Paolo Vincenti: Vegan Party / Abele Longo: Vegan snacks

VEGAN PARTY (Paolo Vincenti)

In televisione e sui mezzi di informazione, sempre più spesso sentiamo parlare i vegetariani, ossia coloro che non mangiano carne, in particolare quelli fra loro che vengono definiti “vegani”, ossia i fanatici del vegetarianismo. Prima di informarmi sulla etimologia della parola “vegani”, qualche anno fa, credevo che essi si autodefinissero così perché tributari ai cartoni di Goldrake della loro ispirazione mistica o che addirittura si professassero alieni provenienti dal pianeta Vega e quindi obbligati ad un certo tipo di alimentazione biologica. Invece il termine “vegan” è una contrazione di “vegetarian” e stava ad indicare, nelle intenzioni del suo creatore, Donald Watson, tutti coloro che non facevano uso di latticini. Oggi è diventata una vera filosofia di vita e gli adepti del veganismo si astengono rigorosamente da tutto ciò che è di derivazione animale. Ma dico io, vegani, vegani!  Come fate a non riconoscere il fatto che gli animali possano essere anche mangiati? Non tutti, certo, ma una buona parte. È nella natura, come è nella natura che gli umani abbiano bisogno di una alimentazione variegata e completa per poter vivere bene. Certo, migliaia di studi cercano di dimostrare che una alimentazione a base vegetariana sia benefica (basterà citare il guru dei vegetariani, la buonanima del professor Veronesi, e ogni resistenza crolla come le porte di Gerico), e io certo non li ignoro. Ma quand’anche ciò fosse corretto e dimostrato scientificamente, vogliamo almeno ammettere che privarsi di certi piaceri renda gli erbivori più tristi, e financo tetri, rispetto ai carnivori?  Dice, sono l’immagine della salute.  Va bene! Dice, sono persone a modo e realizzate. Va bene! Rispetto per tutte le forme di vita (“Apapaia apapaia rispetta le mie idee!”). Ma privarsi di certi piaceri non rende la vita degli adepti un po’ più piatta, meno piena? E non occorre scomodare Epicuro e la sua teoria del piacere, andando tanto indietro nel tempo, per avallare la mia tesi, ma basterà fermarsi al Settecento per citare filosofo De La Mettrie, gran ghiottone, ateo e materialista, il quale in un banchetto dato in suo onore divorò talmente tante leccornie, proprio per non farsi mancare nulla, da schiattare. Oddio! La fine indecorosa del filosofo potrebbe invero confutare la mia tesi, se non sapessimo che non fu la scorpacciata di fagiano e tartufi ad abbatterlo, ma il salasso che poco avvedutamente il medicone si praticò subito dopo. I vegani rifiutano ogni forma di sfruttamento degli animali a scopo di alimentazione, abbigliamento, spettacolo, intrattenimento, sperimentazione scientifica, medica o farmacologica, ecc. Va bene. Ma come si fa a rinunciare alla carne, al pesce, ai latticini? E che dire del miele, della pappa reale, del propoli? Solo a nominarli mi viene l’acquolina in bocca. Da piccolo speravo di buscarmi la tosse solo perché mia madre potesse farmi gustare queste prelibatezze che normalmente mi erano precluse. Le bestie possono anche essere ammazzate, e poi, se si parla di rispetto, sono proprio i vegani che dovrebbero rispettare chi non lo è, mentre a volte furoreggiano contro i carnivori giungendo alle spicciole e malmenando brutalmente chi osa prenderli in canzone (come ha fatto Cruciani de “La zanzara”, che certo ha esagerato nello sbertuccuiarli). E poi, coerenza! Come si fa a rinunciare ai prodotti animali? Ma se gli uomini primitivi non si fossero dati alla caccia, oggi dove sarebbe Paola Maugeri? Se non si fossero coperti con pellicce per superare i rigori degli inverni, oggi dove potrebbe propagandare la propria scelta di vita Red Ronnie? Poi ci sono i convertiti: Jovanotti, Adriano Celentano, Claudia Cardinale. Ci sono anche molti cuochi famosi di cucina vegana, ma loro lo fanno per business, mica per la causa, così come i negozi che vendono prodotti per celiachi oppure le pellicce ecologiche non sono certo mossi da intenti filantropici, ma solo dalla grana. Una mia cara amica, l’ultima in ordine di tempo, è diventata vegana, solo che il padre fa il macellaio e quindi è un po’ come uno dei colmi delle barzellette. Io, fossi il padre, l’avrei estromessa dall’asse ereditario.

