
il peso lordo del mare (balenamenti belluini e malemoti)
silloge neurodelirica rugliata da malos mannaja
una joint venture Neobar Ebooks e Copylefteratura Edizioni (dicembre 2025)

il peso lordo del mare (balenamenti belluini e malemoti)
silloge neurodelirica rugliata da malos mannaja
una joint venture Neobar Ebooks e Copylefteratura Edizioni (dicembre 2025)
Riporto il commento di Giorgio Brunelli lasciato sulla pagina facebook di Neobar:
Sono qui perché Neobar mi ha impedito di inviare il commento. Malos: innanzitutto gracias per il tuo commento nilotico & tellurico che ho gradito moltississimo. Venendo al tuo, di scritto, altro che grado zero della scrittura, qui siamo al grado sottozero della scrittura scrivente graforroica, ma sottozero di parecchi gradi! Guai se ti sento dire ancora che sono ´un densamente barocco´, mi fiondo in Padania e t´intorcolo i ginocchi allo stetoscopio. Altro che gaddabolario!, questi sono i prodromi per la costituzione del malosbolario! – lo s´intenda casuale il rimando fonetico. Ma sai che non so che scrivere puttana eva? Invero son ancor sgomento, mi gira la ciribiricoccola dai tanti giri fatti sulle tue montagne russe. Hai detto tututto tu con questa sesquipedale centrifuga di flusso d´in/coscienza ideologico megagongorista. Un’invettiva moderna autofagica fors’anche direi, una visione angolatica critica sulla sovrastruttura culturale asservita a scopi politici; attacchi belluini metanarrativi alle intellighenzie di qualsiasi natura, pur‘anche ho notato un disvelamento della cannibalizzazione economica. Beckettiana nel senso politico, situazionista nell’esposizione stilistica, mi parrebbe. Si avverte l´auralitá d iPPP alla grande, si sentono le eco del prezzemolista Debord, come del resto di ogni altro pensatore del globo; ci mancava solo ci inserissi una citazione di Orietta Berti. Comunque: complottismo di potenza immaginifica snocciolato in chiave ermetica, polemica e rabbiosamente intellettuale. Bravo bravo bravo e clap clap clap.
Un abbraccione carissimo, colla buona fine e col buon principio.
Giorgio Brunelli
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@Giorgio: ma grazie, fin troppo buono! “megagongorista” non me l’aveva mai detto nessuno: è un lemma jumbolissimo e ha un suono così adorabilmente sghembo.
: ))
papparapààà… “malos, il nano megagongorista” sarà l’insegna troneggiante sopra al mio banchetto al prossimo raduno provinciale di mimi, giocolieri e madonnani… oppure no, invece che sopra la sistemo sotto, ai piedi del banchetto ambulante, a rimarcare la natura terra t’errante del mio incedere ai peccati della carme.
mmmm… su Orietta Berti c’hai straragione, ho toppato: è un vero peccato, sarebbe stata una citazione molto bertinente. beh… vorrà dire che la prossima volta (i.e., in massima probabilità quando rinasco), ce la metterò pensando a te (ergo, non potrà che essere una citazione tutta ber te.)
: ))
un abbraccio forte forte, fratello brunello, te vojo bene.
: )
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Caro malos, non potevamo non dedicare questo tuo poemetto al Natale. Con il tuo dettato cristallino ne fai un funerale commovente e implacabile:
al funerale / dietro alle bare / due strisce umide soltanto, un po’ più scure /
lasciate da lumache che / *deflagrano* / poco più avanti / nel mezzo dell’impronta d’un anfibio / (militare).
Un tuo collega statunitense, Duncan MacDougall, stabilì nel 1907 che l’anima pesa 21 grammi: una perdita infinitesimale nel momento della morte. Quanto, dunque, di anima c’è nei tuoi carmina? Se li immagino come file aperti in contemporanea, sono portato a pensare che quei 21 grammi siano ormai cenere dispersa nell’ecosistema digitale, dove più che il “congelamento acuto” o l’“angustia pari e opposta all’afa metropolitana” domina il vuoto:
quell’infinito schermo grigio / che tutto assorbe / e tutti ci trasforma in grigiouguale.
Abbiamo dunque perso l’anima? L’intensa elegia dedicata al tuo borgo sembra dirci che anche l’anima dei luoghi se n’è andata: morti insieme alle lucciole, come diceva PPP. Più che di post mortem, ci troviamo davanti, come scrivi tu, a degli zombie.
