![3de86d1c3c2af1e58154eef39311a78b[1]](https://i0.wp.com/neobar.net/wp-content/uploads/2010/11/3de86d1c3c2af1e58154eef39311a78b1.jpeg)
Dall’ossessione. Quella di guardare “attraverso”. Ogni essere, ogni luogo, ogni parola. Dalla voglia di perforare anche il silenzio. Perché anche il silenzio ha un suo alfabeto. Insomma sempre ho inseguito la poesia -e ancora la inseguo- come un’infante insaziabilmente curiosa, che non sa fermarsi di fronte alla copertina opaca del libro, ma decide di leggerlo tutto avidamente perché sa che qualche pagina di sicuro farà scintille.
Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
L’impressione, mentre scrivo, è di aver accanto un amico, cui vorrei fare un regalo. Un regalo che è una piccola scoperta di bellezza, se vuoi una minima verità da condividere. E l’amico è anche ironico, e aspetta il verso come un pretesto per uno scambio di opinioni su noi, sul mondo, come si fa tra amici. E io mi aspetto, anzi pretendo, che l’amico-lettore mi colga anche in fallo, e mi critichi. La famosa utile critica onesta, costruttiva.
Come vivi, con te stessa e con gli altri, il tuo essere poeta?
Con me stessa: provo una quasi felicità mista a sofferenza, perché la scrittura è continua estenuante ricerca, dagli esiti imprevedibili. Può aprirti squarci insospettati di potente percezione, farti provare l’indicibile gioia della restituzione efficace nei versi, ma può anche ferirti, perfino insultarti, mettendo a nudo il tuo balbettare, la tua afasia. Succede per paralisi da troppo stupore o per l’insondabilità del mistero o di fronte alle assurde macerie dell’umanità.
Con gli altri: mi piace dilatare la mia dimensione di poesia soprattutto ai giovani, farli partecipi di sensazioni ignorate, fatte di parole. Ci provo leggendo loro brevi testi e consigliando letture, talvolta con i più entusiasti sono riuscita a far scrivere “pensieri poetici” a più mani, come piccoli co-poemi. Il primo comandamento per chi si accinge a scrivere poesia penso sia imparare la distanza dal “narciso”, e scrivere collettivamente un testo è una lezione efficace. Ho sperimentato personalmente questa gioia della coscrittura, che moltiplica e addensa l’immmaginario, scrivendo a 4 mani “dual poems”insieme alla mia amica Anamaria Crowe Serrano, poi confluiti in una raccolta dal titolo “Paso Doble”, edita da Empiria. Dischiudere la porta delle poesia agli analfabeti poetici è però un gesto che ha bisogno di grandissima discrezione e amore. Nella vita quotidiana ci s’imbatte con più frequenza nell’atteggiamento di compatimento o derisione del “poeta”normalmente considerato soggetto inutile o di qualche strana utilità solo post mortem. Da tutto questo mi salvo immergendomi con tutta me stessa nella vita reale e coltivando una feroce autoironia.
Come hai iniziato?
Leggendo Leopardi. Avevo 7-8 anni.
Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
La mia è la generazione delle poesie di Pascoli-Carducci da mandare a mente, poi -al liceo- dello studio letterario noioso, trasmesso senza passione e approfondimento, senza far sentire, nei testi degli autori studiati, l’emozione di costeggiare il mistero della parola, cui sarei poi arrivata da sola, attraverso autonome letture appassionate. Uno sterminato chilometraggio di lettura che mi ha convinto che la poesia sia un tratto genetico comune a tutti. Poesia proprio nel senso di” logos embrionale”, affondato nella psiche, di cui parla Maria Zambrano, che nei poeti affiora e si esprime attraverso la capacità visionaria,il talento di prefigurare perfino l’oltre e restituirlo in parole memorabili, e che negli altri resta come capacità di riconoscere la poesia-sul modello primordiale interiore, semplicemente leggendola /ascoltandola. Così, pur ostinandomi a scrivere, non finirò mai di voler conoscere-riconoscere, leggendo, i tanti meravigliosi territori dell’immaginario dei poeti di tutto il mondo.
A chi fai leggere per primo i tuoi versi?
