La vera mortalità da COVID-19 (SARS-CoV-2)

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Trovate in calce a questo post il PDF scaricabile dove si parla della vera mortalità finale da Coronavirus SARS-COV-2, agente eziologico di COVID-19, che sarà particolarmente alta in Italia.
In più ieri sera mi è venuta voglia di offrirvi una breve rassegna stampa di ciò che è stato detto/scritto nei mesi precedenti, ad imperitura memoria.
Segue cronologia dell’epidemia di leggerezze profferite da esseri umani molto professionali (i vari link non sono direttamente attivi per evitare problemi di copyright, ma, se siete curiosi, è sufficiente copiare e incollare l’indirizzo web nello spazio dedicato di qualunque browser facendolo precedere dalla scritta https://www.).

29 gennaio. Prof. Matteo Bassetti, primario della clinica Malattie infettive, Ospedale San Martino di Genova: “Il sistema sanitario per la gestione delle malattie infettive è pronto, rodato e maturo, il messaggio per la popolazione è quello di stare tranquilli perché al momento non esiste alcun motivo per agitarsi. La situazione va vigilata attentamente ed è bene tenere alta la guardia sugli eventuali casi sospetti provenienti dalle aree epidemiche, ma non bisogna creare allarmismi” repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/01/29/news/coronoavirus_gli_esperti_niente_allarmismi_e_meno_pericoloso_di_sars_e_mers_-247091361/

30 gennaio. Prof. Roberto Burioni, virologo a Piazza Pulita, La7: “Sappiamo che il virus deriva dal pipistrello, conoscendo dunque la sua origine questo ci dà un vantaggio nel combatterlo” – (in che senso? l’arma segreta sarà una corona d’aglio?) – “Le probabilità dell’arrivo del virus in Italia sono intorno al 12%, però se dovesse arrivare abbiamo un grandissimo vantaggio rispetto ai cinesi, noi siamo un paese libero dove ognuno può dire quello che vuole. Qui ci aspettiamo che il nostro Governo si occupi della persona infettata così come di tutti gli altri” – (in effetti siamo in grandissimo vantaggio: 10023 morti contro 3295) – citynow.it/coronavirus-piazzapulita-cina-italia-dati-consigli/

(Va detto, in massima onestà, che nei giorni seguenti il Prof. Burioni è stato tra i più attivi nel tentare di “svegliare” le istituzioni e mettere in guardia la popolazione su quanto fosse pericolosa l’epidemia di SARS-COV-2. Ciò non toglie che il suo modo di porsi saccente e dispotico sia spesso controproducente per la gestione della salute pubblica – vedasi la questione dei vaccini – e molto lontano dai metodi corretti ed efficaci per comunicare informazioni mediche alla popolazione)

3 febbraio. Riunione straordinaria della medicina di gruppo di Badia Polesine che visti i grafici sull’andamento dell’epidemia a Wuhan e l’R0 del nuovo coronavirus (il virus è il doppio/triplo più contagioso dell’influenza) inizia a prepararsi all’epidemia (ordinate 50 mascherine FFP3, 300 mascherine chirurgiche, 3000 guanti, posizionata protezione in plexiglass 3m x 2m per isolare la postazione di accoglienza delle infermiere, informative per i pazienti etc).

5 febbraio. Le “sardine” su twitter (viste le loro note competenze scientifiche potevano esimersi dallo strumentalizzare la *propria* ignoranza?) “Le misure di sicurezza per il coronavirus sono state ben evidenziate con la corretta informazione dagli organi competenti. Chi crea allarmismo, come in tante regioni, alimenta virus di gran lunga più pericolosi. Mostriamo gli anticorpi al razzismo!” globalist.it/news/2020/02/05/coronavirus-le-sardine-contro-la-disinformazione-il-razzismo-e-un-virus-piu-pericoloso-2052575.html

6 febbraio. Tutti i medici dell’ASL 505 Polesana vengono convocati a Rovigo per un incontro sul tema dell’epidemia da coronavirus prossima ventura. Si definiscono i protocolli su come agire all’arrivo dei primi casi.

