Quanto al futuro, ascolti:
i suoi figli fascisti
veleggeranno
verso i mondi della Nuova Preistoria.
Io me ne starò là,
come colui che
sulle rive del mare
in cui ricomincia la vita.
Solo, o quasi, sul vecchio litorale
tra ruderi di antiche civiltà,
Ravenna
Ostia, o Bombay – è uguale –
con Dei che si scrostano, problemi vecchi
– quale la lotta di classe –
che
si dissolvono…
Come un partigiano
morto prima del maggio del ’45,
comincerò piano piano a decompormi,
nella luce straziante di quel mare,
poeta e cittadino dimenticato.”
(Clausola)
“Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?…”
“Io? – [un balbettio, nefando
non ho preso l’optalidon, mi trema la voce
di ragazzo malato] –
Io? Una disperata vitalità.
Da “Una disperata vitalità” in Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, Einaudi.

Pasolini in mezzo come forza della tradizione umanistica:
Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Con un occhio rivolto alla vecchia preistoria di chi vive nelle baracche, dei ragazzi di vita e di tutti i terzi mondi, ma dove esiste ancora un senso di solidarietà, e l’altro alla nuova preistoria del capitalismo sfrenato, un mondo svuotato da ogni forma di cultura comprensione e fratellanza, solo soldi circondati da un vuoto cosmico.
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oh, come ti sento vicino in questi versi, mio caro paPàsolini… il che è davvero tutto dire, visto che son passati oltre sessant’anni.
potente l’ambiguità tra una vitalità che gli impedisce di sotterrare l’ascia di guerra e la consapevolezza dell’inutilità del tutto (“un partigiano morto prima del maggio del ’45” comunica indubbiamente una sconfitta personale, ma anche la certezza a posteriori che i “figli fascisti” del “futuro” saranno sconfitti).
chissà se, nel 2026, guardandosi intorno, conserverebbe intatta la medesima fiducia nel passato (lotta di classe) del futuro (lotta di classe).
col divenire ricorsivo di composizione e “decomposizione“, la “luce straziante di quel mare” è sempre la stessa (e ha ormai un peso lordo che sporca e sfianca ogni pensiero).
vabbè. comunque. proviamo ancora a non dimentichiamoci di esistere.
con la erre davanti.
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