Paolo Vincenti: Stromata

STROMATA

“E quanti altri imbroglioni e millantatori
criminali travestiti da predicatori
Sbucati da ogni angolo di strada
o dalle fauci della televisione…
Però in nome della sacrosanta teoria
di giudicare tutti con la stessa misura
o tutte le canaglie vadano in galera, oppure dentro nessuna!
E allora:
Wannamarkilibera! Wannamarkilibera!” Wannamarkilibera!”
(“Wannamarkilibera!” –  Edoardo Bennato)

 “Stromata” è il titolo di un’opera dello scrittore cristiano Clemente Alessandrino, del II Secolo d.C.  Si tratta di un’opera in sette libri, una miscellanea, sostenuta dalla forte fede religiosa dell’autore. Stromata in greco significa “tappeti”, ad indicare l’estrema varietà di argomenti trattati. Infatti, ai sette libri alcuni studiosi hanno aggiunto un ottavo, fatto di excerpta, cioè brani scelti tratti dall’opera. I tappeti dunque simboleggiavano nella letteratura greca la varietà di generi e l’eterogeneità degli scritti. Ma i tappeti ci fanno pensare ai complementi d’arredo che quasi tutti abbiamo nelle nostre case. “Tappetì tappetì!”, gridava l’ambulante marocchino (che noi eravamo abituati a chiamare spregiativamente vu cumprà), che passava sotto casa mia quasi ogni mattina d’estate, quando ero bambino. La sua voce roca tipicamente africana mi è rimasta nella memoria. Mai mia madre e nessuna delle vicine acquistava i suoi articoli, ma lui imperterrito ogni giorno faceva il giro del paese trascinando un grosso carrello di ferro semi arrugginito su cui era stesa la mercanzia. Proprio dal suo grido di battaglia, mia madre lo chiamava anche “tappetì” (“na, sta passa u tappetì”). E dal “tappetì” ai piazzisti delle televendite televisive il passo è breve. Ricordate la televisione privata Telemarket? Il titolo di questo articolo mi rimanda anche ai “tappeti persiani” che mio padre portò un giorno a casa al ritorno da un viaggio in Oriente. Erano favolosi, mi richiamavano alla mente davvero le magiche atmosfere da “Mille e una notte”. Guarda caso, in quel periodo trasmettevano in tv un cartone animato dal titolo “Simbad il marinaio”, tratto da una antichissima favola persiana, e dunque tanto più  famigliari mi erano quegli ambienti da mirabilia orientali, quanto più affascinato ero dal fatto di ritrovarmi simili tappeti in casa. Nuovi nuovi, e scintillanti nei colori, facevano parte di uno stock che mio padre aveva acquistato a bassissimo prezzo, insomma un affare, e questi tappeti da allora impreziosiscono la casa dei miei genitori, e da qualche anno anche la mia. Alcuni infatti rimasero custoditi nel cellophane fino a quando io li ho recati nella mia residenza da sposato. Un po’ la brillantezza dei colori è venuta meno con gli anni, la trama è ancora molto chiara e nitida, ma spesso, data la difficoltà e l’elevato costo della loro pulizia, sono ricoperti da una coltre di polvere a tutto danno dell’igiene e della salubrità della casa. Rispetto a quegli antichi tappeti, i tappeti moderni non si possono proprio vedere. Di tanti design diversi, di pelo o di materiali sintetici, sono certamente più pratici e igienici ma i loro patchwork non sono equiparabili agli intricati orditi dei persiani. A pelo lungo o a pelo corto, di svariate grandezze e dalle innumerevoli fogge (quadrati, rotondi, rettangolari, triangolari), i tappeti dell’Ikea sono di grande successo soprattutto grazie alla loro tessitura piatta ed ai simpatici colori, ma non sono così preziosi come quelli che si vedono da Mollaian, il più accreditato rivenditore di tappeti orientali d’ Italia. “Tappeti”, alla greca, sono anche i miei scritti, data la loro varietà e la difformità di stile e ispirazione, e per questo mi è piaciuto applicare ad essi la definizione coniata dal grande esponente della scuola di Alessandria, Clemente.