7 febbraio. Prof. Tom Jefferson, Centre for Evidence Based Medicine della Oxford University e Cochrane Collaboration. “Stiamo parlando di una sindrome influenzale, non c’è nulla di nuovo in ciò che sta accadendo. E l’allarmismo che c’è è esasperato e ingiustificato” terranuova.it/News/Salute-e-benessere/Tom-Jefferson-Coronavirus-allarmismi-ingiustificati

19 febbraio. A San Siro a porte aperte si gioca Atalanta-Valencia: 44000 spettatori, record di spettatori di sempre per la squadra bergamasca. raisport.rai.it/articoli/2020/03/calcio-atalanta-valenica-causa-contagio-coronavirus-d3a68bab-4578-42a6-9e5f-cbe514c93aad.html

23 febbraio. Prof.ssa Maria Rita Gismondo, direttore reparto di Microbiologia, virologia e diagnostica bioemergenze del Sacco di Milano, “A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così” ilsole24ore.com/art/guerra-i-virologi-grave-come-un-influenza-no-molto-piu-AC4LsYLB?fromSearch

23 febbraio. Prof. Giovanni Maga, direttore Cnr-Igm, Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche: «L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi e moderati – una specie di influenza – nell’80-90% dei casi», avverte Giovanni Maga. E per il resto dei pazienti che sono stati contagiati dal coronavirus? «Nel 10-15% – spiega il ricercatore del Cnr – può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza». ilsole24ore.com/art/coronavirus-nell-80-90percento-casi-e-come-l-influenza-gli-altri-rischio-polmonite-ACQ4pMLB?fromSearch

23 febbraio. Prof.ssa Ilaria Capua, virologa a capo del One Health Center of Excellence della University of Florida: “Si tratta di una sindrome simil-influenzale causata da coronavirus e si cura stando a casa. Potrebbe durare fino a primavera inoltrata o prima dell’estate. Avremo a che fare con questo virus per un po’ di tempo, ma usiamo tutti il cervello ed evitiamo che girino notizie stupide che spaventano le persone più fragili”. it.blastingnews.com/cronaca/2020/02/coronavirus-ilaria-capua-e-una-sindrome-simil-influenzale-e-si-cura-stando-a-casa-003074307.html

23 Febbraio prof. Francesco Spinazzola, infettivologo dell’IRCCS-INMI allo Spallanzani di Roma: “Basta allarmismi sul coronavirus, è meno grave di quello che potreste pensare. (…) una larga diffusione dell’infezione nella popolazione oggi onestamente non sembra veramente potersi realizzare. La situazione è sotto controllo e un consiglio: andiamo pure dal cinese per cena. Se cucina bene, si intende.” ilfattoquotidiano.it/2020/02/23/coronavirus-basta-allarmismi-ecco-perche-la-situazione-e-meno-grave-di-quello-che-potreste-pensare/5715034/

24 febbraio Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia riferisce al Consiglio regionale sull’emergenza coronavirus. “Questa è una situazione senza dubbio difficile ma non così tanto pericolosa. Il virus è aggressivo e rapido nella sua diffusione, ma molto meno nelle conseguenze. È poco più di una normale influenza”. ilgiornale.it/news/politica/fontana-coronavirus-poco-pi-normale-influenza-1831891.html

25 febbraio. Giulio Gallera, assessore lombardo al Welfare,: “Se fosse successo in un’altra regione oggi saremmo in una situazione disperata per l’intero Paese, è successo in Lombardia e lo stiamo gestendo al meglio». ildubbio.news/2020/02/25/orogoglio-lombardo-se-fosse-accaduto-unaltra-regione-saremmo-nella-disperazione/

25 febbraio. Prof. Marcello Tavio, primario di Malattie infettive Ospedali Riuniti di Ancona, presidente della Società malattie infettive e tropicali: “Viviamo protetti da un sistema sanitario evoluto, in una società moderna, per questo possiamo evitare allarmismi”. ilgiornale.it/news/cronache/coronavirus-scienziato-smonta-lallarmismo-non-sar-fine-mondo-1831855.html

26 febbraio. Prof. Matteo Bassetti, primario della clinica Malattie infettive, Ospedale San Martino di Genova. Non contento di quanto affermato il 29 gennaio rincara la dose: “Dobbiamo essere tranquillizzanti, come sono stato fin dall’inizio. Il coronavirus è più simile all’influenza che alla peste bubbonica. Non si muore di coronavirus, basta allarmismi. Ci stiamo facendo del male da soli, non si può fermare un Paese”
ivg.it/2020/02/linfettivologo-bassetti-non-si-muore-di-coronavirus-basta-allarmismi

26 febbraio. A questo punto, perché stupirsi del punto a cui siamo arrivati oggi se su Bergamo News, quotidiano on line, il 26 febbraio si leggeva questo:
“Tanta gente in centro, i bergamaschi non temono il coronavirus. In via XX Settembre, martedì sera, giovani e meno giovani fanno su e giù come se nulla fosse. Una serata come tante, anche se l’argomento sulla bocca di chiunque è il virus arrivato da qualche giorno anche in Bergamasca. E il parere, quasi unanime, è quello di un “allarmismo eccessivo” per il Covid 19.” bergamonews.it/2020/02/26/tanta-gente-in-centro-i-bergamaschi-non-temono-il-coronavirus-allarmismo-eccessivo/356092/

