

Negli anni settanta, attraverso l’associazione Italia-Cina, ero abbonato alla rivista “Litterature Chinoise”, non c’era la versione in italiano, prendevo quella perché a scuola studiavo il francese, volendo però c’era anche la versione inglese. Questa rivista mi ha fatto conoscere importanti autori cinesi, come Lu Xun, Ai Qing e tanti poeti classici come Li Bai e Wang Wei, era un’ottima rivista. E’ cambiata molto quando nel 1981 è cominciato il processo contro la banda dei quattro. I quattro (Jiang Qing moglie di Mao, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan e Wang Hongwen, erano i più fedeli a Mao e le principali guide della Rivoluzione Culturale) proprio il giorno della morte di Mao, il 6 ottobre 1976, furono accusati di preparare un colpo di stato e arrestati. Questo ha segnato la fine del maoismo. Il potere passò dapprima a Hua Guofeng (lo zio Hua, praticamente un burattino) che nel 1981 consegnò a Deng Xiaoping.
Da allora questa rivista cominciò a pubblicare solo testi contro la banda dei quattro: poesie, racconti e anche opere teatrali tutti imperniati a criticare e combattere la banda dei quattro. Per mesi e mesi dava l’impressione che la letteratura cinese fosse finita per occuparsi solo della banda dei quattro. C’era anche un mio amico, anche lui abbonato, e parlandoci eravamo arrivati alla stessa conclusione, che questa era ormai una inutile rivista di propaganda.
Abbiamo allora scritto una lettera al governo cinese lamentandoci del suo contenuto, dicendo che volevamo leggere la grande letteratura cinese e non quella roba. Abbiamo anche scritto che la moglie di Mao non poteva assolutamente essere anticinese e che così si smantellava il maoismo, e quindi non volevamo più ricevere la rivista. Non ci hanno risposto e non ce l’hanno più mandata. Comunque ne ho conservati alcuni numeri, come questo tutto dedicato ad Ai Qing, dal quale ho tratto la poesia “Hitler” e un suo pensiero sul “fenomeno poetico” che ho tradotto dal francese.
Hitler
Cent’anni fa
i tentativi insensati di Napoleone:
illusioni con le gambe corte.
Ora il mondo vecchio s’incammina verso il crollo
i proletari, questi uomini nuovi sgraditi e detestabili,
salgono sulla scena della storia.
Dai suoi festini lunghi cent’anni, la borghesia,
contempla con disappunto il suo declino,
per mettere ordine nella sala delle orge,
ha conferito un ruolo
a un guitto chiamato Hitler.
La sua natura da indemoniato
le ambizioni frenetiche
e la sua folle arroganza, fa emergere in lui
una temerarietà insopportabile e spietata.
Si atteggia ad eroe scimmiottando Bonaparte.
Questo incendiario del Reichstag.
Questo cane poliziotto che morde la rivoluzione tedesca,
questo manipolatore dell’incidente di Monaco
ha trionfato a forza di macchinazioni e soperchierie.
Ostile al lungo lavoro dell’intelligenza umana,
ostile alla salvaguardia della gente,
ostile a qualsiasi ideale sublime,
ostile alle leggi della storia,
ribalta l’ordine di questo mondo
rimpiazzando la cultura e l’arte
con bombardieri e cannoni;
Invece della legge e della giustizia
pratica le torture e le randellate
soffocando la rivoluzione, e biasimando gli operai,
esiliando gli intellettuali e imprigionando la gente per bene.
Trasforma così la Germania
in un grande campo di concentramento.
La gente non ha più latte né pane
né libertà né sorrisi.
Come ricompensa alle interminabili corvée,
questo demonio non concede che colpi di frusta.
Su questo paese tiranneggiato,
dappertutto singhiozzi repressi e profondi sospiri,
dappertutto l’odore rancido di carne putrefatta,
dappertutto strisce di sangue e cadaveri in pieno giorno.
Abominevole assassino, criminale senza pari,
che considera virtù i più odiosi misfatti,
e si oppone con impudenza a tutto ciò che è bello.
Per la nostra epoca
il suo nome incarna
la crudeltà e il terrore.
Causa di infelicità per tutta l’umanità,
semina dietro sé
un turbine in galoppo di peste, guerra, fame e morte.
Sotto la coperta del razzismo
attizza il fuoco di tutte le guerre.
Anche i tedeschi sono calpestati
sotto i suoi talloni di ferro.
“Mein Kampf” in una mano
dall’altra una pistola,
professa: “Voglio domare il mondo intero!”
Quanti paesi occupati,
quanti paesi asserviti,
la metà del mondo si infila in un abisso,
ma lui con gli occhi spalancati e la bocca di sangue,
è scosso da un orrendo riso sul bordo del gorgo.
Ubriaco dai suoi sogni di aggressione,
tenta la sua ultima avventura,
ma così spinge milioni di uomini
verso un territorio di pace.
L’armata gloriosa dei proletari
lo sgomenta nelle sue pretese feroci,
e i suoi incendi violenti
hanno castigato la sua perfidia.
Colpiamolo, diamogli un colpo mortale!
spezziamo i suoi sogni,
sfatiamo il suo inganno!
È venuto il momento di seppellirlo
nella fossa che si è scavato da sé.
Alzatevi popoli asserviti
dai paesi occupati!
