii fin qui pronunciati, colpendo il “punto più esatto di un periferico centro inesploso: puff”

            Di fatto, nonostante l’effetto di svaporazione dell’io, che, di primo acchito, sembrerebbe solo coincidere con il gesto scrittorio, è possibile cogliere, all’interno di questa surreale macchina verbale, una pena del tutto autobiografica per il vuoto lasciato nel cuore dai morti, una percezione del nulla come lacerazione di una totalità archetipica, recuperata, qua e là, da improvvisi lacerti memoriali affioranti da quell’età infantile che, per essere ormai essa stessa remota, si configura come stupefazione e prossimità alla purezza assoluta.

            Forse il mio è un azzardo critico, e però, leggendo i versi di Doris Emilia Bragagnini, mi sono venuti spontaneamente alla mente i miti platonici sull’inganno conoscitivo dei sensi e sulla perfezione delle idee-archetipi. Probabilmente – aggiungo –  un tale riferimento tradisce un’educazione culturale classica e prettamente occidentale, visto che sugli stessi principi si fondano anche altri sistemi filosofici orientali verso cui l’autrice potrebbe essere orientata. Tutto questo per dire che la raccolta della Bragagnini possiede una sua coerenza strutturale e intellettuale, una sua poetica imperativa, che, fra l’altro, si avvale di un’ampia cultura, come traspare da certi titoli e allusioni e giochi di parole. In ogni caso sta al lettore cogliere il segreto epifanico di questa poesia, o, al limite abbandonarsi alla sua vertigine sonora.  (Franca Alaimo)

 

 

Blitz

Sono un’illusione ottica e sonora un catarifrangente d’estesia
una di quelle che non stanno nel mondo ma ci passano accanto
vedono ascoltano mangiano ma non per davvero, lo mimano dentro

insapore incolore inessenziale per difetto d’attesa
esigente lancinosa spina (tra) palpebra e pupilla

Torsolo il dolore, l’azione che sbatte una mossa al secondo
sismando sterminati frutti (sonoaddii sonoaddii sonoaddii…)
colpiti nel punto più esatto di un periferico centro inespoloso: puff

*

Floema pass

ci sono stati rami secchi come corse in autostrada
il pilota della testa fattosi assente e la linfa
tutta fuori con le luci del guard-rail
[corse automatiche dell’altrove adesso
multiple dimenticanze, legittimazioni
accantonate su corsie chiedendo foce]

*

Ricreazione

evito parole così a me uguali da risultarmi ovvia
non cercherò la trama – quella sottile – mai
scomparsa attesa di dire le cose

fatalità scorrevoli come gabbie aguzze
un pennino spuntato che non sa più curvare
la chiamavano Boccadirosa invece

un baco piovuto dall’alto sgranato sul filo
l’impronta sul colletto mille zampe conficcate
nei pensieri dalla bocca aperta io stormisco
di gelso nella luce verde con le foglie

 

Doris Emilia Bragagnini è nata in provincia di Udine dove tuttora risiede, suoi testi sono presenti in alcuni periodici online e cartacei tra cui “Carte nel Vento” a cura di Ranieri Teti, “EspressoSud” a cura di Augusto Benemeglio, “Noidonne” a cura di Fausta Genziana Le Piane, in varie antologie, in blog e siti letterari come Neobar e Il Giardino Dei Poeti (collabora in entrambi come redattrice), Carte Sensibili, Via Delle Belle Donne, La Poesia e lo Spirito, La Dimora del Tempo Sospeso, Poetarum Silva, WSF, Linea Carsica, Poesia Del Nostro Tempo. Ha partecipato ai poemetti collettivi La Versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello e Un sandalo per Rut (ed. Accademia di Terra d’Otranto, Neobar 2011). Inserita nell’antologia Fragmenta (premio Ulteriora Mirari ed. Smasher, 2011). Menzione speciale per il testo  claustrofonia sezione “Una poesia inedita” premio Lorenzo Montano 2013 e per il testodi fuga Solutanel 2016, con segnalazione nel 2018 per la poesia ineditaDeterminismo Verticale“. Il suo libro d’esordio è Oltreverso (ed. Zona 2012). Segnalata con Claustrofonia (Ladolfi Editore 2018) nella sezione silloge inedita al premio Lorenzo Montano 2017, successivamente segnalata nella sezione opera edita al premio Bologna in Lettere 2019.

*

Franca Alaimo è nata nel 1947. Vive a Palermo. Esordisce come poeta nel 1989 con Impossibile Luna a cui sono seguite altre diciassette sillogi, quattro e-book editi con La Recherche, e una pubblicazione con PulcinoElefante. Ha scritto saggi sugli autori contemporanei: D. Cara, T. Romano, L. Luisi, F. Loi, G. Rescigno. È presente in numerosi volumi di Storia della Letteratura italiana, e in InsulariI. Romanzo della letteratura siciliana di Stefano Lanuzza; in diverse antologie (tra cui: Newton Compton, Aragno, LietoColle, Laboratorio delle Arti; Giuliano Ladolfi Editore) e in riviste quali Poesia (dove è stata presentata da M. Bettarini e da M. G. Calandrone), Anterem, Italian Poetry Review, Bomba carta e molte altre. Ha tradotto dall’inglese due brevi sillogi del poeta irlandese Peter Russell. È presente sul sito Italian Poetry e in quello internazionale di Sabido Sanchez. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in spagnolo, inglese e tedesco. Fa parte del team redazionale della rivista on-line La Recherche. Si occupa anche di critica letteraria, recensendo opere di autori contemporanei. Le sue più recenti pubblicazioni (2018), edite da Giulinao Ladolfi, sono: la raccolta poetica Elogi e l’antologia Il corpo, l’eros, che riunisce i testi di oltre sessantotto poete italiane e straniere, alla quale ha partecipato in veste di curatrice e di autrice.

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Una risposta a "Doris Emilia Bragagnini: “Claustrofonia” – Nota di lettura di Franca Alaimo"

  1. “Segreto epifanico” o “vertigine sonora”? Conclude l’illuminante recensione di Franca Alaimo. Il lettore, tuttavia, può cogliere il segreto epifanico di questa poesia anche affidandosi alla vertigine sonora. Nel senso che, al di là dei nessi che uno stabilise, il suono delle parole, il ritmo, i respiri di questa poesia-musica, “teatro dell’anima”, hanno una forza rivelatrice. Prendiamo Blitz. Leggerla nella sua orizzontalità di allitterazioni e corsivi che appaiono come segni dinamici di una partitura rende il senso di quell’”illusione ottica” che è la vita stessa. E quel “puff” finale più che da chiusa fa da segni di ripresa. Si potrebbe continuare ad libitum nella vertigine che quel “torsolo di dolore” non trattiene; ci si passa semmai sopra per scelta o più semplicemente per consuetudine.

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