27 febbraio. Luca Zaia, governatore della Regione Veneto: “Revocare l’ordinanza, emergenza passata. Da lunedì riaprire le scuole in Veneto. Spero che a livello nazionale si decida di revocare quel minimo di ordinanze che è stato fatto. Si tratta di una pandemia mediatica che vive sui social. E ricordo che in Veneto nessuna attività commerciale è stata bloccata. Il Veneto non è bloccato”. ilgazzettino.it/nordest/primopiano/coronavirus_zaia_revocare_ordinanza-5078282.html

29 febbraio. Prof. Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS: “In questo momento non ci sono ragioni tali per sospendere le gare di calcio o di altri sport, almeno quelle che non si disputano nelle aree coinvolte. Credo che il governo abbia tenuto conto del fatto che il rischio contagio al momento sembra basso, anche se la situazione andrà monitorata ora per ora. Prendere delle misure restrittive non sempre è un bene. Si può creare una psicosi tra la popolazione.” fcinternews.it/focus/il-farmacologo-garattini-stadi-chiusi-dipende-si-deve-evitare-la-psicosi-vi-spiego-il-coronavirus-331356

Risultati finali. Viste le premesse, davvero, come poteva andare altrimenti?

lombardia covid 28-03-20

27 marzo. Prof. Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS, con nonchalance, ritratta e lamenta: “Bisognava chiudere prima, ora a pagare sono personale sanitario e operai. Il senso della vita viene prima del senso degli affari. Ma qualcuno ha invertito le priorità”. rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/27/news/silvio_garattini_bisognava_chiudere_prima_e_ora_a_pagare_sono_medici_e_operai_-252426994/

E la chiosa definitiva ce la fornisce un giornale in precedenza piuttosto negazionista, La Repubblica, con questo articolo di fondo in data di ieri.

28 marzo. L’editoriale a firma di Carlo Verdelli. “Non è il momento dei processi, né dell’attribuzione di responsabilità. Ma è il tempo, questo sì, del coraggio di prendere decisioni forti. Fatte salve le attività strettamente necessarie, andrebbe con responsabilità, e anche con urgenza, valutata l’ipotesi di chiudere in modo drastico l’intera Lombardia per due settimane, chiedendo un ulteriore ma non differibile sacrificio a chi ci abita, a chi ci opera, ai titolari di piccole e medie imprese comprensibilmente spaventati dall’idea di non riuscire a ripartire. Qualsiasi ipotesi di ricostruzione dopo questo abisso passa attraverso decisioni nette che mettano in cima alle priorità la salvezza delle vite, e quindi il contenimento del contagio, attraverso l’edificazione di argini disegnati là dove il morbo più infuria. Al di là di qualsiasi considerazione politica o finanziaria. Al di là di ogni calcolo di convenienza. Salvare la Lombardia per salvare l’Italia. Prima che sia davvero troppo tardi.”
repubblica.it/cronaca/2020/03/28/news/coronavirus_chiudere_la_lombardia-252507706/?ref=RHPPTP-BH-I252518147-C12-P3-S1.12-T1

Purtroppo, però, in Lombardia è già troppo tardi, almeno per migliaia di persone, come spiegavo ieri in un commento che riporto qui sotto:

