Abele Longo: Chacabuco

Chacabuco
(a Salomón Meckled)

Aquellos que todo lo ven
y no llaman a las cosas por su nombre
están locos.
(Ciaran Cosgrove tradotto da Salomón Meckled)

 

Chacabuco oficina salitera
nel deserto Atacama al nord del Cile
città di miniere e mine
fino al giorno in cui il nitrato sintetico
ne decretò la fine come Humberstone
Santa Laura aveva un suo teatro
passatempo di facce di polvere
di salnitro rammentate da un cartello
di non farsi illusioni ogni volta
che scendevano nelle miniere

Arrivò a Chacabuco dopo il golpe
militare la città fantasma prese
vita come campo per artisti
avvocati intellettuali
gli stessi minatori di un tempo
testardi oppositori del regime
Si difese dal cielo sterminato
leggendo di teatro progettando
di sollevare il morale inscenando
The Dumb Waiter di Pinter

delirante nonsense di killer
in attesa che non convinse
le guardie sospettose
A Pinter scrisse una volta arrivato
in Inghilterra dove angustiato
si affidò alla parola
email lunghe sul mondo che cambia
la stampante che non funziona
debiti e plagi di studenti
a cui passò l’impeto a partire

Nel frattempo a Chacabuco
i soldati se ne andavano
seminando mine a seppellire
la vergogna il taglio
che squarcia le geometrie del cielo
un uomo basta a recidere l’ordigno
Roberto Saldívar fece ritorno
memoriale vivente
ad accogliere al cancello zelante
manipoli di sparuti turisti

Quell’ultima volta che ci sentimmo
speravo ti sbagliassi
che fosse la tua vecchia ipocondria
non so cosa tornò di Chacabuco
dopo che il medico si ostinava
a proibirti un’ultima sigaretta
ma so cosa ti ricordava quel Caronte
un amico simile alla tua ombra
che ti aspettò all’alba trepidante
e per sempre l’ombra ti portò via

 


7 risposte a "Abele Longo: Chacabuco"

  1. poesia narrata e intensa… che aggiungere?
    beh, si sa che le “città fantasma” sono spesso abitate da popolose comunità di granelli di polvere. in tal senso, soffermarsi per qualche tempo ad osservare i granelli usando una lente(zza) d’ingrandimento equivale a compiere un imperdonabile atto sovversivo nel fast-food globalizzato dove tutto è istante presente. scavare, a Chacabuco, non riporta in superficie solo “a once-bustling nitrate business”, ma rispolvera bauli pieni di esseri umani dissonanti in gran parte scomparsi, o meglio, “desaparecidos”, per dirla in cileno. ed ecco che, anche grazie a Abele, riscopriamo che la polvere è formata da miliardi di granelli che, a ben vedere, ricordano grafemi elementari: lettere impalpabili, *leggere*, che si tengono per mano e che mentre si aggrappano alle cose umane prendono per mano anche noi. ebbene sì, c’è sempre da *leggere* una qualche storia scritta nella polvere (che fummo e che ritorneremo ad essere)…
    ha strane qualità, la polvere: ci irrita le congiuntive, s’incunea sotto le palpebre e talvolta ci fa piangere lo stesso pianto di altri esseri umani.
    in ultima analisi, il dramma ineludibile è sempre quello: la storia ama ripetersi. e – si badi – ciò non accade solo perché gli esseri umani sono sempre gli stessi da milioni di anni, ma soprattutto per il dato di fatto che, sebbene abbiano inventato la scrittura, leggono davvero troppo poco. altrimenti sapremmo che lo schema, che venga da destra (dove ha la precedenza) o da sinistra, è sempre quello:

    potere 1 (costituito o costituendo) – “questa plebaglia ci odia!”
    consigliere 1 – “forse… se invece di vessarli e depredarli, facessimo qualcosa per loro…”
    potere 1 – “ma sei scemo?”
    potere 2 – “suggerisci di darci la zappa sui piedi da soli!?? lascia che siano quei bifolchi del popolo a spezzarsi la schiena con la zappa.”
    consigliere 2 – “idea: se vietiamo l’odio e il dissenso siamo a posto!”
    potere 1 – “grande! passa la velina al ministero dell’Amore e della Verità”.

    Karl Marx scrisse che “la storia si ripete due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa”. era evidentemente una provocazione (come lo è il “delirante nonsense di killer in attesa”): per il popolo la tragedia è l’unico copione scritto nella polvere.

