
La croce
Sono Teodoro poeta che
non seppe mai né leggere né scrivere
Ormai vecchio per lavorare
modellavo oggetti sacri
per botteghe di ricordi
Ho distrutto porte
allungato le mani sulle donne
donne americane e di Parigi
Furono loro
a dirmi poeta
Non vi parlerò dei miei guai
delle sciagure di mio figlio
della mia vita per mare
Ho scolpito croci
e come ogni altro
ho portato la mia
Ho fatto colpo sulle donne
pescato per loro
con maschera e fiocina
le ho nutrite
di ciò che mai avevano avuto
Se sei una donna
e al chiaro di luna
frughi tra i trucioli
del lavoro di quest’uomo
troverai lo spettro muscoloso
sulla strada di mare per Vlychos
Se sei un uomo
udrai voci di donne
sulla stessa strada
come le ho sentite io
salire dall’acqua
e dalle barche
e capirai così la mia vita
sarai indulgente con la mia anima
mi accorderai il tuo perdono
Questa è la mia preghiera a colui
che mi ha foggiato da me stesso
Di fronte al vino lo confesso
a Leonardo mio amico ebreo
che prende nota
per quelli che verranno
– Kamini, Hydra, 1980 (da “Book of Longing”)
traduzione Abele Longo
The Cross
I am Theodoros
the poet who could not read or write
When I was too old to work
I made religious items
for the tourist shops
I broke down doors
and I put my hands on women
women from America and Paris
They were the ones
who said that I was a poet
I will not tell you about my problems
my son’s fall
or my life at sea
I carved crosses
and like everybody else
I carried one
I astonished women with my desire
I fished for them
with goggles and a spear
and I fed them
with what they had never eaten before
If you are a woman
and you follow the shavings
of this man’s effort
in the moonlight
you will see my muscled ghost
on the sea road to Vlychos
and if you are a man
on the same road
you will hear women’s voices
exactly as I heard them
coming from the water
coming from boats
and from in between the boats
and then surely
you will understand my life
and do a kindness to my soul
by forgiving me
I pray this to the one
who fashioned me out of myself
I confess this
over the wine
to Leonardos
my Hebrew friend
who writes it down
for those to come
– Kamini, Hydra, 1980 (from Book of Longing)
Ho sempre pensato al Teodoro di questa poesia, che scolpisce oggetti sacri per un negozio di souvenir, come a un ritratto dello stesso Leonard. Errabondo, malinconico, inquieto, perso tra tante donne… Adieu Leonard Cohen, grande poeta e cantore.
A. L.
curioso, interessante e simpatico questo poeta – la traduzione eccellente di Abele Longo ti dà la esatta idea di ciò che ha voluto dirci il poeta dal verso semplice e più che chiaro ne esce il suo pensiero. Grazie, A. Sagredo
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eh, non ho particolari informazioni in proposito per confermarlo, ma “a naso” sono d’accordissimo con te: il buon Teodoro è l’alter-ego dell’autore.
: )
forse però non è importante… ciò che conta sono le fattezzen della *verità*, ovvero della realtà più nuda possibile, senza nemmanche un velo di retorica. in fondo, proprio la franchezza di molte poesie dell’inarrivabile menestrello sghembo di “one of us cannot be wrong”, conferisce allo zibaldone di “Book of Longing” una schiettezza emotiva, un’immediatezza espressiva spesso ironica e pure un’intimità così totale da risultare addirittura *scomodo* in un mondo che ha ormai sancito il trionfo dell’artefazione sull’arte.
e ‘nfatti, a conti fatti, Leonard ci educe e di conduce verso tale consapevolezza, rimarcando che “these cries of mine . . . are the road, / and not the sign”.
che aggiungere? che, assai spesso, possiamo imparare di più da “una ragnatela fresca / che si gonfia / come uno spinnaker / attraverso la finestra aperta” che dai versi arzigogolati delle scimmie nude.
: ))
bella e anche “melodica” la traduzione di “the cross” che ci offri in questo post (forse avrei salvato il “mio” in “vedrai il mio spettro muscoloso” e mi suonerebbe meglio “sul lungomare di Vlychos”, anche se non so davvero se esista un lungomare a Vlychos o se si tratti d’una più umile e verace “strada di mare”).
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con l’occasione, apppproposito, aggiungo doveroso link per ascoltare “one of us cannot be wrong” (ho sempre pensato che Cohen fosse un fratello segreto di Barrett)…https://youtu.be/GC7lDw-FKi0?si=wO9T6A7DE7KEpueY
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Grazie Antonio e malos. La franchezza e la sincerità di Cohen sono elementi centrali della sua scrittura, che parla di desiderio, dubbio, fede, vergogna, amore e fallimento, spesso senza alcuna distanza protettiva. Sono le sue canzoni intime e confessionali. Si tratta, tuttavia, di una sincerità mediata dall’artificio: dalla rima, dal simbolo e dalla costruzione di una persona poetica. Cohen, tra l’altro, rivedeva spesso le sue canzoni in modo ossessivo. Grazie malos anche per “One of us cannot be wrong”, poesia pura 🙂
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