I posti in terapia intensiva in Italia sono circa 8 per 100.000 abitanti. I contagi da SARS-COV-2 (l’agente eziologico di COVID-19) in Italia sono allo stato attuale 143 su 100.000 abitanti (quasi 3 casi ogni 2000 abitanti, per rendere meglio l’idea) con grandi differenze da regione a regione (si va dai 37 298 casi della Lombardia ai 151 casi della Basilicata, per entrambi alla data del 28/03/2020). Ciò fa sì che in Lombardia, dove si concentra poco meno della metà dei contagi, anche se i posti letto in terapia intensiva sono stati aumentati dai circa 720 iniziali (cumulativo di 74 ospedali, pari a 7,2 per 100.000 abitanti) a circa 1200 durante i primi 18 giorni dell’epidemia (12 su 100.000 abitanti), tale numero è largamente insufficiente. Il conto è presto fatto: la Lombardia conta circa 10 milioni di abitanti, quindi i contagi in quella regione sono 0,0037 per 100.000 abitanti (quasi 4 casi ogni 1000 abitanti, per rendere meglio l’idea). Lo studio di Grasselli e colleghi su JAMA (March 13, 2020) ci informa che in Lombardia (dove SARS-COV-2 è “stranamente” più virulento che altrove nel mondo, si veda il PDF linkato in calce), circa il 16% dei pazienti contagiati necessita di ricovero in terapia intensiva. Quindi, al 28/03/2020, i pazienti contagiati che *avrebbero* dovuto essere ricoverati in terapia intensiva sono 0,0037 x 16% = 0,000592, ovvero 59 per 100.000 abitanti. Capite anche voi che, se anche dagli iniziali 8 letti per 100.000 abitanti si è arrivati a 12, e se anche dal 13/03/2020 (data a cui si riferisce l’articolo di Grasselli e colleghi) ad oggi fossero stati addirittura raddoppiati portandoli a 16 o triplicati portandoli a 24, abbiamo comunque che la capacità di accogliere pazienti delle terapie intensive lombarde resta meno della metà di ciò che sarebbe necessario. Ve lo giro in speculari dolorose parole: in Lombardia, almeno metà dei pazienti che avrebbero avuto bisogno di un ricovero in terapia intensiva sono morti perché non è stato possibile ricoverarli in terapia intensiva. Non basta. Secondo voi, in Italia ci sono solo i malati da COVID-19? Tenete conto che i letti in terapia intensiva, in genere, non sono quasi mai vuoti. In Lombardia, ad esempio, nei mesi invernali, i letti normali di terapia intensiva (720) sono in genere occupati all’85%-90%. Mi spiego? Non è che il resto dei malati di qualsiasi altra patologia si è smaterializzato perché c’è la pandemia di SARS-COV-2… Ok, abbiamo ridotto al minimo gli interventi chirurgici e compagnia bella, ma come dice testualmente lo studio di Grasselli e colleghi sulla situazione in Lombardia, riferendosi alla settimana precedente al 18 marzo: “The linear model forecasts that approximately 869 ICU (Intensive Care Unit, in italiano, la terapia intensiva) admissions could occur by March 20, 2020, whereas the exponential model growth projects that approximately 14 542 ICU admissions could occur by then. Even though these projections are hypothetical and involve various assumptions, any substantial increase in the number of critically ill patients would rapidly exceed total ICU capacity, without even considering other critical admissions, such as for trauma, stroke, and other emergencies.” Purtroppo, a posteriori sappiamo bene che nei 14 giorni dal 13/03/2020 al 28/03/2020 i casi di COVID-19 in Lombardia sono aumentati da 5791 a 37298. Tornando ai dati di Grasselli e colleghi, secondo i quali il 16% dei contagiati in Lombardia necessitano di ricovero in  terapia intensiva, 37298 x 0.16 fa 5968, ovvero negli ultimi 15 giorni ci sono stati almeno altri 5000 ammalati “da terapia intensiva” che non si è potuto ricoverare in ICU. Rendo l’idea?

*

Chiudo allegandovi il PDF dell’ultimo lavoro scritto questa settimana per i colleghi dell’ASL, uno studio in cui si cerca di far luce su quale sia la VERA mortalità da COVID-19 in Italia e le sue cause. Sapppiamo, ad esempio, che in Cina è stata nascosta almeno una quota di decessi. In tal proposito ricordo che durante l’epidemia da SARS-COV-2, in Cina (dove centinaia di milioni di abitanti sono ancora “under some form of lockdown”) sono state cancellate 21 milioni di utenze di telefonia mobile e 840.000 linee telefoniche fisse. E’ evidente che visto il mancato reddito (aziende chiuse) e l’impossibilità di muoversi (nuclei familiari uniti), la grave difficoltà economica avrà spinto la maggior parte delle famiglie cinesi a tagliare tutti i costi superflui (1 solo cellulare per famiglia e cancellazione di tutti i numeri usati per lavoro). Ma se anche solo lo 0,5% delle cancellazioni fosse stato dovuto a decesso del proprietario del cellulare, avremmo avuto 10500 morti (dato tutt’altro che incredibile) e una mortalità finale di circa 10-12%, in linea con quanto troverete scritto nel link del PDF. Ricordo, invece, che i dati ufficiali della Cina, alla data del 28/03/20 mostrano una mortalità “quasi” finale di 3295 decessi su 81394 casi, cioè  attorno al 4%.

Il balletto dei dati *parziali* sulla mortalità in atto avviene anche in Europa. Ad esempio, in Germania un decesso viene imputato a SARS-COV-2 solo se non sono presenti altre comorbidità (e quasi nessun anziano non ha almeno un’altra patologia, così che la mortalità in atto risulta molto più bassa che negli altri paesi europei). Ho poi sentito ieri sera dire da un’inviata a Parigi (trasmissione di approfondimento su RAI 1) che anche la Francia (altro paese che, sebbene si discosti meno dagli altri paesi europei, ha una mortalità in atto leggermente più bassa) calcola i dati in modo incompleto, conteggiando solo le morti che avvengono in ospedale e non quelle in RSA o a domicilio.

