Fernando Lena – inediti da Black Sicily

 

Fernando Lena inediti da Black Sicilyin uscita il 12 marzo per Arcipelago Itaca ed.

XII

(Pasqua)

E’ quello dei vicini il rumore
di una sega elettrica che divide
in due un agnello per Pasqua.
Il sangue come una mitragliata,
di rosso cade sulla tela del cemento
tutto viene preparato con cura
come da tradizione mentre
tra il cortile e il mattatoio
c’è la curva del figlio
che pedala come un invasato
e forse va incontro al suo destino
o verso una primavera di starnuti biblici.
Dalla mia voce eppure
arriva lo sguardo di un estraneo
che cerca un’isola e vede
una croce di parole.

.

XXV

Il silenzio è tragico
da queste parti in inverno
e gli agguati non sono
soltanto esplosioni di balistica,
sangue cieco, ma anche
piccole stanze che non odorano
di voci, di mosche stordite
incapaci di un atterraggio,
e intanto pensi
a come pensare qualcosa
di illuminato ti schiarisca
questo essere
un paroliere delle tenebre
un killer di primavere.

.

da Ematismi Barocchi

XXXII

Qualcuno ce l’ha fatta
a salire sul calesse
e andare verso quella chiesa
di sorrisi e riso
lanciato negli occhi,
in fondo lo sguardo
ha una capienza tale
da sfamare tutti i fantasmi
venuti al ricevimento:
andare con un cavallo in chiesa
diceva zio vuol dire
che è un matrimonio importante
tranne per la merda
che ti lasci dietro
mentre un’auto la schiaccia
sul pensiero dell’asfalto
come un promemoria.

E se fosse per noi
Dio starebbe bene
con un doppiopetto gessato
come nei film di Coppola.

 

XXXV

La granita al mattino d’estate
che non fosse una bestemmia
lo sapevi anche tu
perché c’è qualcosa di sacro
nell’inzuppare il sole nel bicchiere,
Dio è lì con i brividi
nel cuore della barista,
ma quel giorno era più latitante
del nostro amico provetto killer:
un agguato e un padre morto
davanti agli occhi del figlio
e poi le nostre domande
mentre il sangue fluiva
come sciroppo d’amarena
tutto in quel giorno
quando senza accorgercene
la misericordia stringeva a sé
un rosario di piombo.

 

da C.R.L (centro recupero luttodipendenti)

XLI

Un centro recupero per luttodipendenti,
pura follia? Qui come negli alcolisti anonimi
la parola diventa un’assatanata
sofferenza da spurgare,
Mara intanto ci racconta
di come ha perso Elisa
dopo uno stupro, il sangue
il suo respiro interrotto
nel baccello materno
e io? Dovrei raccontare
di come ho perso me stesso
guardando il cielo
da un cortile al buio
mentre il pollice spingeva
l’instabilità di qualche Dea
venuta a sussurrarmi che Marte
è appena fuori dalla vena
appena dopo che togli l’ago
e la musica allinea i pianeti
con un prurito e un dire rauco
disfatto dal silenzio.

 

XLIII

A mio padre
il giorno del suo funerale
misi qualche verso
nella tasca della giacca
con la stupidità di chi
desiderava dalla poesia
una forma d’eternità
e non mi sono mai chiesto
se ai vermi le parole
piacciono in salamoiate di lacrime
o croccanti di profezie
un po’ fumanti
come dopo i primi
cortocircuiti lisergici.

 

XLVIII

E’ un respiro pesante
quello che abbiamo da dirci,
pesante è l’intonaco della stanza
questa pelle di gesso
che come un ventre materno
vorrebbe proteggerci
quando siamo qui a parlarci
dimenticando la vita,
Massimo non vorrebbe capire dice
non vorrebbe intuire che qualcosa
si è rotto, dopo ogni morte
la frattura è un tramonto
che non puoi condividere
è quella giostra dove la sua bimba
rideva precipitata nella felicità
che solo l’aria ti dà
accarezzandoti come un aquilone,
lui non vorrebbe che quella giostra
si fosse arrugginita in una data,
ma noi siamo fatti di date
con un inizio e un’angoscia
e quell’alba in cui mio padre
morendo mi disse di andare altrove
solo ora capisco che quell’altrove
è la paura di non poterci dire
quanto di umano c’è nel delirio dell’arresa.

 

*

Fernando Lena è nato a Comiso in Sicilia nel 1969 dove da un po’ d’anni vive e lavora e dove anche si è diplomato all’istituto d’Arte. Ha pubblicato diversi libri di poesia, il primo risale al 1995 con il titolo “E vola via” edizioni Libro Italiano. Poi dopo un silenzio di quasi dieci anni ha pubblicato una piccola suite ispirata a otto tele del pittore Piero Guccione edita dalla Archilibri di Comiso e successivamente sempre con lo stesso editore una raccolta dal titolo “Nel rigore di una memoria infetta”. Gli altri quattro  libri risalgono, uno nel 2014 per i Quaderni Dell’Ussero dal titolo “La quiete dei respiri fondati” edizioni Puntoacapo, l’altro nel 2016 “Fuori dal Mazzo”  libro d’arte (edizioni fuori commercio anno 2016),  sempre del 2016  è “La Profezia dei Voli” edizioni Archilibri (primo posto premio Cento Sicilie Cento Scrittori e premio Poetika, secondo posto premio Moncalieri, terzo posto premio Luigi di Liegro, finalista premio San Domenichino, segnalato premio Montano)  infine del 2019 è il libro scritto in collaborazione con la poetessa Daìta Martinez dal titolo “la finestra dei mirtilli” edito dalla Salarchi Immagini. Suoi testi sono ospitati in diversi blog e partecipa spesso in festival dove la contaminazione poetica si incontra con altre discipline artistiche.

 


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