Maurizio Manzo: Amelia

by M.Manzo

Il filo

La prima strada che percorri
da solo appena distante da casa
è sempre enorme e piena di luce
le facciate dei palazzi hanno un solo suono

le finestre sembrano non perdersi
nulla attraversano i gesti
come fossero i propri
e riflettono il cielo in silenzio

quando ti perdi ci sono
i panni stesi che riconducono
al capolinea e puoi ripartire
verso un punto di appartenenza

i colori esagerati
sono gli angeli conduttori
quelli sbiaditi ti danno la mano
quelli infiniti sventrano le muraglia

poi ci sono i fischi
i calamari fritti e la musica
scema che sborda dai davanzali
con il fumo in cerchi specchiati

i secchi appesi spaccati e le piante
morte nei vasi crepati
è come lasciare le briciole
o seguire le braciole il loro sentiero

il loro fumo largo e grasso
un vortice che abbraccia
seziona correlazioni determina
i comportamenti seleziona il confine.

Amelia

Ascolti tutti i rumori
i suoni acuti e quelli brevi
poi passa Amelia e ha un suono
diverso fa inchinare la luce

tutto appare miscelato
il passo e il calare di una serranda
alcune urla e l’arrivo di un cane
che poi insegue un gatto

Amelia osserva e passa
come se muovesse ciò che ha intorno
finché sparisce nel vicolo a sinistra
c’era il sole e ora inizia a piovere

tutto questo non muove il mondo
però ti accorgi che non sei fermo
che le cose avvengono
e si combinano naturalmente

sembrano i disegni di una murale
che dicono ogni storia
quella che appartiene a tutti
ma ci pare sempre singolare

poi anche il silenzio
nel formarsi fa rumore
non passa inosservato
anzi richiama l’attenzione

così è la tua mente
attraversata dalla vita.

Attenzioni

I fiori crescono
si appendono al tuo sguardo
vorresti starnutire
ma guardi la fine dei petali

la sottile polpa rigata da sfumature
ci sono bambini che li assaggiano
adulti che li strappano
il vento che se li porta

i santi ci camminano sopra
assorbono l’odore
se lo tengono per sé
tra l’eterno pallore

gli angoli delle strade
ti guardano in silenzio
segnano il tuo passo
ogni secondo s’intreccia al resto

provi a chiederti per quale
motivo hai intrapreso
quella strada perché rivedi
Amelia e come la spinge il sole

ritieni di non calpestare la sua ombra
ti porti all’altro lato
e guardi come si somigliano
le ombre ma le loro flessioni

sembrano lontane dalle nostre
uno stacco irreale
le decontestualizza
ci lasciano andare

una carezza ha un sincronismo
allentato che neanche il vento
il suo cinismo spazza via
l’assorbe l’asfalto e nutre la terra.


13 risposte a "Maurizio Manzo: Amelia"

  1. “una carezza ha un sincronismo
    allentato che neanche il vento
    il suo cinismo spazza via
    l’assorbe l’asfalto e nutre la terra.” – molto delicati questi versi, di conforto oggi, nutrono il cuore. S’attaccano alla semplicità dei gesti nelle parole. gRazie

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  2. Le case lungo la strada sono organismi dotati di tutti i sensi, la vista dei colori sgargianti, il tatto dei gesti dalla finestra, i profumi dei calamari fritti. Ma il passante che attraversa la strada come fosse il Mar Rosso, ha un senso in più, come Amelia che al suo passaggio risucchia a sé tutto ciò che ha intorno. Tutte queste cose che appaiono nel mondo spesso accadono nella mente, dove diventano fiori e ombre.

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  3. c’è una disperazione in sottofondo (o almeno io la leggo), il filo che delimita un confine, tipo “le piante / morte nei vasi crepati” che il passo/passaggio di Amelia, sebbene faccia inchinare la luce, non riesce a valicare. restano le “ombre”, il loro flettersi secondo pose irreali in un gioco di prospettive altre che è anche, ovviamente, il punto di flesso tra con/te/stualizzare e de-con/te/stualizzare (l’ombra come essenza di un’assenza, di un qualcuno/qualcosa che è ancora qui con noi eppure nel contempo non è più presenza fisica). l’ombra non ha odore, non sanguina se inciampa e cade carezzando in crudo asfalto con la guancia.
    noi invece siamo cotti a puntino, come le braciole. possiamo solo abbraciolarci stretti stretti l’un l’altro e raccontarci una storia “che appartiene a tutti” anche se “ci pare sempre singolare”, mentre “le cose avvengono / e si combinano naturalmente”.
    nota particolare per il bellissimo “vorresti starnutire”.

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