La mortalità “finale” da COVID-19 in Italia – un’analisi sui dati ragionata (2)


8 risposte a "La vera mortalità da COVID-19 (SARS-CoV-2)"

  1. Molto interessante malos per capire la realtà dei fatti su questa pandemia. Drammatico che 2000 pazienti morti siano da attribuire all’incapacità del SSN di poterli curare e che il calo dei ricoveri in terapia intensiva sia dovuto al sovraccarico dello stesso sistema. Il punto più difficile da gestire vedo poi riguarda gli asintomatici che non si possono stimare e ovviamente fanno variare tutte le cifre percentuali. Ho sentito sparare cifre esagerate sul possibile numero di questi, ma è inutile riportarle vista pure l’ampia lista che hai postato con le dichiarazioni da parte di molti esperti, spero in buona fede, che sottostimavano il pericolo della pandemia.
    Ho riportato i dati estrapolandoli in una sintesi per farmi un’idea nuda e cruda evidenziando fra parentesi alcuni dubbi.

    Nel totale delle persone contagiate un 20% dei casi determina una polmonite virale grave che richiede ricovero ospedaliero.
    Alla data del 20/03/2020 gli ultrasettantenni rappresentavano il 36% dei contagiati da SARS-CoV-2 e l’85% dei morti totali.
    La mortalità in atto in Italia alla data del 26/03/2020 è 10,2% (8215 morti / 80 579 casi positivi).
    La mortalità nei pazienti ricoverati in terapia intensiva è di circa il 55%.(pazienti in terapia intensiva che dai numeri che scrivi sono 3612 ovvero il 4,48% del totale, mentre 24.753 ovvero il 30,7% sono in ricovero ospedaliero ma non in terapia intensiva anche se la somma di queste due percentuali non mi torna con il 20% della prima riga ma sarà una cifra indicativa.)
    La mortalità complessiva dei pazienti ricoverati (in terapia intensiva e non) è risultata essere attorno al 28%.
    Poi ci sono 33.648 pazienti ovvero il 41,7% del totale sempre al 26/03 con malattia in corso ma non ricoverati di cui solo il 25% ovvero è rimasto asintomatico o paucisintomatico, mentre il 75% ha poi sviluppato sintomi lievi o moderati tali da giustificare il ricovero ospedaliero.(e cioè 25.236 che sono tantissimi e che non sono quindi stati già calcolati fra quelli ricoverati? Comunque sia il numero degli asintomatici che rimangono a casa rispetto al totale di 80.579 casi è come scrivi del 25% e cioè di 8.412 persone, e io pensavo molte di più e tutto ciò ancora non mi torna con la prima riga.). Nel 4% dei casi, sono state osservate anche forme gravi.
    Assumiamo quindi, per difetto, che il 75% dei pazienti asintomatici poi ricoverati, abbia una mortalità oltre dieci volte inferiore, ovvero del 2,5%.
    Infine 10.351pazienti sono guariti ovvero il 12,8%.(anche questi in virtù del problema iniziale sugli asintomatici potrebbero essere di più, persone che guariscono e non sapranno mai di aver preso il virus.)
    I decessi possono avvenire già nelle fasi iniziali della malattia.
    Per guarire da COVID-19 sono spesso necessarie anche più di 2-3 settimane.(è vero che chi guarisce deve comunque rimanere in isolamento per diversi giorni?)
    Tra i pazienti giovani o con sintomi più lievi che non vengono ricoverati (almeno all’inizio) e che insieme assommano almeno un 60% del totale, la mortalità è comunque molto più bassa che negli altri.(Anche qui stando ai dati sugli 80.579 positivi, gli 8.412 che rimangono a casa sono molti meno del 60% e anche del 41,7%.)
    Almeno 1/3 della mortalità in atto diventa riconducibile al superamento delle capacità del sistema ospedaliero (ovvero oltre 2 000 morti).(Scusa malos ma questo è successo solo in Italia?)
    Il tasso di mortalità è dell’11-12% ed è altissimo e per di più non è facile spiegarselo a confronto con i dati della Corea del sud.
    Mettendo insieme i dati è probabile che non più del 20-30% dei casi possa sfuggire completamente alla diagnosi.
    Concludo riportando altri due punti con relativa domanda.

