DONNE, di Cristina Bove

corteccia-particolare-by-cribo-
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Donne

A quelle donne di meraviglie e fiori
quelle che silenziose fanno andare
casupole e favelas, figli portati sulle
spalle chine, lana pungente sulla pelle
dita affondate negli inverni
donne dismesse a ricamare perle
e chatouches per quelle fortunate.

Donne dai pianti occulti per i figli perduti,
donne dalle carezze rassegnate
sulle deformità dei loro nati e quelli d’altre.
Vanno con passo celere
più avanti della vita
più pietose del quadro sugli altari
che spiega nel suo ebete sorriso
quanto non fu mai loro e di quei figli abnormi,
l’opposto dei bei riccioli dipinti
e lineamenti rosa.

Donne delle catene di montaggio
recluse per un tralcio di mimosa
donne dei mille passi nel deserto
per un una goccia d’acqua
donne a scacciare mosche dai sorrisi
dei loro figli condannati a sete.
Donne vendute
donne vilipese

Qui ci piangiamo addosso
per uno specchio rotto, una sedia tarlata
solitudine in versi che dovrebbe
consacrarci poeti
roba che non soccorre i derelitti
che non reclama l’equità dovuta
e niente fa per togliere al potente
quello che ruba ai miseri.

Donne di ceri e cere
prigioniere d’inganni, occhi cuciti,
che al prete per figliare e per morire
pagano sempre il truogolo e l’ingrasso.
Spossessate del corpo, incubatrici
di vittime innocenti.
Madri di stupratori e santi
donne comunque e sempre.

*

Donne dei giorni

nello stesso destino delle ore felici
o tempestose
delle gite dei nostri dolori fuori porta
il mare d’erba alta
i passi tallonati dalle offese

mancavano sostegni nei filari
grappoli e figli
respiri tronchi quando
partorivamo senza scampo

e tutte fummo violentate e uccise
per un’idea di libertà nata con noi
e tutte _ad ogni età_
siamo cangianti e un poco folli
donne vestite di sé stesse e nulla
che le imprigioni in pregiudizi e burka

l’uomo di strada ride sgangherato
d’involucri a scadenza
sbranerebbe l’amore se potesse

l’uomo che invece vive ed è
luce a se stesso
ne condivide il pianto ___ e quando è sera
nel proseguire insieme
proietteranno in due la stessa ombra

*

Donne

ho letto cose
scritte da me e dagli altri
in tempi andati
rami recisi di mimose
e mi trafigge ancora il nubifragio
del mio pensiero arreso

qui sulla terra è in fiore
il maggiociondolo
piccoli soli accesi nelle siepi
attendono il passaggio
delle signore della vita e il cielo
sussurra la bellezza
chiamandole per nome

*

Di genere

*Abbiamo un modo così particolare
di scriverci la vita addosso
certificati d’esistenza in cui pezzi mancanti
più o meno visibili
ci sottraggono peso (dimagrimento garantito)
ci squalificano fino a dimostrare
che non siamo più stelle dipinte belle
ma
in quel pugno di niente
e ci si trova un giorno in disavanzi
cambiate fuori e frammentate dentro

*in quel vuoto che ci faceva donne sconsolate
_ si vive per i figli e per mille altre ragioni_
cicatrici ipertrofiche a ricordo
il corpo in astinenza d’emozioni
la giovinezza estinta prima che fosse tempo
io scrivo donna
senza cancellature o pentimenti
in lingua femmina
(di maschi è stato scritto per i secoli)
e mi dichiaro fiera
per quanto mi si dica circoscritta
di tanta mia esistenza al femminile

*e sul finire parlo anche in dialetto
recupero i miei geni primordiali
sono che siamo tutte _amate o meno_
rivendico il diritto
a proclamare un cuore poliglotta, uno straniero
che per farsi capire anche dagli uomini
figli fratelli padri amici amanti
dialoga e gesticola più forte

*

Detesto

i fogliettini scritti pissi pissi
nuvole e cuoricini by by
l’angioletto mylove a porporina
le giacche coi lustrini e le tivù
sguaiate d’ignoranza e di veline
labbra siliconate e birignao.

Questa, se la vogliamo dire poesia
è scritta con il fango sulle strade. I paracarri
segnalano le pietre dei chilometri
le pietre seppelliscono Kadisha
nelle piazze dei bruti. Umani a noi risultano
i libri traditori – hanno di sacro il sangue delle donne.
Le uccidono da noi da loro ai poli e all’equatore
le stesse madri___ i mostri
chi li crebbe costoro?
Donne che odiavano sé stesse e le altre donne.

Burka tatuati sulla pelle
le prigioni dei sensi in asfissia
saranno i ghigni dei lapidatori a denudare
e rivestire a sassi.

Qui si fanno regali di una festa balorda
un’orda scatenata in compravendita.
Per carità! la carità che rende schiavi i poveri
sempre di più
smettetela perdio, di concedere briciole
sarete dei cadaveri, sarete solo cenere
cosa ve ne farete degli imperi, quando le vostre bocche
saranno tana ai vermi.

Moriamo, donne, piuttosto che vedere
i figli che son tutti figli nostri
diventare assassini
ignari che nell’ultimo respiro d’ogni vittima
esalano anche il loro

***

Cristina Bove

Cristina Bove è nata a Napoli il 16 settembre 1942, vive a Roma dal ’63.Si è occupata di pittura e scultura. Ha vissuto da giovane a Tunisi dove fu allestita con successo la sua prima personale di pittura.  È sua la scultura in bronzo dell’hotel Sabbiadoro a San Benedetto del Tronto. Negli ultimi tempi si dedica alla scrittura, alla fotografia e all’arte digitale.
Ha  pubblicato Una per mille (romanzo – 2016 edizioni Fusibilia).Per le edizioni Il Foglio Letterario: Fiori e fulmini (2007), Il respiro della luna (2008), Attraversamenti verticali (2009). Mi hanno detto di Ofelia (2012 – Edizioni Smasher).  Metà del silenzio (eBook  2014 –  Edizioni PiBuk).

Antologia di Poetarum Silva (a cura di Enzo Campi),  Auroralia (a cura di Gaja Cenciarelli),  La ricognizione del dolore (a cura di Pietro Pancamo), La versione di Giuseppe  (2011 – AA.VV. a cura di Abele Longo  – Ed. Accademia di Terre d’Otranto), Cronache da Rapa Nui (2013 – AA.VV. a cura di Gianmario Lucini – Edizionicfr.it/Libri), Sotto il cielo di Lampedusa. Annegati da respingimento (2014 – AAVV. a cura di Pina Piccolo Edizioni Rayuela).

La simmetria del vuoto (2018 – Arcipelago Itaca Edizioni), Una donna di marmo nell’aiuola (Campanotto editore 2019).

Presente in numerosi accreditati siti e blog letterari, conduce quello personale QUI  e quello dedicato alla poesia contemporanea QUI


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