Maurizio Manzo: Spazio

poetto-d’inverno 2016-cagliari.-by-m.-manzo

Spazio

sono lunghe e larghe le spiagge
l’accoglienza della risacca
quando si arriva si è tutti uguali
avvolti nella stessa conchiglia
rosata con lo stesso numero
di granelli di sabbia sparsi sugli
zigomi mentre tutto si allarga
e distanzia le apparenze
l’appartenenza che combina
il distacco sviscera il rifiuto
un insolito destino si addensa
nel solito cammino che scompensa
ogni passo ammorba ogni sguardo.


4 risposte a "Maurizio Manzo: Spazio"

  1. un mare creatore di vita (bella l’immagine “placentale” di quella conchiglia rosea) oltre che di morte (vedasi tragedie contemporanee), doppiezza a mio avviso resa benissimo dal ghigno quasi beffardo della “risacca”. lo “spazio” è l’unica realtà in cui possiamo esistere *fisicamente* (eh, esiste un altro modo di esistere?), spazio che può essere colmato dal tendere una mano, da un abbraccio o da un amplesso, ma anche reso incolmabile dal destino (il distacco, il rifiuto, il “tutto” che si allarga, la morte). degne di nota, poi, le coppie apparenza/appartenenza e “pensa”/scompensa (ok, lo so che “pensa” di per sé non c’è nella poesia, ma prende corpo nel mio cervello che scompensa). nel verso finale, poi, trovo un punto di flesso tra lo spazio e il tempo nel “passo” (uno spazio che non si ferma e passa avanti – come dice il proverbio “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” – ma che nel contempo mi richiama un “io che scorro”/”io che passo”, tra un passo e l’altro, fino al trapasso).

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  2. Eh,carissimo Malos che da buon medico analizzi ogni cosa sezionando parte per parte, in poesia, pensa dovrebbe aleggiare sempre e ben vengano i cervelli che mentre scompensano tracciano tante linee.
    Un caro saluto e grazie per questa bella lettura
    m

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  3. Bella la lettura di Malos, anche a me la risacca suggerisce un percorso evolutivo che dal mollusco porta all’uomo di oggi sulla spiaggia, con la nudità che ”quando si arriva si è tutti uguali”, e pronti a recitare l’antica storia dell’origine della predazione, quando nelle spiagge girava
    l’ ”anomalocaris” che “ad ogni passo ammorba ogni sguardo”.

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    1. Bella l’immagine dell’anomalocaris, perché li vediamo e lo sentiamo aggirarsi…il percorso è suggerito anche da Valery, caro Giancarlo, in un verso tra i più cari: La mer, la mer, toujours recommencée…è che l’evoluzione ora si ferma, inciampa, torna indietro…
      Un saluto
      m

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