Anna Bertini, Fuori il silenzio ad ombra (Caosfera, 2018)

Un allegro e maldestro movimento danzante in un testo
a serpentina, con enjambement e gioco di rime interne, a
metafora del viaggio esistenziale. Vi è tuttavia, in questo
sfaccettato e vivace universo poetico di Bertini, un fondo
di riservatezza, un territorio da percorrere in solitaria, senza
voltarsi indietro e senza prefigurarsi traguardi.
Fuori il silenzio ad ombra è un incastro di testi poetici ad
andamento sinusoidale sul cui asse si alternano in armonia
le onde emozionali del pensiero. Se volessimo individuare
le tracce di un vissuto personale dovremmo saperne
sciogliere gli enigmi, immergerci nelle trame delle metafore
e risolvere la “sciarada” a cui si richiama l’autrice. Incarna
i valori letterari della poesia contemporanea
che si compendiano nella struttura sintattica e nell’intensità
emozionale dei significati narrati.
(Dalla prefazione di Anna Maria Bonfiglio)

Colpa
d’infami
padri, indegni
dell’anima leggiadra
andata in dote ai figli.

*

Nebbie rivelatrici

Non velare ma rivelare è il mio mestiere:
nell’abbraccio umido di nebbie si raccontano
rami chiome scorze licheni ecosistemi.
Fin dove vedi tutto è mutabile:
dietro le mie corti si placa la differenza,
resta la sembianza pura e dura,
quella capace di trasmettere tensione,
quella che non ha ragione ma dovere:
l’essere senza volere.

*

Strabismi

Cosa vedi quando non guardi
cosa pensano invece gli occhi
se fuori il silenzio adombra
la verità scritta su vetri opachi.
Vedi i sentimenti prendere corpo
nei tratti violenti, nei grumi di colore,
nei pigmenti.
Vedi un viso – arcano di armonia –
portare dentro l’essenza della forma.

*

Stucco

Ti strucco, tolgo tutto,
passo sugli occhi
sfrego le labbra,
ci sputo.
Perché tu l’hai ripresa
la faccia che era mia
e questo trucco non lava,
non lava via.
Ti graffio sul viso, ti tocco
col fiato ti lecco, ti bracco
ti trovo. Rendimela.
Mi apparteneva.
Dammi l’espressione estatica
della prima volta che sei stata mia
fin dentro l’anima.

*

D’amore e d’amaro

Amare. Come le mandorle fresche.
Senza dolcezza, con essenza.
Con la durezza del muscolo che batte
senza troppo accampare diritto.
Non averne in amore.
Credi solo all’essenziale
assolvi il tuo dovere
pretendi per te solo rispetto.
Rispetto è in amore l’amare
che lava via ogni male
che annienta ogni dovere
che ogni amaro rende forte e dolce.
Apre al piacere. Spiega le vele, fa viaggiare.

*

Almanacchi

Non più anni arretrati
da ritrovarsi in tasca
non più voglie scordate
sul fondo della borsa.
È stata una risorsa
vivere di gatti magri,
di perle nei cassetti,
di quadrifogli rotti.
Ora che i calendari
girano nella giostra
come nella roulette
russa, botti e lampi
mandano in frantumi
e cocci tutti i nostri
almanacchi.
Così restiamo,
analfabeti
e muti, ammaestrati
a cercar nuovi anni
nuovi almanacchi
nuovi cassetti.


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