    “(3) Il Ministero della Sanità italiano, almeno fino alla settimana scorsa, aveva deciso di testare con
    tampone nasofaringeo solo i pazienti con sintomi rilevanti (rinunciando a testare “asymptomatic
    people or those who had limited, mild symptoms”)…”
    Ho saputo da personale medico che un tampone fatto in fase di incubazione non riesce a segnalare la presenza del virus, confermi? Se si per capire se un asintomatico a rischio è contagiato si fanno più tamponi?
    “(2) la reale entità dei contagi in una popolazione si ottiene ovviamente facendo più indagini
    diagnostiche possibili
    il minor numero di tamponi eseguito in Italia equivale alla mancata diagnosi di almeno un 30-50%
    dei casi in atto di COVID-19, che di conseguenza non sono stati sottoposti ad isolamento,
    diffondendo la malattia.”
    Dove mi confermi quello che scrissi in un tuo articolo precedente quando ti chiesi se erano gli asintomatici i veri responsabili della veloce diffusione del contagio. Che se da un lato è una cosa ovvia, (chi ha lievi sintomi o ha eseguito il tampone e sa di essere contagiato sta a casa di sicuro, per non dire dei ricoverati), dal punto di vista comunicativo non lo è. Difatti molti asintomatici sentendosi “bene” hanno preso le limitazioni del distanziamento sociale come qualcosa che li riguardava relativamente comportandosi per contro in maniera irresponsabile. Era molto meglio dire chiaramente “perché” il vero pericolo erano le persone asintomatiche e quindi “tutti” e spiegare bene “perché” era importante per “tutti” stare a casa. Insomma da non addetto ai lavori vedo un deficit nella comunicazione come concausa al contagio considerando che questa pandemia è stata una cosa incredibile che nessuno cittadino credo ritenesse mai possibile.

    Grazie.

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    1. scrivi: “superamento delle capacità del sistema ospedaliero (ovvero oltre 2 000 morti).Scusa malos ma questo è successo solo in Italia?”

      no. sta accadendo in tutta Europa e in particolare in Spagna, Olanda, UK, Francia. e forse anche in Germania che però come al solito gioca sporco e “tarocca” i dati. ieri la Francia ha “recuperato” i morti non ospedalieri (case di riposo, domicilio etc) e il risultato è stato che la mortalità in atto è subito salita oltre il 10% (6507/64338 = 10,1%). anche le mortalità in atto negli altri maggiori paesi europei sono in drammatica salita: UK 3605/38168 = 9,5%; Olanda 1467/15723 = 9,5%; Spagna 11198/119199 = 9,4%)

      scrivi: “un tampone fatto in fase di incubazione non riesce a segnalare la presenza del virus, confermi? Se si per capire se un asintomatico a rischio è contagiato si fanno più tamponi?”

      dipende: il virus è presente nella saliva già 3-4 giorni prima dei sintomi, ma il tampone nasofaringeo non sempre è affidabile (falsi negativi). ricontrollare nel tempo un paziente sospetto il cui tampone era risultato negativo è concettualmente corretto, ma tecnicamente spesso non viene fatto per carenza di tamponi: il ragionamento è che tanto è una forma lieve e comunque il paziente asintomatico/paucisintomatico è già in quarantena (se è un lavoratore che per tipologia poteva/doveva ancora andare al lavoro lo si mette in malattia per 14 giorni col codice V29.0, cioè quarantena in malattia contagiosa) e amen. d’altro canto fare i tamponi a tappeto a tutti gli asintomatici è improponibile (non solo non ci sono fisicamenta abbastanza tamponi e operatori per eseguirli, ma nella maggior parte dei casi i pazienti asintomatici non vengono intercettati dal SSN). però ai pazienti con sintomi lievi e ai ricoverati in RSA i tamponi andrebbero fatti *sempre* (invece ai primi in genere non vengono fatti, e ai secondi abbiamo iniziato a farli da una decina di giorni, così saltano fuori – vedi Napoli – 23 positivi su 27 tamponi https://napoli.fanpage.it/napoli-23-anziani-positivi-al-covid-19-nella-casa-di-riposolasl-e-intervenuta-tardi… Luca Degani, il presidente lombardo di Uneba, l’Unione nazionale delle istituzioni e iniziative di assistenza sociale, non l’ha mandata a dire palando della situazione *drammatica* nelle RSA in lombardia https://milano.fanpage.it/strage-nelle-case-di-riposo-degani-uneba-grave-limitazione-del-diritto-di-cura-degli-anziani

      scrivi: “se erano gli asintomatici i veri responsabili della veloce diffusione del contagio”

      i *veri* responsabili no, nel senso che certamente *contribuiscono* alla diffusione, ma se siano i principali responsabili del contagio non so dirtelo perché non è ancora chiaro quanti siano i contagiati asintomatici sul totale dei contagiati (25%? 50%? 75%?). giusto ieri leggevo che il governo cinese ha fornito dati (che some sempre sono da prendere con le molle, venendo dalla Cina), secondo cui uno screening in un aeroporto eseguito il 1° di aprile ha rilevato 133 positivi di cui il 78% asintomatici. sarà vero? rimarranno tutti asintomatici, o come nello studio di Wang (che ha seguito nel tempo 55 asintomatici) solo il 25% rimarrà completamente asintomatico? c’è ancora parecchia incertezza, certo si è che in letteratura sono riportati sia casi di pazienti asintomatici (rimasti poi asintomatici) che hanno contagiato intere famiglie, sia di pazienti pre-sintomatici (poi diventati sintomatici) che hanno contagiato altre persone incontrate nei giorni antecedenti alla comparsa dei sintomi. sono eccezioni? sono la regola? boh… in ogni caso, finché c’è la quarantena nazionale il problema è meno rilevante, poi, eventualmente (e purtroppo), ci sbatteremo il naso.