Polacchi, danesi
Francesi, olandesi, belgi, greci,
unitevi attorno all’Armata Rossa!
Che le nostre braccia
formino una catena senza fine!
Per salvaguardare la pace, la felicità e la libertà
impicchiamo questo criminale!
2 luglio 1941

Il fenomeno poetico
Un poeta deve esprimersi con sincerità.
Si dice sovente: le opere di un poeta sono ben accettate, quando traducono ciò a cui un popolo è attaccato. Penso che questo non sia sufficiente. Le opere di un poeta devono esprimere i suoi pensieri, quelli più autentici, quelli che dimorano nascosti nel fondo del suo cuore.
Tutti hanno il gusto della verità. Un poeta non può smuovere il cuore degli altri se non parla con il proprio cuore. Diventando popolo, condividendone le gioie, le collere, le tristezze e l’allegria, attingendo alla sua intelligenza e al suo coraggio, solo così potrà guadagnarsi la sua fiducia.
La gente non ama le menzogne. Le proposte menzognere, per quanto pompose, non la toccano.
Perché ogni persona porta dentro di sé una bilancia per pesare le parole degli altri.
Certi poeti sono fieri del loro acuto senso politico: innalzano al cielo tutti quelli diventati potenti e attaccano i poveri sfortunati.
Si direbbe che coltivano le Muse secondo le indicazioni del barometro politico. Ma, dal momento che viviamo in un mondo soggetto a un cambiamento perpetuo, questi poeti si trovano invischiati in un impasto imbarazzante: malgrado il loro senso speculativo, fanno spesso una scommessa sbagliata.
Certamente, bisogna avere senso politico – più lo si ha meglio è. Ma questo senso politico deve corrispondere alla volontà della gente. Affidandosi a delle motivazioni egoiste, non si estrae niente di buono. Un “patapouf” non potrà mai servire d’esempio agli uomini.
Un uomo non s’impegola in pensieri casuali istante per istante, anche una cicala sa quando cantare. Tuttavia, certe persone dicono di essere contrarie all’ispirazione poetica.
Forse perché parteggiano per la riproduzione artificiale, e non sono sicuramente dei veri poeti. Coloro che considerano come assurdo o nullo ciò che non sono in grado di sviluppare, non sono capaci che di vivere dentro una conchiglia.
La natura cambia costantemente. A volte c’è vento a volte c’è la pioggia. E’ lo stesso per gli uomini, hanno i loro momenti di gioia e di tristezza.
L’ispirazione non è altro che l’emozione che sorge e ondeggia nello spirito del poeta davanti ad un accadimento nuovo. E’ una scintilla che illumina la sua anima, un incontro felice e inatteso tra il suo mondo soggettivo e il grande oggettivo.
L’ispirazione è un’amica del poeta, perché relegarla nel deserto sterile dell’idealismo?
Senza differenze non ci sono contraddizioni.
Essere eccitato da tutto, è in realtà come dimorarsi impassibile in tutto.
Il poeta deve rimanere fedele ai suoi sentimenti. I sentimenti sono un risultato delle sue reazioni davanti al mondo oggettivo.
Questo non vuol dire che ogni poesia ha il solo scopo di rappresentare il poeta stesso, ma che ogni poesia deve essere davvero la creazione originale del poeta, voglio dire che chi l’ha composta ci si è messo dentro interamente.
Simulare entusiasmo significa mentire. Non si può tentare di smuovere gli altri senza essere segnati a propria volta da un’emozione.
Certamente, dire la verità può attirare delle noie, e a volte anche dei pericoli. Ma quando si vuole fare della poesia, non si deve mai mentire a detrimento della propria coscienza.
Se la poesia non è un semplice gioco di versificazione, esige comunque una tecnica, un’arte di comporre i versi. Nel semplice enunciato delle parole, ci sono quelle che suonano meglio di altre.
L’immaginazione e l’associazione delle idee sono prodotte dall’attività del pensiero, prodotti che riflettono le esperienze della vita. Nel corso di questa produzione nasce l’analogia, intermediario dal quale le esperienze si trovano realizzate.
Bisogne liberarsi dentro il pensiero per immagini allo scopo di catturare tutto ciò che è sfuggente e fluttuante, perché diventi netto come un timbro sulla pagina bianca.
Il pensiero per immagini può anche rendere concrete tutte le cose astratte così da renderle sensibili. Può rendere leggero ciò che è pesante, condensare ciò che è fluido.
Può unire due cose molto diverse o al contrario separarle. E’ un metodo che mescola l’astratto e il concreto affinché si completino mutualmente.
Il pensiero per immagini, è la poesia, ed è anche il metodo fondamentale di ogni creazione letteraria.
Noi possiamo ritrovare questo modo di espressione anche negli articoli di argomento politico, generalmente redatti col metodo del “pensiero logico”.
Solamente utilizzando il pensiero per immagini si può creare un’opera che ha un’attrattiva irresistibile e durevole.
Spesso il poeta ricorre ad immagini per esprimere un’idea.
La mia modesta poesia “L’ostrica perlifera” ne è un esempio:
Nelle acque verdi del mare
ricevi la luce del sole
e incarni l’arcobaleno,
iridescente come una nuvola,
mediti sulla forma delle gocce di rugiada,
e sulla sostanza del cristallo,
poi un’idea si forma nel fondo del tuo cuore
e si concretizza in perle.
Dicembre 1978