A qualche amico/amica, meglio se non”addetto ai lavori”. Per capire se il linguaggio è capace di “far passare” la comunicazione, di provocare quello straniamento felice che indica la presenza di quel minimo segno di qualità alla scrittura. Sapendo bene che per affermare che una scrittura è poesia, l’evento dovrebbe verificarsi per larghissimi numeri e lungo molti anni a venire. Non nutro illusioni, vivere e scrivere mi basta.
Usi la penna e/o il computer?
Sempre la penna. La penna per molte stesure ristesure. Poi, quando lo stato di insoddisfazione si è sufficientemente alleggerito-non sono mai completamente soddisfatta-, passo al computer per il “salva con nome”(con il suo ironico sapore di destino). Ripesco poi il salvato anche dopo mesi per verificare se l’effetto freschezza e memorabilità persiste…
Quanto viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni?
Dopo che la scintilla emozionale ha provocato il primo verso, la scrittura si fa imprevedibile: può fluire spontanea o arrestarsi improvvisamente, come di fronte a un diaframma che chiede di essere lacerato. Qui è inutile ostinarsi, arrovellarsi, meglio chiudere il quaderno e ritornare sulla pagina quando avverto di nuovo quel “tremore preverbale” che preme, che inevitabilmente mi riporta sulla soglia su cui mi ero fermata, per sfondare la porta.
A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Tengo a mente solo pochissimi miei testi, quelli che nelle letture pubbliche -almeno così mi sembra- hanno coinvolto di più, toccando le corde più profonde del cerchio umano, il senso largo della condivisione. Ho mandato a mente in passato -ora non mi accade più- brani di Saffo, Garcia Lorca, Celan, Pizarnik, Rosselli.
Un consiglio prezioso da passare agli altri.
Leggere leggere leggere poesia. Prima di provare a scrivere.
Un poeta su tutti.
Non solo uno, ne avrei tantissimi, di poeti esemplari. E non su tutti, ché tutti non conosco. Dunque non farò nessun nome. E a tutti sono infinitamente grata del di più che hanno dato alla mia vita.
*
da PORTE/DOORS, Edizioni del Leone, 2002
SILENZIO
Attesa di responsi
Farsi lucertola di pietra
al sole. Farsi terra
sulla terra aderendo
distesi
seguendo il naturale disporsi
degli arti – come l’uomo di Leonardo –
lanciati
nelle solenni direzioni
vita-morte
e passato-futuro
(sempre attraversando il cuore)
A lungo
lasciando compiere l’osmosi
Silenzio
Rumore di minimi allungamenti
in questi fili d’erba che il mio corpo preme
dove terra e luce tramano alchimie
Rumore lento di nebbia
che vorrebbe
ottundere quei miseri
miei fuochi residui
affabulando
i suoi racconti stagionali d’acqua
Silenzio
Attesa di fusione
O d’altro arcano, visto
che già siamo
ombra terraquea
Fino al prorompere dell’alba
******
da CURVE DI LIVELLO, Marsilio, 2006
SU DISCO
L’intercalare semplice
dei giorni delle notti
la folgorante replica
la ruota dell’evento
è stordimento, poi
non puoi dire che tutto questo
incattivisce, costringe alla rovina
a chiudersi in un tank. Semmai trascina
a ruotare, semplicemente
con barbaglio intermittente:
luce negli incontri / ombra
nelle domande antiche
E’ tutto. Null’altro da cui derivi
fatale la devastazione
Giochiamo il gioco semplice
del lasciare o prendere:
lasciare
spegnersi in gola il canto
il seme farsi estraneo alla terra
smarrirsi i geni nelle macchine
o prendere
il primo nodo dell’abbraccio
come lasciapassare
emblema quotidiano da esibire
al mattino e ottenere
il diritto alla notte
Su disco lasciare ancora, graffite
le nostre figure in cerchio, sbigottite
il sole scuro, il fungo
l’incerta aurora
******
da OTHER SIGNS, OTHER CIRCLES, (Altri Segni, Altri Cerchi)
Chelsea Editions, 2009
UNA LINGUASILENZIO FELICE LARGA PIOVE
una linguasilenzio felice larga piove
penetra cantapetali dentro nel
dentro innocente sanguelinfahumus
permea senso senza
metallo che risuoni
da muro a muro da spina a spina
i dispersi al tocco sussultano si stringono
di fronte è la gelida notte
lontane le due torri come mammuth
emersi domani dalle nevi
ecco che galleggia sopra di me un Atlante
di sperdimento avvampa
così intensa la musica
ha forma d’arpa il telaio
tutti quei pesi di terracotta
a piombo come ghigliottine