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    1. Caro malos, bella questa tua imagine di “popolose comunità di granelli di polvere”, tutto quel formicolio di vita dei minatori prima e degli internati dopo che lascia il posto, moltiplicandosi all’infinito, al deserto. Altrettanto forte l’immagine della polvere che (ci) fa piangere. Come non essere d’accordo sul fatto che si legge troppo poco? Mentre cercavo il video per il post, ho trovato quest’altro che mostra dei turisti tutti eccitati di essersi fatti ore di deserto alla scoperta di una “città fantasma”, mentre sembrano all’oscuro della storia di Chacabuco come campo di concentramento:

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      1. grazie dell’ulteriore emblematico video.
        dopo avere letto e riletto il post, il link che mi aiutato ad inquadrare il senso è stato quello che segue: https://www.questia.com/magazine/1G1-148562967/chacabuco-dual-gateway-to-history-this-ghost-town
        scrivi: “turisti tutti eccitati (…) alla scoperta di una “città fantasma”, (…) all’oscuro della storia di Chacabuco come campo di concentramento”
        eh… esempio calzante, direi, di come la storia venga sovrascritta/riscritta per ottenere una sorta di “reality” spendibile in senso commerciale nonché culturalmente inoffensivo. e sia chiaro che non si sta parlando solo del Cile: in Europa, in “tempi moderni” continua ad accadere la stessa identica cosa: https://dissidentvoice.org/2019/10/the-eu-is-rewriting-wwii-history-to-demonize-russia/
        a presto
        : )

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  2. L’esperienza del campo di concentramento si porta sempre con sè ovunque, la poesia è un commosso ricordo di una persona che credo sia un tuo collega, da come ne parli, e per forza di cose ritorna mai rimossa quell’esperienza fondamentale. Molto interessante il documentario (ho letto i sottotitoli in francese) di quel campo che pullulava di intellettuali, « i migliorimedici del Cile erano qui » dice uno dei visitatori, mi ha fatto sorridere l’episodio del comandante Filistoque. La storia può ripetersi, perchè se qualcosa succede una volta, può succedere ancora, noi lavoriamo, per quello che possiamo, perchè ciò non accada.

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    1. Caro Giancarlo, Salomón era riuscito a scampare a Chacabuco per poi morire in Inghilterra, di cancro ai polmoni ma anche per l’amarezza di aver subito grandi torti e di essere stato “tradito”. Ecco la lettera che aveva scritto a Pinter ( la si può trovare sul sito di Pinter: http://www.haroldpinter.org/politics/politics_america.shtml# ):

      Essex,
      September 4 1975

      Dear Mr. Pinter:

      You will excuse me, but I write to tell you an anecdote, which I think belongs to you more than to me. I am a Chilean, and an old admirer of some of your plays. After the fascist coup in my country I spent one year in the concentration camp of Chacabuco, in our northern desert. In the selection of artistical activities to while away time and oppression there, a group of us prisoners thought that good theatre would keep our moral values, our identity and our search for expression alive, as opposed to fascist values. So we decided to take up the representation of some plays in the camp. The task was difficult, since almost everything unreppressed was censored by our guardsmen. Then I suggested to try at one of your plays,, “‘The Dumbwaiter”, which is my favourite. I thought of that taking into account that along with being a wonderful piece,. the soldiers wouldn’ t understand it at all. Therefore, they wouldn’t say it was subversive, they couldn’t ban it. So there was a group working hard to set your play with some dignity, if you think of the conditions. However, after a first watch in a rehearsal, the soldiers forbade it.
      Now in exile in England, I have read your name as one of the sponsors of the ‘Chile Committee for Human Rights.” And I can’t help thinking about the coincidental aims of freedom and art. Your art meant freedom to us while we were in captivity. Your simultaneous backing to our rights – without knowing the fact I now tell you – reassures me that we had selected well when we took up your play. Art and liberation prove again to be born from the same root. Thank you, Mr. Pinter, in the name of the Chilean people for all you might have done on their behalf.

      Yours ever,
      S.D. Meckled
      Wivenhoe Essex
      P.S.- I understand there are a lot of theatrical people still being tortured or in jail.

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  3. interessanti spunti di riflessione partendo dal testo e giù fino ai commenti

    le situazioni – in lungo e in largo per il mondo – si ripetono nelle loro vesti peggiori
    ma sempre c’è qualche punta di diamante che offre al genere umano possibilità di riscatto

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