John Rabe,  film di Florian Gallenberger (Giancarlo Locarno)

John Rabe è un film  del 2009 diretto dal regista tedesco Florian Gallenberger, basato sul libro John Rabe: Der Gute Deutsche von Nanking (Il buon tedesco di Nanchino) di Erwin Wickert, in Italia non è mai uscito nelle sale cinematografiche ma è stato trasmesso da RAI3 nel 2011 e nel 2013.

Racconta, con uno stile neorealista, la storia di John Rabe (1882-1950), un imprenditore tedesco che ha passato trent’anni in Cina, a Nanchino, per conto della Siemens, divenendo il responsabile della filiale cinese. Siamo alla fine degli anni trenta del novecento, la Germania era governata da Hitler, e Rabe un nazista, iscritto al partito ma in Cina dal 1911, probabilmente da così lontano non aveva capito bene cosa fosse il nazismo. Nel novembre del 1937 col pretesto di una scaramuccia sul Ponte Marco Polo nei pressi di Pechino, scoppia la seconda guerra sino-giapponese, che poi proseguì nella seconda guerra mondiale: i giapponesi invadono la Cina, dopo aver occupato Shangai, arrivano fino a Nanchino, approfittando della sua debolezza. La Cina era ormai stremata dalla guerra civile tra il Kuomingtang e i comunisti di Mao e in più dai signori della guerra che controllavano ancora diverse regioni.

I giapponesi cominciarono a bombardare senza nessun riguardo per la popolazione civile. Rabe aprì le porte della Siemens a tutti, e fece sventolare ovunque le bandiere con la croce uncinata, pensando che, essendo la Germania alleata col Giappone, questi non avrebbe danneggiato i luoghi occupati dai suoi alleati. Poi entrarono le truppe giapponesi nella città e cominciò il massacro per le strade, furono uccisi 200.000 cinesi di cui 80.000 donne che vennero prima stuprate.

Secondo lo storico americano del MIT John Dower, come descritto nel suo libro War Without Mercy del 1986, le vittime cinesi della seconda guerra sino-giapponese furono dieci milioni. Il film mostra anche spezzoni di filmati e di documenti dell’epoca, almeno quel poco che è sopravvissuto.

Fotogramma del film

Sembra che sia stato l’imperatore in persona ad ordinare questi massacri.

Gli ufficiali nipponici organizzavano gare su chi decapitasse più cinesi in un giorno, e i giornali pubblicavano le classifiche.

Due vincitori della gara di decapitazione: 105 e 106 persone uccise in un giorno

Con gli altri imprenditori stranieri residenti a Nanchino, Rabe ideò “Il comitato per la sicurezza dell’area di Nanchino”, del quale venne eletto presidente. Tutti loro pensavano che se parlasse con i giapponesi un nazista, quindi un loro alleato, la costituzione di un’area protetta dalle incursioni dei militari sarebbe stato più facile ottenerla, infatti venne ottenuta e così si salvarono 250.000 persone.

In una scena del film sotto un’enorme bandiera nazista nel cortile della Siemens tanti cinesi trovano rifugio dal bombardamento aereo.

Fotogramma del film

Nel film arriva un personaggio dalla Germania che dovrebbe sostituire John Rabe alla guida della Siemens allo scopo di liquidarla, dato che i cinesi erano nemici. Questi viene considerato uno stupido che non capisce la situazione, il suo cinismo viene disprezzato ed è isolato da tutti gli europei. Ma lo spettatore del film capisce che quello incarna la figura tipica del nazista, obbediente e spietato.  I protagonisti invece, così lontani dall’Europa e dalla Germania, non comprendono bene cosa lì si stia preparando.            