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  2. Rileggendo la mia risposta mi sa che ho valutato in modo incompleto alcune frasi del testo e quindi non considerare le parti che riporto qui sotto e per le quali ho evidenziato la correzione.

    -pazienti in terapia intensiva che dai numeri che scrivi sono 3612 ovvero il 4,48% del totale, mentre 24.753 ovvero il 30,7% sono in ricovero ospedaliero ma non in terapia intensiva anche se la somma di queste due percentuali non mi torna con il 20% della prima riga ma sarà una cifra indicativa.

    Non torna perché quel 20% è rispetto ad un totale che include pure una stima degli asintomatici mi sa, mentre le due percentuali si riferiscono solo ai positivi accertati.

    -E poi questa inesattezza che ho scritto:”Dove mi confermi quello che scrissi in un tuo articolo precedente quando ti chiesi se erano gli asintomatici i veri responsabili della veloce diffusione del contagio….” riferendomi a questa parte:”il minor numero di tamponi eseguito in Italia equivale alla mancata diagnosi di almeno un 30-50%
    dei casi in atto di COVID-19, che di conseguenza non sono stati sottoposti ad isolamento,diffondendo la malattia.”
    dove quando scrivi “casi in atto” credo ti riferisca non solo agli asintomatici ma anche a chi aveva dei sintomi ma non considerava o poteva sapere fosse dovuto al coronavirus ed è uscito ugualmente o comunque ha contagiato le persone a lui vicine.

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    1. scrivi: “non mi torna con il 20% della prima riga ma sarà una cifra indicativa.”

      sì. nell’introduzione tale percentuale rispecchia la media dei dati presenti in alcuni studi pubblicati (non italiani, sono per lo più cinesi e coreani). è dunque indicativa perché come avrai visto se hai letto l’articolo, il ramo italiano/europeo del virus ha indubbiamente subito delle mutazioni e questo in teoria (ma anche in pratica, ormai, se guardiamo l’andamento dei dati dell’ultima settimana in Europa) può aver modificato la virulenza e la letalità d SARS-COV-2

      scrivi: “credo ti riferisca non solo agli asintomatici ma anche a chi aveva dei sintomi ma non considerava o poteva sapere fosse dovuto al coronavirus”

      esatto. asintomatici e paucisintomatici (sintomi lievi) sono difficili da intercettare perché se rimangono tali (ma come scritto più sopra non è detto: in base ai dati di Wang solo il 25% dei pazienti inizialmente asintomatici rimane tale dopo 1 settimana… avrà ragione? sono sempre dati “cinesi” e su un piccolo campione di 55 casi), ovviamente non andranno dal medico o in ospedale, e comunque anche se decidessero di farlo in base a un “sesto senso” (chessò, hanno un fratello che magari è stato ricoverato ed è risultato positivo) potrebbero vedersi negare la possibilità di fare il tampone dal SSN in quanto malati senza sintomi o con sintomi lievi.

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    1. prego Doris. anche solo due parole mi fanno sentire la tua vicinanza. sarà una piccola cosa, ma mai come in questo momento ci si guarda negli occhi l’un l’altro anche senza parlare e spesso è sufficiente per darsi coraggio e sentirsi meno soli. abbraccione.

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  3. Interessante e convincente il tuo calcolo della mortalità effettiva, in particolare è terribile la statistica dei casi chiusi, ad oggi :

    11591 morti / (11591 morti + 14620 guariti ) * 100= 44,22%

    Il 44,22 % si chiudono con la morte.

    Non si ricava dai numeri quante persone sono morte in rianimazione e quante aspettandola invano.

    Solo una nota, la mortalità in atto fotografa quello che è già successo al momento del calcolo, le tue correzioni (ripeto che per me sono del tutto convincenti) tengono conto di qualcosa che probabilmente succederà. Questi ulteriori morti non spariscono nella prima statistica, ma si troveranno « embedded » nei dati dei giorni successivi. Alla fine, quando non ci saranno più malati, i conti del giorno finale dovrebbero coincidere nei due calcoli.

    1) Per quanto riguarda i tamponi, dai dati che ho visto oggi vengono effettuati circa 30000 tamponi al giorno.
    Oltre ai tamponi « clinici », per inseguire la catena dei contagi, se si volesse anche un’indagine conoscitiva sugli asintomatici, ammesso che se ne abbia la forza, si potrebbero fare i tamponi scegliendo un campione rappresentativo come si fa per i sondaggi elettorali. Il risultato sarebbe una foto di una ragionevole approssimazione.