 

 

VEGAN SNACKS (Abele Longo)

Ma dico io, Paolo, Paolo!  Come si fa a non riconoscere che gli animali non devono essere mangiati? E tutti, certo, non solo il tuo cagnolinio, sei hai un cagnolino, che in Cina sarebbe carne prelibata. Cosa vuol dire “è nella natura”? Non sarà semmai questione di cultura? Quella cultura che ha portato gli homo “sapiens” – che si sono ritrovati con un cervello più spesso e capaci quindi di organizzarsi meglio – a inventare l’agricoltura, a sopraffare e schiavizzare sistematicamente i loro simili (umani e non inclusi)?

Certo, non è facile, se per secoli queste sono state le nostre abitudini. Eppure si può (vedi il video) e si deve. Io, che sto qui a farti da moralista, non mangio carne da alcuni anni (non ne sento affatto desiderio o necessità, e non c’è polpetta che tenga, ci vedo solo lacerti di cadaveri impastati), un po’ più difficile ammetto con i formaggi che mangio ogni tanto (si tratterà di riuscire finalmente a fare quello giusto con le mie amate noci e mandorle). Ma la strada è quella, aspiro a diventare vegano!

Che i vegani furoreggino contro i carnivori è comprensibilissimo, ma se arrivano a ‘malmenare’ qualcuno, incluso lo stesso Cruciani, è naturalmente da condannare. Di solito sono pacifisti, alla Gandhi per intenderci. Se il mondo fosse migliore non ci sarebbe bisogno di Paola Maugeri. Che i nostri bisnonni si siano dati alla caccia e coperti di pellicce è comprensibilissimo per i tempi, ma dopo millenni di pensiero non c’è certamente bisogno di pellicce per superare qualsiasi rigore! Se poi aprono dei negozi o ristoranti, questi cattivi vegani, “lo fanno per business, mica per la causa”. E come fai a saperlo? Che la tua amica, figlia di un macellaio, e che quindi ha negli occhi anni e anni di vivisezioni, si sia ribellata a tale orrore le fa onore, soprattutto se consapevole di rinunciare all’eredità (:-)), quindi non così attaccata al soldo come i vegani sembrano essere secondo te. In sostanza, il quadretto che qui esce è dei vegani come una setta fanatica di malmenatori, ipocriti senza scrupoli, mentre, visto che vai per categorie, i carnivori come li definiresti? Pensa un po’ se il cervello in più fosse andato al maiale cosa ne sarebbe stato di noi…

 

Dedicata alla tua amica:

Il maiale

 

Il maiale
era lí che mi guardava.
Il macellaio
faceva finta di niente
e gli girava intorno indeciso
col coltello allucinato.
Voltai l’angolo
il maiale pareva
implorarmi a restare
posando alla catena
come un lupo in olfatto.
Cosí rimasto incantato
non sentí il coltello
forargli la gola
e non vide il sangue
colargli a dirotto.
Era tutto concentrato
a rivedermi apparire.