Il tuo poemetto fa il punto, lucido e affilato come un bisturi su corpi ormai dissanguati (il sangue, ci ricordi, è rimasto solo nei libri). È un poemetto per tutte le Sofie e le Mara del mondo, che non si “arrendono” conto che “ormai le resta solo il passatempo di invidiare / un’altra vita / ( umana?).
Non poteva mancare, e quasi me lo aspettavo, Petrolio, che fai diventare vissuto filmico ed esistenziale, e che trovo mirabilmente ripreso in una delle liriche più toccanti:
“se minare è il futuro…”
sottotitolo esplicativo: breve esplosione triste
in questa lirica
c’è un seme di carota
in cerca di lavoro
compra il biglietto
s’arrampica su un dorso di formica
e viaggia
nel sogno di un futuro
verso il nulla.
E naturalmente la tua diatriba tra prosa e poesia, in cui ti ostini a decretare la “defunzione” della poesia, ignaro che sei proprio tu a tenerla egregiamente in vita. Viva la prosa, allora, e viva la poesia:
“bocconi amori
sottotitolo esplicativo: indi/gesto d’amore
lo giuro…
in questa piccola poesia
non sta per accadere quasi
niente
la fine
è solo una carezza di silenzio
tutta per te
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Non l’ho letto tutto il regalo di Natale, sono arrivato a pagina 63 a “sveglia Poeti e poeti” (che avevo già letto qui su neobar), la prima cosa che ho pensato è che sono poemetti in prosa, ripensandoci meglio non è così, non sono poesie in forma di p-rosa, ma sono prosa in forma di poesie, che “sanguinano storie”. Solo una piccola nota per ora.
L’IA come il lettore (occasionale?) preferisce la semplicità, ma un lettore di poesia preferisce immergersi nella complessità (che solo in casi limitati significa astrusità), dove l’articolazione della lingua e delle parole si spingono a possibilità estreme.
Fatico a spiegarmi meglio, ma la lettura di una poesia di Amelia Rossetti o di Wallace Stevens esprimerebbe bene quello che voglio dire. Questa poesia apre a sollecitazioni rimandi e libere associazioni sempre nuove, dopo anni di letture non si lasciano ancora domare e comprendere totalmente (almeno da me), non è mai chiusa la comprensione e donano emozioni estetiche sempre nuove.
Mi chiedo cosa cercare in una poesia, perché devo leggere poesie “semplici” immediatamente fruibili che non necessitano nemmeno di un mio lavoro ermeneutico, non si legge solo poesia, allora se voglio così, posso leggere una prosa, un saggio o un articolo di giornale o qualsiasi altra cosa. O magari vuol dire che non si ha più tempo e la poesia deve durare il tempo di un tweet e non affaticare.
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@Abele: grazie infinte, Abele, troooooppo buono. no, non abbiamo perso l’anima (per pedere qualcosa, almeno in teoria, dovremmo prima *possederla*, eh). epperò, com’è evidente, qualcosa di importante, ahinoi, l’abbiamo perso.
ecco: forse… stiamo perdendo l’empatia?
: ((((((
circa la “defunzione” credo che s’attagli soprattutto alla Poesia (non certo alla poesia), ma non pretendo di saperne più di tanto in proposito, né di convincere nessuno: io m’intendo solo di… neurodeliriche.
: )
@Giancarlo: grazie per le tue parole, sempre preziose, fratello! mi piace l’idea di “prosa in forma di poesia”. epperò, da nano che ha molta fede nella sostanza (e poca nella forma) non so se tale nota, per quanto graditissima, potrà essermi d’aiuto per capire (cosa sono e cosa sia).
: )
sulla vexata quaestio di cosa noi si cerchi (col compasso) dentro una poesia, credo che il responso resti molto soggettivo, seppure universale. e la domanda potrebbe essere ampliata di respiro, trascendendo il mero ambito della poesia…
ordunque, sorge spontanea la domanda, la neurodelirica è soltanto un’altra sostanziale forma di poesia?
mmm…. questo è ciò che credo sia
e questo è ciò che siamo…
*credenze*
(tarlate?).
: ))))
un super-abbraccio, e a risentirci alla fine delle prossime 63 pagine!
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Vedo
che con la mano recisa, esitando,
dondolate il sacco
delle vostre
ossa.
Vedo che mi scivoli dalle brigate prosa
nelle brigate poesia 🙂
ben arrivato, caro Malos, e buon anno!
mm
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