Abele Longo: Room in New York

Room in New York_Edward Hopper

 

Room in New York

Lei suona con un dito il pianoforte
lui intento a leggere il giornale
immaginiamo un traffico assordante

Hopper ce li mostra dalle finestre aperte
chi dei due starà più male?
La moglie che suona il pianoforte

o forse lui che ignora la consorte
in un silenzio innaturale
rotto dal traffico assordante?

Grumose pennellate
sospendono ogni espressione facciale
forse è lui che di solito suona il pianoforte

ma ha qualcosa di importante
che preferisce nasconderle
complice il traffico assordante

la luce che cade in alto sulla parete
crea l’equivoco esistenziale
la stessa nota al pianoforte
un contrappunto al traffico assordante


9 risposte a "Abele Longo: Room in New York"

  1. impossibile non immaginare “un traffico assordante” alla quarta reiterazione. eh eh, cos’è un esperimento di allucinazione sonora indotta (efficacissima peraltro)???
    : )
    tornando indietro (a prima di aver letto questa tua che m’ha contaminato l’audio), di solito immergendomi nei quadri di Hopper sento un sibilo. sì, sì, proprio così, un sibilo (tipo l’acufene sommesso da sovraccarico nervoso-elettrico che segue un trauma da esplosione, c’hai presente?). la quintessenza dell’incomunicabiltà (intesa come sinestesia visivo-acustica che altera il segnale e sovrascrive l’audio).
    (ps: per un mero fatto di eufonia, sentirei “starà più male” al posto dello “sta più male” e “ignora” vs “evita” la consorte).

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  2. Thanks malos, prezioso come sempre, terrò conto dei tuoi suggerimenti! La mia vuole essere una piccola villanelle (da qui le reiterazioni), assordante appunto e per niente pastorale. Interessante che tu senta un sibilo nella pittura di Hopper. Io mi sono qui sforzato di renderla “assordante” proprio per sottolineare ancor di più la lontananza tra I due 🙂

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  3. A me i quadri di Hopper invece sembrano sempre immersi in un silenzio tombale, un vuoto cosmico tra pianeti distanti, anche la porta totem è una presenza che sembra scrutare i due, misurando gli anni luce di distanza tra la nota al pianoforte e la notizia sul giornale.
    Della tua poesia mi piace l’idea del rumore assordante dalla finestra, come all’inizio o alla fine di una guerra, e il fatto che su questa guerra e su tutto il fuori c’è qualcosa da nascondere.

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    1. Grazie Giancarlo. Non ho mai pensato a un silenzio tombale ma a guardar bene la porta, totem come la definisci, sembra che confini i due al di qua. Non è una porta che conduce al resto della casa ma un coperchio di bara, al di là della quale l’oscurità.

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  4. Bellissima immagine, bellissima poesia! c’è l’immediatezza della scena di un film: non sappiamo cosa accadrà dopo, c’è suspence…
    Complimenti, Abele!

    Rosaria

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    1. Grazie Rosaria. Impossibile non pensare al cinema con Hopper, che amava il cinema e tanto cinema ha ispirato. E’ l’uso straniante dello spazio, dei volumi e della luce a creare la sospensione e, come ben dici, ben poco sappiamo di quel che sarà…

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  5. Mi piace questa villanelle che traduce un quadro che nella sua piccola vivacità, complici i soli colori rossi acceso e non e verde chiaro, evoca un silenzio assordante tra i due e un traffico che li invade ancora più forte. Il silenzio tra i due e il traffico li avverto e non mi trasmettono pietismo o tristezza ma sincera veridicità di una Room in New York tra due eleganti ben vestiti professionisti o cittadini della modernità.

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  6. Grazie Monica. Vero quanto dici a proposito dei colori, anche il tavolino e la porta concorrono ad aumentare la distanza tra i due. E non c’è infatti pietismo, Hopper non giudica e non è per niente un sentimentalista, è interessato soprattutto alla rappresentazione 🙂

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  7. c’è il quadro e c’è la tua composizione intorno al quadro. e quindi c’è un assordante silenzio che si solleva intorno a una luce sommessa, pregna di fumi cittadini e una carica negativa di sospensione, di fiato trattenuto che tu in qualche modo diluisci o scomponi nel pensiero di quello che potrebbe essere – ed è (?)

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