Federico Preziosi, Variazione Madre (Controluna, 2019)

Il valore principale della raccolta di Federico Preziosi, Variazione Madre (Controluna, 2019) è culturale prima che poetico. Non sarebbe corretto dire che è un’opera a tema. Si tratta di un’opera d’identità, azzarderei che è di genere e sul genere. Possiede, però, una visuale che la rende unica e attuale nella sua valenza antropologica: Preziosi entra nell’anima femminile, senza appartenervi, in un delicatissimo, ma riuscito, equilibrio tra dentro e fuori, uguaglianza e differenza. In questo, infine, è un libro attualissimo. Scrive Giuseppe Cerbino nella prefazione che Preziosi “propone una scrittura che cerca, attraverso la variazione di tipo musicale, di recuperare questa visione ormai annebbiata, questa sapienza perduta nelle lotte e nelle guerre dei sessi.” Queste lotte hanno un’origine antichissima, che Giorgio Galli pone alla fonte dei valori fondamentali dell’Occidente nelle fasi più significative del loro sviluppo. Secondo l’originale ricostruzione di questo storico le tracce dei conflitti sociali tra uomini e donne sono chiaramente percepibili nella cultura occidentale: i miti delle amazzoni e delle baccanti; l’assenza di sacerdotesse nel cristianesimo;  la presenza di streghe e fate anche nell’infanzia della società telematica. La sua tesi è che in alcuni cruciali momenti della costruzione della civiltà occidentale, le tensioni tra “femminile” e “maschile” abbiano avuto un ruolo superiore a quello che finora gli è stato attribuito. Come lampada fioca ad olio ancora risplendi/ che se cadi a terra mi si frammenta la carne/ come a una strega mi incendi. Se cadi.

Il rischio dello spessore culturale di questo libro è di adombrare la poesia. E’, tuttavia, un rischio calcolato. La poesia è meno densa del pensiero e così sale in superficie per offrirsi ai sensi che il pensiero può solo stimolare. Cominciai il concerto tra le mani la ferita/ tra il godimento in volto tra i tessuti in dita/ le carni di bramosia mi baci il viso ancora e dici:/ “Vorrei essere donna lasciami entrare/ lasciami vedere lasciami fare/ lascia che sia come te soltanto/ che atroce voglia di andarmene. Preziosi si rivolge all’udito distorto dal rumore sociale e insieme sensibile a percepire una voce inaudita dentro un ritrovato silenzio, autentico, non autistico. Ecco dunque un Canzoniere senza incanto di una umanità rinnovata, consapevole della propria identità, che per questo non teme di immergersi in quella dell’altro. “Il lavoro che sta alla base di Variazione Madre ha, tra i tanti obiettivi, anche proprio quello di tarare la parola nella sua primigenia vocazione sonora,” scrive ancora Cerbino. Dunque, “il suono sancisce l’identità della parola.” In odore di fremiti la hall/ e le chiavi/ nel petto di scavi/ il passato di cavi/ la lingua distratta sul languido stare/ lampi i minuti sugli umidi lumi. Più densa ma anche più leggera della realtà che le resta sotto, la poesia è la prima forma di significazione che non nasconde, non mimetizza, non affossa. La poesia rivela, anzi svela. E ciò che si offre ai nostri sensi con una parola algebrica può apparire incomprensibile perché nuovo, ma se non lo respingiamo con un  istinto di conservazione lo scopriamo come un frutto nuovo e fecondo. Il nesso mi strugge/ cade la stella e rido che scema!/ io, niente, ti amo anche non ti amo/ e forse non amo chi poi verrà dopo/ Io, niente, sì amo l’ombra di un comico/ al punto mi viene che… niente,/ ti amo e vomito.

“Anche noi che siamo qui, abbiamo gli stessi sentimenti; noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre.” Nel corso dell’Angelus del 10 settembre 1978 Papa Luciani ribalta la tradizionale iconografia teologica. In realtà, compie un ribaltamento filosofico, anzi, ad azzardare, compie una temeraria fuga in avanti. Dio è madre. Meglio, più ancora è donna. Non si tratta semplicemente di scegliere l’altro polo della eterna contrapposizione tra generi. Viene radicalmente spostato il luogo del logos, della sua sede o residenza, piantandolo nel grembo stesso da cui è stato generato. E’ in questa dislocazione che cogliamo la fecondità letteraria di Variazione Madre. Nel momento stesso in cui più ci allontaniamo dal nostro genere naturale ci ricongiungiamo con la nostra identità umana più completa.

Preziosi è riuscito dunque a spostare il logos stesso della poesia, che si è ormai affrancata da ogni genere, da ogni ispirazione autonoma e da qualsiasi vocazione esterna. Anche la poesia può ricongiungersi col suo logos originario. Se la poesia è maschio e femmina insieme, padre e più ancora madre, la distinzioni tra poeti, poetesse e poete non interessa più a nessuno. Io madre ed amante/ mi tappo la bocca/ ci avessi protetto/ ammazzando la notte.


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