ora stanno in levità di vibrafoni
nel primitivo piegarsi delle spighe
spose che vanno, culle
luce sul confine tra carezza e lama
abbiamo consegnato le ferite
insieme alle armi, preferito la festa
le lunghissime tavole sonore
il miele delle nozze diffuso
tornare nudi su terra nuda
farsi gola d’agnello mille volte
se occorre ancora sangue
per il gocciolio della fine
porte del mondo che ritornano alberi
città come campi da seminare
illuminati a regno piove
un silenzio-beatitudo
sonno infantile, lava che pietrifica
una fila di pietre da riscrivere
*
Annamaria Ferramosca vive e lavora a Roma. E’ cultrice di letteratura italiana all’Università Roma Tre. Ha pubblicato in poesia:
Curve di livello, Marsilio, 2006, Premio Astrolabio, Castrovillari-Pollino, finalista ai Premi
Camaiore, Lerici Pea, Pascoli, San Fele, Montano
Paso Doble, Empiria, 2006, raccolta di dual poems, coautrice Anamaría Crowe
Serrano, traduzione inglese di Riccardo Duranti
Porte / Doors, Edizioni del Leone, 2002, traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, Premio Internazionale Forum
Porte di terra dormo, Dialogo Libri, 2001
Il versante vero, Fermenti, 1999, premio Opera Prima Contini-Bonacossi
Other Signs Other Circles, raccolta antologica di poesie 1990-2009, Chelsea Editions, NewYork, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, 2009, Introduzione e Traduzione di Anamaría Crowe Serrano, Premio Int.le Città di Cattolica.
Annamaria è poetessa generosa nel suo relazionarsi con chi fa poesia, tanto che “poetry Lab” è termine molto azzeccato per lei. Ma generosa anche nello stile, nel suo creare “parolesuoni”, evocare ritmi e immagini. Una forza della natura viene da dire, che scava nell’inconscio e nel Mito. Il tutto secondo una pratica che tiene conto della tradizione e rivela tuttavia un sentire moderno e “libero”,oltre che una grande personalità.
Abele
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annamaria scrive : ”… logos embrionale…” a proposito del suo (intenso) fare, condivido in pieno quanto lei sostiene con forza e passione e, per certi versi, mi ci specchio in pieno sebbene io usi linguaggi espressivi totalmente diversi ma qui sta il fascino dell’universo delle idee e della creatività.. ricordo che fu tra le prime aderenti al mio folle progetto ex libris donandomi volumi di grandissimo spessore.. nel merito credo che questa intervista resti straordinariamente feconda nella intelligenza della duo longo_ferramosca.. i miei più cordiali saluti
r.m.
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sì l’intervista e la poesia tutta mettono in evidenza quella generosità di parole suono (da commento di Abele), ma anche di ascolto corale, continuo, di Annamaria, quella disponibilità alla relazione, vera “forza della natura” (di nuovo Abele) che qui è restituita, anzi, è data-si dà condivisa.
Vi è ricchezza di immagini, la restituzione epica della tensione umana, fra natura e storia
c’è la restituzione di una parola che tiene conto del silenzio e dell’afasia (“Dalla voglia di perforare anche il silenzio. Perché anche il silenzio ha un suo alfabeto”)
Grazie!
un caro saluto
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“…tanti meravigliosi territori dell’immaginario dei poeti di tutto il mondo”. Quello di AnnaMaria Ferramosca è un territorio che la vede al centro della sua scrittura es-posta come corpo nudo in “attesa di responsi”; come un vibrafono da cui sgorga “una linguasilenzio felice” che scrive nuova poesia.
Rosaria Di Donato
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condivido con lei il fatto che ogni parola è un luogo, tanti territori, attraversabili, calpestabili, a volte anche bevibili.Meno digeribili per entrambi, mi è parso di leggere,alcuni modi di porsi, di stare lontano dalle relazioni umane.Niente torri o torrette, né di ferro né d’avorio, piuttosto un lavorio continuo, in ascolto di ciò che preme, dentro il porpo corpo e lo rende friabile, anch’esso , come gli altri territori dell’essere,della vita. Grazie a tutti e due e un abbraccio. ferni
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condivido tutto quanto è stato finora detto.