(Salvatore Toma)


6 risposte a "Paolo Vincenti: Vegan Party / Abele Longo: Vegan snacks"

  1. Bellissimo intervento Abele, che mi ha fatto anche ridere di gusto. Beh, che dire? e soprattutto, come darti torto? Al netto delle esagerazioni e dei paradossi cui mi spinge il gusto della satira, riconosco che i vegani siano brave persone, realizzate e a modo; e anzi, in virtù delle tue argomentazioni, mi pento di averli sbertucciati e sono contrito, ma davvero contrito, così tanto che cambio idea e dichiaro di avere fallato e di cominciare a prendere seriamente in considerazione l’idea di convertirmi anch’io al verbo vegano. Riporto di seguito il testo della mia abiura.

    “Io Paolo Vincenti, fig.lo del q. Vinc.o Antonio di Ruffano, dell’età mia d’anni 48, constituto personalmente in giudizio, et inginocchiato avanti di voi Emin.mi et Rev.mi Sacerdoti, in tutta la Republica Vegana contro l’heretica pravità generali Inquisitori; havendo davanti gl’occhi miei le sacrosante verdure, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Vega crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica et insegna la S.a magra e vegana Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per haver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che la carne sia da mangiare e li animali fatti per essere ammazzati e che non potessi tenere, difendere nè insegnare in qualsivoglia modo, nè in voce nè in scritto, la detta falsa teoria, e dopo d’essermi notificato che detta teoria è contraria al sacertissimo verbo vegano, scritto e dato alle stampe un articolo nel quale tratto l’istessa teoria già dannata et apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna solutione, sono stato giudicato vehementemente sospetto d’heresia, cioè d’haver tenuto e creduto che i vegani sieno tristi e tetri e i carnivori allegri e gaudenti;……… Giuro anco e prometto d’adempire et osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte;….. Io Paolo Vincenti sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; et in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiuratione et recitatala di parola in parola, in Neobar, Congregazione S,ssimi Abeli Longhi Vegani, questo dì 28 novembre 2019.
    Io Paolo Vincenti ho abiurato come di sopra, mano propria.-“

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  2. Mi piace quasi crederti, Maestro Illustrissimo, ma un appunto comunque te lo faccio: se si tratta di mangiare verdure et legumi salentini ( rape, mugnuli, cavolfiori, bietole, cardi, pummidori, maranciane, scarcioppule, spunzali, pasuli, ciceri, paseddhri, fave, paparina, cicore, pampasciuni…), altro che penitenze! I primi vegani sono stati i nostri avi, che, a parte le povere e sottomesse lumache, carne non ne mangiavano mai, era per i padroni come anche le uova e il formaggio 🙂

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  3. beh, in effetti essere vegetariani fa bene non solo alla nostra salute (dati alla mano, aumenta l’aspettativa di vita), ma anche a quella del pianeta terra (le emissioni di gas degli allevamenti intensivi superano di gran lunga quelle dell’intero settore trasporti).
    ciò non toglie che i vegetariani (e ancor più i vegani) spesso e volentieri trattino il cibo con rigore ossessivo nonché vagamente integralista, cosa che me li rende assai indigesti…
    : )
    personalmente sposo il pensiero “epicureo”, nel senso che in genere trovo il “cosa si mangia” assai meno importante del “con chi si mangia”.
    in ogni caso, visto che è appena passata l’ora di cena, auguro buona digestione a entrambi!
    : )))

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  4. Anch’io da anni lentamente sto andando nella direzione del vegetarianismo, e da decenni non mangiamo carne di animali come gli agnelli, i conigli, i capretti, etc. Non mi piace in effetti l’idea di uccidere gli animali, ma in verità, anche i vegetali sono vivi, certe volte mi commuovono le piante buttate ancora vive, al cimitero ad esempio, capita che le prendo e le trapianto in giardino. Secondo un rigore filosofico uno dovrebbe mangiare solo i frutti raccolti, cosa che non uccide nemmeno le piante. Alla fine si fa quello che si può, un po’ di carne si mangia sempre, ma perché rinunciare ai prodotti animali non « cadaverici » come il formaggio o il miele ?

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