2 risposte a "Paolo Vincenti: Stromata"

  1. un autoritratto, dunque, come quello di Nina del post precedente. mi piace l’idea di una “varietà e difformità di stile e ispirazione”: con buona pace dei filosofi sistematici, in mezzo secolo di vita ho toccato più volte con mano che alberga più Verità in una manciata di frammenti sparsi e incongruenti piuttosto che nell’intera Bibbia.
    : )
    ergo, mi domando… in ossequio a tale mandato di assoluta difformità di stile e ispirazione, esiste anche qualche tuo scritto da cui traspare un amore sincero e fraterno per il genere umano?
    : )))))
    uè, si scherza ok? ad esempio, io da nano quale sono, so scrivere soltanto storie alla mia altezza, id est, di bassa lega.
    : )
    ecco! illuminazionehhh: per analogia con ciò che hai raccontato in questo post, credo di poter affermare senza tema di smentita che invece i miei nanoscritti non sono “tappeti”, ma *tappetti*.
    : )))))

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  2. ahh… troppo forte. Adoro l’autoironia feroce. Comunque, mi chiedi se esiste qualche scritto in cui traspare amore per il genere umano. Cerrrrto! Ecco a te tre pillole di ottimismo.

    Stromata 1. Crazy world . Nelle campagne di Trepuzzi, Lecce, alcuni ciclisti vengono raggiunti e speronati da un automobilista, Andrea Taurino, che va troppo di fretta per i tempi lunghi degli sportivi, ne nasce un diverbio. L’automobilista fa retromarcia e investe deliberatamente, uccidendolo, uno dei due ciclisti, Franco Amati, e ferisce gravemente l’altro. A Genova Nervi, in una notte di follia a base di coca e sesso, una madre e il suo compagno uccidono ferocemente il bimbo di lei, il piccolo Alessandro Mathas. In preda all’alcool e allo sballo, gli fracassano il cranio e addirittura gli mordono il piede e gli spengono le sigarette sul corpo. Mosca, Russia: una baby sitter di fede musulmana, originaria dell’Uzbekistan, Gulchekhra Bobokulova, uccide la bimba che ha in custodia e la decapita, dando fuoco all’appartamento; poi se ne va in giro per la città esponendo la testa della bambina come un macabro trofeo di guerra e gridando frasi sconnesse. Davvero, per dirla con l’Amleto di Shakespeare, “the world is out of joint!”, “il mondo è fuor di sesto”.
    (marzo 2016)

    Stromata 2. Twister. Viviamo al di sopra delle nostre possibilità. Ogni anno che passa viene anticipato di un mese l’Earth Overshoot Day, cioè la data in cui l’umanità esaurisce il suo budget ecologico per un anno. Ormai avviene fra luglio ed agosto. Arriverà a giugno, quindi a maggio, e così via. Avviene sempre prima. Consumiamo risorse ad un ritmo indiavolato e facciamo debiti ecologici nei confronti del pianeta e di chi verrà dopo. Le generazioni successive avranno un pesante fardello in eredità, come fa capire il Global Footprint Network, che pubblica i dati dell’indebitamento ecologico. Il gap fra le risorse naturali e l’utilizzo di CO2 si allarga e il trend purtroppo non si riesce ad invertire, anzi peggiora. Ci avviamo verso una immane catastrofe, come in “The day after tomorrow”. Chi è menagramo? Dove vola l’uccello del malaugurio? Forse sulle discariche alle periferie delle città ormai tutte traboccanti e pronte ad esplodere come bombe ecologiche? O vola sui termovalorizzatori? Vola sulle centrali nucleari o sugli impianti di energia rinnovabile, come eolico e fotovoltaico? Cosa c’è dopo la soglia critica che ormai abbiamo superato? La terra si merita un’umanità onnivora ed egoista che consuma a ritmi così impazziti tutte le risorse?

    Stromata 3. Ohimmè! A Padula, in provincia di Salerno, un uomo si getta dal balcone tenendo in braccio il figlio di tre anni dopo aver litigato con la compagna. A Iseo, Brescia, una giovane terapista, Nadia, viene barbaramente ammazzata da un paziente marocchino che aveva in cura. Inutile l’intervento medico, troppo profonde le coltellate infitte. A Ostia, un balordo lascia il figlioletto in macchina per andare a giocare alle slot. Nella notte, con meno 6 gradi di temperatura, il bimbo rischia di morire assiderato. Per fortuna intervengono i carabinieri a salvare il piccolo ed arrestare il padre. A Padova un prete, Don Andrea Contin, veramente assatanato, non si contenta delle sue svariate amanti ma asseconda la furiosa libido coinvolgendole in orge che tiene in canonica e organizzando coca party. Inoltre spinge alcune a prostituirsi e compie lussuosi viaggi nei fine settimana con le sue donne. Davvero il mondo è fuor di sesto. Ohimmé!
    (gennaio 2017)

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