La pellicola termina con il ritorno di Rabe in Germania, richiamato dalla Siemens, tra i ringraziamenti e gli applausi della popolazione cinese. Nella realtà Rabe, che aveva tenuto un diario e raccolto molto materiale fotografico e documentale, una volta tornato in patria si rivolse direttamente a Hitler per sensibilizzarlo sulla situazione in Cina e per convincerlo a fermare i massacri. Nel suo diario scrisse: Qui siamo di fronte ad una questione morale e come rispettabile imprenditore di Amburgo io non posso metterla da parte. Potrei fuggire in queste circostanze? Non penso proprio. Chiunque sia stato in un rifugio antiaereo durante un bombardamento e abbia stretto le mani tremanti di un bambino cinese può capire quello che sento”.

Ma venne subito arrestato dalla Gestapo come un traditore passato dalla parte dei nemici cinesi, il suo materiale documentale venne distrutto e tutti gli anni della seconda guerra mondiale li trascorse in prigione. I suoi guai però non erano finiti, venne processato anche dagli alleati come nazista, ma alla fine venne rilasciato. I suoi meriti sono stati poi tardivamente riconosciuti. Finì in estrema povertà, ma la città di Nanchino lo sostenne con periodiche raccolte di denaro che gli inviarono fino al 1949, furono interrotte con l’ascesa di Mao. John Rabe morì un anno dopo nel 1950.

Di seguito il trailer del film:


2 risposte a "John Rabe,  film di Florian Gallenberger (Giancarlo Locarno)"

  1. Forse temevano che venisse usato per far passare sbrigativamente i nazisti per buoni, secondo la logica “Vedete, i nazi hanno incenerito sei milioni di ebrei, ma alcuni di loro erano anche buoni: perché perseguitarli ancora?”. Interessante che il sussidio gli fu tolto da Mao: la consonanza tra opposti estremismi non si smentisce.

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  2. non ho visto il film di Gallenberger su Rabe… ma dopo avere letto queste righe scritte da Giancarlo, credo che rimedierò, anche solo per il gusto di specchiare lo Schindler’s List spielberghiano in questa produzione “consonante” (ma low budget, da quello che capisco).

    ho cercato qualche frammento scritto da Rabe, a margine del tutto, e ho trovato questo: “un uomo non può tacere di fronte a tanta crudeltà. mi imbatto in cumuli di cadaveri, i corpi dei civili hanno fori di pallottole nella schiena, è il segno che gli hanno sparato da dietro mentre cercavano di scappare. i giapponesi scorrazzano per la città a gruppi di dieci-venti soldati, e saccheggiano tutto. se non lo avessi visto di persona non ci crederei: sfondano porte e finestre, rubano tutto ciò che vogliono“.

    il che la dice lunga sull’onestà intellettuale e sull’umanità di Rabe.

    a latere, sul massacro di Nanchino, difficile trovare fonti concordi e attendibili (essendo materia “identitaria” per il popolo cinese e oggetto di “rimozione” per il popolo giapponese), nonché ancora oggi oggetto di scontro ideologico e politico. ad esempio, chi tende ad ingigantire i numeri, intende per “area di Nanchino” la regione estesa, mentre i negazionisti limitano lo scenario del massacro a pochi chilometri quadrati. parimenti, chi tende ad ingigantire i numeri, computa i morti come numero complessivo (soldati e civili), mentre i negazionisti decurtano dal numero totale quello dei soldati cinesi. in ogni caso, lo “stupro etnico” che Giancarlo cita, difficilmente fu di 80.000 vittime (è un margine della forchetta di stima, che oscilla tra 2.000 e, per l’appunto, 80.000, con le stime degli studi più credibili che vanno ad attestarsi attorno a 20.000).

    numeri che in ogni caso *fanno orrore* e ci ricordano come la guerra tiri fuori il peggio dagli esseri umani. cosa da tenere bene a mente, viste le recenti svolte belliciste made in UE e l’imminente bombardamento dell’Iran…

    grazie di cuore a Giancarlo, dunque, che ci ricorda non solo quanto sia inevitabilmente orribile la guerra *in ogni epoca*, ma anche come sia difficile muoversi in direzione contraria, facendo del rispetto della vita di tutti gli esseri umani la stella polare dell’umanità. anche in memoria di Rabe, non cediamo mai il passo a chi vuole “metterla da parte“.

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