    2) Le risorse sanitarie da allocare sono sempre insufficienti, però dovrebbero aumentare, l’unica azienda italiana che li produce, con l’aiuto dell’esercito che ha mandato i suoi tecnici, pensa di arrivare a produrne 500 al mese (a regime sarebbero 150), altri cercano di reperirli acquistandoli chissà dove. Ma sull’ aumento di questi numeri delle postazioni di rianimazione che sono le più critiche che sensazione hai ? E più in generali avverti un aumento nel tempo delle risorse messe a disposizione dei pazienti ?

    Un caro saluto

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    1. scrivi: “Non si ricava dai numeri quante persone sono morte in rianimazione e quante aspettandola invano.”

      eh, ci manca solo che il SSN ti comunichi i numeri di chi è stato “sacrificato” per mancanza di posti letto! tali numeri non li avremo mai, ma *sono scritti* nell’enorme scarto tra la mortalità in atto e la mortalità sui casi chiusi, nonché nel dato di fatto clinico che un paziente COVID può occuparti un letto in terapia intensiva per settimane e settimane, mica per un giorno, e intanto continuano ad arrivare nuovi pazienti critici a decine e i posti letto sono un numero appena sufficiente per le esigenze della popolazione in assenza di gravi epidemie. delle tre l’una: o stacchi il respiratore al settantenne per darlo al trentenne, o ricoveri in reparto sub-intensivo pazienti che avrebbero invece bisogno della terapia intensiva o tieni il trentenne a casa, sperando che non peggiori all’improvviso (cosa che purtroppo succede).

      scrivi: “le tue correzioni (ripeto che per me sono del tutto convincenti) tengono conto di qualcosa che probabilmente succederà.”

      ovviamente, ma ciò che accadrà su un dato campione (es: i contagiati fino ad oggi) DEVE essere calcolato su QUEL campione, ovvero sul numero totale di malati in atto in QUEL momento! Altrimenti falsi tutto perché mentre aspetti di capire chi muore e passano i giorni, aumentano anche i nuovi casi di contagio (quindi aumenta il numero totale dei malati su cui calcoli la mortalità!). non so se sono riuscito a spiegarmi: non è una “mia intuizione” è un *dato di fatto*.

      scrivi: “un’indagine conoscitiva sugli asintomatici”

      certo, si potrebbe fare (in teoria) qualsiasi cosa “a campione” prendendo chessò 1000 asintomatici, ma: (1) per il momento visto che i tamponi scarseggiano sono riservati ai malati con sintomi, non ne puoi *sprecare* per fare uno studio; (2) cosa intendiamo per asintomatici? intendi i veri “asintomatici” (cioè che hanno contratto il virus e non hanno sintomi) o semplicemente persone che non hanno contratto il virus e quindi non hanno sintomi? prendiamo un campione di abitanti di Brescia, di Ferrara o di Matera? i risutati sarebbero, ovviamente, completamente diversi.

      scrivi: “Ma sull’ aumento delle postazioni di rianimazione che sono le più critiche che sensazione hai”

      lo sforzo è stato fatto, ma dopo che i buoi erano scappati. i posti che è stato possibile “creare” in più sono troppo pochi. il sistema, come indicato da studi pubblicati e dai numeri delll’Istituto Cattaneo era già al prossimo al collasso tra il 7 e il 10 di marzo. ti aggiungo la mia esperienza diretta (e siamo una provincia fortunata): si cerca di non ricoverare pazienti anziani (COVID o meno), ovvero il 118 arriva e se il quadro non è drammatico il pesonale dice ai familiari “vista la situazione è meglio resistere (i.e. morire) qui a casa… in ospedale non fanno entrare i parenti… e poi c’è il COVID, etc. i dispositivi di protezione individuale non ci sono: dall’inizio dell’epidemia l’ASL ha fornito a noi medici di famiglia una decina di guanti, UNA mascherina ffp3, UNA mascherina senza filtro e – tanto per fare scena ché non serve a un cazzo – una visierina di protezione in plexiglass di quelle che si calzano in testa (si vede che ne avevano e non sapevano cosa farci). se non avessi fatto scorta per tempo (come hai capito, chi tra i medici ha usato la testa poteva prevedere ciò che sarebbe successo), sarei praticamente disarmato come tanti altri medici di famiglia, di cui centinaia sono stati contagiati e oltre 30 sono già *morti* https://portale.fnomceo.it/elenco-dei-medici-caduti-nel-corso-dellepidemia-di-covid-19
      le risorse bisognava prepararle prima (vedi il piano per la prevenzione delle pandemie fermo al 2010… ripeto 2010!!!!), in generale più che aumentare le risorse scarseggiano sempre di più.

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