è una poesia che merita di essere letta più volte, metabolizzata.
ha curve e deviazioni che conducono però nello stesso centro, dove ill significato attraversa la mente per giungere al cuore,
Grazie, Annamaria.
E grazie, Abele.
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Ho conosciuto e apprezzato Annamaria Ferramosca grazie ad Abele. La sua è una poesia plastica e aurorale, una scrittura che parte dal corpo ma ha come orizzonte gli arcipelaghi della mente, L’intervista è molto ricca di spunti: condivido l’appello contro “narciso” e in favore di una scrittura collettiva.
Grazie.
PVita
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La poesia di Annamaria è qualcosa che colpisce l’anima, ti entra dentro e ti resta come impronta indelebile di cui hai bisogno. E’ poesia allo stato puro, una volta letta non te ne stacchi più. E’ respiro profondo, è pulsione, è battito del cuore, è semplicemente poesia, scambio con cui positivamente confrontarsi. Un gran pregio dote di pochi e Annamaria ne è profondamente ricca.
Grazie
Angela
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r-scopro una poetessa che assomiglia alle sue poesie. di fatto dovrebbe sempre essere così ma poi non sempre ciò corrisponde al vero. qui trovo una poesia pulita, meditata e malgrado ciò fresca e genuina. molto brava secondo me. una delle voci più “esistenti”
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“quel “tremore preverbale” che preme, che inevitabilmente mi riporta sulla soglia su cui mi ero fermata, per sfondare la porta.”
Questo, questo si avverte tra i versi di Annamaria; versi che irrompono, caldi di una corporeità che tende le braccia ad abbracciare, a rendere all’esterno una furia degli elementi filtrati attraverso una personale sensibilità “luminosa”.
Doris
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Annamaria Ferramosca: una voce larga e felice…
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questa casa neobar, che fa luce, dove sono tra amici.
ad abele, ospite generoso, e a tutti voi che la frequentate, che ora mi incontrate e offrite le tracce intense dell’adesione al mio pensiero, a queste poche partiture, tutto il calorepoesia di cui sono capace, con il mio grazie
annamaria
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Annamaria è attenta al linguaggio, alla cura e alla necessaria limatura del verso e del pensiero. Ma non scorda il verso del mondo, spesso così poco armonico da indurre a corteggiare silenzi. Ma, con tenacia, con quell’ironia vitale che è ricerca, tensione verso qualcosa di altro, continua a produrre versi attenti, intensi e costanti nel cammino in direzione di dialoghi e mondi possibili, nuovi. Un saluto ad Annamaria e al padrone di casa, Abele. I.M.
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ivano, amico mio. so che come me e come tanti anche tu conforti la vita con l’utopia della parola. no, non possiamo perdere di vista anche le note amare del “verso del mondo, per mondi nuovi e possibili”. e’ questa l’ostinazione della poesia. ti ringrazio e abbraccio,
annamaria
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Ossessione della parola e suo inseguimento nelle regioni primordiali
dove il dato sensoriale si trasforma in mente.
Così il messaggio è strutturalmente ricevibile da tutti quelli con orecchie che possono ascoltare. Mi sembra questa l’essenza della sua poesia e della sua coralità.
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grazie del tuo soffermarti e tradurre, giancarlo
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“ecco che galleggia sopra di me un Atlante” mi sembra risuonare pienamente la scrittura di Annamaria, un abbraccio a lei e ad Abele, Viola
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“cantapetali”… “sanguelinfahumus”… meravigliose condensazioni… autentiche sonorità… evocazioni tattili… intime effervescenze!
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il mio grazie chiaro a voi tutti,
annamaria
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mi piace quotare questo:
“Può aprirti squarci insospettati di potente percezione, farti provare l’indicibile gioia della restituzione efficace nei versi, ma può anche ferirti, perfino insultarti, mettendo a nudo il tuo balbettare, la tua afasia.”
che definisce più di ogni altra definizione la poesia. e ancora questi versi sembrano riaffermare la sua definizione.
“una linguasilenzio felice larga piove
penetra cantapetali dentro”
auguri di buon compleanno. e un saluto a tutti antonella
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