Abele Longo_ Sotto le bombe di Teheran



Sotto le bombe di Teheran

la ragazza ha festeggiato
è salita sui tetti
ha battuto le mani

quando la guida suprema è morta
si è unita alle voci dalle finestre
l’aria sapeva di polvere
da sparo e di libertà

il giorno dopo c’erano
posti di blocco ha avuto paura
qualcuno forse l’ha denunciata

*

quando Israele colpisce i depositi
piove petrolio dal cielo
al mattino le finestre sono nere

il gatto del quartiere
seduto su di un’auto annerita
continua a leccarsi
il petrolio dal pelo

*

la ragazza sente arrivare i caccia
ogni volta che colpiscono
le tremano i piedi
le fanno male le orecchie.

basta
basta
basta

lo ha gridato nella testa
come se potessero sentirla
e fermarsi

come se dopo la guerra
non restasse che polvere




[Fonte: Life under bombing in Tehran: The diary of an Iranian writer paints a vivid picture]
Sohrab Sepehri


6 risposte a "Abele Longo_ Sotto le bombe di Teheran"

  1. Riporto il commento di Franco Intini, che ringrazio, lasciato su Facebook:

    poesia che sintetizza in poche immagini tutte le perplessità della guerra in atto. Resta la realtà della distruzione contrapposta al bisogno di pace che urla nella testa.  Franco Intini

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  2. La speranza di un barlume di libertà da un regime tirannico.

    L’accenno subito soffocato di una festa.

    Perché la guerra è per i soldi e il petrolio, non per liberare la gente,

    che si tiranneggi pure se si vuole, basta che venga concesso il petrolio e si diventi bravi soci di minoranza come i sauditi.

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  3. poesia coraggiosa, capace di dire mentre la *materia* è ancora cronaca vibrante da breaking news (cosa che, a nanomodo di sentire, è sempre terreno periglioso,  “minato” da iper-emotività e da sbandate retoriche). in questi versi, invece, le parole imboccano una strada equidistante e misurata, pervase dalla coscienza – i versi come i neuroni: un network che *genera* coscienza come proprietà *emergente* della parola – …pervase dalla coscienza, dicevo, che la guerra non potrà mai essere un valido “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (Costituzione dixit).

    sapessimo leggere la storia, l’orrore della guerra non si esaurisce certo con i morti e le macerie alla firma dell’armistizio: pensiamo all’Italia del dopoguerra… ancora adesso, dopo decenni e decenni, Marzabotto, le Fosse Ardeatine o Sant’Anna di Stazzema sono ferite aperte. col senno di poi, è sempre evidentissimo che nessun accordo preventivo, per quanto oneroso, impopolare o complesso, avrà mai un costo (umano ed economico) per la collettività che si avvicini al tragico costo della guerra. so what?

    eh, il fatto è che per evitare la guerra *serve* la politica (nazionale ed internazionale), che invece oggi langue agonizzante, strangolata dall’antipolitica e *zombizzata* in seguito alla sua *privatizzazione* ad opera di élite oligarchiche e grande capitale. e d’altro canto al capitalismo *serve* la guerra che è una componente strutturale del sistema di produzione capitalista (che la *USA* per superare crisi cicliche di sovrapproduzione o di stagnazione dei profitto, creando nuovi spazi di mercato e alimentando il capitalismo di guerra).

    lo zombie *pubblico*, eterodiretto dai centri di comando dei grandi capitali *privati*, è sotto gli occhi di tutti (basti pensare all’attuale guerra in Iran sponsorizzata dai colossi petroliferi a stelle e strisce, o a Musk e Starlink, o a Gates, o a Blackrock…)…

    ma il popolo è *cieco*, altrimenti ci accorgeremmo che la *democrazia* è diventata *autocrazia”. per frammentare il popolo, il grande capitale aveva usato il nazismo destruttirando la società tedesca e riorganizzandola su base autoritaria. oggi sia la repressione che la propaganda sono diventati superflui: l’informazione è asservita e parcellizzata, anche grazie alla *stupefacente* allucinazione dei social.

    ok, sono partito per la tangente, mi scuso (ma in fondo è merito di questi versi, ergo attinente).

    tornando alla poesia in oggetto, mentre la rileggevo ho pensato che se Abele decidesse di *decontestualizzarla*, i versi acquisirebbero ancora più forza sublimando verso un approccio “umanista universale” calibrato sulla cronologia dei tempi evolutivi della specie umana (più che su specifiche “coordinate geografiche” come Teheran e Israele).

    minimi cambiamenti (“sotto le bombe” e “quando colpiscono i depositi”) che schiudono massimi sistemi pregni di significato.

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  4. Grazie malos, prezioso come sempre. In effetti “decontestualizzandola” diventerebbe più incisiva ed efficace. Del resto, alcuni riferimenti, come la morte della “guida suprema”, consentono comunque di risalire alla guerra in questione. Un doppio grazie anche perché intendo includerla nella mia nuova raccolta 😊

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  5. Riporto il commento di Annamaria Ferramosca, che ringrazio, lasciato su Facebook:

    Annamaria Ferramosca

    Ho letto, Abele. E ho visto lo strazio, l’assurdità, l’insipienza assoluta. Ma come quella ragazza cui tremano i piedi, anche noi non possiamo che fremere per un’ultima ribellione, ultima disperata speranza nell’umano. Scrivere in vicinanza come tu fai, ancora e ancora.

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